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Oltre la geometria della morale: l'equivoco del centro politico e la crisi della responsabilità etica

  Esiste una tradizione antichissima del pensiero occidentale che ha tentato di rappresentare la morale attraverso categorie di natura geometrica, individuando nella medietà, nell'equilibrio e nella distanza dagli estremi i criteri fondamentali della condotta virtuosa. Questa impostazione trova una delle sue formulazioni più autorevoli nell'etica aristotelica, nella quale la virtù viene concepita come una disposizione razionale capace di individuare il giusto mezzo tra due eccessi contrapposti. Il coraggio, ad esempio, si colloca tra la temerarietà e la codardia; la generosità tra la prodigalità e l'avarizia. Si tratta di una costruzione filosofica di straordinaria importanza, che ha contribuito alla formazione delle categorie morali e politiche della civiltà europea. Tuttavia, il riconoscimento del valore storico di questa tradizione non implica necessariamente l'accettazione della sua generalizzazione a ogni ambito dell'esperienza morale. La stessa nozione arist...
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La crisi del modello produttivo tradizionale: concentrazione economica, barriere all’ingresso e declino dell’imprenditorialità diffusa

  Il ricorrente appello al ritorno all’industria manifatturiera e all’agricoltura, che attraversa il dibattito politico ed economico contemporaneo, appare frequentemente fondato su una rappresentazione delle attività produttive che non tiene adeguatamente conto delle profonde trasformazioni intervenute nella struttura dei mercati, nell’organizzazione delle filiere e nelle condizioni di accesso all’iniziativa imprenditoriale. L’idea secondo cui sarebbe sufficiente recuperare le competenze produttive, valorizzare le vocazioni territoriali e incentivare l’intraprendenza individuale per ricostituire un sistema economico dinamico trascura un elemento essenziale: le condizioni che hanno consentito, soprattutto nel secondo dopoguerra, la formazione e l’espansione di un tessuto diffuso di piccole e medie imprese sono state progressivamente modificate dall’evoluzione tecnologica, dalla globalizzazione dei mercati, dalla concentrazione del capitale e dalla crescente complessità dei sistemi d...

Richification: la società dell'apparenza e il paradosso dell'impoverimento attraverso il consumo di lusso

  Una riflessione sul nuovo paradigma del consumo aspirazionale, sulla trasformazione della ricchezza in rappresentazione sociale e sui meccanismi economici che inducono gli individui a spendere sempre di più per apparire benestanti, anche a costo di compromettere la propria sicurezza finanziaria. Propongo l'introduzione di un nuovo termine nel lessico socioeconomico contemporaneo: Richification , traducibile in italiano con Ricchificazione . Il neologismo intende descrivere quel processo culturale, economico e comportamentale attraverso il quale individui, organizzazioni e mercati convergono verso un modello di rappresentazione della ricchezza fondato sull'ostentazione, sull'esclusività e sulla progressiva trasformazione del consumo di lusso da scelta discrezionale a requisito implicito di riconoscimento sociale. Non si tratta semplicemente del desiderio di arricchirsi, fenomeno antico quanto le società umane, ma di qualcosa di più specifico e, per certi versi, paradossale...

Stesso punto di partenza, destini diversi: perché economie simili in passato sono oggi così lontane

  Nel 1960 quattro paesi molto diversi per storia, collocazione geografica e assetto istituzionale presentavano livelli di sviluppo economico sorprendentemente simili. Il PIL reale pro capite della Spagna era pari a circa 5.032 dollari internazionali del 2011, quello della Grecia a 5.015 dollari, mentre Messico e Portogallo si collocavano rispettivamente a 4.723 e 4.712 dollari. La distanza tra l'economia più ricca e quella più povera del gruppo era dunque inferiore a 320 dollari per abitante, una differenza relativamente modesta che lasciava immaginare prospettive di crescita non troppo distanti. Sessantadue anni dopo, tuttavia, quella sostanziale parità è completamente scomparsa. Nel 2022 il PIL pro capite spagnolo raggiunge 34.123 dollari, quello portoghese 28.992 e quello greco 25.284, mentre il Messico si ferma a 16.235 dollari. Il divario tra Spagna e Messico, inizialmente di appena 309 dollari, è così aumentato fino a sfiorare i 18.000 dollari per abitante. Questo confront...

Quando cambiare regime cambia davvero l’economia: PIL prima e dopo le grandi transizioni politiche

  Cambiare regime non produce crescita immediata: gli effetti economici dipendono da istituzioni, eredità e trasformazioni successive. Spagna e Corea crescevano già prima della democratizzazione, dimostrando che politica ed economia seguono tempi differenti. Polonia e Russia mostrano come transizioni simili possano iniziare traumaticamente e produrre risultati molto differenti.   Cambiare regime politico è uno degli eventi più profondi che possano interessare un paese. Una dittatura diventa democrazia, un’economia pianificata passa al mercato, cambiano le regole della proprietà, le istituzioni e spesso l’intero rapporto tra Stato, imprese e cittadini. È quindi naturale aspettarsi che una trasformazione politica produca rapidamente una trasformazione economica. La storia, tuttavia, racconta qualcosa di molto più complesso. Osservando il PIL reale pro capite prima e dopo alcune delle maggiori transizioni politiche degli ultimi cinquant’an...

Le istituzioni contano più della politica? Perché paesi con regimi simili ottengono risultati economici opposti

  Regimi politici simili possono produrre risultati opposti quando capacità amministrativa, regole e istituzioni differiscono profondamente. Corea e Argentina mostrano come stabilità, investimenti e produttività possano modificare radicalmente traiettorie economiche nazionali. La forma politica conta, ma qualità istituzionale e capacità dello Stato influenzano concretamente la crescita.   Una delle tentazioni più frequenti quando si cerca di spiegare perché alcuni paesi siano diventati ricchi consiste nel partire dalla forma del regime politico. Democrazia o autoritarismo sembrano categorie capaci di dividere il mondo in modelli economici differenti. Ma appena si confrontano paesi appartenenti alla stessa famiglia politica, questa spiegazione diventa insufficiente. Esistono democrazie con redditi elevatissimi e altre che crescono lentamente; allo stesso modo, alcuni regimi autoritari hanno realizzato spettacolari trasformazioni industri...