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Scuola: la denatalità può cancellare circa 137 mila cattedre: il declino sarà molto più forte nel Mezzogiorno

  • Entro il 2050 la scuola italiana potrebbe perdere circa 137 mila posti docenti per denatalità.  • Il Mezzogiorno subirà il calo più forte, spinto da spopolamento, invecchiamento e minori nascite future.  • Le regioni ricche del Centro-Nord resisteranno meglio grazie a maggiore attrattività economica e flussi migratori.   Meno bambini e territori sempre più anziani ridisegneranno la scuola italiana. Una proiezione basata sugli scenari demografici dell’Istat indica una possibile riduzione di circa 137 mila posti comuni di insegnamento entro il 2050. Ma la trasformazione sarà profondamente diseguale: il Sud e le aree interne perderanno popolazione molto più rapidamente delle regioni economicamente più forti del Centro-Nord. La scuola italiana dei prossimi decenni sarà inevitabilmente più piccola di quella di oggi. Non per una scelta politica, ma per una trasformazione demografica che è già cominciata: nascono meno bambini, diminuisce la popolazione giovan...
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Dalla campagna al supermercato: dove si perde il valore dell’agricoltura pugliese

    ·          Nei campi pugliesi i prodotti restano sugli alberi mentre nei supermercati prezzi continuano a salire. ·          La crisi non è della produzione, ma di una filiera che schiaccia agricoltori e consumatori. ·          Senza trasparenza, concorrenza e semplificazione, la Puglia perderà reddito, lavoro, imprese e sicurezza alimentare futura. L’agricoltura pugliese è in forte difficoltà. Ma è una crisi della quale si parla troppo poco. Non fa rumore, non riempie quotidianamente le piazze e difficilmente riesce a conquistare le prime pagine dei giornali. Eppure basta attraversare le campagne della regione per accorgersi che qualcosa di profondo sta cambiando. Terreni un tempo coltivati vengono progressivamente abbandonati, produzioni che potrebbero essere raccolte rimangono sugli alberi o nei campi e molti piccoli agricoltori si interrogano...

La popolazione mondiale in 2.000 anni: dove vivevano gli uomini e dove vivono oggi

  Nel 1820 circa due terzi dell’umanità vivevano già nelle grandi regioni dell’Asia orientale e meridionale. L’Africa subsahariana passa da circa 60 milioni nel 1820 a 1,175 miliardi nel 2022. L’Europa cresce in termini assoluti, ma perde progressivamente peso nella distribuzione della popolazione mondiale complessiva.   La storia della popolazione mondiale non è soltanto la storia di quanti esseri umani abbiano abitato il pianeta. È anche la storia di dove vivevano. Nel corso di due millenni il baricentro demografico mondiale si è spostato, alcune regioni hanno moltiplicato decine di volte i propri abitanti, altre hanno perso peso relativo e l’umanità è passata da un mondo popolato da poche centinaia di milioni di persone a uno con quasi otto miliardi di abitanti. I dati del Maddison Project Database 2023 permettono di ricostruire una parte importante di questo cambiamento e mostrano soprattutto una costante: l’Asia è stata per gran parte d...

Guerre mondiali e ricchezza: quanto costarono davvero all’economia dei paesi coinvolti

  Tra 1939 e 1945 Italia e Francia persero circa il 46% del PIL reale pro capite. La Germania crollò da 8.617 dollari nel 1939 a 3.534 nel 1946, perdendo quasi sessant’anni. Le guerre distruggono ricchezza presente, ma soprattutto cancellano anni di crescita economica potenziale e futura.   Le guerre mondiali hanno un costo che nessun indicatore economico può riassumere completamente. Morti, feriti, profughi, città distrutte e intere generazioni sconvolte appartengono a una dimensione che va molto oltre il PIL. Ma i dati economici permettono di osservare un’altra componente fondamentale della catastrofe: quanto terreno persero le economie coinvolte e quanto tempo fu necessario per tornare sui livelli precedenti. Guardando il PIL reale pro capite di Italia, Francia, Germania e Regno Unito tra il 1913 e il 1950 emerge una storia impressionante. La guerra non significò soltanto una recessione temporanea. In alcuni paesi cancellò anni, e ta...

Chi sarà ricco domani? Cosa ci insegnano 200 anni di sorpassi economici

  Nel 1950 l’Italia era oltre cinque volte più ricca della Corea; nel 2013 arrivò il sorpasso. Italia e Germania erano quasi alla pari nel 2000; ventidue anni dopo divario oltre 10.000 dollari. Duecento anni insegnano che la ricchezza futura dipende soprattutto dalla crescita mantenuta per generazioni intere.   Prevedere quali saranno i paesi più ricchi tra cinquant’anni è un esercizio inevitabilmente incerto. Ma osservare gli ultimi due secoli permette almeno di eliminare una convinzione: le gerarchie economiche non sono permanenti. Paesi che sembravano destinati a dominare indefinitamente sono stati raggiunti; economie periferiche sono diventate potenze industriali; nazioni che partivano da livelli di reddito bassissimi hanno superato paesi molto più ricchi. La storia del PIL pro capite è, in buona misura, una storia di sorpassi. All’inizio dell’Ottocento il centro economico mondiale era già in movimento. La rivoluzione industriale ...

La Spagna ha quasi raggiunto l’Italia

·          Nel 1950 il vantaggio italiano era di 2.123 dollari per abitante; nel 2019 solo 450. ·          Fino al 1980 il divario crebbe: il miracolo italiano allontanò l'Italia da una Spagna veloce. ·          La Spagna recuperò senza che l'Italia si impoverisse: bastarono decenni di crescita leggermente più rapida. ·          Il 1986, con l'ingresso nella CEE, accelerò una modernizzazione spagnola già iniziata circa vent'anni prima. ·          Recuperare non è sorpassare: la pandemia riaprì il divario, tornato a 2.101 dollari nel 2022.   Nel 1950 un abitante dell’Italia disponeva mediamente di una produzione reale superiore del 61% a quella di un abitante della Spagna. Nel 2019, alla vigilia della pandemia, la stessa differenza era scesa all’1,3%. In mezzo ci sono sett...