Siti contaminati in Italia in forte calo in Campania e Liguria ma in crescita in Friuli Venezia Giulia e Lombardia
L’analisi dei
dati relativi ai siti contaminati nelle regioni italiane tra il 2018 e il 2021
evidenzia dinamiche territoriali molto differenziate, con andamenti talvolta
stabili, talvolta caratterizzati da forti incrementi o marcate riduzioni.
Nel complesso,
il quadro nazionale appare eterogeneo. Alcune regioni mostrano una sostanziale
stabilità nel quadriennio, mentre altre registrano oscillazioni molto
significative, spesso concentrate tra il 2018 e il 2019. In diversi casi, le
variazioni percentuali risultano molto elevate a causa di valori iniziali
estremamente bassi nel 2018, che amplificano l’incidenza percentuale anche di
incrementi modesti in termini assoluti.
Partendo dal
Nord-Ovest, il Piemonte presenta valori elevati già nel 2018 (35,5), con un
picco nel 2019 (42,6) e nel 2020 (42,7), seguito da una diminuzione nel 2021
(34,7). La variazione complessiva è leggermente negativa (-0,8; -2,25%), segno
di una sostanziale stabilità nel periodo, nonostante un andamento oscillante. Questo
suggerisce che il fenomeno dei siti contaminati in Piemonte rimanga
strutturalmente rilevante e difficilmente comprimibile nel breve periodo.
La Valle
d’Aosta, pur partendo da un valore minimo nel 2018 (0,1), registra un aumento
significativo nel 2019 (0,7) che si mantiene costante fino al 2021. La
variazione assoluta è contenuta (+0,6), ma quella percentuale è molto elevata
(+600%), proprio per effetto del valore iniziale molto basso. Il dato va quindi
interpretato con cautela: in termini reali l’incremento è limitato, ma segnala
comunque un cambiamento strutturale rispetto alla situazione di partenza.
La Liguria
mostra invece una dinamica opposta: nel 2018 presenta un valore molto alto
(41,8), che crolla drasticamente nel 2019 (5,3) e continua a diminuire fino a
1,2 nel 2021. La variazione assoluta è fortemente negativa (-40,6), pari a
-97,13%. Questo andamento potrebbe essere legato a interventi di bonifica, a
una revisione dei criteri di classificazione o a una diversa metodologia di
rilevazione. In ogni caso, il ridimensionamento è netto e rappresenta uno dei
cambiamenti più significativi dell’intera serie.
La Lombardia
evidenzia invece un forte incremento: da 0,7 nel 2018 a 7,8 nel 2019, fino a
8,2 nel 2020 e 2021. La variazione assoluta (+7,5) e percentuale (+1071,43%)
sono molto elevate, anche qui per effetto del valore iniziale ridotto. Il dato
suggerisce un’emersione del fenomeno o un’intensificazione delle attività di
monitoraggio e censimento dei siti contaminati.
Nel Nord-Est, il
Trentino-Alto Adige e l’Emilia-Romagna non presentano il dato per il 2018, ma
mostrano valori stabili dal 2019 al 2021 (0,4 per il Trentino-Alto Adige e
circa 1,6-1,7 per l’Emilia-Romagna). Questo indica una situazione
sostanzialmente invariata negli ultimi tre anni considerati.
Il Veneto
registra un incremento da 0,9 nel 2018 a 1,7 nel 2019, mantenendo poi lo stesso
livello fino al 2021. La variazione assoluta è di +0,8 (+88,89%). Anche in
questo caso, l’aumento si concentra tra il primo e il secondo anno, per poi
stabilizzarsi.
Il
Friuli-Venezia Giulia evidenzia un andamento molto marcato: da 0,9 nel 2018 a
19,2 nel 2019, con una lieve flessione nel 2020 (18,4) e un nuovo aumento nel
2021 (18,7). La variazione assoluta è +17,8, mentre quella percentuale
raggiunge quasi il 2000%. Si tratta di uno degli incrementi più consistenti
dell’intero dataset, che potrebbe riflettere un cambiamento normativo o un
ampliamento significativo delle attività di rilevazione.
Nel Centro
Italia, la Toscana passa da 0,3 nel 2018 a 5 nel 2019, mantenendo poi un
livello stabile (5,1 nel 2020 e 2021). La variazione assoluta è +4,8, con una
crescita percentuale del 1600%. Anche qui l’aumento è concentrato tra 2018 e
2019, suggerendo una discontinuità metodologica o un’intensificazione delle politiche
di monitoraggio.
L’Umbria e il
Lazio presentano una stabilità totale: rispettivamente 0,8 e 4,2 per tutti e
quattro gli anni, con variazione nulla. Questo indica una situazione
consolidata, senza variazioni nel periodo considerato.
Le Marche
mostrano invece un forte calo: da 2,9 nel 2018 a 0,1 nel 2019, con una lieve
risalita a 0,2 nel 2020 e 2021. La variazione assoluta è -2,7 (-93,10%). Si
tratta di una contrazione significativa, che potrebbe essere legata a
interventi di bonifica o a una revisione dei dati iniziali.
Nel Mezzogiorno,
l’Abruzzo registra una diminuzione da 1,3 nel 2018 a 0,6 nel 2019, mantenendo
poi lo stesso valore fino al 2021 (-53,85%). Il Molise non presenta il dato per
il 2018, ma rimane stabile a 0,3 dal 2019 al 2021.
La Campania rappresenta
un caso particolarmente rilevante: nel 2018 il valore è estremamente alto
(142,1), ma nel 2019 crolla a 5,6, con un lieve incremento a 5,8 nel 2020 e
2021. La variazione assoluta è -136,3 (-95,92%). Questo dato suggerisce una
profonda revisione o un cambiamento radicale nella classificazione dei siti
contaminati. Il valore del 2018 appare un’anomalia rispetto agli anni
successivi e altera significativamente il confronto temporale.
La Puglia
evidenzia un incremento da 5,4 nel 2018 a 9,3 nel 2019, seguito da una
riduzione a 6,5 nel 2020 e 2021. Nel complesso la variazione è positiva (+1,1;
+20,37%), ma con un andamento oscillante.
La Basilicata
mostra una crescita moderata da 3,6 a 4 (+11,11%), mantenendo poi la stabilità.
La Calabria aumenta leggermente da 0,6 a 0,7 (+16,67%), mentre la Sicilia
cresce da 2,9 a 3,2 (+10,34%). La Sardegna passa da 9 a 12,4 (+37,78%), con
stabilità negli ultimi tre anni.
In sintesi,
l’analisi evidenzia tre principali tipologie di andamento: regioni con forte
riduzione (Liguria, Campania, Marche), regioni con forte incremento
(Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lombardia) e regioni sostanzialmente stabili
(Umbria, Lazio, Trentino-Alto Adige, Molise, Emilia-Romagna). Molti cambiamenti
si concentrano tra il 2018 e il 2019, suggerendo una possibile discontinuità
nei criteri di rilevazione o nelle politiche di censimento.
Le variazioni
percentuali molto elevate vanno interpretate con cautela, soprattutto nei casi
in cui il valore iniziale è prossimo allo zero. In termini assoluti, infatti,
alcune differenze sono modeste, ma assumono un peso relativo rilevante.
Dal punto di
vista territoriale, il Nord presenta sia casi di forte contrazione (Liguria)
sia di forte espansione (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia). Il Centro appare
più stabile, con l’eccezione della Toscana. Il Sud mostra dinamiche
contrastanti, con il caso anomalo della Campania e incrementi moderati in altre
regioni.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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