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I lavoratori della conoscenza in Italia salgono da 17,4 a 18,8 per 100 occupati tra il 2018 e il 2023

 

  • In Italia i lavoratori della conoscenza crescono costantemente, passando da 17,4 a 18,8 ogni cento occupati.
  • Il Centro mantiene la quota più alta di lavoratori della conoscenza, superando 20 occupati qualificati.
  • Il Mezzogiorno registra la crescita più rapida, con forte aumento delle professioni ad alta qualificazione.

 

 

 

I dati riportati nella tabella descrivono l’evoluzione dei lavoratori della conoscenza per 100 occupati nelle regioni italiane tra il 2018 e il 2023. Questo indicatore misura il peso delle professioni ad alta intensità di competenze e conoscenza sul totale degli occupati, comprendendo figure come professionisti tecnici, scientifici, manageriali e altre attività ad alto contenuto cognitivo. Si tratta di un indicatore rilevante per comprendere il livello di sviluppo economico, innovazione e trasformazione strutturale del mercato del lavoro nei diversi territori. Analizzando i dati emerge una tendenza generale alla crescita della quota di lavoratori della conoscenza nella maggior parte delle regioni italiane, anche se con intensità differenti e con importanti differenze territoriali tra Nord, Centro e Sud del Paese.

Nel complesso, il periodo 2018-2023 mostra un rafforzamento progressivo delle professioni legate alla conoscenza. Questo andamento riflette alcuni processi economici e sociali che hanno caratterizzato gli ultimi anni, tra cui la crescente digitalizzazione delle attività produttive, l’espansione dei servizi avanzati e l’importanza sempre maggiore delle competenze specialistiche nel mercato del lavoro. Un elemento importante da considerare è anche l’impatto della pandemia di COVID-19 tra il 2020 e il 2021, che ha modificato profondamente le dinamiche occupazionali. In molti casi le professioni legate alla conoscenza hanno dimostrato una maggiore capacità di adattamento, anche grazie alla diffusione del lavoro a distanza e delle tecnologie digitali.

Analizzando i livelli regionali emerge in modo evidente il ruolo del Lazio, che rappresenta la regione con la maggiore concentrazione di lavoratori della conoscenza. Il valore passa da 22,6 lavoratori della conoscenza ogni 100 occupati nel 2018 a 24,4 nel 2023, registrando una crescita di 1,8 punti. Questo risultato è in gran parte spiegato dalla presenza della capitale, Roma, che concentra un elevato numero di istituzioni pubbliche, università, centri di ricerca, organizzazioni internazionali e attività legate ai servizi avanzati, alla comunicazione e alla cultura. Il Lazio si distingue quindi come uno dei principali poli della conoscenza del Paese.

Anche alcune regioni del Nord presentano livelli relativamente elevati. La Lombardia, una delle aree economicamente più sviluppate d’Italia, registra valori compresi tra 18,7 nel 2018 e 19,4 nel 2023. Dopo una fase di lieve flessione tra il 2021 e il 2022, la regione torna a crescere nel 2023. La presenza di Milano come principale centro economico e finanziario del Paese, insieme a un forte sistema universitario e a numerose imprese innovative, contribuisce a sostenere una quota elevata di occupazioni legate alla conoscenza. Un andamento simile si osserva anche in Liguria, che mantiene livelli costantemente superiori al 18 per cento nel periodo analizzato, raggiungendo il valore massimo di 20,1 nel 2020 e attestandosi a 19,2 nel 2023. In questo caso la presenza di attività legate alla ricerca, alla tecnologia e ai servizi avanzati contribuisce a sostenere il peso delle professioni qualificate.

L’Emilia-Romagna rappresenta un altro esempio significativo di regione con un forte sistema della conoscenza. Il valore passa da 17,7 nel 2018 a 19,3 nel 2023, con una crescita complessiva di 1,6 punti. Questo risultato riflette l’elevato livello di integrazione tra sistema produttivo, università e centri di ricerca che caratterizza la regione. Le politiche di innovazione e la presenza di distretti industriali avanzati favoriscono infatti la diffusione di occupazioni altamente qualificate.

Accanto a queste regioni con valori più elevati, molte altre aree del Paese presentano livelli intermedi, generalmente compresi tra circa 16 e 18 lavoratori della conoscenza ogni 100 occupati. La Toscana rappresenta un esempio di crescita moderata ma stabile. Il valore passa da 17,4 nel 2018 a 17,6 nel 2023, con un incremento complessivo piuttosto contenuto. Nonostante ciò, la regione mantiene una quota relativamente alta di lavoratori della conoscenza grazie alla presenza di importanti centri universitari e culturali e a un tessuto economico diversificato. Le Marche mostrano una dinamica leggermente più dinamica, passando da 16 nel 2018 a 17,1 nel 2023. Anche il Veneto evidenzia una crescita significativa, passando da 14,7 nel 2018 a 15,8 nel 2023. Questo aumento può essere collegato alla progressiva trasformazione del sistema produttivo regionale, sempre più orientato verso attività ad alto contenuto tecnologico e di servizi avanzati.

Il Friuli-Venezia Giulia presenta invece una dinamica più stabile nel periodo considerato. Il valore passa da 16,7 nel 2018 a 16,8 nel 2023, registrando una variazione minima. Questo andamento suggerisce una struttura occupazionale relativamente consolidata, in cui il peso delle professioni legate alla conoscenza rimane stabile nel tempo.

Tra le regioni del Centro Italia spicca il caso dell’Umbria, che registra una crescita significativa. Il valore passa da 15,9 nel 2018 a 18,2 nel 2023, con un aumento di 2,3 punti. Questo incremento indica un rafforzamento del ruolo delle professioni qualificate e dei servizi avanzati nel mercato del lavoro regionale. Anche il Molise mostra livelli relativamente elevati, passando da 18,1 nel 2018 a 19,3 nel 2023. Nonostante le dimensioni ridotte della regione, il dato suggerisce una presenza significativa di occupazioni legate alla conoscenza.

Un aspetto particolarmente interessante dei dati riguarda le regioni del Mezzogiorno, che mostrano in diversi casi le crescite più rilevanti nel periodo osservato. La Campania registra un aumento consistente, passando da 16,9 nel 2018 a 19,3 nel 2023. Questo incremento può essere collegato allo sviluppo di attività innovative nelle principali aree urbane della regione, in particolare nell’area metropolitana di Napoli, dove negli ultimi anni si è rafforzato l’ecosistema delle startup, della ricerca e dei servizi avanzati. Anche la Puglia mostra una dinamica positiva, passando da 15,4 nel 2018 a 17,4 nel 2023. L’espansione dei settori tecnologici e dei servizi professionali contribuisce probabilmente a spiegare questa crescita.

Le variazioni più elevate si registrano tuttavia in Basilicata e Calabria. In Basilicata il valore passa da 14,3 nel 2018 a 18,5 nel 2023, con un incremento di oltre quattro punti. La Calabria registra una crescita ancora leggermente superiore, passando da 14,3 a 18,8 nello stesso periodo. Questi dati indicano un rafforzamento significativo delle professioni della conoscenza, anche se è importante ricordare che il punto di partenza era relativamente basso rispetto alle regioni più sviluppate.

Anche Sicilia e Sardegna mostrano aumenti rilevanti nel periodo considerato. La Sicilia passa da 16 nel 2018 a 18,4 nel 2023, mentre la Sardegna cresce da 14,8 a 18. In entrambi i casi si osserva un progressivo aumento della quota di occupazioni qualificate, probabilmente legato allo sviluppo di nuovi servizi, alla diffusione delle tecnologie digitali e al rafforzamento delle attività professionali.

Un’eccezione nel quadro generale è rappresentata dalla Valle d’Aosta, che è l’unica regione a registrare una diminuzione nel periodo osservato. Il valore passa da 15,3 nel 2018 a 14,6 nel 2023, con una variazione negativa. Questo andamento può essere influenzato dalle dimensioni ridotte del mercato del lavoro regionale e dalla particolare struttura economica del territorio.

Nel complesso, l’analisi dei dati evidenzia due tendenze principali. Da un lato le regioni economicamente più sviluppate continuano a mantenere livelli elevati di lavoratori della conoscenza, grazie alla presenza di università, centri di ricerca e imprese innovative. Dall’altro lato, molte regioni del Mezzogiorno mostrano dinamiche di crescita più rapide, segnalando un progressivo rafforzamento delle professioni qualificate anche in queste aree. Questo processo potrebbe contribuire, nel lungo periodo, a ridurre alcune delle storiche differenze territoriali che caratterizzano il mercato del lavoro italiano.







 I dati riportati mostrano l’evoluzione del numero di lavoratori della conoscenza per 100 occupati nelle principali ripartizioni territoriali italiane tra il 2018 e il 2023. Questo indicatore misura il peso delle professioni ad alta intensità di competenze e conoscenze, come quelle scientifiche, tecniche, manageriali e professionali, sul totale degli occupati. Si tratta quindi di un indicatore importante per comprendere il grado di sviluppo economico, innovazione e trasformazione del mercato del lavoro nei diversi territori del Paese.

Nel complesso, i dati mostrano una crescita della quota di lavoratori della conoscenza in Italia nel periodo considerato. Il valore nazionale passa da 17,4 lavoratori della conoscenza ogni 100 occupati nel 2018 a 18,8 nel 2023, con un aumento di 1,4 punti percentuali e una variazione complessiva pari all’8,05 per cento. Questo andamento riflette la progressiva trasformazione del sistema economico italiano verso attività a maggiore contenuto tecnologico e professionale, nonché la crescente importanza delle competenze qualificate nel mercato del lavoro.

Osservando le diverse aree geografiche emerge una distribuzione non uniforme. Il Centro Italia rappresenta l’area con la maggiore concentrazione di lavoratori della conoscenza. Nel 2018 il valore era pari a 19,6 per 100 occupati e nel 2023 raggiunge 20,8. La crescita complessiva è di 1,2 punti, pari a un incremento del 6,12 per cento. Questo dato è fortemente influenzato dal peso del Lazio e in particolare della città di Roma, che concentra numerose istituzioni pubbliche, università, centri di ricerca e servizi avanzati. La presenza di queste attività contribuisce a mantenere una quota elevata di occupazioni altamente qualificate.

Il Nord Italia presenta valori relativamente alti ma con una crescita più moderata. Nel complesso il Nord passa da 17,2 lavoratori della conoscenza per 100 occupati nel 2018 a 18,1 nel 2023, registrando un aumento di 0,9 punti percentuali, pari al 5,23 per cento. All’interno di questa macroarea si osservano alcune differenze tra Nord-ovest e Nord-est.

Il Nord-ovest mostra livelli relativamente elevati ma una crescita più contenuta. Il valore passa da 18 nel 2018 a 18,7 nel 2023, con un incremento di 0,7 punti percentuali, pari al 3,89 per cento. In questa area il dato è influenzato soprattutto dalla Lombardia, uno dei principali poli economici e tecnologici del Paese, dove la presenza di grandi imprese, università e centri di innovazione sostiene una forte domanda di lavoro qualificato.

Il Nord-est presenta invece livelli iniziali più bassi ma una crescita più dinamica. Il valore passa da 16,1 nel 2018 a 17,3 nel 2023, con un aumento di 1,2 punti percentuali, pari al 7,45 per cento. Questo andamento può essere collegato alla trasformazione del sistema produttivo dell’area, caratterizzato da distretti industriali che negli ultimi anni hanno investito sempre più in innovazione, ricerca e servizi avanzati.

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il Mezzogiorno, che mostra le dinamiche di crescita più rilevanti nel periodo considerato. Nel complesso il Mezzogiorno passa da 16 lavoratori della conoscenza per 100 occupati nel 2018 a 18,4 nel 2023, con un incremento di 2,4 punti percentuali e una crescita del 15 per cento. Questo aumento è significativamente superiore a quello registrato nelle regioni del Nord e del Centro.

Analizzando nel dettaglio le componenti del Mezzogiorno emerge che sia il Sud sia le Isole mostrano un andamento particolarmente dinamico. Il Sud passa da 16,1 nel 2018 a 18,5 nel 2023, con un incremento di 2,4 punti e una crescita del 14,91 per cento. Le Isole registrano una crescita ancora più marcata, passando da 15,7 a 18,3 nello stesso periodo, con un aumento di 2,6 punti percentuali e una variazione del 16,56 per cento. Questo risultato indica una progressiva espansione delle professioni legate alla conoscenza anche nelle regioni meridionali e insulari.

Nel complesso, l’analisi dei dati evidenzia due tendenze principali. Da un lato le aree tradizionalmente più sviluppate, come il Centro e il Nord-ovest, continuano a mantenere livelli relativamente elevati di lavoratori della conoscenza grazie alla presenza di istituzioni, università e imprese innovative. Dall’altro lato, le regioni del Mezzogiorno mostrano tassi di crescita più elevati, segnalando un progressivo rafforzamento delle professioni qualificate anche in queste aree. Questo processo potrebbe contribuire, nel lungo periodo, a ridurre alcune delle storiche differenze territoriali che caratterizzano il mercato del lavoro italiano, favorendo una distribuzione più equilibrata delle competenze e delle opportunità occupazionali nel Paese.

 


 


 

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it

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