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Quando cambiare regime cambia davvero l’economia: PIL prima e dopo le grandi transizioni politiche

  Cambiare regime non produce crescita immediata: gli effetti economici dipendono da istituzioni, eredità e trasformazioni successive. Spagna e Corea crescevano già prima della democratizzazione, dimostrando che politica ed economia seguono tempi differenti. Polonia e Russia mostrano come transizioni simili possano iniziare traumaticamente e produrre risultati molto differenti.   Cambiare regime politico è uno degli eventi più profondi che possano interessare un paese. Una dittatura diventa democrazia, un’economia pianificata passa al mercato, cambiano le regole della proprietà, le istituzioni e spesso l’intero rapporto tra Stato, imprese e cittadini. È quindi naturale aspettarsi che una trasformazione politica produca rapidamente una trasformazione economica. La storia, tuttavia, racconta qualcosa di molto più complesso. Osservando il PIL reale pro capite prima e dopo alcune delle maggiori transizioni politiche degli ultimi cinquant’an...
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Le istituzioni contano più della politica? Perché paesi con regimi simili ottengono risultati economici opposti

  Regimi politici simili possono produrre risultati opposti quando capacità amministrativa, regole e istituzioni differiscono profondamente. Corea e Argentina mostrano come stabilità, investimenti e produttività possano modificare radicalmente traiettorie economiche nazionali. La forma politica conta, ma qualità istituzionale e capacità dello Stato influenzano concretamente la crescita.   Una delle tentazioni più frequenti quando si cerca di spiegare perché alcuni paesi siano diventati ricchi consiste nel partire dalla forma del regime politico. Democrazia o autoritarismo sembrano categorie capaci di dividere il mondo in modelli economici differenti. Ma appena si confrontano paesi appartenenti alla stessa famiglia politica, questa spiegazione diventa insufficiente. Esistono democrazie con redditi elevatissimi e altre che crescono lentamente; allo stesso modo, alcuni regimi autoritari hanno realizzato spettacolari trasformazioni industri...

La democrazia arriva prima o dopo la ricchezza? Il rapporto inverso tra sviluppo economico e democratizzazione

  La crescita può precedere la democratizzazione: Corea, Spagna e Taiwan mostrano sequenze storiche molto più complesse. Non esiste una soglia universale di reddito oltre la quale un paese diventa automaticamente una democrazia. Ricchezza e democrazia sono correlate, ma istituzioni, storia e trasformazioni sociali complicano profondamente ogni causalità diretta. Il rapporto tra democrazia e crescita economica viene generalmente formulato attraverso una domanda: le istituzioni democratiche rendono un paese più ricco? Esiste però una seconda domanda, meno intuitiva e altrettanto importante: può essere la crescita economica a favorire la democratizzazione? In altri termini, prima si diventa democratici e poi ricchi, oppure l’aumento del reddito, dell’istruzione e della complessità sociale crea condizioni più favorevoli alla transizione verso la democrazia? È una delle questioni centrali della teoria della modernizzazione. Trasformarla in una legg...

Dall'incompletezza all'hacking: ripensare i rischi dell'intelligenza artificiale

  Quando si parla dei pericoli dell'intelligenza artificiale, il dibattito tende a mescolare piani molto diversi: scenari fantascientifici, timori occupazionali, questioni etiche, paure quasi metafisiche. Per ragionare con più chiarezza è utile distinguere due famiglie di preoccupazioni, che hanno origini, logiche e gradi di probabilità profondamente differenti. La prima è di natura matematica e riguarda i limiti intrinseci dei sistemi formali. La seconda è di natura informatica e sistemica e riguarda l'accesso dell'IA alle infrastrutture che reggono la vita collettiva. La tesi di queste pagine è semplice: la prima preoccupazione, pur affascinante sul piano teorico, è oggi sostanzialmente inapplicabile; la seconda è invece concreta, sottovalutata e, con ogni probabilità, destinata a manifestarsi in tempi medio-brevi. La preoccupazione matematica: l'ombra dell'assiomatica Per comprendere il primo tipo di timore occorre tornare all'inizio del Novecento. In q...

Scuola: la denatalità può cancellare circa 137 mila cattedre: il declino sarà molto più forte nel Mezzogiorno

  • Entro il 2050 la scuola italiana potrebbe perdere circa 137 mila posti docenti per denatalità.  • Il Mezzogiorno subirà il calo più forte, spinto da spopolamento, invecchiamento e minori nascite future.  • Le regioni ricche del Centro-Nord resisteranno meglio grazie a maggiore attrattività economica e flussi migratori.   Meno bambini e territori sempre più anziani ridisegneranno la scuola italiana. Una proiezione basata sugli scenari demografici dell’Istat indica una possibile riduzione di circa 137 mila posti comuni di insegnamento entro il 2050. Ma la trasformazione sarà profondamente diseguale: il Sud e le aree interne perderanno popolazione molto più rapidamente delle regioni economicamente più forti del Centro-Nord. La scuola italiana dei prossimi decenni sarà inevitabilmente più piccola di quella di oggi. Non per una scelta politica, ma per una trasformazione demografica che è già cominciata: nascono meno bambini, diminuisce la popolazione giovan...

Dalla campagna al supermercato: dove si perde il valore dell’agricoltura pugliese

    ·          Nei campi pugliesi i prodotti restano sugli alberi mentre nei supermercati prezzi continuano a salire. ·          La crisi non è della produzione, ma di una filiera che schiaccia agricoltori e consumatori. ·          Senza trasparenza, concorrenza e semplificazione, la Puglia perderà reddito, lavoro, imprese e sicurezza alimentare futura. L’agricoltura pugliese è in forte difficoltà. Ma è una crisi della quale si parla troppo poco. Non fa rumore, non riempie quotidianamente le piazze e difficilmente riesce a conquistare le prime pagine dei giornali. Eppure basta attraversare le campagne della regione per accorgersi che qualcosa di profondo sta cambiando. Terreni un tempo coltivati vengono progressivamente abbandonati, produzioni che potrebbero essere raccolte rimangono sugli alberi o nei campi e molti piccoli agricoltori si interrogano...