- La fiducia interpersonale varia significativamente tra Paesi, riflettendo differenze istituzionali, sociali, economiche e culturali.
- I contesti con istituzioni solide e capitale sociale elevato mostrano fiducia più diffusa e stabile.
- Fragilità istituzionale, instabilità politica e disuguaglianze sociali sono associate a livelli inferiori di fiducia
La fiducia
interpersonale rappresenta una dimensione centrale per l’analisi della coesione
sociale, della qualità delle relazioni collettive e del funzionamento delle
istituzioni. Essa misura, in termini generali, la propensione degli individui a
ritenere gli altri soggetti sociali affidabili, cooperativi e non opportunisti.
L’indicatore “Trust in others”, utilizzato nel dataset analizzato, esprime la
percentuale di persone che dichiarano di potersi fidare degli altri. Tale
misura consente di osservare non soltanto atteggiamenti individuali, ma anche
caratteristiche più ampie dei contesti sociali, economici e istituzionali in
cui tali atteggiamenti si formano.
Il dataset
considerato comprende 426 osservazioni relative a 118 Paesi, distribuite in un
arco temporale che va dal 1984 al 2022. La copertura non è omogenea per tutti i
Paesi: alcuni dispongono di più rilevazioni nel tempo, mentre altri sono
presenti soltanto in uno o pochi anni. Per tale ragione, l’analisi deve essere
interpretata come una comparazione internazionale e macro-regionale, più che
come una serie storica perfettamente bilanciata. Nonostante questo limite, i
dati permettono di individuare tendenze significative nella distribuzione
globale della fiducia interpersonale.
A livello
complessivo, il valore medio dell’indicatore è pari al 26,7%, mentre la mediana
si attesta al 23,6%. Ciò significa che, in più della metà delle osservazioni,
meno di una persona su quattro dichiara di potersi fidare degli altri. La
fiducia generalizzata appare quindi una risorsa sociale relativamente limitata
e distribuita in modo diseguale. La distanza tra il valore minimo, pari al
2,1%, e il valore massimo, pari al 74,9%, conferma l’esistenza di profonde
differenze tra Paesi. Tali differenze suggeriscono che la fiducia non sia un
tratto uniforme o puramente culturale, ma una variabile fortemente influenzata
da condizioni storiche, istituzionali, economiche e sociali.
L’analisi si
concentra in particolare su due livelli di comparazione. Il primo riguarda il
confronto tra Occidente e Oriente, considerando l’Occidente in senso esteso e
includendo anche Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Il secondo riguarda la
distinzione tra Nord globale e Sud globale, intesa come classificazione
socio-economica e istituzionale più che strettamente geografica. Entrambe le
prospettive consentono di osservare la diversa distribuzione della fiducia tra
aree del mondo caratterizzate da livelli differenti di sviluppo, stabilità
istituzionale, capitale sociale e qualità percepita delle relazioni collettive.
L’obiettivo
dell’analisi è quindi duplice. Da un lato, si intende descrivere la
distribuzione complessiva della fiducia interpersonale nei Paesi inclusi nel
dataset, evidenziando i casi più significativi e le principali differenze
macro-regionali. Dall’altro, si mira a interpretare tali differenze alla luce
della polarizzazione tra aree ad alta fiducia e aree a bassa fiducia. La
fiducia, infatti, può essere considerata un indicatore sintetico della capacità
di una società di generare cooperazione, stabilità e relazioni sociali
prevedibili. In questo senso, il suo studio consente di comprendere meglio non
solo il comportamento degli individui, ma anche la struttura più profonda delle
società contemporanee.
Overall overview.
Il dataset
analizza il livello di fiducia dichiarata verso gli altri, misurato attraverso
l’indicatore “Trust in others”. In termini generali, questo valore può essere
interpretato come la quota percentuale di persone che affermano di potersi
fidare degli altri. Il file contiene 426 osservazioni, relative a 118 Paesi,
con dati distribuiti tra il 1984 e il 2022. La copertura temporale non è però
uniforme: alcuni Paesi hanno una serie lunga, con più rilevazioni nel tempo,
mentre altri compaiono solo una volta. Questo è un aspetto importante, perché
l’analisi deve essere letta come una panoramica comparativa internazionale, più
che come una serie storica perfettamente bilanciata.
A livello
complessivo, la fiducia media osservata nel dataset è pari al 26,7%, mentre la
mediana è leggermente più bassa, pari al 23,6%. Questo significa che, in metà
delle osservazioni, meno di circa una persona su quattro dichiara di fidarsi
degli altri. Il dato segnala quindi che la fiducia interpersonale, su scala
globale, tende a essere relativamente contenuta. La distribuzione è inoltre
molto ampia: il valore minimo registrato è pari al 2,1%, mentre il massimo
arriva al 74,9%. La distanza tra questi due estremi mostra chiaramente che la
fiducia non è un tratto uniforme tra Paesi, ma varia in modo molto marcato a
seconda dei contesti sociali, istituzionali, culturali ed economici.
Osservando la
distribuzione dei dati, il primo quartile è pari a circa 15,5% e il terzo
quartile a circa 35,6%. In altre parole, il 50% centrale delle osservazioni si
concentra tra questi due valori. Solo una minoranza di Paesi raggiunge livelli
molto elevati di fiducia. Infatti, considerando tutte le 426 osservazioni, solo
74 superano il 40%, cioè circa il 17,4% del totale. Le osservazioni sopra il
50% sono appena 40, pari a circa il 9,4%, mentre quelle sopra il 60% sono solo
16, cioè meno del 4% del dataset. Al contrario, 55 osservazioni si collocano
sotto il 10%, mostrando situazioni in cui la fiducia generalizzata è
estremamente debole.
I Paesi con i
livelli più alti di fiducia sono soprattutto quelli del Nord Europa. Il valore
massimo del dataset è registrato dalla Danimarca nel 2010, con il 74,9%,
seguita dalla Danimarca nel 2022 con il 73,9%, dalla Norvegia nel 2010 con il
73,3% e dalla Norvegia nel 2022 con il 72,1%. Anche la Finlandia nel 2022
registra un livello molto alto, pari al 68,4%, mentre la Svezia e i Paesi Bassi
mostrano valori stabilmente elevati in diverse rilevazioni. Questo gruppo di
Paesi rappresenta chiaramente l’area ad alta fiducia del dataset. La loro
caratteristica comune è una fiducia sociale molto superiore alla media globale:
mentre la media generale è pari al 26,7%, Danimarca, Norvegia e Finlandia superano
ampiamente il 65% nelle rilevazioni più recenti.
All’estremo
opposto si trovano Paesi con livelli di fiducia molto bassi. Le osservazioni
più basse includono Zimbabwe nel 2022, con il 2,1%, Albania nel 2022, con il
2,8%, Brasile nel 1998, con il 2,8%, Filippine nel 2014, con il 3,2%, e
Trinidad and Tobago nel 2014, con il 3,2%. Anche Colombia, Perù e Nicaragua
compaiono tra i valori più bassi nelle rilevazioni recenti. Questi dati
indicano contesti in cui la fiducia generalizzata è molto fragile: in alcuni
casi, meno di 5 persone su 100 dichiarano di potersi fidare degli altri. Si
tratta di una differenza enorme rispetto ai Paesi nordici, dove la stessa quota
può superare le 70 persone su 100.
Guardando alle
osservazioni più recenti disponibili per ciascun Paese, il quadro resta
piuttosto diseguale. L’ultima rilevazione disponibile riguarda il 2022 per 92
Paesi su 118, mentre per gli altri Paesi l’ultimo dato risale al 2014, 2010,
2004 o 1998. Considerando l’ultima osservazione di ogni Paese, la media della
fiducia è pari al 23,7% e la mediana al 20,1%. Questo dato è leggermente
inferiore rispetto alla media generale del dataset, segnalando che, nelle
rilevazioni più recenti, il livello centrale della fiducia appare moderato o
basso. Solo 32 Paesi su 118, cioè circa il 27%, hanno un valore recente pari o
superiore al 30%. Ancora più selettivo è il gruppo sopra il 50%, che comprende
solo 10 Paesi, pari all’8,5% del totale.
Nelle ultime
rilevazioni disponibili, i Paesi ai vertici sono Danimarca con il 73,9%,
Norvegia con il 72,1%, Finlandia con il 68,4%, Cina con il 63,5%, Svezia con il
62,8%, Islanda con il 62,3%, Svizzera con il 58,5%, Paesi Bassi con il 57,0% e
Nuova Zelanda con il 56,6%. Questi dati mostrano che l’alta fiducia non è
limitata esclusivamente all’Europa settentrionale, anche se questa resta l’area
più rappresentata. La Cina, ad esempio, raggiunge nel 2022 un valore del 63,5%,
collocandosi tra i livelli più alti dell’intero dataset recente. Al contrario,
tra i valori più bassi recenti si trovano Zimbabwe al 2,1%, Albania al 2,8%,
Perù al 4,2%, Nicaragua al 4,3%, Colombia al 4,5%, Indonesia al 4,6%, Filippine
al 5,3% e Brasile al 6,5%.
Dal punto di
vista temporale, la lettura deve essere cauta perché la composizione dei Paesi
cambia da un anno all’altro. Tuttavia, alcune indicazioni sono comunque interessanti.
Nel 1984 la media delle osservazioni disponibili era pari al 35,8%, ma il dato
riguardava solo 24 Paesi. Nel 1993 la media era 32,7% su 43 Paesi, mentre nel
1998 scendeva a 25,0% su 55 Paesi. Nel 2004 la media era 27,1%, nel 2010 26,7%,
nel 2014 23,0% e nel 2022 24,9%. Questa traiettoria non deve essere
interpretata automaticamente come una diminuzione globale della fiducia, perché
cambiano i Paesi inclusi in ogni anno; però segnala che le rilevazioni più
recenti si collocano su livelli medi inferiori rispetto alle prime rilevazioni
degli anni Ottanta e Novanta.
L’analisi dei
Paesi con almeno due osservazioni mostra che 94 Paesi hanno una variazione
misurabile tra la prima e l’ultima rilevazione disponibile. Di questi, 40
registrano un aumento della fiducia, mentre 54 mostrano una diminuzione. La
variazione media è leggermente negativa, pari a -1,0 punti percentuali, mentre
la variazione mediana è pari a -1,2 punti. In generale, quindi, non emerge un
crollo medio molto forte, ma si osserva una leggera prevalenza di Paesi in
peggioramento rispetto a quelli in miglioramento.
Tra gli aumenti
più significativi spiccano la Svizzera, che passa dal 26,5% nel 1993 al 58,5%
nel 2022, con un incremento di 32,0 punti; la Danimarca, che sale dal 45,9% nel
1984 al 73,9% nel 2022, con +27,9 punti; e l’Islanda, che cresce dal 40,6% nel
1984 al 62,3% nel 2022, con +21,7 punti. Anche Austria, Uzbekistan, Paesi
Bassi, Singapore, Norvegia e Germania mostrano incrementi rilevanti. Questi
casi indicano che la fiducia può rafforzarsi in modo significativo nel lungo
periodo, soprattutto in contesti caratterizzati da stabilità istituzionale,
capitale sociale e percezione positiva delle relazioni sociali.
Le diminuzioni
più forti sono invece registrate in Indonesia, che passa dal 45,7% nel 2004 al
4,6% nel 2022, con un calo di 41,1 punti; Iraq, che scende dal 46,1% nel 2004
all’11,0% nel 2022; Iran, che passa dal 49,6% al 14,8%; ed Egitto, che cala dal
37,5% al 7,3%. Anche Albania, Bosnia-Erzegovina, India, Kazakhstan, Thailandia,
Serbia e Grecia mostrano diminuzioni importanti. Questi cali suggeriscono che
la fiducia interpersonale può deteriorarsi rapidamente in presenza di crisi
politiche, instabilità sociale, polarizzazione, difficoltà economiche o
trasformazioni istituzionali percepite come negative.
Un caso
interessante è l’Italia. Le osservazioni italiane mostrano una fiducia pari al
24,5% nel 1984, al 32,8% nel 1993, al 31,8% nel 2004, al 28,8% nel 2010 e al
26,6% nel 2022. L’Italia si colloca quindi su livelli intermedi: non appartiene
né al gruppo ad altissima fiducia dei Paesi nordici, né al gruppo con fiducia
estremamente bassa. Il dato del 2022, pari al 26,6%, è superiore alla mediana
recente del dataset, ma resta molto distante dai livelli di Danimarca, Norvegia
o Finlandia. La serie italiana suggerisce inoltre un picco negli anni Novanta e
nei primi anni Duemila, seguito da una moderata riduzione.
Nel complesso,
il dataset mostra una forte polarizzazione internazionale della fiducia. Da un
lato vi sono Paesi in cui la fiducia negli altri è una risorsa sociale molto
diffusa; dall’altro, molti contesti in cui essa riguarda solo una minoranza
ristretta della popolazione. Il dato medio globale, intorno al 25-27%, conferma
che la fiducia generalizzata non può essere data per scontata. Inoltre, la
presenza di forti variazioni nel tempo dimostra che la fiducia non è una
caratteristica fissa: può crescere, come in Svizzera o Danimarca, ma può anche
diminuire drasticamente, come in Indonesia, Iraq o Iran. L’overview complessiva
suggerisce quindi che la fiducia interpersonale è un indicatore sensibile della
qualità del contesto sociale e istituzionale, utile per leggere non solo
atteggiamenti individuali, ma anche la coesione e la stabilità delle società.
Confronto
tra Oriente ed Occidente.
Il confronto tra
Occidente e Oriente in relazione ai livelli di fiducia interpersonale consente
di evidenziare alcune differenze strutturali rilevanti nella distribuzione
dell’indicatore “Trust in others”. Ai fini dell’analisi, l’Occidente viene
considerato in senso esteso, includendo non solo Europa e Nord America, ma
anche Australia, Nuova Zelanda e Giappone, secondo una classificazione
socio-istituzionale più che strettamente geografica. L’Oriente comprende invece
prevalentemente Paesi asiatici, mediorientali e dell’area MENA presenti nel
dataset. Tale distinzione deve essere interpretata come una categoria analitica
funzionale alla comparazione macro-regionale e non come una delimitazione
culturale rigida o universalmente valida.
Nel complesso, i
dati indicano che l’Occidente presenta livelli medi di fiducia interpersonale
superiori rispetto all’Oriente. Considerando l’insieme delle osservazioni
disponibili, il blocco occidentale registra una media pari a circa il 32,1%,
mentre l’area orientale si attesta intorno al 24,8%. Anche il valore mediano
conferma tale divario: 28,5% per l’Occidente contro 21,8% per l’Oriente. Questo
risultato suggerisce che, nei Paesi occidentali considerati, la fiducia
generalizzata tende a essere più diffusa e meno concentrata in singoli casi eccezionali.
Nell’area orientale, al contrario, la media risulta condizionata dalla presenza
di numerosi Paesi caratterizzati da livelli molto bassi di fiducia sociale, pur
in presenza di alcune eccezioni significative.
La differenza
tra le due macro-aree emerge con maggiore evidenza se si considera l’ultima
rilevazione disponibile per ciascun Paese. In questo caso, l’Occidente mostra
una media pari al 32,0%, mentre l’Oriente registra un valore medio del 22,3%.
Anche la mediana conferma la distanza tra i due gruppi: 27,3% per l’Occidente e
20,1% per l’Oriente. In termini interpretativi, ciò significa che nei Paesi
occidentali circa un individuo su tre dichiara di potersi fidare degli altri,
mentre nell’area orientale tale quota tende ad avvicinarsi a un individuo su
cinque. Il differenziale osservato non appare quindi marginale, ma segnala una
diversa configurazione della fiducia interpersonale dichiarata.
All’interno
dell’Occidente, tuttavia, la distribuzione dei valori non risulta omogenea. I
livelli più elevati si concentrano soprattutto nei Paesi dell’Europa
settentrionale e in alcune economie avanzate dell’area pacifica. La Danimarca
raggiunge il 73,9% nel 2022, la Norvegia il 72,1%, la Finlandia il 68,4%, la
Svezia il 62,8% e l’Islanda il 62,3%. Anche Svizzera, Paesi Bassi e Nuova
Zelanda presentano valori molto elevati, rispettivamente pari al 58,5%, 57,0% e
56,6%. Questi Paesi costituiscono il nucleo ad alta fiducia del campione
occidentale e contribuiscono in maniera rilevante all’innalzamento della media
complessiva dell’area.
La Nuova Zelanda
rappresenta un caso particolarmente significativo, poiché evidenzia livelli di
fiducia più prossimi a quelli dei Paesi nordici che alla media globale. Anche
l’Australia si colloca su valori relativamente elevati, registrando nel 2022
una quota pari al 48,5%, nettamente superiore sia alla media occidentale sia a
quella orientale. Il Giappone, pur essendo geograficamente collocato in Asia,
viene incluso nel gruppo occidentale in base al criterio adottato nell’analisi.
Il suo valore nel 2022, pari al 33,7%, risulta superiore alla media dell’area
orientale e leggermente superiore alla media occidentale complessiva. Tuttavia,
la traiettoria giapponese mostra una moderata flessione nel lungo periodo,
passando dal 37,4% del 1984 al 33,7% del 2022.
Nonostante la
performance media più elevata, l’Occidente presenta al proprio interno
significative differenziazioni. Accanto ai Paesi nordici e oceanici ad alta
fiducia, si osservano Paesi con livelli decisamente contenuti. L’Albania registra
nel 2022 un valore pari al 2,8%, Cipro il 6,6%, la Grecia l’8,4% e la
Bosnia-Erzegovina il 9,6%. L’Italia si colloca invece in una posizione
intermedia, con un valore pari al 26,6% nel 2022. Tale dato risulta vicino alla
media complessiva del dataset, ma molto distante dai livelli osservati nei
Paesi nordici. Ne deriva che il vantaggio medio occidentale non può essere
attribuito in modo uniforme all’intera area, ma appare fortemente trainato da
specifici sottoinsiemi territoriali e istituzionali.
L’Oriente,
invece, si caratterizza per una maggiore polarizzazione interna. Da un lato,
sono presenti Paesi con livelli di fiducia particolarmente elevati. La Cina
raggiunge nel 2022 il 63,5%, collocandosi tra i valori più alti dell’intero
dataset. Anche l’Arabia Saudita registra un livello significativo, pari al
50,5% nell’ultima osservazione disponibile del 2004, mentre Macao raggiunge il
41,4% nel 2022. Hong Kong, Singapore, Uzbekistan e Corea del Sud si collocano
in una fascia intermedia, con valori compresi approssimativamente tra il 32% e
il 36%. La Corea del Sud, in particolare, presenta nel 2022 un valore pari al
32,9%, molto vicino a quello del Giappone.
Dall’altro lato,
numerosi Paesi orientali evidenziano livelli di fiducia estremamente bassi.
Indonesia e Filippine registrano nel 2022 valori pari rispettivamente al 4,6% e
al 5,3%. Anche Egitto, Georgia, Libia, Libano e Iraq si collocano su valori
inferiori o prossimi al 10%. Tali osservazioni incidono in modo significativo
sulla media dell’area e indicano contesti in cui la fiducia generalizzata
appare particolarmente fragile. In questi casi, la quota di individui che
dichiara di potersi fidare degli altri risulta inferiore a una persona su
dieci.
L’analisi
dinamica rafforza ulteriormente il contrasto tra le due macro-aree. Nei Paesi
occidentali con almeno due osservazioni, la variazione media tra la prima e
l’ultima rilevazione disponibile risulta positiva, pari a circa +2,9 punti
percentuali. Nell’Oriente, al contrario, la variazione media è negativa,
attestandosi intorno a -6,3 punti percentuali. L’Occidente mostra quindi una
tendenza complessivamente più stabile e moderatamente crescente, mentre
l’Oriente evidenzia più frequentemente processi di deterioramento della fiducia
interpersonale.
Tra gli incrementi
occidentali più rilevanti si distinguono la Svizzera, con un aumento di 32
punti percentuali, la Danimarca, con +27,9 punti, e l’Islanda, con +21,7 punti.
Nell’area orientale emergono invece riduzioni particolarmente marcate:
l’Indonesia registra una diminuzione di circa 41 punti percentuali, l’Iraq di
35 punti, l’Iran di 34,8 punti e l’Egitto di 30,1 punti. Tali variazioni
suggeriscono che la fiducia interpersonale non costituisce una dimensione
statica, ma può modificarsi in modo rilevante in relazione a trasformazioni
politiche, istituzionali, economiche e sociali.
In conclusione,
il confronto evidenzia che l’Occidente esteso presenta, in media, livelli di
fiducia interpersonale più elevati e una maggiore stabilità nel tempo.
L’Oriente appare invece più eterogeneo e polarizzato: include casi di fiducia
molto alta, come Cina e Macao, ma anche numerosi Paesi caratterizzati da
livelli estremamente bassi. La principale evidenza non consiste quindi in una
semplice opposizione tra un Occidente ad alta fiducia e un Oriente a bassa
fiducia, bensì nella diversa struttura interna delle due aree. L’Occidente
risulta trainato da un gruppo consistente di Paesi ad alta fiducia, mentre
l’Oriente presenta una distribuzione più frammentata, nella quale coesistono
società ad alta coesione sociale e contesti segnati da una fiducia
interpersonale particolarmente debole.
Nord e Sud.
Nord e Sud globale.
Il confronto tra
Nord globale e Sud globale, in relazione ai livelli di fiducia interpersonale
dichiarata, consente di osservare differenze significative nella distribuzione
dell’indicatore “Trust in others”. Ai fini dell’analisi, il Nord globale viene
inteso come l’insieme dei Paesi economicamente avanzati e istituzionalmente
consolidati, includendo Europa, Nord America, Australia, Nuova Zelanda, Giappone,
Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Macao, Taiwan e Israele. Il Sud globale
comprende invece America Latina, Africa, Medio Oriente e gran parte dell’Asia.
Tale distinzione deve essere interpretata come una classificazione analitica e
socio-economica, non come una separazione geografica rigida.
Nel complesso,
il Nord globale presenta livelli di fiducia interpersonale sensibilmente più
elevati rispetto al Sud globale. Considerando tutte le osservazioni disponibili
nel dataset, il Nord globale comprende 254 osservazioni relative a 56 Paesi,
mentre il Sud globale include 172 osservazioni relative a 62 Paesi. La media
della fiducia nel Nord globale è pari a circa il 31,9%, contro il 19,1% del Sud
globale. Anche la mediana conferma tale differenza: 28,7% nel Nord globale e
15,9% nel Sud globale. Questo indica che, nei Paesi del Nord globale, la quota
di individui che dichiara di potersi fidare degli altri è mediamente più alta e
più stabile.
La distanza tra
le due aree risulta ancora più evidente considerando l’ultima rilevazione
disponibile per ciascun Paese. In questo caso, il Nord globale registra una
media pari al 31,9% e una mediana del 29,6%, mentre il Sud globale si ferma a
una media del 16,4% e a una mediana del 14,3%. In termini interpretativi, ciò significa
che nel Nord globale quasi un individuo su tre dichiara fiducia negli altri,
mentre nel Sud globale tale quota tende ad avvicinarsi a un individuo su sei.
Il differenziale appare quindi strutturale e non riconducibile esclusivamente a
singole osservazioni estreme.
All’interno del
Nord globale emergono tuttavia forti differenziazioni. I valori più elevati
sono concentrati soprattutto nei Paesi nordici e in alcune economie avanzate
dell’area pacifica. La Danimarca registra nel 2022 un livello di fiducia pari
al 73,9%, la Norvegia il 72,1%, la Finlandia il 68,4%, la Svezia il 62,8% e
l’Islanda il 62,3%. Anche Svizzera, Paesi Bassi e Nuova Zelanda mostrano valori
elevati, rispettivamente pari al 58,5%, 57,0% e 56,6%. L’Australia si colloca
anch’essa in una fascia alta, con il 48,5% nel 2022. Questi Paesi costituiscono
il nucleo a maggiore fiducia del dataset e contribuiscono in modo rilevante
all’innalzamento della media del Nord globale.
Nonostante ciò,
il Nord globale non è un’area omogenea. Alcuni Paesi europei presentano livelli
di fiducia molto bassi, soprattutto nell’Europa sud-orientale e balcanica.
L’Albania registra nel 2022 appena il 2,8%, Cipro il 6,6%, la Grecia l’8,4% e
la Bosnia-Erzegovina il 9,6%. Anche Romania, Croazia, Moldova e Macedonia del
Nord si collocano su valori relativamente contenuti. Questo dimostra che
l’appartenenza al Nord globale non implica automaticamente elevati livelli di
fiducia sociale: il dato medio positivo è fortemente trainato dai Paesi
nordici, dall’Europa centro-settentrionale e dalle economie avanzate
extraeuropee.
Il Sud globale
presenta una situazione più critica e maggiormente polarizzata. La maggior
parte dei Paesi si colloca su livelli bassi o medio-bassi di fiducia
interpersonale. Nell’ultima rilevazione disponibile, solo 4 Paesi del Sud
globale superano il 30%, mentre solo 2 superano il 50%. Al contrario, 18 Paesi
si collocano sotto il 10%. Tra i valori più bassi si osservano Zimbabwe con il
2,1%, Trinidad and Tobago con il 3,2%, Perù con il 4,2%, Nicaragua con il 4,3%,
Colombia con il 4,5%, Indonesia con il 4,6% e Filippine con il 5,3%. Tali dati
indicano contesti nei quali la fiducia generalizzata appare estremamente debole
e riguarda soltanto una quota marginale della popolazione.
Anche nel Sud
globale, tuttavia, non mancano eccezioni rilevanti. La Cina registra nel 2022
un valore pari al 63,5%, collocandosi tra i Paesi con i livelli di fiducia più
elevati dell’intero dataset. L’Arabia Saudita raggiunge il 50,5% nell’ultima
osservazione disponibile del 2004, mentre lo Yemen registra il 38,5% nel 2014 e
l’Uzbekistan il 33,6% nel 2022. Questi casi mostrano che il Sud globale non può
essere descritto in modo uniforme come un’area a bassa fiducia, sebbene la sua
media complessiva risulti significativamente inferiore a quella del Nord
globale.
L’analisi
dell’evoluzione temporale rafforza ulteriormente il divario tra le due
macro-aree. Nei Paesi del Nord globale con almeno due osservazioni, la
variazione media tra la prima e l’ultima rilevazione disponibile è positiva,
pari a circa +2,9 punti percentuali. In 29 Paesi si osserva un aumento della
fiducia, mentre in 23 si registra una diminuzione. Nel Sud globale, al
contrario, la variazione media è negativa, pari a circa -5,8 punti percentuali:
solo 11 Paesi mostrano un aumento, mentre 31 registrano un calo.
Gli incrementi
più rilevanti nel Nord globale riguardano la Svizzera, con +32 punti
percentuali, la Danimarca, con +27,9 punti, l’Islanda, con +21,7 punti,
l’Austria, con +21,6 punti, e i Paesi Bassi, con +18,9 punti. Nel Sud globale,
invece, si osservano alcuni aumenti significativi, come in Uzbekistan, con
+19,7 punti, Rwanda, con +11,8 punti, e Malaysia, con +10,7 punti. Tuttavia,
tali miglioramenti non compensano i forti cali registrati in altri Paesi:
l’Indonesia perde circa 41 punti percentuali, l’Iraq 35 punti, l’Iran 34,8
punti, l’Egitto 30,1 punti e l’India 16,6 punti.
In conclusione,
il confronto evidenzia che il Nord globale presenta livelli mediamente più
elevati di fiducia interpersonale e una traiettoria complessivamente più
stabile. Il Sud globale, invece, appare caratterizzato da livelli medi
inferiori, maggiore vulnerabilità e più frequenti processi di deterioramento.
Tuttavia, la distinzione non deve essere letta in modo deterministico: entrambe
le aree presentano forti eterogeneità interne. Il Nord globale include Paesi
con fiducia molto bassa, mentre il Sud globale comprende casi di fiducia
elevata. L’evidenza principale riguarda quindi non una contrapposizione
assoluta, ma una diversa distribuzione strutturale della fiducia sociale tra le
due macro-aree.
Analisi di serie storica: la fiducia interpersonale è cresciuta o
diminuita?
L’analisi della
serie storica della fiducia interpersonale suggerisce una risposta articolata:
la fiducia non mostra una crescita generalizzata nel tempo, ma nemmeno un
crollo uniforme a livello globale. Nel complesso, i dati indicano piuttosto una
tendenza moderatamente negativa, accompagnata da forti differenze tra Paesi e
macro-aree. La fiducia interpersonale appare quindi come una variabile
dinamica, sensibile ai cambiamenti politici, economici, istituzionali e
sociali, più che come un tratto stabile e immutabile delle società.
Osservando
l’andamento medio delle rilevazioni disponibili, emerge una diminuzione dei
valori rispetto alle prime osservazioni storiche. Nel 1984 la fiducia media nei
Paesi osservati era pari a circa il 35,8%, mentre nel 1993 si attestava al
32,7%. Successivamente, il valore medio scende al 25,0% nel 1998, risale
leggermente al 27,1% nel 2004 e si mantiene intorno al 26,7% nel 2010. Nel 2014
la media si riduce ulteriormente al 23,0%, per poi collocarsi al 24,9% nel
2022. Questa traiettoria suggerisce che, nel lungo periodo, la fiducia
interpersonale media si sia ridotta rispetto ai livelli osservati nelle prime
rilevazioni.
Tuttavia, tale
interpretazione richiede cautela metodologica. Il dataset non costituisce una
serie storica perfettamente bilanciata: non tutti i Paesi sono presenti in
tutti gli anni e la composizione del campione cambia nel tempo. Di conseguenza,
una parte della variazione media può dipendere non solo da un reale cambiamento
della fiducia, ma anche dall’ingresso o dall’uscita di Paesi con livelli
strutturalmente diversi. Per questo motivo, la lettura più corretta non è
quella di una diminuzione lineare e universale, ma quella di una tendenza
complessiva alla riduzione, accompagnata da forte eterogeneità.
Un’indicazione
più precisa deriva dal confronto tra la prima e l’ultima osservazione
disponibile per ciascun Paese. Tra i Paesi con almeno due rilevazioni, 40
mostrano un aumento della fiducia, mentre 54 registrano una diminuzione. La
variazione media è leggermente negativa, pari a circa -1,0 punti percentuali,
mentre la variazione mediana è pari a circa -1,2 punti. Questo dato conferma
che, nel complesso, i Paesi in cui la fiducia diminuisce sono più numerosi di
quelli in cui aumenta. Tuttavia, l’entità media della riduzione non è molto
ampia, segnalando che la dinamica globale è più di lieve deterioramento che di
collasso generalizzato.
Le differenze
territoriali sono particolarmente rilevanti. In diversi Paesi del Nord globale
e dell’Occidente esteso la fiducia è cresciuta o si è mantenuta stabile su
livelli elevati. Svizzera, Danimarca, Islanda, Austria, Paesi Bassi e alcuni
Paesi nordici mostrano incrementi significativi nel lungo periodo. Questi casi
indicano che la fiducia può rafforzarsi in presenza di istituzioni solide,
stabilità sociale, elevato capitale sociale e percezione diffusa di
affidabilità delle relazioni collettive. Al contrario, in diversi Paesi del Sud
globale e in alcuni contesti orientali si osservano diminuzioni marcate.
Indonesia, Iraq, Iran, Egitto e India registrano riduzioni consistenti, che
suggeriscono un indebolimento della fiducia in contesti segnati da instabilità,
trasformazioni politiche, tensioni sociali o fragilità istituzionali.
In conclusione,
alla domanda se la fiducia interpersonale sia cresciuta o diminuita, la
risposta più corretta è che, nel complesso, essa appare leggermente diminuita,
ma in modo non uniforme. La fiducia non segue una traiettoria globale unica:
cresce in alcuni contesti, soprattutto caratterizzati da stabilità
istituzionale e coesione sociale, mentre diminuisce in altri, spesso associati
a maggiore vulnerabilità politica, economica o sociale. La serie storica mostra
quindi una tendenza generale al lieve deterioramento, ma soprattutto una
crescente polarizzazione tra società ad alta fiducia e società a bassa fiducia.
L’analisi dei dati sulla fiducia interpersonale
evidenzia una distribuzione fortemente diseguale dell’indicatore “Trust in
others” a livello internazionale. Il valore medio complessivo, pari al 26,7%, e
la mediana, pari al 23,6%, mostrano che la fiducia generalizzata non
rappresenta una condizione dominante nella maggior parte dei Paesi osservati.
In termini interpretativi, ciò significa che, nella parte centrale della
distribuzione, solo una quota minoritaria della popolazione dichiara di potersi
fidare degli altri. La fiducia emerge quindi come una risorsa sociale rilevante
ma scarsa, la cui presenza varia in modo significativo in base al contesto
territoriale, istituzionale e socio-economico.
Il confronto tra Occidente e
Oriente ha mostrato una tendenza più favorevole per l’Occidente esteso, che
registra valori mediamente più elevati e una maggiore stabilità nel tempo. Tale
risultato è influenzato in modo significativo dalla presenza dei Paesi nordici
e di alcune economie avanzate dell’area pacifica, come Australia e Nuova
Zelanda. Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia e Islanda si collocano
stabilmente tra i Paesi con i livelli più alti di fiducia, con valori superiori
al 60% e, in alcuni casi, oltre il 70%. Anche la Nuova Zelanda e l’Australia
presentano valori elevati rispetto alla media globale. Il Giappone, incluso
nell’Occidente secondo il criterio adottato, si colloca invece in una fascia
medio-alta, con un valore recente pari al 33,7%.
L’Oriente presenta invece una
configurazione più polarizzata. Da un lato, include Paesi con livelli di
fiducia molto elevati, come la Cina, che nel 2022 raggiunge il 63,5%, e altri
casi significativi come Macao, Singapore e Corea del Sud. Dall’altro lato,
comprende numerosi Paesi caratterizzati da livelli estremamente bassi di
fiducia, come Indonesia, Filippine, Iraq, Libano ed Egitto. Questa forte
eterogeneità interna impedisce di interpretare l’Oriente come un blocco
omogeneo. Piuttosto, i dati indicano una maggiore frammentazione, nella quale
coesistono società ad alta coesione e contesti segnati da una fiducia sociale
molto fragile.
Il confronto tra Nord globale e Sud
globale rafforza ulteriormente questa lettura. Il Nord globale registra livelli
mediamente più elevati di fiducia interpersonale e una traiettoria
complessivamente più stabile. Il Sud globale, al contrario, presenta valori
medi inferiori e una maggiore incidenza di Paesi con livelli di fiducia molto
bassi. Tuttavia, anche questa distinzione non deve essere interpretata in modo
deterministico. Alcuni Paesi del Sud globale, come Cina, Arabia Saudita,
Uzbekistan e Rwanda, mostrano valori o dinamiche positive, mentre alcuni Paesi
appartenenti al Nord globale, soprattutto nell’Europa sud-orientale, presentano
livelli contenuti.
In conclusione, la principale
evidenza emersa dall’analisi non riguarda una semplice contrapposizione tra
aree “fiduciose” e aree “sfiduciate”, ma la diversa struttura della fiducia nei
vari contesti globali. Alcune società mostrano livelli elevati e relativamente
stabili di fiducia interpersonale, mentre altre evidenziano una maggiore
vulnerabilità e processi di deterioramento. La fiducia appare quindi una
variabile dinamica, sensibile ai cambiamenti politici, economici e
istituzionali. Essa costituisce un indicatore fondamentale per comprendere la
qualità della convivenza sociale, la capacità di cooperazione e il grado di
coesione delle società contemporanee. Per questo motivo, lo studio della
fiducia interpersonale risulta particolarmente rilevante non solo sul piano
descrittivo, ma anche per l’interpretazione dei processi di sviluppo, stabilità
e trasformazione sociale.
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