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In Italia la preoccupazione per i cambiamenti
climatici aumenta di 7,5 punti percentuali tra il 2012 e il 2023 passando dal
63,3% al 70,8%.
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Nel 2023 Nord-Ovest e Centro superano il 72%
confermando i livelli più elevati di sensibilità ambientale nel Paese.
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Dopo il picco del 2019 e la flessione del 2021
la preoccupazione torna a crescere nel 2022-2023 consolidandosi sopra il 70% a
livello nazionale.
L’analisi dei
dati relativi alla preoccupazione per i cambiamenti climatici e l’effetto serra
nelle regioni italiane tra il 2012 e il 2023 evidenzia un trend
complessivamente crescente, accompagnato però da oscillazioni significative e
differenze territoriali rilevanti. Nel 2012 i livelli di preoccupazione si
collocavano prevalentemente tra il 60% e il 68%, segnalando come già all’inizio
del periodo considerato la questione ambientale fosse percepita come importante
dalla maggioranza della popolazione in tutte le regioni. I valori più elevati
si registravano in Calabria, Veneto e Puglia, mentre Umbria e Piemonte
mostravano percentuali leggermente inferiori, pur sempre sopra la soglia del
59%. Questo punto di partenza relativamente alto rende ancora più significativo
l’incremento osservato nel corso del decennio.
Tra il 2012 e il
2014 si osserva in molte regioni una fase di lieve flessione o stabilità. In
Lombardia si passa dal 61,6% al 57,2%, in Valle d’Aosta dal 62,5% al 53,1%, in
Calabria dal 68,2% al 57,2%, mentre in Toscana e Liguria si registra una
contrazione più contenuta. Questa dinamica può essere interpretata come un
momento di minore centralità mediatica e politica del tema climatico, in un
contesto ancora fortemente influenzato dalla crisi economica e dalle priorità
occupazionali. Tuttavia, già dal 2015 inizia una fase di crescita progressiva
che si consolida soprattutto tra il 2016 e il 2019. In questo periodo quasi
tutte le regioni mostrano incrementi significativi: il Piemonte sale fino al
71,3% nel 2019, la Lombardia raggiunge il 69,5%, l’Emilia-Romagna tocca il
76,1%, l’Umbria arriva al 77,5%, uno dei valori più alti dell’intera serie
storica. Anche il Sud registra aumenti importanti, con la Sicilia che raggiunge
il 73,1% nel 2019 e la Sardegna il 71,8%. Questo picco generalizzato nel 2019 è
coerente con la crescente attenzione globale sul clima, alimentata da eventi
estremi sempre più frequenti e da una forte mobilitazione dell’opinione
pubblica, in particolare dei giovani.
Il biennio
2020-2021 mostra una leggera flessione in molte regioni. In Lombardia si scende
dal 72% del 2020 al 67,9% del 2021, in Piemonte dal 70,3% al 66,2%, in
Emilia-Romagna dal 75,2% al 68,2%, in Sicilia dal 70,8% al 63,3%. Questo
rallentamento può essere associato alla pandemia da Covid-19, che ha
temporaneamente spostato l’attenzione collettiva verso l’emergenza sanitaria ed
economica. Tuttavia la contrazione non annulla il livello di consapevolezza
raggiunto, che rimane comunque superiore ai valori di inizio decennio. Dal 2022
si osserva infatti una nuova crescita quasi generalizzata. La Lombardia
raggiunge il 73,5% nel 2023, con una variazione assoluta di 11,9 punti rispetto
al 2012 e una variazione percentuale del 19,32%, una delle più elevate in
Italia. Anche il Piemonte registra un incremento significativo di 10,3 punti,
pari al 16,89%, mentre l’Umbria cresce di 11,6 punti, con una variazione
percentuale del 19,40%. L’Abruzzo mostra un aumento analogo di 11,6 punti, pari
al 19,27%. Questi dati indicano come in diverse regioni del Centro-Nord e del
Centro-Sud la sensibilità ambientale sia cresciuta in modo strutturale nel
corso del decennio.
Le regioni del
Nord presentano complessivamente incrementi consistenti. Oltre alla Lombardia e
al Piemonte, anche la Valle d’Aosta cresce di 9,8 punti, il Trentino-Alto Adige
di 9,4, la Liguria di 8,8 e l’Emilia-Romagna di 8,9. Il Veneto e il
Friuli-Venezia Giulia mostrano invece variazioni più contenute nel lungo
periodo, rispettivamente +1,8 e +2,3 punti, pur partendo da livelli iniziali
già relativamente elevati. Nel 2023 il Veneto si attesta al 69,7%, in lieve
calo rispetto al picco del 75,9% del 2022, mentre il Friuli-Venezia Giulia si
colloca al 67,7%. Questo suggerisce una dinamica meno lineare rispetto ad altre
regioni, con oscillazioni più marcate.
Nel Centro
Italia la crescita appare particolarmente significativa. L’Umbria è una delle
regioni con l’aumento percentuale più alto, seguita dal Lazio, che passa dal
64,3% del 2012 al 73,5% del 2023, con una variazione assoluta di 9,2 punti e
percentuale del 14,31%. La Toscana cresce di 8,2 punti, raggiungendo il 71,1%
nel 2023, mentre le Marche aumentano di 7,5 punti, attestandosi al 69,4%. Il
quadro del Centro evidenzia quindi un consolidamento della sensibilità
ambientale, con valori finali tutti superiori o prossimi al 70%.
Nel Mezzogiorno
la situazione è più eterogenea. L’Abruzzo mostra una crescita molto sostenuta,
mentre Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna presentano
dinamiche differenziate. La Campania registra un incremento più contenuto, pari
a 5,6 punti e 9,11%, raggiungendo il 67,1% nel 2023. La Puglia evidenzia una
sostanziale stabilità nel lungo periodo, con una variazione di soli 1,2 punti e
1,83%, passando dal 65,5% al 66,7%. La Calabria è la regione con la variazione
più bassa in assoluto, appena 0,2 punti, pari allo 0,29%, ma questo dato va
letto considerando le forti oscillazioni intermedie e un livello iniziale già
molto alto. La Sicilia cresce di 6,9 punti e la Sardegna di 7,5, mostrando una tendenza
positiva ma meno marcata rispetto ad alcune regioni del Centro-Nord.
Nel complesso,
il 2023 segna per molte regioni uno dei valori più alti dell’intera serie
storica, spesso superiore al 70%. Ciò indica che la preoccupazione per i
cambiamenti climatici è diventata un elemento strutturale dell’opinione
pubblica italiana. Le differenze territoriali restano, ma risultano meno
accentuate rispetto al passato, poiché quasi tutte le regioni convergono verso
livelli simili. Le variazioni percentuali più elevate si concentrano in
Lombardia, Umbria e Abruzzo, mentre quelle più basse si registrano in Calabria,
Puglia e Veneto. Il dato complessivo suggerisce una crescente consapevolezza
ambientale nel Paese, rafforzata dagli eventi climatici estremi, dal dibattito
pubblico e dalle politiche europee in materia di transizione ecologica, con una
dinamica che, pur tra alti e bassi, evidenzia un consolidamento progressivo
della sensibilità collettiva verso il tema climatico.
L’andamento
della preoccupazione per i cambiamenti climatici e l’effetto serra tra il 2012
e il 2023 evidenzia una crescita complessiva della sensibilità ambientale in
tutte le macro-aree italiane, pur con oscillazioni intermedie e alcune
differenze territoriali. Il dato nazionale mostra un incremento netto nel lungo
periodo: si passa dal 63,3% del 2012 al 70,8% del 2023, con un picco
significativo nel 2019 (71%) e nel 2022 (71%). Questo andamento suggerisce che
il tema climatico è diventato progressivamente più centrale nell’opinione
pubblica italiana, consolidandosi soprattutto nella seconda metà del decennio.
Nel Nord la
dinamica è chiaramente crescente. Dal 62,9% del 2012 si arriva al 71,7% nel
2023, con un’accelerazione evidente tra il 2015 e il 2019, quando si passa dal
62,5% al 71,5%. Dopo una flessione nel 2021 (67,6%), probabilmente legata alla
fase pandemica e alle priorità sanitarie ed economiche, i livelli tornano a
salire nel biennio successivo. All’interno dell’area settentrionale emergono
alcune differenze. Il Nord-Ovest cresce in modo costante, passando dal 61,5% al
72,7%, con il valore finale più alto tra tutte le ripartizioni nel 2023. Il
Nord-Est parte da un livello iniziale più elevato (64,9%) e raggiunge un picco
nel 2019 (73,6%), per poi stabilizzarsi intorno al 70% negli ultimi anni.
Questo indica una forte e strutturata attenzione al tema ambientale in entrambe
le sub-aree, con una leggera prevalenza recente del Nord-Ovest.
Il Centro
Italia mostra un andamento simile a quello del Nord, con una crescita dal 63,2%
del 2012 al 72,1% del 2023. Anche qui il 2019 rappresenta un momento di forte
espansione (72,2%), seguito da un calo nel 2021 e da una ripresa nel 2022-2023.
Il dato del Centro nel 2023 è tra i più alti a livello nazionale, segno di una
sensibilità ambientale consolidata e ormai stabilmente sopra il 70%.
Il
Mezzogiorno presenta livelli leggermente inferiori rispetto al Centro-Nord, ma
segue comunque la tendenza generale. Dal 63,8% del 2012 si passa al 68,9% del
2023. L’aumento è più moderato e caratterizzato da oscillazioni più marcate, in
particolare nel 2021, quando il valore scende al 63,9%. La ripresa nel 2022 e
nel 2023 riporta comunque l’area su livelli prossimi al 69%, confermando una
crescita nel medio periodo.
Analizzando
separatamente Sud e Isole emergono alcune differenze interne al Mezzogiorno. Il
Sud passa dal 63,6% al 67,8%, con una dinamica piuttosto graduale e senza
picchi estremi. Le Isole, invece, mostrano un andamento più variabile: partono
dal 64,3%, scendono sensibilmente nel 2013, ma raggiungono un picco rilevante
nel 2019 (72,8%) e tornano sopra il 71% nel 2022 e 2023. Questo suggerisce una
maggiore sensibilità alle dinamiche congiunturali, ma anche una capacità di
convergere verso i livelli del Centro-Nord negli anni più recenti.
Nel
complesso, il quadro nazionale evidenzia tre elementi principali: una flessione
iniziale tra il 2012 e il 2014, una forte crescita tra il 2015 e il 2019 e una
fase di stabilizzazione su livelli elevati dopo il 2020, nonostante la
parentesi pandemica. Le differenze territoriali tendono a ridursi nel tempo,
con tutte le macro-aree che nel 2023 si collocano tra il 67% e il 73%. La
preoccupazione per i cambiamenti climatici appare quindi oggi un tema
ampiamente condiviso in tutto il Paese, con una convergenza progressiva tra Nord,
Centro e Mezzogiorno.
Fonte: ISTAT
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