Le istituzioni contano più della politica? Perché paesi con regimi simili ottengono risultati economici opposti
- Regimi
politici simili possono produrre risultati opposti quando capacità
amministrativa, regole e istituzioni differiscono profondamente.
- Corea
e Argentina mostrano come stabilità, investimenti e produttività possano
modificare radicalmente traiettorie economiche nazionali.
- La
forma politica conta, ma qualità istituzionale e capacità dello Stato
influenzano concretamente la crescita.
Una
delle tentazioni più frequenti quando si cerca di spiegare perché alcuni paesi
siano diventati ricchi consiste nel partire dalla forma del regime politico.
Democrazia o autoritarismo sembrano categorie capaci di dividere il mondo in
modelli economici differenti. Ma appena si confrontano paesi appartenenti alla
stessa famiglia politica, questa spiegazione diventa insufficiente. Esistono
democrazie con redditi elevatissimi e altre che crescono lentamente; allo
stesso modo, alcuni regimi autoritari hanno realizzato spettacolari
trasformazioni industriali, mentre altri hanno prodotto stagnazione e
instabilità. Il problema, quindi, non è soltanto chi governa, ma
soprattutto come funzionano concretamente le istituzioni attraverso cui
viene governata l'economia. È una distinzione importante anche
metodologicamente: V-Dem tratta la democrazia come un fenomeno
multidimensionale, mentre i Worldwide Governance Indicators della Banca
Mondiale misurano separatamente sei aspetti della governance, tra cui efficacia
del governo, qualità regolatoria, stato di diritto e controllo della
corruzione.
La
storia economica offre un primo confronto particolarmente significativo tra
Corea del Sud e Argentina. Oggi sono entrambe democrazie, ma le loro
traiettorie economiche sono radicalmente differenti. Nel 1950 il PIL reale pro
capite sudcoreano era appena 998 dollari internazionali del 2011.
L'Argentina disponeva invece di un livello molte volte superiore ed era stata,
all'inizio del Novecento, una delle economie relativamente prospere del mondo.
Nel 2022 la situazione è rovesciata: la Corea del Sud raggiunge 41.321
dollari pro capite, mentre l'Argentina si colloca intorno a 18.292.
Il livello coreano è quindi più di due volte quello argentino.
La
differenza non può essere spiegata semplicemente dicendo che un paese è
democratico e l'altro no, perché nel periodo contemporaneo entrambi dispongono
di istituzioni elettorali. Occorre guardare alla storia accumulata delle
rispettive economie: capacità dello Stato, stabilità macroeconomica,
investimenti, capitale umano, politiche industriali e inserimento nei mercati
internazionali. La Corea ha attraversato essa stessa una lunga fase
autoritaria, ma ha costruito progressivamente una struttura produttiva
orientata alle esportazioni, prima attraverso settori industriali relativamente
semplici e successivamente spostandosi verso automobili, elettronica,
cantieristica, tecnologie digitali e semiconduttori. L'Argentina ha invece
attraversato ripetute crisi macroeconomiche, inflazione, instabilità
finanziaria e discontinuità nelle regole economiche. Due democrazie
contemporanee possono dunque ereditare strutture istituzionali ed economiche
molto differenti.
Il
confronto suggerisce cosa si intenda per “qualità istituzionale”. Non significa
soltanto avere elezioni competitive. Significa disporre di amministrazioni
capaci di applicare le decisioni, tribunali sufficientemente affidabili, regole
prevedibili, tutela dei contratti, capacità fiscale, controllo della corruzione
e politiche pubbliche implementabili. I Worldwide Governance Indicators
misurano proprio dimensioni di questo tipo in oltre 200 economie e distinguono
esplicitamente Voice and Accountability da Government Effectiveness,
Regulatory Quality, Rule of Law e Control of Corruption.
Ciò significa che partecipazione politica e capacità istituzionale non sono la
stessa variabile.
Una
distinzione analoga emerge confrontando economie non classificate come
democrazie liberali. Singapore e Cina costituiscono un esempio particolarmente
utile proprio perché dimostrano quanto possa essere ampia la dispersione
economica all'interno di categorie politiche genericamente considerate
autoritarie o fortemente centralizzate. Nel 2022 Singapore raggiunge circa 80.320
dollari internazionali pro capite, mentre la Cina arriva a 19.238.
Singapore dispone quindi di oltre quattro volte il PIL pro capite cinese. La
differenza non dimostra che un particolare modello politico sia superiore:
mostra precisamente il contrario, cioè che l'etichetta politica non è
sufficiente per spiegare il risultato.
Singapore
rappresenta inoltre un caso particolarmente interessante sul terreno della
capacità amministrativa. Nei dati della Banca Mondiale sull'efficacia del
governo, il paese registra nel 2024 un valore di circa +2,3 su una scala
delle stime WGI approssimativamente compresa tra -2,5 e +2,5, collocandosi
quindi nella fascia molto elevata della distribuzione internazionale. Il punto
economicamente importante non è attribuire il successo a una singola variabile,
ma osservare che un sistema politico fortemente centralizzato può essere
accompagnato da un'amministrazione molto efficace, così come altri sistemi
politicamente simili possono avere capacità statali molto inferiori.
Questo
permette di distinguere due concetti spesso sovrapposti: regime politico e
governance. Il primo riguarda il modo in cui viene distribuito e trasferito
il potere politico; il secondo riguarda anche la capacità concreta dello Stato
di formulare e applicare politiche, far rispettare le regole e fornire servizi.
Due paesi possono quindi avere strutture politiche relativamente simili ma
amministrazioni molto differenti. Ed è proprio questa differenza a incidere
sugli incentivi economici quotidiani di imprese e famiglie.
Un
imprenditore che deve decidere se costruire una fabbrica ragiona su un
orizzonte di dieci o vent'anni. Deve sapere se i contratti saranno rispettati,
se le autorizzazioni arriveranno in tempi prevedibili, se le infrastrutture
funzioneranno, se le regole fiscali saranno relativamente stabili e se un
investimento potrà essere protetto da espropriazioni arbitrarie. Da questo
punto di vista, la qualità istituzionale entra direttamente nella funzione
economica dell'investimento.
Lo
stesso vale per il capitale umano. Costruire scuole non basta se
l'amministrazione non riesce a trasformare la spesa in istruzione efficace.
Aumentare gli investimenti pubblici non garantisce infrastrutture migliori se
procedure inefficienti, corruzione o incapacità amministrativa ne riducono il
rendimento. E approvare una riforma non equivale a implementarla. La distanza
tra una legge scritta e una politica realmente applicata è precisamente uno
degli spazi nei quali opera la qualità istituzionale.
L'esperienza
dell'Europa orientale dopo il 1989 rende il problema ancora più evidente. Paesi
provenienti da sistemi politici ed economici relativamente simili imboccarono
successivamente traiettorie molto differenti. Nei lavori già analizzati,
Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Estonia emergono come esempi di
transizioni relativamente riuscite, accompagnate da riforme istituzionali,
stabilizzazione macroeconomica, investimenti esteri e integrazione europea.
Altri paesi dell'ex spazio sovietico incontrarono invece maggiori difficoltà nella
costruzione di istituzioni di mercato, sistemi giuridici affidabili e
amministrazioni efficaci. Il documento precedente sottolinea esplicitamente
come le economie capaci di costruire più rapidamente istituzioni di mercato e
contesti favorevoli agli investimenti abbiano successivamente registrato una
crescita più sostenuta. Le Economie che Cambiano
Non
bisogna però cadere nel mito opposto: “istituzioni buone uguale crescita
automatica”. Anche questa sarebbe una spiegazione monocausale. La crescita
dipende dall'interazione tra istituzioni, capitale fisico, capitale umano,
tecnologia, demografia, commercio e condizioni internazionali. Inoltre,
misurare la qualità istituzionale è difficile. Gli indicatori WGI, per esempio,
utilizzano informazioni provenienti da numerose fonti, comprese indagini presso
famiglie e imprese e valutazioni di esperti; sono indicatori compositi e non
misure perfette o puramente oggettive. La Banca Mondiale stessa presenta i WGI
come strumenti comparativi costruiti da molte fonti e articolati in sei
dimensioni distinte.
La
distinzione rimane però essenziale. Dire che due paesi sono “democrazie”
fornisce un'informazione importante sulla loro organizzazione politica, ma non
ci dice automaticamente quanto sia efficiente l'amministrazione pubblica. Dire
che due paesi sono “autoritari” non ci dice se possiedano la stessa capacità
fiscale, lo stesso stato di diritto o la stessa qualità regolatoria. Per questo
categorie politiche identiche possono contenere performance economiche
radicalmente differenti.
I
numeri di lungo periodo rendono il fenomeno evidente. La Corea del Sud passa da
998 dollari nel 1950 a 41.321 nel 2022, moltiplicando il PIL reale pro
capite per oltre 41 volte. L'Argentina, pur partendo molto più avanti,
arriva a circa 18.292 dollari. Singapore raggiunge 80.320 dollari,
mentre la Cina, nonostante una trasformazione storica straordinaria che porta
il suo PIL pro capite da appena 799 dollari nel 1950 a 19.238 nel 2022,
rimane a meno di un quarto del livello singaporeano. Questi valori provengono
dalle serie Maddison, che nella versione 2023 coprono 169 paesi fino al 2022.
Il
confronto suggerisce quindi di modificare la domanda. Chiedere semplicemente
“democrazia o dittatura?” rischia di essere troppo grossolano. Una domanda
economicamente più produttiva è: quali istituzioni permettono a un paese di
trasformare capitale, lavoro e tecnologia in aumenti persistenti della
produttività?
La
risposta comprende certezza delle regole, capacità amministrativa, credibilità
delle politiche, controllo della corruzione, qualità della regolazione e stato
di diritto. Ma comprende anche istruzione, infrastrutture, apertura
commerciale, innovazione e capacità di adattamento. Le istituzioni contano
precisamente perché influenzano il funzionamento di questi altri fattori.
Il
risultato finale non è quindi che la politica sia irrilevante. Al contrario, le
istituzioni sono esse stesse profondamente politiche. La conclusione è più
precisa: la semplice etichetta del regime politico contiene meno
informazioni economiche di quanto spesso immaginiamo. Due democrazie
possono avere capacità amministrative molto differenti; due regimi autoritari
possono differire enormemente nella qualità della burocrazia, nella
prevedibilità delle regole e nella gestione dell'economia.
La
storia di Corea del Sud e Argentina, così come quella di Singapore e Cina,
mostra quindi che la crescita non può essere letta attraverso un'unica
classificazione politica. Il regime stabilisce una parte delle regole del
gioco; la qualità delle istituzioni determina anche quanto efficacemente quelle
regole vengono applicate. E nel lungo periodo è proprio questa capacità di
trasformare decisioni politiche in incentivi, investimenti, servizi pubblici e
produttività a contribuire a spiegare perché paesi apparentemente simili
possano finire economicamente così lontani.
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