Passa ai contenuti principali

Post

Aree protette italiane tra consolidamento istituzionale e crescita selettiva

  ·        I dati mostrano stabilità decennale, con variazioni minime e politiche territoriali prevalentemente conservative in Italia . ·        Alcune regioni superano il trenta per cento protetto, altre restano sotto venti percento complessivi oggi. ·        Il Friuli Venezia Giulia cresce maggiormente, mentre Veneto ed Emilia Romagna registrano lievi riduzioni finali. Il set di dati sulle aree protette tra il 2012 e il 2022 racconta una storia dominata più dalla continuità che dal cambiamento, e proprio questa stabilità è l’elemento più interessante da interpretare dal punto di vista territoriale e delle politiche ambientali . Le percentuali di superficie regionale sottoposta a tutela rimangono infatti quasi ovunque costanti per lunghi periodi, con variazioni minime e concentrate solo in pochi casi verso la fine del decennio. Questo suggerisce che in Italia la geografia delle aree...
Post recenti

L’Italia senza pioggia: tredici anni di siccità, oscillazioni e nuovi equilibri climatici

  ·        I dati mostrano forti oscillazioni regionali, con aumenti al Nord e persistenti criticità nel Sud. ·        Anni come 2016, 2017 e 2022 segnano picchi di siccità e gestione idrica complessa nazionale. ·        Isole e Mezzogiorno restano vulnerabili, nonostante cali recenti, con periodi secchi ancora prolungati molto critici.     I dati sui giorni consecutivi senza pioggia tra il 2011 e il 2023 raccontano una storia complessa e tutt’altro che lineare del clima italiano , fatta di oscillazioni, picchi improvvisi e differenze territoriali molto marcate. Non si tratta soltanto di numeri, ma di un indicatore che incide direttamente su agricoltura, risorse idriche, rischio incendi e gestione del territorio. Osservando la serie storica regione per regione, emerge subito come l’andamento non sia uniforme né nel tempo né nello spazio, e come alcuni anni rappresentino ve...

Precipitazioni estreme in Italia: un fenomeno raro ma territorialmente diseguale

  Le precipitazioni estremamente intense mostrano forte disomogeneità territoriale, concentrandosi soprattutto nelle regioni del Nord-Est. Nel Centro-Sud gli eventi estremi risultano rari, episodici e privi di una tendenza temporale chiara. Le variazioni percentuali sono poco rappresentative a causa della bassa frequenza assoluta degli eventi.     L’Istat presenta un dataset che descrive l’andamento dei giorni con precipitazioni estremamente intense nelle regioni italiane nel periodo compreso tra il 2011 e il 2023. Si tratta di un fenomeno meteorologico per definizione raro, ma di grande rilevanza per i suoi impatti sul territorio, sulle infrastrutture e sui sistemi socio-economici. La disponibilità di una serie temporale di tredici anni consente di osservare non solo differenze spaziali tra le regioni, ma anche variazioni temporali che, pur con tutte le cautele del caso, possono suggerire alcune tendenze di fondo. Un primo elemento...

Un’Italia sempre più calda: tredici anni di cambiamenti climatici regionali

  ·        Nel periodo 2011-2023 la durata dei periodi di caldo aumenta ovunque con forte accelerazione recente ·        Nord e regioni alpine mostrano incrementi inattesi confermando l’estensione del riscaldamento climatico italiano contemporaneo strutturale ·        Sud e isole registrano gli aumenti percentuali più elevati evidenziando crescente vulnerabilità territoriale climatica diffusa I dati sull’indice di durata dei periodi di caldo dal 2011 al 2023 mostrano un quadro molto articolato ma allo stesso tempo coerente con l’intensificarsi degli estremi climatici in Italia, mettendo in evidenza differenze territoriali significative e una tendenza generale all’aumento soprattutto negli anni più recenti, con il 2022 e il 2023 che emergono come anni di svolta per molte regioni; osservando il Piemonte si nota una forte variabilità interannuale con valori elevati già nel 2011 e nel 2015, ...

PM2.5 e disuguaglianze ambientali: un’Italia a più velocità nella qualità dell’aria

  ·        Nord-Est stabile o in miglioramento, grazie a politiche ambientali più efficaci e continuità negli interventi ·        Centro e Sud mostrano cali marcati, con forti disuguaglianze territoriali nella qualità dell’aria ·        Sardegna e Marche registrano i peggioramenti più rilevanti, segnalando criticità strutturali persistenti   I dati sulla qualità dell’aria relativi al PM2.5 nel periodo 2010–2022 mostrano un quadro complesso e fortemente differenziato a livello territoriale, evidenziando come i progressi o i peggioramenti non siano stati omogenei tra le diverse regioni italiane. Nel complesso emerge una tendenza generale alla riduzione delle performance positive nel tempo, con poche eccezioni localizzate soprattutto nel Nord-Est, mentre molte regioni del Centro e del Mezzogiorno registrano cali significativi, talvolta molto marcati. Le regioni settentrionali storica...

Migliorare la qualità del paesaggio per ridurre le disuguaglianze territoriali

  ·          Le politiche territoriali mirate possono ridurre l’insoddisfazione paesaggistica e migliorare la qualità della vita. ·          La rigenerazione urbana sostenibile è decisiva per contrastare degrado ambientale e percezioni negative dei residenti. ·          La valorizzazione del patrimonio naturale rafforza il legame tra cittadini e territorio, aumentando il benessere collettivo.     L’insieme dei dati sull’insoddisfazione per il paesaggio del luogo di vita nel periodo 2014–2023 restituisce un quadro articolato e fortemente differenziato a livello territoriale, che consente di cogliere sia tendenze di lungo periodo sia dinamiche più contingenti. Questo indicatore, pur basandosi su una percezione soggettiva, rappresenta un segnale importante dello stato di relazione tra popolazione e territorio, poiché riflette non solo la qualit...

Densità e rilevanza museale: un’Italia culturale a più velocità

  ·          Persistono forti squilibri territoriali, con Centro-Nord dominante e Mezzogiorno ancora penalizzato nella rilevanza museale. ·          La pandemia segna una rottura strutturale, con recuperi diseguali e ritorni incompleti ai livelli pre-2020. ·          Le regioni minori mostrano dinamismo, grazie a valorizzazione locale, turismo di prossimità e strategie culturali mirate.   L’analisi dei dati sulla densità e rilevanza del patrimonio museale regionale nel periodo 2017-2022 restituisce un quadro complesso e fortemente differenziato del sistema museale italiano. Il valore dell’indicatore, che sintetizza la presenza e l’importanza del patrimonio museale in rapporto al territorio, evidenzia con chiarezza sia la storica concentrazione di musei in alcune regioni sia le difficoltà strutturali di altre aree del Paese. Il periodo considerato ...