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La Grande Divergenza: quando Europa e Asia hanno iniziato a prendere strade diverse

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  • ·         Nel 1700 Europa e Cina erano ancora relativamente vicine; l’industrializzazione trasformò radicalmente le distanze economiche globali.
  • ·         Nel 1950 il Regno Unito raggiungeva 11.699 dollari pro capite, contro appena 799 della Cina.
  • ·         Dal tardo Novecento l’Asia avvia una straordinaria convergenza, riducendo progressivamente il divario costruito nei secoli.

Per gran parte della storia economica mondiale, l’idea di un Occidente inevitabilmente più ricco dell’Asia avrebbe avuto poco senso. Ancora all’inizio dell’età moderna, alcune delle principali economie asiatiche disponevano di sistemi produttivi sofisticati, grandi mercati, città importanti e livelli di reddito che non autorizzavano a immaginare la distanza che sarebbe emersa nei secoli successivi. Poi qualcosa cambia. Europa occidentale e Asia iniziano a muoversi a velocità differenti e, soprattutto tra Settecento e Ottocento, la distanza diventa sempre più evidente. È il fenomeno che gli storici dell’economia definiscono Grande Divergenza.

Il Maddison Project Database 2023 permette di osservare quantitativamente questa trasformazione attraverso le ricostruzioni del PIL reale pro capite. I valori più antichi devono essere letti come stime storiche, non con la precisione delle moderne statistiche nazionali. Ma sono sufficienti per mostrare la direzione generale del cambiamento: per secoli le differenze sono relativamente contenute; con l’industrializzazione europea, le traiettorie cominciano invece a separarsi radicalmente.

La Cina costituisce il riferimento asiatico più importante. Nell’anno 1000 il suo PIL pro capite viene stimato in circa 1.225 dollari internazionali del 2011. Nel 1400 raggiunge circa 1.404 dollari e nel 1500 si trova intorno a 1.207. Nel 1600 è circa 1.217 e nel 1700 arriva a 1.543 dollari.

Questi valori raccontano un’economia nella quale il reddito medio oscilla per secoli senza imboccare una traiettoria permanente di crescita. È una caratteristica comune alle economie preindustriali. Aumenti della produzione potevano essere assorbiti dalla crescita demografica; guerre, crisi agricole ed epidemie potevano inoltre cancellare rapidamente parte dei progressi precedenti.

Il dato cinese del 1700 è particolarmente interessante: 1.543 dollari pro capite. Non descrive affatto un’economia irrilevante o irrimediabilmente arretrata. Il grande distacco che caratterizzerà il XIX e soprattutto il XX secolo non si è ancora materializzato nelle dimensioni che conosciamo oggi.

Il cambiamento emerge nei cento anni successivi. Nel 1800 il PIL pro capite cinese scende a circa 926 dollari. Nel 1820 è 882 e nel 1850 circa 858. Nel 1870 risale soltanto a 945 dollari.

La traiettoria europea è profondamente diversa. Prendiamo il Regno Unito, l’economia nella quale la rivoluzione industriale si manifesta per prima e con maggiore intensità. Intorno al 1700 il PIL pro capite britannico è già nettamente superiore a quello cinese. Durante il XVIII secolo il vantaggio aumenta e nell’Ottocento cambia completamente scala. L’industrializzazione introduce infatti qualcosa che le economie premoderne avevano raramente sperimentato: la possibilità di ottenere incrementi persistenti della produzione per abitante.

Macchine, energia fossile, fabbriche, trasformazioni nei trasporti e crescente accumulazione di capitale permettono alla produzione di aumentare più rapidamente della popolazione. È questo il punto decisivo. La Grande Divergenza non consiste semplicemente nel fatto che l’Europa cresce. Consiste nel fatto che una parte dell’Europa comincia a produrre crescita pro capite cumulativa mentre grandi economie asiatiche rimangono ancora vicine alla logica della stagnazione preindustriale.

Il 1820 rappresenta un punto di osservazione particolarmente utile. In Cina il PIL pro capite è circa 882 dollari. Il Regno Unito ha ormai raggiunto un livello molte volte superiore. Anche altre economie dell’Europa occidentale cominciano progressivamente a entrare nella nuova traiettoria, sebbene con tempi differenti.

Il divario continua ad ampliarsi nel corso dell’Ottocento. La Cina registra circa 945 dollari pro capite nel 1870 e 972 nel 1900. Nel 1913 arriva appena a 985 dollari. In oltre un secolo, dunque, il livello medio cinese rimane sostanzialmente vicino ai 1.000 dollari.

L’Europa industrializzata, nello stesso periodo, cambia completamente scala economica. Regno Unito, Germania, Francia e successivamente altre economie europee accumulano aumenti di produttività, costruiscono infrastrutture, sviluppano sistemi industriali e ampliano la produzione per abitante.

Il Giappone dimostra però che la Grande Divergenza non deve essere interpretata come una contrapposizione permanente tra “Europa” e “Asia”. Nel 1870 il PIL pro capite giapponese è circa 1.580 dollari. Nel 1900 raggiunge 2.123 e nel 1913 circa 2.431. Il Giappone comincia quindi a seguire una traiettoria di industrializzazione che lo distingue progressivamente da molte altre economie asiatiche.

La vera esplosione avverrà dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1950 il Giappone registra 3.062 dollari pro capite; nel 1970 raggiunge 15.484 e nel 1990 29.949. Nel 2022 arriva a 38.269. Il paese che inizialmente si trovava dalla parte asiatica della Grande Divergenza diventa così uno dei protagonisti della successiva convergenza.

La Cina segue una traiettoria ancora più ritardata. Nel 1950 il suo PIL pro capite è appena 799 dollari, addirittura inferiore ai livelli stimati per diversi secoli precedenti. Nel 1960 raggiunge 1.057, nel 1970 1.398 e nel 1980 1.930.

Da quel momento la storia cambia radicalmente. Nel 1990 la Cina arriva a 2.982 dollari, nel 2000 a 4.730, nel 2010 a 9.658 e nel 2022 a 19.238. Tra il 1950 e il 2022 il PIL reale pro capite cinese diventa circa 24 volte superiore.

Questo significa che alla Grande Divergenza segue, almeno per una parte dell’Asia, una Grande Convergenza.

La Corea del Sud ne offre la prova ancora più spettacolare. Nel 1950 il suo PIL pro capite era appena 998 dollari, contro 5.582 dell’Italia. Nel 1970 raggiunge 2.975 dollari, nel 1990 13.874 e nel 2010 31.538. Nel 2013 supera l’Italia e nel 2022 arriva a 41.321 dollari contro 36.224 dell’economia italiana.

La distanza creata durante la fase della divergenza non era quindi irreversibile.

La questione più complessa rimane stabilire quando esattamente sia cominciata la Grande Divergenza. I dati non indicano un singolo anno. Il processo è graduale. Differenze erano già presenti prima della rivoluzione industriale e alcune economie dell’Europa nord-occidentale avevano iniziato ad acquisire un vantaggio. Ma è soprattutto tra XVIII e XIX secolo che il divario cambia natura: non si tratta più soltanto di livelli differenti, bensì di differenti capacità di produrre crescita persistente.

Il 1800 costituisce quindi una soglia simbolica particolarmente efficace. La Cina passa dai circa 1.543 dollari pro capite del 1700 a 926 nel 1800 e 882 nel 1820. Parallelamente il Regno Unito entra nella fase dell’industrializzazione moderna. Da quel momento le curve si allontanano per oltre un secolo.

Il confronto con l’Europa continentale mostra che non tutta l’Europa diverge contemporaneamente. La Gran Bretagna anticipa il processo; Francia, Germania e altre economie seguono. Anche all’interno dell’Asia esistono enormi differenze. Parlare semplicemente di “Europa contro Asia” rischia quindi di nascondere la vera geografia del fenomeno: inizialmente è soprattutto una parte dell’Europa nord-occidentale a distaccarsi, mentre successivamente l’industrializzazione si diffonde.

Il dato forse più importante è la durata della divergenza. Una volta che un’economia comincia a crescere anche soltanto dell’1 o 2% annuo più rapidamente di un’altra, l’effetto cumulativo diventa enorme. Una differenza relativamente piccola per dieci anni può essere recuperabile. Mantenuta per un secolo, cambia completamente il rapporto tra i livelli di reddito.

È ciò che accade tra Europa industrializzata e gran parte dell’Asia durante l’Ottocento e una parte significativa del Novecento. La questione non è soltanto che l’Europa diventa più ricca: continua a diventarlo mentre molte economie asiatiche rimangono quasi ferme in termini pro capite.

Poi, nel secondo Novecento, il meccanismo comincia a funzionare nella direzione opposta. Il Giappone recupera. Seguono Corea del Sud, Taiwan, Singapore e altre economie dell’Asia orientale. Infine arriva l’accelerazione cinese.

La storia della Grande Divergenza diventa così anche la storia della sua parziale inversione. Nel 1950 la Cina era a 799 dollari pro capite e la Corea del Sud a 998. Nel 2022 sono rispettivamente a 19.238 e 41.321. Il Giappone raggiunge 38.269. Taiwan supera 53.000 e Singapore 80.000.

Non esiste quindi una legge economica secondo cui l’Europa debba essere permanentemente più ricca dell’Asia. La superiorità occidentale emersa negli ultimi secoli è un fenomeno storico, prodotto da traiettorie di crescita che a un certo punto hanno iniziato a divergere.

Ed è forse questa la lezione più importante dei dati Maddison. Guardando soltanto il XIX o il XX secolo, il vantaggio europeo può sembrare strutturale. Allargando l’orizzonte a molti secoli, appare invece come una fase particolare della storia economica mondiale.

La Grande Divergenza nasce quando una parte dell’Europa riesce a rompere la lunga stagnazione delle economie preindustriali e a trasformare l’aumento della produttività in crescita permanente del reddito per abitante. Diventa enorme quando questa differenza viene accumulata per generazioni. Ma comincia a ridursi quando alcune economie asiatiche riescono a replicare, e in determinati periodi superare, le velocità di crescita occidentali.

Dal 1700 al 1900 la storia è soprattutto quella dell’allontanamento. Dal secondo dopoguerra in avanti diventa progressivamente quella del recupero. Il risultato è che la geografia della ricchezza mondiale, dopo essere stata spostata verso Occidente dalla rivoluzione industriale, ha cominciato nuovamente a muoversi verso Oriente.

Per il grafico utilizzo la Cina come grande economia asiatica di riferimento e il Regno Unito come economia pioniera dell’industrializzazione. I dati storici molto antichi vanno interpretati come ricostruzioni e non come statistiche moderne; il loro valore è soprattutto comparativo.

La forma delle due curve sintetizza l’intera vicenda. Nel 1700 il divario è presente ma ancora relativamente contenuto: circa 2.440 dollari per il Regno Unito contro 1.543 per la Cina. Nel 1950 siamo a circa 11.699 contro appena 799. Nel 2022 il Regno Unito raggiunge circa 44.352 dollari e la Cina 19.238: la distanza rimane ampia, ma per la prima volta dopo la lunga fase della divergenza la curva cinese mostra una rincorsa rapidissima.

Fonte: Maddisono Project Database

Link: https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en

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