Undici regioni, sette monete e un confronto con l'Inghilterra dieci anni prima dell'Unità Tutte le stime del PIL italiano dal Trecento all'Unità poggiano su un unico punto fermo: una fotografia dell'economia italiana scattata nel 1850-51. È il «benchmark» con cui Federico, Nuvolari, Ridolfi e Vasta trasformano indici di salari e prezzi in dollari internazionali, e da cui proiettano le serie all'indietro, anno per anno, fino al 1300. Se quella fotografia è sfocata, lo è tutta la storia che ne discende. Di solito il benchmark resta nelle note metodologiche. Ma il foglio «PPP» del pacchetto di replica ICPSR 237682 merita di essere letto per conto suo, perché racconta l'Italia alla vigilia dell'Unità con un dettaglio raro: il prodotto totale di ciascuna regione, la popolazione, i tassi di cambio delle diverse monete con la sterlina e, soprattutto, il livello dei prezzi. Ne esce un ritratto in cui la geografia del reddito cambia molto a seconda di come la s...
Quanti giorni lavoravano gli italiani e quanto rendeva ciascuna giornata, dal Medioevo all'Unità Il reddito annuo di un lavoratore preindustriale dipende da due numeri: quanto guadagnava in una giornata e quante giornate lavorava in un anno. Il primo è registrato con una certa abbondanza nei libri contabili di ospedali, monasteri e cantieri. Il secondo è molto più sfuggente. Nessuno contava i giorni di lavoro di un muratore fiorentino o di un bracciante pugliese, e il calendario era scandito da feste religiose, stagioni morte, malattie e interruzioni. Eppure senza quel numero non si può stimare il prodotto. Per questo il pacchetto di replica ICPSR 237682, che accompagna le nuove stime di Federico, Nuvolari, Ridolfi e Vasta, contiene un foglio dedicato, «working days». Riporta 172 stime puntuali tratte da fonti diverse tra il 1320 e il 1861 e una serie lisciata che gli autori usano nei loro calcoli. Questo articolo legge quei dati da vicino e li combina con il PIL pro capite p...