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Disuguaglianze territoriali e trasformazioni del trasporto pubblico locale in Italia

 ·         Nel periodo analizzato emergono forti differenze territoriali tra regioni con crescita e altre in contrazione strutturale

·         Il 2020 rappresenta una rottura significativa con cali generalizzati seguiti da recuperi parziali e disomogenei territorialmente

·         Nord più stabile e dinamico mentre molte regioni del Sud registrano riduzioni consistenti dell’offerta di trasporto

 

 

L’analisi dei dati relativi ai posti-km offerti dal trasporto pubblico locale tra il 2004 e il 2022 evidenzia un quadro articolato, caratterizzato da differenze territoriali marcate e da una forte discontinuità nel 2020. Nel complesso, si osserva una fase iniziale di relativa stabilità fino alla fine degli anni Duemila, seguita da andamenti divergenti tra le regioni e infine da una contrazione generalizzata nel 2020, legata all’emergenza pandemica. Gli anni successivi mostrano segnali di recupero, ma non uniformi e spesso insufficienti a riportare i livelli ai valori precedenti.

Nel Nord Italia emergono dinamiche complessivamente più favorevoli o quantomeno più stabili. La Lombardia rappresenta il caso più significativo, con un aumento consistente nel lungo periodo. Partendo da poco più di novemila posti-km nel 2004, supera stabilmente i diecimila a partire dal 2013 e raggiunge oltre undicimila nel 2022. Questo andamento riflette un sistema di mobilità strutturato, una domanda elevata e probabilmente investimenti continui. Anche il Trentino-Alto Adige mostra una crescita significativa, con valori che aumentano gradualmente e una buona capacità di recupero dopo il calo del 2020. Il Veneto presenta invece una sostanziale stabilità, con oscillazioni contenute e un livello finale molto simile a quello iniziale, segno di un sistema consolidato ma poco espansivo. L’Emilia-Romagna segue una traiettoria analoga, con leggere flessioni nel lungo periodo ma senza variazioni drastiche.

Il Piemonte si distingue invece per una dinamica più problematica. Dopo una crescita fino al 2009, si registra una fase di riduzione significativa che prosegue negli anni successivi. Il dato finale del 2022 risulta nettamente inferiore rispetto al 2004, indicando una contrazione strutturale dell’offerta. Anche la Liguria e il Friuli-Venezia Giulia mostrano un leggero declino, soprattutto nella seconda parte del periodo, pur mantenendo una certa capacità di recupero dopo il 2020. La Valle d’Aosta evidenzia una diminuzione più marcata, con un trend discendente quasi continuo fino al 2019 e solo una parziale ripresa negli ultimi anni.

Nel Centro Italia il quadro appare meno dinamico e in diversi casi negativo. Il Lazio, che rappresenta uno dei principali sistemi di trasporto del Paese, registra una contrazione significativa nel periodo considerato. Dopo aver raggiunto valori elevati nella seconda metà degli anni Duemila, si osserva una riduzione progressiva che porta nel 2022 a un livello inferiore rispetto a quello iniziale. Questo andamento suggerisce criticità strutturali nel sistema, probabilmente legate alla gestione e all’organizzazione del servizio. La Toscana si distingue per una sostanziale stabilità, con valori che oscillano ma senza variazioni rilevanti nel lungo periodo. Il recupero dopo la pandemia risulta quasi completo, riportando i livelli vicino a quelli del 2004.

Le Marche e l’Umbria mostrano invece andamenti più critici. Nelle Marche si osserva una riduzione graduale, con un calo complessivo significativo ma non drammatico. L’Umbria presenta una dinamica ancora più negativa, con una diminuzione consistente e quasi continua nel tempo. Il valore finale risulta sensibilmente inferiore rispetto a quello iniziale, indicando una riduzione strutturale dell’offerta di trasporto.

Nel Mezzogiorno la situazione appare complessivamente più problematica, con numerose regioni che registrano contrazioni marcate. La Campania rappresenta il caso più evidente, con una riduzione molto significativa nel periodo considerato. I valori passano da oltre tremila posti-km nel 2004 a meno di duemila nel 2022, evidenziando un calo strutturale che si sviluppa lungo tutto l’arco temporale. Anche la Basilicata mostra una diminuzione consistente, con una perdita di oltre un terzo dell’offerta. La Sicilia segue una traiettoria simile, con una riduzione progressiva e significativa nel tempo.

Il Molise presenta un andamento particolarmente volatile, ma nel complesso negativo. Dopo alcune oscillazioni e una fase di crescita fino alla metà degli anni Duemila, si registra una forte contrazione che porta a valori finali molto inferiori rispetto a quelli iniziali. La Calabria rappresenta un’eccezione relativa, con una dinamica più stabile e addirittura un leggero incremento nel lungo periodo. Tuttavia, anche in questo caso si osserva un calo significativo nel 2020, seguito da una ripresa parziale.

Tra le regioni meridionali, la Puglia e l’Abruzzo mostrano segnali più positivi. La Puglia registra una crescita moderata nel lungo periodo, con oscillazioni ma una tendenza complessivamente positiva. L’Abruzzo evidenzia un incremento più marcato, soprattutto negli ultimi anni, suggerendo un rafforzamento dell’offerta di trasporto. La Sardegna rappresenta infine il caso più dinamico del Mezzogiorno, con una crescita significativa nel periodo considerato. I valori aumentano progressivamente e, nonostante il calo del 2020, raggiungono nel 2022 livelli nettamente superiori a quelli iniziali.

Nel complesso, l’analisi mette in luce una forte eterogeneità territoriale. Le regioni del Nord tendono a mantenere livelli più elevati e in alcuni casi a crescere, mentre molte regioni del Centro e soprattutto del Sud registrano contrazioni anche rilevanti. Il 2020 rappresenta un punto di rottura comune a tutte le regioni, ma la capacità di recupero varia sensibilmente. Alcuni territori riescono a tornare rapidamente ai livelli precedenti, mentre altri mostrano difficoltà persistenti.

Questi andamenti possono essere interpretati alla luce di diversi fattori, tra cui la domanda di mobilità, gli investimenti pubblici, l’efficienza gestionale e le caratteristiche socio-economiche dei territori. In generale, le aree più dinamiche e urbanizzate sembrano in grado di sostenere e sviluppare l’offerta di trasporto, mentre le regioni con minore densità o con maggiori difficoltà economiche tendono a ridurla nel tempo. L’analisi dei posti-km offerti fornisce quindi un indicatore utile per comprendere le trasformazioni del sistema di trasporto pubblico locale e le disparità territoriali che lo caratterizzano.

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L’analisi dei posti-km offerti dal trasporto pubblico locale a livello macro-territoriale tra il 2004 e il 2022 evidenzia dinamiche differenziate tra le varie aree del Paese, con un quadro complessivo segnato da una sostanziale stabilità nel lungo periodo ma da profonde divergenze interne. Il dato nazionale mostra infatti una variazione complessiva lievemente negativa, con una riduzione inferiore all’1 per cento, segno che l’offerta complessiva si è mantenuta quasi invariata nel tempo, pur attraversando fasi alterne.

Nel Nord si osserva una crescita moderata ma significativa, pari a oltre il 7 per cento. Questo incremento è trainato in particolare dal Nord-ovest, che registra la performance migliore tra tutte le macro-aree con un aumento superiore al 12 per cento. Il dato riflette una progressiva espansione dell’offerta, soprattutto a partire dalla metà degli anni Duemila, con un picco nel 2015 e una buona tenuta fino al 2019. Anche dopo il crollo del 2020, dovuto alla pandemia, il recupero è rapido e nel 2022 i livelli risultano superiori a quelli iniziali. Il Nord-est, invece, presenta una dinamica più debole e leggermente negativa. Dopo una fase iniziale stabile, si registra una contrazione progressiva che viene solo in parte recuperata negli ultimi anni, senza però tornare ai livelli di partenza.

Il Centro Italia evidenzia una tendenza negativa più marcata. Dopo aver raggiunto valori elevati tra il 2007 e il 2009, si osserva una riduzione costante dell’offerta fino al 2019. Il calo del 2020 accentua ulteriormente questa dinamica, mentre la ripresa successiva non consente di recuperare completamente il terreno perduto. Il risultato finale è una contrazione di circa l’8,6 per cento rispetto al 2004. Questo andamento suggerisce una progressiva riduzione dell’offerta o una riorganizzazione del sistema di trasporto, con possibili criticità strutturali.

Il Mezzogiorno rappresenta l’area più in difficoltà, con una riduzione complessiva superiore al 20 per cento. La contrazione appare quasi continua lungo tutto il periodo, con un calo progressivo già evidente prima della pandemia. Il 2020 segna un ulteriore punto di caduta, e la ripresa successiva si dimostra solo parziale. Analizzando nel dettaglio, si nota come sia il Sud continentale sia le Isole seguano traiettorie simili, entrambe caratterizzate da una riduzione significativa dell’offerta. Il Sud registra una perdita leggermente superiore al 20 per cento, mentre le Isole mostrano un andamento analogo, con una diminuzione di poco inferiore. In entrambi i casi, il declino appare strutturale e non limitato a shock temporanei.

Un elemento comune a tutte le macro-aree è rappresentato dal forte impatto del 2020, anno in cui si registra una contrazione generalizzata dei posti-km offerti. Questo calo è chiaramente legato alla pandemia e alle restrizioni sulla mobilità. Tuttavia, la capacità di recupero varia sensibilmente tra le aree. Il Nord, e in particolare il Nord-ovest, mostra una maggiore resilienza, tornando rapidamente su livelli elevati. Il Centro recupera solo parzialmente, mentre il Mezzogiorno fatica maggiormente a invertire la tendenza negativa.

Nel complesso, l’analisi mette in evidenza un ampliamento delle differenze territoriali. Se all’inizio del periodo le distanze tra le macro-aree erano più contenute, nel tempo si è consolidato un divario crescente, con il Nord che rafforza la propria posizione e il Mezzogiorno che perde progressivamente terreno. Questo andamento può essere interpretato alla luce di fattori economici, demografici e infrastrutturali, che influenzano sia la domanda sia l’offerta di trasporto pubblico locale. Ne emerge un sistema sempre più polarizzato, in cui le aree più dinamiche riescono a sostenere e sviluppare il servizio, mentre quelle più fragili registrano una progressiva contrazione.

 

 

 Fonte: Istat-BES

Link: www.istat.it





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