Il Nord resta il motore dell’innovazione: Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna guidano le domande PCT 2018–2023
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Il Nord mantiene leadership innovativa, con
Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna stabilmente ai livelli più alti.
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Campania unico caso meridionale in crescita
continua, superando quota 50 brevetti PCT nel 2023.
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La pandemia impatta in modo irregolare, causando
crolli in alcune regioni e crescite inattese in altre.
L’andamento delle domande di brevetto PCT nelle
regioni italiane tra il 2018 e il 2023 mostra un quadro molto articolato,
segnato da forti differenze territoriali e da dinamiche temporali non uniformi.
Nel complesso, il Paese presenta un divario evidente tra Nord, Centro e Sud,
con il Settentrione che mantiene stabilmente livelli più elevati di attività
brevettuale internazionale, mentre il Mezzogiorno, pur con alcune eccezioni, si
colloca su valori notevolmente inferiori. I dati confermano la presenza di
ecosistemi dell’innovazione consolidati nelle regioni settentrionali, capaci di
sostenere nel tempo un’intensa produzione brevettuale anche in presenza di
shock esterni, come quello legato alla pandemia del 2020. Le regioni
meridionali, invece, mostrano una capacità innovativa più discontinua,
influenzata da variabili locali e da una base produttiva meno strutturata.
Tra le regioni più innovative spiccano Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna,
Toscana, Veneto e Lombardia. In particolare, il Friuli Venezia Giulia registra
nel 2018 il picco massimo dell’intero dataset con un valore superiore a 116,
per poi scendere progressivamente fino a circa 85 nel 2022 e risalire
leggermente nell’anno successivo. Questa traiettoria suggerisce una fase
iniziale di forte intensità innovativa seguita da un graduale
ridimensionamento, pur mantenendosi su livelli elevati. L’Emilia-Romagna si
distingue per la sua stabilità: oscilla attorno a valori prossimi a 100 in
tutti gli anni, segno di un ecosistema innovativo robusto e diversificato che
include biomedicale, automazione, meccanica e packaging. Anche la Toscana
presenta valori sostenuti, con un massimo nel 2021 vicino a 89, seguito da un
calo che la porta comunque a mantenersi sopra i 79 nel 2023. Veneto e Lombardia
mostrano entrambi una notevole regolarità: il Veneto si stabilizza tra 82 e 86,
mentre la Lombardia resta intorno agli 80, con una lieve flessione nei primi
anni e una successiva stabilizzazione. Pur essendo la regione economicamente
più forte d’Italia, la Lombardia non presenta numeri molto superiori alle altre
regioni del Nord, il che suggerisce un ecosistema innovativo ampio ma anche
distribuito su settori dove l’attività brevettuale PCT non cresce
significativamente.
Le regioni del Centro evidenziano dinamiche più irregolari e meno prevedibili.
Il Lazio si colloca su valori relativamente bassi per una regione ricca di
centri di ricerca: oscilla tra 49 e 56, con una lieve tendenza alla crescita
negli ultimi due anni. Ciò può indicare un orientamento dell’innovazione
regionale verso ambiti che non sfociano necessariamente in brevetti PCT. Le Marche
mostrano un andamento molto altalenante, passando da oltre 80 nel 2019 a valori
sensibilmente più bassi nel 2020 e nel 2022, con successive risalite. La
struttura produttiva regionale, fortemente basata su distretti specializzati,
potrebbe spiegare tale volatilità. L’Umbria, con valori compresi tra 58 e 66,
attraversa una fase di calo nel 2020 e di parziale recupero negli anni
seguenti, mantenendosi però su livelli medi rispetto al contesto italiano. La
Valle d’Aosta costituisce un caso particolare: la sua piccola dimensione
economica rende il dato altamente sensibile alle iniziative di pochi attori. Da
un valore di 67 nel 2018 si scende fino a 32 nel 2020 per poi risalire
rapidamente fino a oltre 62 nel 2023, confermando una forte oscillazione che
non riflette necessariamente una tendenza strutturale.
Il Mezzogiorno presenta valori nettamente più bassi, ma in alcune regioni
emergono segnali di rafforzamento dell’innovazione. La Campania è il caso più
significativo: parte da 43 nel 2018 e cresce in modo quasi continuo fino a
oltre 50 nel 2023, unico territorio del Sud a superare stabilmente tale soglia
negli ultimi anni. Tale andamento può essere collegato alla presenza di settori
dinamici come l’aerospazio, l’ICT e alcune specializzazioni manifatturiere supportate
da università e centri di ricerca di rilievo. La Puglia presenta un quadro di
moderata stabilità: oscilla tra 43 e 46 con un massimo nel 2020, per poi
tornare a valori leggermente inferiori, senza scostamenti drastici. L’Abruzzo
si distingue positivamente nel panorama centro-meridionale, con valori tra 51 e
62, e una fase di relativa stabilità nei quattro anni più recenti. La
Basilicata, invece, mostra un trend decrescente nel periodo 2018–2020 seguito
da una lieve risalita che non le consente però di tornare ai livelli iniziali.
Anche Calabria, Sicilia e Sardegna registrano valori compresi tra 30 e 40, con
variazioni limitate, sebbene la Sicilia presenti un picco nel 2022 intorno a 42
prima di una nuova flessione. Il Molise rappresenta un caso atipico, con valori
molto bassi nel 2020 (circa 27) seguiti da un sorprendente picco nel 2022 oltre
55 e un successivo calo, dinamica probabilmente dovuta all’impatto di pochi
brevetti ad alto valore.
L’anno 2020, segnato dalla pandemia, costituisce un punto di svolta
interessante: molte regioni registrano un calo, probabilmente legato
all’incertezza economica e al rallentamento delle attività di ricerca e
sviluppo, ma altre regioni non subiscono flessioni o addirittura migliorano.
Ciò indica che la crisi non ha colpito in modo uniforme e che la capacità di
innovazione dipende anche dalla resilienza dei settori produttivi dominanti.
Nel 2021 si osserva generalmente una ripresa, cui segue una fase di
stabilizzazione nel biennio 2022–2023.
Le tendenze generali che emergono mostrano dunque un Nord stabile e
competitivo, un Centro caratterizzato da eterogeneità e oscillazioni, e un Sud
ancora indietro ma con alcuni segnali incoraggianti, soprattutto in Campania,
Abruzzo e Puglia. Il divario territoriale resta marcato e persistente nel
periodo analizzato, e proprio questa continuità nel tempo suggerisce la
necessità di politiche mirate a rafforzare la capacità innovativa delle regioni
meno performanti attraverso investimenti in ricerca, formazione avanzata,
infrastrutture tecnologiche e collaborazione tra imprese e centri di ricerca.
Nonostante alcune dinamiche positive, soprattutto nel Mezzogiorno, non emerge
alcuna inversione strutturale del divario Nord-Sud. Nel complesso, i dati
mostrano un’Italia innovativa ma disomogenea, dove la competitività
internazionale, misurata attraverso le domande di brevetto PCT, resta
concentrata nelle regioni economicamente più forti, mentre altrove l’attività
inventiva è meno radicata e più soggetta a variazioni episodiche.
Fonte: European Innovation Scoreboard
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