Evoluzione della soddisfazione per il tempo libero nelle regioni italiane (2005-2023): un recupero generalizzato con differenze territoriali significative
L’analisi del giudizio positivo sulle prospettive future nel periodo compreso tra il 2012 e il 2023 mostra un quadro composito della fiducia e delle aspettative della popolazione italiana, con forti differenze regionali e andamenti temporali che riflettono gli eventi economici, politici e sociali del Paese. Questo indicatore rappresenta una misura sintetica dell’ottimismo collettivo, ossia della percezione che i cittadini hanno riguardo al proprio futuro e a quello della società in cui vivono. Esso è particolarmente sensibile ai mutamenti del contesto economico e sociale e risulta quindi un barometro importante del benessere soggettivo e della coesione territoriale.
Nel 2012, l’anno di apertura della serie, i valori oscillavano tra circa il 19 e il 32 per cento, segnalando già una notevole variabilità regionale. Le regioni del Nord, come Lombardia e Veneto, mostravano livelli di fiducia più elevati, mentre quelle meridionali, come Sicilia e Puglia, partivano da valori inferiori al 21 per cento. Il dato rifletteva una situazione economica difficile, segnata dagli effetti della crisi finanziaria internazionale e dalle politiche di austerità che avevano ridotto le prospettive di crescita e occupazione, influenzando direttamente le aspettative personali dei cittadini.
Negli anni successivi si osserva un lento miglioramento, soprattutto tra il 2014 e il 2016, periodo in cui quasi tutte le regioni italiane registrano un incremento del giudizio positivo. Si tratta di una fase di parziale ripresa economica, in cui l’ottimismo cresce grazie a segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro e a una percezione di miglioramento della situazione generale. In questo contesto, la Valle d’Aosta raggiunge nel 2015 un picco del 32,8 per cento, il Veneto tocca il 32,1 e la Lombardia il 32,3, mentre il Trentino-Alto Adige si mantiene intorno al 29,7, confermando l’area settentrionale come quella più ottimista. Anche l’Emilia-Romagna e il Friuli-Venezia Giulia mostrano valori in crescita, con rispettivamente il 30,4 e il 32,7 per cento, a indicare una fiducia diffusa nel Nord e nel Nord-Est.
Le regioni centrali, come Toscana, Marche, Umbria e Lazio, mostrano un andamento più variabile. La Toscana, pur partendo da livelli moderati, cresce fino a superare il 27 per cento nel 2015, mentre il Lazio si distingue per un netto aumento, passando da 24,3 nel 2012 a quasi 30 nel 2015. Questa crescita può essere interpretata come il riflesso di una ripresa occupazionale nel settore dei servizi e nella pubblica amministrazione, che in questa area geografica hanno un peso maggiore. L’Umbria e le Marche, al contrario, restano più contenute, oscillando intorno al 25 per cento, con un andamento altalenante che riflette un contesto economico meno dinamico.
Nel Mezzogiorno, i livelli di fiducia restano mediamente più bassi, ma non mancano segnali di miglioramento. Tra il 2012 e il 2016 si osserva un progressivo incremento in Campania, Basilicata e Calabria, regioni che registrano una crescita di alcuni punti percentuali, arrivando intorno al 25-27 per cento. La Campania, in particolare, passa da 20,9 nel 2012 a 23,4 nel 2016, segnando un lento recupero di fiducia. Sicilia e Puglia seguono un percorso simile, seppur con oscillazioni: entrambe crescono di circa tre punti tra il 2012 e il 2016, ma restano comunque al di sotto della media nazionale.
Il periodo 2017-2019 rappresenta una fase di consolidamento e ulteriore crescita. In queste annualità, quasi tutte le regioni registrano un incremento del giudizio positivo sulle prospettive future, raggiungendo livelli medi più alti rispetto alla fase precedente. La Lombardia sale a 34 nel 2019, la Valle d’Aosta mantiene valori vicini al 30, e il Lazio arriva a 32,7. Anche il Nord-Est mostra segnali di fiducia diffusa: il Friuli-Venezia Giulia si attesta al 31,5 per cento e l’Emilia-Romagna al 28,1, con un andamento complessivamente stabile e positivo. Questa fase coincide con un periodo di relativa stabilità economica e politica, in cui i segnali di ripresa globale e una maggiore fiducia nei mercati del lavoro favoriscono una visione più ottimista del futuro.
Nel Mezzogiorno la crescita della fiducia diventa più evidente: la Campania raggiunge il 31,4 per cento nel 2019, mostrando un incremento di oltre dieci punti rispetto al 2012, mentre la Basilicata si attesta a 28,3 e la Calabria a 29,8. Anche la Sardegna, che già mostrava valori medio-alti, tocca un picco di 35,8, tra i più alti a livello nazionale. Questi miglioramenti indicano che, nonostante permangano differenze strutturali, anche il Sud ha conosciuto una fase di maggiore ottimismo, probabilmente legata alla percezione di miglioramenti sociali e infrastrutturali, nonché a un rinnovato senso di fiducia nel futuro personale e collettivo.
Il 2020 segna un brusco arresto. La pandemia da Covid-19 e la conseguente crisi sanitaria ed economica determinano un calo generalizzato dell’ottimismo in quasi tutte le regioni italiane. Le restrizioni, la paura e l’incertezza sul futuro incidono profondamente sulla percezione collettiva. Tuttavia, l’entità del calo varia: alcune regioni come la Lombardia, la più colpita nella prima fase della pandemia, scendono solo lievemente da 34 a 31,8, mentre altre come la Calabria e la Sicilia registrano contrazioni più marcate. È interessante notare che la Sardegna, pur subendo una leggera flessione, rimane su valori molto alti (32,5 per cento), segno di una maggiore resilienza del tessuto sociale locale.
Nel biennio successivo, 2021-2023, l’ottimismo torna lentamente a crescere. L’uscita dalle restrizioni e la ripresa economica, accompagnata da una nuova attenzione ai temi della salute e della sostenibilità, alimentano una risalita diffusa. Nel 2023 la media nazionale dei giudizi positivi risulta superiore ai valori del 2012, segno di una ricostruzione progressiva del clima di fiducia. Alcune regioni mostrano risultati particolarmente positivi: la Campania raggiunge il 31,7 per cento, con un incremento di 10,8 punti assoluti rispetto al 2012, la Liguria sale a 29,4, la Sardegna arriva a 35, consolidando un guadagno di 8,4 punti. In termini relativi, la Liguria e la Campania sono le regioni con la crescita più marcata, rispettivamente del 50,7 e del 51,6 per cento, seguite dal Trentino-Alto Adige e dall’Emilia-Romagna, entrambe in aumento di oltre il 30 per cento. Anche la Calabria e la Basilicata mostrano variazioni percentuali significative, rispettivamente del 21,2 e del 28 per cento. Questi incrementi suggeriscono un miglioramento diffuso della fiducia, che tuttavia parte da basi molto diverse.
A livello territoriale, la geografia dell’ottimismo resta fortemente differenziata. Nel 2023 il Nord continua a mostrare i livelli più alti, con la Lombardia al 33,8 e il Veneto al 32, seguite dal Friuli-Venezia Giulia con 30,6 e dal Trentino-Alto Adige con 29,8. Queste regioni combinano stabilità economica, buoni livelli occupazionali e un sistema di welfare efficiente, fattori che si riflettono direttamente nella fiducia verso il futuro. Il Centro si mantiene su valori intermedi, con il Lazio che si distingue per un livello di 32,2, superiore alla media nazionale, mentre Toscana, Umbria e Marche rimangono tra 26 e 27 per cento. Nel Sud, la situazione è più variegata: la Campania raggiunge i livelli del Centro-Nord, mentre la Sicilia resta indietro con il 25,4. Tuttavia, il divario Nord-Sud, pur persistendo, sembra essersi ridotto rispetto all’inizio del periodo, grazie alla crescita più sostenuta registrata in alcune regioni meridionali.
Nel complesso, tra il 2012 e il 2023, il giudizio positivo sulle prospettive future mostra un miglioramento medio di circa sei punti percentuali, equivalente a un incremento di oltre il 20 per cento rispetto ai valori iniziali. Questo aumento, sebbene modesto in termini assoluti, rappresenta un segnale di maggiore fiducia nel futuro dopo un decennio segnato da crisi economiche e sanitarie. Le differenze regionali rimangono importanti, ma il recupero più accentuato delle regioni del Sud testimonia una convergenza lenta ma reale, in cui anche le aree tradizionalmente più svantaggiate stanno sperimentando un miglioramento del clima di fiducia.
La dinamica osservata suggerisce che la percezione del futuro in Italia è fortemente influenzata da fattori strutturali come il reddito, l’occupazione, la qualità dei servizi e la stabilità politica, ma anche da elementi culturali e sociali che plasmano la capacità di sperare e progettare. Le regioni più sviluppate e con reti sociali solide mantengono livelli più alti di fiducia, mentre quelle più fragili mostrano maggiore variabilità in risposta alle crisi. Tuttavia, la tendenza complessiva alla crescita dell’ottimismo tra 2021 e 2023 indica che, dopo una fase di forte incertezza, gli italiani hanno recuperato una visione più positiva del proprio futuro.
In conclusione, il giudizio positivo sulle prospettive future nel periodo 2012-2023 riflette una traiettoria complessa ma sostanzialmente migliorativa. L’Italia mostra un lento recupero di fiducia, un parziale avvicinamento tra Nord e Sud e una maggiore stabilità nelle regioni centrali. La pandemia ha rappresentato una battuta d’arresto significativa, ma non ha compromesso la tendenza di fondo verso un crescente ottimismo. Il futuro resta percepito con cautela, ma con una fiducia che, seppur diseguale, appare più solida e diffusa rispetto all’inizio del decennio.
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