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L’Italia prima del sorpasso americano: ascesa e caduta di un vantaggio secolare

 

 

 

  • Nel Seicento l’Italia aveva un PIL pro capite nettamente superiore a quello del futuro territorio statunitense.
  • Tra Settecento e Ottocento gli Stati Uniti completarono il sorpasso, ampliando rapidamente il vantaggio economico.
  • Nel secondo dopoguerra l’Italia ha recuperato terreno, ma dal Duemila il divario con gli USA è aumentato nuovamente.

 

 

Oggi il confronto economico tra Italia e Stati Uniti sembra avere un esito quasi scontato. Nel 2022, secondo il Maddison Project Database 2023, il PIL reale pro capite italiano era pari a circa 36.224 dollari internazionali del 2011, mentre quello statunitense raggiungeva circa 58.487 dollari. Il reddito medio americano risultava dunque superiore di oltre il 60 per cento. Ma proiettare questa gerarchia all'indietro sarebbe un errore. Nel lungo periodo la posizione relativa dei due paesi è cambiata radicalmente e, andando indietro di alcuni secoli, il rapporto si capovolge.

La prima cautela riguarda però la natura stessa del confronto. Parlare di “Italia” e “Stati Uniti” nel Seicento è inevitabilmente una semplificazione. L'Italia non era ancora uno Stato unitario e gli Stati Uniti d'America non esistevano come entità politica indipendente. Le serie storiche del Maddison Project ricostruiscono il prodotto per abitante riferendolo retrospettivamente ai territori che formeranno gli Stati contemporanei. Il confronto va quindi interpretato come una comparazione tra economie territoriali, non tra due Stati nazionali già costituiti.

Fatta questa precisazione, i numeri sono notevoli.

Per l'Italia il database stima un PIL pro capite di circa 2.543 dollari internazionali nel 1601 e di circa 2.396 nel 1651. Per il territorio degli attuali Stati Uniti, il primo valore disponibile attorno a quel periodo è quello del 1650: appena 897 dollari per abitante. Pur considerando l'incertezza inevitabilmente associata alle ricostruzioni economiche di epoche così lontane, la distanza è enorme.

L'Italia del XVII secolo apparteneva a un'area europea caratterizzata da città, commerci, attività manifatturiere, agricoltura relativamente sofisticata e reti economiche sviluppatesi nel corso di molti secoli. Il territorio nordamericano destinato a diventare gli Stati Uniti si trovava invece all'inizio di una trasformazione economica e demografica che avrebbe assunto dimensioni eccezionali soltanto nei secoli successivi.

Il dato del 1650 offre quindi un'immagine quasi opposta a quella contemporanea: il reddito pro capite stimato per l'area italiana era oltre due volte e mezzo quello attribuito al futuro territorio statunitense.

Ma il vantaggio italiano nascondeva una debolezza fondamentale: l'economia della penisola cresceva pochissimo.

Nel 1701 il PIL pro capite italiano è stimato in circa 2.469 dollari e nel 1751 in circa 2.485. In sostanza, per un secolo il livello di reddito medio rimane quasi immobile. È una caratteristica tipica delle economie preindustriali: periodi di espansione potevano alternarsi a crisi, guerre ed epidemie senza produrre una crescita durevole del reddito per abitante.

Dall'altra parte dell'Atlantico accade qualcosa di molto diverso.

Nel 1720 il PIL pro capite attribuito al territorio statunitense è già salito a circa 1.769 dollari. Nel 1775 raggiunge 2.419 dollari. In poco più di un secolo, quindi, la distanza con l'Italia si riduce drasticamente. L'economia italiana rimane sostanzialmente ferma, mentre quella nordamericana procede rapidamente verso la convergenza.

È questo il passaggio decisivo della storia.

Il Maddison Project non offre per entrambi i territori una serie annuale continua durante tutto il Settecento, quindi non sarebbe metodologicamente corretto indicare un singolo anno come momento esatto del sorpasso. I valori disponibili consentono però di collocare chiaramente il cambiamento nella seconda metà del XVIII secolo e comunque prima dell'inizio dell'Ottocento.

Nel 1775 gli Stati Uniti sono ancora leggermente sotto il livello italiano osservato intorno alla metà del secolo. Nel 1800, però, il PIL pro capite statunitense raggiunge circa 2.545 dollari. Nel 1801, quando abbiamo un confronto diretto, gli Stati Uniti registrano circa 2.592 dollari per abitante contro 2.515 dell'Italia.

Il sorpasso è ormai avvenuto.

Ciò che accade successivamente è ancora più importante del sorpasso stesso, perché le due traiettorie smettono progressivamente di essere parallele.

Nel 1861, anno dell'Unità d'Italia, il PIL pro capite italiano è pari a circa 2.558 dollari internazionali. Quello statunitense supera invece i 4.311 dollari. In appena sessant'anni la distanza, inizialmente molto contenuta, si è trasformata in un divario strutturale.

Nel 1870 l'Italia arriva a 2.826 dollari, mentre gli Stati Uniti superano 4.803. Nel 1900 i valori sono rispettivamente circa 3.264 e 8.038 dollari. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, nel 1913, l'Italia raggiunge 4.057 dollari per abitante, contro oltre 10.107 negli Stati Uniti.

A quel punto il rapporto storico si è completamente rovesciato.

La domanda interessante, dunque, non è soltanto quando gli Stati Uniti abbiano superato l'Italia, ma perché dopo il sorpasso il distacco sia cresciuto così rapidamente.

I dati del Maddison Project, da soli, misurano il fenomeno ma non costituiscono una spiegazione causale completa. La serie mostra tuttavia una differenza fondamentale: gli Stati Uniti entrano nell'Ottocento con una capacità di crescita del reddito per abitante molto superiore a quella italiana. L'espansione territoriale e demografica, l'abbondanza di risorse, l'accumulazione di capitale e successivamente la rapida industrializzazione accompagnano la formazione di quella che sarebbe diventata la maggiore economia mondiale.

L'Italia segue un percorso differente. L'unificazione politica arriva soltanto nel 1861 e il processo di industrializzazione accelera soprattutto tra la fine dell'Ottocento e il Novecento. Il paese comincia quindi la propria rincorsa quando il vantaggio americano è già considerevole.

La fase più interessante del confronto moderno arriva dopo la Seconda guerra mondiale.

Nel 1950 il PIL pro capite italiano è di circa 5.582 dollari, mentre quello statunitense raggiunge 15.240: quasi tre volte tanto. Ma nei vent'anni successivi l'Italia cresce a una velocità straordinaria. Nel 1970 il reddito italiano raggiunge 15.492 dollari, mentre quello statunitense è pari a circa 23.958.

L'Italia non supera gli Stati Uniti, ma riduce enormemente la distanza relativa.

È il grande processo di convergenza del secondo dopoguerra. Il paese beneficia della ricostruzione, dell'industrializzazione, dell'aumento della produttività e della trasformazione di milioni di lavoratori da un'economia prevalentemente agricola a un sistema industriale avanzato. Il cosiddetto miracolo economico rappresenta probabilmente il momento in cui, dall'Unità in avanti, l'Italia riesce più efficacemente a recuperare terreno rispetto alla frontiera americana.

La rincorsa continua, con velocità inferiore, nei decenni successivi. Nel 1990 il PIL pro capite italiano raggiunge circa 26.003 dollari, contro 36.982 degli Stati Uniti. Nel 2000 i valori sono rispettivamente circa 32.717 e 45.886 dollari.

Poi le traiettorie tornano ad allontanarsi.

Nel 2007 l'Italia raggiunge circa 36.311 dollari per abitante. La crisi finanziaria internazionale e quella europea interrompono il percorso e il reddito pro capite italiano impiega molti anni per recuperare. Nel 2022 è ancora sostanzialmente allo stesso livello, circa 36.224 dollari.

Negli Stati Uniti, invece, il valore del 2022 raggiunge circa 58.487 dollari.

Il confronto di lungo periodo assume così una forma quasi circolare. Nel Seicento l'Italia aveva un reddito per abitante nettamente superiore a quello del territorio che sarebbe diventato gli Stati Uniti. Tra Settecento e Ottocento gli americani effettuano il sorpasso. Nell'Ottocento e nella prima metà del Novecento il vantaggio statunitense si amplia. Nel secondo dopoguerra l'Italia recupera una parte considerevole della distanza, per poi perdere nuovamente terreno negli ultimi decenni.

Questa storia offre soprattutto una lezione metodologica. La ricchezza relativa delle nazioni non è immutabile. Paesi che in una determinata epoca occupano posizioni avanzate possono stagnare; economie inizialmente periferiche possono crescere, convergere e superare quelle precedentemente più prospere.

Naturalmente, più ci si allontana nel passato, maggiore deve essere la prudenza con cui vengono letti i valori puntuali. Un PIL pro capite del 1650 è una ricostruzione storica, non una misurazione statistica paragonabile alla contabilità nazionale contemporanea. Ciò non annulla però il significato della tendenza.

Ed è proprio la tendenza a raccontare la storia più interessante.

Intorno al 1650 l'Italia si collocava a circa 2.400 dollari per abitante mentre il futuro territorio statunitense era sotto i 900. All'inizio dell'Ottocento le posizioni si erano già invertite. Nel 1861 gli Stati Uniti disponevano di un reddito pro capite superiore di circa due terzi a quello italiano. Nel 1913 era circa due volte e mezzo. Dopo la spettacolare rincorsa italiana del secondo dopoguerra, il divario si ridusse, senza tuttavia scomparire. Oggi è tornato ad ampliarsi.

Il confronto storico mostra dunque che l’Italia risultava più ricca degli Stati Uniti prima del pieno decollo dell’economia americana, tra XVII e XVIII secolo. Nel corso dei tre secoli successivi, tuttavia, le gerarchie economiche si sono profondamente trasformate, dimostrando quanto le posizioni relative tra le grandi economie siano tutt’altro che permanenti. Anche gli equilibri che oggi appaiono consolidati possono quindi essere interpretati come il risultato temporaneo di processi di crescita, stagnazione, convergenza e sorpasso destinati a modificarsi nel lungo periodo.

 

 

 

 

Fonte: Maddison Historical Data

Link: https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en

 

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