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Dinamiche regionali dell’occupazione culturale e creativa in Italia (2018–2023)

 

L’analisi dei dati relativi all’occupazione nel settore culturale e creativo nelle regioni italiane nel periodo compreso tra il 2018 e il 2023 evidenzia dinamiche territoriali differenziate e influenzate sia da fattori economici strutturali sia da eventi straordinari che hanno inciso sull’economia e sul mercato del lavoro. In particolare, il periodo considerato è stato caratterizzato da una fase di forte discontinuità dovuta alla pandemia di COVID-19, che ha colpito in modo significativo le attività culturali, artistiche e creative. L’andamento dei dati mostra quindi una prima fase di relativa stabilità fino al 2019, una contrazione significativa nel 2020 e nel 2021 e, successivamente, una fase di parziale recupero negli anni successivi. Tuttavia, questa ripresa non è stata omogenea tra le diverse regioni italiane.

Osservando i valori relativi al 2023, emerge come le regioni con i livelli più elevati di occupazione nel settore culturale e creativo siano principalmente concentrate nel Centro e nel Nord Italia. Il Lazio registra il valore più alto con 4,8, seguito dalla Toscana con 4,7, mentre Lombardia e Veneto presentano valori rispettivamente pari a 3,9 e 3,7. Questi dati riflettono la maggiore presenza in tali territori di istituzioni culturali, imprese creative, attività artistiche e un più ampio sistema economico collegato alla produzione culturale. La presenza di grandi centri urbani, poli universitari, industrie culturali e audiovisive e un sistema turistico sviluppato contribuisce a sostenere il peso del settore culturale e creativo nell’occupazione regionale.

Il Lazio rappresenta un caso particolarmente significativo in quanto mantiene livelli molto elevati e sostanzialmente stabili durante tutto il periodo considerato. Dal 2018 al 2023 il valore passa da 4,7 a 4,8 con una variazione complessiva molto contenuta. Questo andamento è probabilmente legato alla presenza della capitale, che concentra una grande quantità di istituzioni culturali, musei, teatri, attività cinematografiche e produzioni audiovisive, oltre a numerose imprese creative e professionisti del settore.

La Toscana rappresenta invece uno dei casi di crescita più rilevanti tra tutte le regioni italiane. Il valore dell’occupazione culturale e creativa passa da 4 nel 2018 a 4,7 nel 2023, registrando una crescita pari a 0,7 punti percentuali, che corrisponde a un incremento del 17,5%. Questo risultato può essere interpretato alla luce del forte peso del turismo culturale e della valorizzazione del patrimonio artistico e storico presente nella regione. La presenza di città d’arte di rilevanza internazionale, insieme a un sistema consolidato di attività culturali e creative, contribuisce a rafforzare il ruolo del settore nell’economia regionale.

Anche l’Umbria mostra un andamento positivo nel periodo analizzato. Il valore passa da 3,7 nel 2018 a 4,1 nel 2023, con una crescita del 10,8%. Questo dato suggerisce un rafforzamento progressivo del settore culturale regionale, probabilmente favorito dalla presenza di eventi culturali, festival e iniziative di valorizzazione del patrimonio locale che contribuiscono ad aumentare le opportunità occupazionali nel comparto creativo.

Nel Nord Italia la situazione appare più variegata. La Lombardia, pur mantenendo livelli relativamente elevati di occupazione culturale e creativa, mostra una lieve diminuzione nel periodo considerato. Il valore passa da 4,3 nel 2018 a 3,9 nel 2023, con una variazione negativa di 0,4 punti percentuali. Questo calo potrebbe essere collegato sia agli effetti della pandemia sia a trasformazioni più ampie del mercato del lavoro nel settore culturale, che negli ultimi anni ha conosciuto cambiamenti legati alla digitalizzazione e alla riorganizzazione delle attività culturali.

Il Veneto presenta invece una dinamica leggermente positiva. Dopo alcune oscillazioni durante il periodo della pandemia, il valore finale del 2023 risulta superiore rispetto al 2018, passando da 3,5 a 3,7. Questo incremento, pari a circa il 5,7%, suggerisce una certa capacità di recupero del settore culturale regionale, probabilmente sostenuta dal turismo e dalla presenza di città con una forte tradizione culturale.

Altre regioni del Nord mostrano invece una riduzione più evidente. Il Piemonte registra una diminuzione significativa passando da 4,2 nel 2018 a 3,4 nel 2023, con una variazione negativa di 0,8 punti percentuali, pari a circa il 19%. Anche il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna presentano un calo nel periodo considerato, con riduzioni rispettivamente del 12,9% e dell’11,1%. In questi casi il settore culturale sembra aver risentito maggiormente delle difficoltà legate alla pandemia e alla riduzione delle attività culturali in presenza.

Il Trentino-Alto Adige rappresenta invece un caso di sostanziale stabilità. Nel corso dell’intero periodo il valore rimane praticamente invariato, passando da 3,6 nel 2018 a 3,6 nel 2023. Questo andamento suggerisce una buona capacità di resilienza del sistema culturale locale, probabilmente sostenuto da un’economia turistica solida e da politiche di valorizzazione culturale consolidate.

Spostando l’attenzione verso il Mezzogiorno, emerge un quadro complessivamente caratterizzato da livelli più bassi di occupazione culturale e creativa rispetto al Centro-Nord. Tuttavia, alcune regioni mostrano segnali di miglioramento nel periodo analizzato. La Campania registra una crescita passando da 2,7 nel 2018 a 2,9 nel 2023, mentre la Puglia passa da 2,3 a 2,5 nello stesso arco temporale. Sebbene i valori rimangano relativamente contenuti, questi dati indicano un progressivo rafforzamento del settore culturale e creativo, probabilmente collegato alla valorizzazione del patrimonio culturale e all’espansione del turismo.

La Sardegna presenta uno degli incrementi percentuali più elevati tra tutte le regioni italiane. Il valore cresce da 2,2 nel 2018 a 2,6 nel 2023, con un aumento del 18,1%. Questo andamento può essere interpretato come il risultato di politiche di promozione culturale e di sviluppo turistico che hanno contribuito a creare nuove opportunità nel settore creativo.

Al contrario, alcune regioni mostrano una riduzione significativa dell’occupazione culturale e creativa. Il caso più evidente è quello del Molise, che registra la diminuzione più marcata tra tutte le regioni, passando da 3,5 nel 2018 a 2 nel 2023. La variazione complessiva è pari a -1,5 punti percentuali, corrispondente a una riduzione del 42,8%. Questo dato evidenzia una forte fragilità del settore culturale regionale, probabilmente legata alla dimensione ridotta del mercato locale e alla limitata presenza di imprese culturali e creative.

Anche Basilicata e Calabria mostrano un andamento negativo nel periodo analizzato. La Basilicata passa da 2,5 nel 2018 a 2,1 nel 2023, mentre la Calabria scende da 2,6 a 2,2. Queste variazioni indicano una contrazione del settore culturale e creativo che potrebbe essere collegata alla debolezza strutturale dell’economia locale e alla minore presenza di infrastrutture culturali.

Nel complesso, l’analisi dei dati conferma l’esistenza di un divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno anche nel settore culturale e creativo. Le regioni settentrionali e centrali tendono a presentare livelli più elevati di occupazione grazie alla presenza di sistemi economici più diversificati, infrastrutture culturali più sviluppate e maggiori investimenti nel settore. Nel Sud Italia, invece, il settore appare meno strutturato e più vulnerabile alle crisi economiche.

Nonostante queste differenze territoriali, il periodo successivo alla pandemia mostra alcuni segnali di ripresa e di riorganizzazione del settore culturale. In diverse regioni si osserva infatti un recupero dei livelli occupazionali, anche se non sempre sufficiente a compensare completamente le perdite registrate negli anni precedenti. La valorizzazione del patrimonio culturale, lo sviluppo del turismo culturale e il sostegno alle imprese creative rappresentano quindi elementi fondamentali per rafforzare il ruolo della cultura come motore di sviluppo economico e occupazionale nel contesto regionale italiano.

 


L’analisi dei dati relativi all’occupazione culturale e creativa in Italia tra il 2018 e il 2023 evidenzia un andamento complessivamente stabile ma caratterizzato da differenze territoriali rilevanti e da una fase di contrazione nel periodo della pandemia. A livello nazionale il valore passa da 3,6 nel 2018 a 3,5 nel 2023, con una lieve diminuzione pari a -0,1 punti percentuali (-2,8%). Questo andamento suggerisce che, nonostante lo shock economico legato alla crisi sanitaria, il settore culturale e creativo ha mostrato una certa capacità di resilienza, recuperando in parte le perdite registrate negli anni più critici.

L’andamento temporale evidenzia infatti una riduzione nel 2020 e nel 2021, anni in cui molte attività culturali sono state limitate o sospese a causa delle restrizioni sanitarie. Nel 2020 il valore nazionale scende a 3,4 e rimane stabile nel 2021. Successivamente si osserva un lieve recupero nel 2022 e nel 2023, quando l’indicatore risale a 3,5, pur rimanendo leggermente inferiore ai livelli del periodo precedente alla pandemia.

Dal punto di vista territoriale emergono differenze significative tra le diverse aree del Paese. Il Centro Italia presenta i livelli più elevati di occupazione culturale e creativa e mostra anche una dinamica positiva nel periodo analizzato. Il valore passa infatti da 4,2 nel 2018 a 4,5 nel 2023, con un aumento di 0,3 punti percentuali pari a una crescita del 7,1%. Questo risultato riflette probabilmente il forte peso delle attività culturali e creative presenti in questa area, che comprende regioni con un ricco patrimonio artistico e una forte attrattività turistica.

Il Nord Italia, pur mantenendo livelli relativamente elevati, mostra invece una lieve riduzione nel periodo considerato. Il valore complessivo del Nord passa da 3,9 nel 2018 a 3,6 nel 2023, registrando una diminuzione del 7,7%. Analizzando le due macroaree interne, il Nord-Ovest evidenzia il calo più marcato, passando da 4,1 a 3,7 con una riduzione del 9,8%. Il Nord-Est presenta invece una diminuzione più contenuta, passando da 3,5 a 3,4 (-2,9%). Questi dati suggeriscono che il settore culturale e creativo nelle regioni settentrionali ha risentito maggiormente degli effetti della pandemia, probabilmente a causa della forte concentrazione di eventi culturali, spettacoli e attività creative che sono state temporaneamente sospese.

Nel Mezzogiorno i livelli di occupazione culturale e creativa risultano complessivamente inferiori rispetto al Centro-Nord, ma mostrano alcuni segnali di miglioramento. Il valore complessivo dell’area passa da 2,5 nel 2018 a 2,6 nel 2023, con un incremento del 4%. All’interno di questa macroarea si osservano dinamiche diverse. Le regioni del Sud mantengono un valore sostanzialmente stabile, pari a 2,6 sia nel 2018 sia nel 2023, mentre le Isole registrano una crescita più evidente, passando da 2,3 a 2,5 con un aumento dell’8,7%. Questo dato potrebbe essere collegato allo sviluppo del turismo culturale e alla valorizzazione del patrimonio locale. Nel complesso l’analisi conferma l’esistenza di un divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno nel settore culturale e creativo. Tuttavia, negli ultimi anni si osservano segnali di recupero anche nelle aree meridionali, mentre alcune regioni del Nord mostrano un lieve ridimensionamento. Questi risultati evidenziano come il settore culturale rimanga un ambito dinamico ma fortemente influenzato dalle condizioni economiche e dalle politiche di valorizzazione del patrimonio culturale e creativo.






Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it


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