- Le precipitazioni estremamente
intense mostrano forte disomogeneità territoriale, concentrandosi
soprattutto nelle regioni del Nord-Est.
- Nel Centro-Sud gli eventi
estremi risultano rari, episodici e privi di una tendenza temporale
chiara.
- Le variazioni percentuali sono
poco rappresentative a causa della bassa frequenza assoluta degli eventi.
L’Istat presenta
un dataset che descrive l’andamento dei giorni con precipitazioni estremamente
intense nelle regioni italiane nel periodo compreso tra il 2011 e il 2023. Si
tratta di un fenomeno meteorologico per definizione raro, ma di grande
rilevanza per i suoi impatti sul territorio, sulle infrastrutture e sui sistemi
socio-economici. La disponibilità di una serie temporale di tredici anni
consente di osservare non solo differenze spaziali tra le regioni, ma anche
variazioni temporali che, pur con tutte le cautele del caso, possono suggerire
alcune tendenze di fondo.
Un primo elemento che emerge con chiarezza è l’elevata
disomogeneità territoriale. L’Italia mostra un quadro estremamente frammentato,
in cui regioni relativamente vicine possono presentare frequenze molto diverse
di eventi estremi. Questo riflette la complessità climatica del Paese,
fortemente condizionata dall’orografia, dalla presenza delle Alpi e degli
Appennini, dalla doppia esposizione ai bacini marittimi e dalla variabilità
delle circolazioni atmosferiche.
Le regioni dell’Italia settentrionale, in particolare quelle
alpine e prealpine, presentano nel complesso una maggiore frequenza di giorni
con precipitazioni estremamente intense rispetto al Centro e al Sud. Il
Friuli-Venezia Giulia rappresenta il caso più evidente: lungo l’intero periodo
analizzato mostra valori relativamente elevati e costanti, con picchi
significativi nel 2014 e nel 2019, anni in cui si registrano fino a sei giorni
di precipitazioni estreme. Anche nel 2023 il valore rimane alto, pari a cinque
giorni, con una variazione assoluta positiva rispetto al 2011. Questo andamento
suggerisce una persistente esposizione della regione a configurazioni
meteorologiche favorevoli a piogge intense, legate alla combinazione tra flussi
umidi da sud o sud-est e l’orografia alpina.
Altre regioni del Nord mostrano comportamenti più irregolari ma
comunque significativi. La Liguria, ad esempio, presenta valori oscillanti nel
tempo, con picchi nel 2014 e nel 2018, anni notoriamente caratterizzati da eventi
alluvionali rilevanti. Pur mostrando una diminuzione complessiva nel confronto
tra inizio e fine periodo, la regione continua a evidenziare una certa
ricorrenza di eventi estremi, coerente con la sua elevata vulnerabilità
idrogeologica e con il ruolo dell’orografia costiera nel favorire
precipitazioni molto intense in tempi brevi.
La Lombardia e il Piemonte mostrano frequenze più contenute ma
non trascurabili. In Piemonte si osserva una tendenza complessivamente
decrescente, con un valore relativamente alto nel 2011 e una riduzione nei
successivi anni, fino a valori prossimi allo zero in diverse annualità recenti.
La Lombardia, al contrario, evidenzia una maggiore variabilità, alternando anni
senza eventi a anni con uno o due giorni di precipitazioni estreme, e chiudendo
il periodo con un valore superiore a quello iniziale. Questo andamento
irregolare riflette la natura episodica del fenomeno, ma anche la difficoltà di
individuare una tendenza lineare su un arco temporale relativamente breve.
Nel Trentino-Alto Adige il quadro è ulteriormente articolato.
Considerando la regione nel suo complesso, si osserva un aumento rispetto
all’inizio del periodo, ma con forti differenze interne. La Provincia autonoma
di Bolzano presenta valori molto bassi e sporadici, mentre la Provincia
autonoma di Trento registra una maggiore frequenza di eventi, soprattutto a
partire dal 2017, con valori che raggiungono tre giorni in alcuni anni. Questo
suggerisce come, anche all’interno di un’area climaticamente omogenea, fattori locali
possano influenzare in modo significativo la distribuzione degli eventi
estremi.
Scendendo verso il Nord-Est e la pianura padana orientale, il
Veneto e l’Emilia-Romagna mostrano una presenza moderata ma discontinua di
precipitazioni estremamente intense. Nel Veneto i valori oscillano generalmente
tra zero e due, con alcuni picchi isolati, mentre in Emilia-Romagna gli eventi
risultano rari ma non assenti, con una lieve crescita negli ultimi anni. Anche
in questi casi, l’interpretazione delle variazioni percentuali risulta poco
significativa, poiché il confronto avviene spesso tra valori molto bassi o
nulli.
Le regioni dell’Italia centrale presentano complessivamente una
minore frequenza di eventi estremi rispetto al Nord. Toscana, Umbria e Marche
mostrano valori generalmente pari a zero o uno, con episodi sporadici
concentrati in singoli anni. La Toscana, in particolare, evidenzia una presenza
molto limitata di precipitazioni estremamente intense nel periodo considerato,
senza un chiaro segnale di aumento. Umbria e Marche seguono un andamento
simile, caratterizzato da una forte intermittenza e dall’assenza di una
tendenza definita.
Il Lazio rappresenta un caso leggermente diverso, con una
frequenza moderata ma più regolare di eventi estremi nella prima parte del
periodo, seguita da una riduzione negli anni più recenti. Il confronto tra il
2011 e il 2023 evidenzia una diminuzione, ma anche in questo caso la bassa
numerosità assoluta degli eventi rende prudente qualsiasi interpretazione in
termini di trend strutturale.
Nell’Italia meridionale e insulare il fenomeno risulta nel
complesso raro. Abruzzo e Campania mostrano alcuni episodi isolati distribuiti
nel tempo, senza una chiara concentrazione in specifiche fasi del periodo.
Calabria e Basilicata presentano valori occasionali, spesso limitati a uno o
due anni. Puglia e Sardegna, invece, risultano completamente prive di giorni
con precipitazioni estremamente intense lungo tutta la serie, mentre la Sicilia
registra un solo evento nel 2023. Questo non implica necessariamente l’assenza
di piogge intense in senso assoluto, ma indica che, secondo la soglia
utilizzata per definire l’estremità dell’evento, tali fenomeni non sono stati
registrati o sono risultati estremamente rari.
Un aspetto importante da sottolineare riguarda la lettura delle
variazioni percentuali. In molte regioni la presenza di valori iniziali pari a
zero rende impossibile il calcolo della variazione percentuale, mentre in altri
casi piccoli cambiamenti assoluti producono variazioni percentuali molto
elevate o molto negative. Questo limita fortemente l’utilità di tale indicatore
per confronti interregionali e suggerisce di concentrarsi maggiormente
sull’analisi delle serie temporali e dei valori assoluti.
Nel complesso, i dati non mostrano un aumento uniforme e
generalizzato dei giorni con precipitazioni estremamente intense su tutto il
territorio nazionale. Emergono invece segnali differenziati, con alcune aree
del Nord-Est che mantengono livelli elevati e altre regioni, soprattutto del
Centro-Sud, in cui il fenomeno rimane raro. Questo risultato è coerente con
l’idea che il cambiamento climatico non si manifesti in modo omogeneo nello
spazio, ma amplifichi la variabilità e l’intensità degli eventi in contesti già
predisposti da condizioni orografiche e dinamiche atmosferiche favorevoli.
In conclusione, il
dataset evidenzia come le precipitazioni estremamente intense in Italia siano
un fenomeno altamente localizzato e intermittente. La loro analisi richiede
cautela interpretativa, soprattutto quando si utilizzano indicatori sintetici
come le variazioni percentuali. Tuttavia, la persistenza di valori elevati in
alcune regioni del Nord-Est e la presenza di picchi significativi in anni
specifici confermano la rilevanza del tema per la pianificazione territoriale,
la gestione del rischio idrogeologico e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Un’estensione dell’analisi su un arco temporale più lungo e l’integrazione con
altri indicatori climatici potrebbero fornire ulteriori elementi per
comprendere l’evoluzione futura di questi eventi estremi.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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