Dalla crisi del 2011 alla stabilità del 2023: tutte le regioni italiane mostrano un aumento della fiducia nel Parlamento
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La fiducia nel Parlamento aumenta ovunque, con
una crescita media nazionale di oltre il 40%.
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Puglia, Lazio e Campania raggiungono i livelli
più alti di fiducia, superando quota cinque nel 2023.
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Sardegna e Piemonte registrano i maggiori
incrementi, segno di un recupero profondo della credibilità istituzionale.
L’analisi dei
dati sulla fiducia nel Parlamento italiano dal 2011 al 2023, disaggregata per
regione, consente di delineare un quadro complesso e articolato
dell’atteggiamento dei cittadini verso le istituzioni rappresentative. La media
complessiva dei punteggi, espressa su una scala che verosimilmente va da uno a
dieci ma che qui si colloca sempre tra il tre e il cinque, mostra una tendenza
di lungo periodo alla crescita, segno di un lento recupero della credibilità
parlamentare dopo anni di diffuso scetticismo. Tuttavia, l’incremento non è
omogeneo: esistono differenze territoriali marcate, dovute tanto a fattori
socioeconomici e politici quanto a specificità culturali e storiche delle
singole aree regionali.
Nel periodo considerato, la fiducia nel Parlamento parte da
valori relativamente bassi nel 2011, in gran parte compresi tra 3,2 e 3,7, con
lievi eccezioni. Si tratta di anni segnati dalla crisi economica e finanziaria
globale, dal governo tecnico di Mario Monti e da una diffusa percezione di
distacco tra cittadini e istituzioni. La fiducia tocca spesso minimi tra il
2012 e il 2013, anni in cui la politica nazionale appare incapace di rispondere
efficacemente alla crisi e di garantire stabilità. A partire dal 2014 si nota
un timido recupero, che diventa più consistente dal 2018 in poi, raggiungendo i
valori massimi nel triennio 2021-2023, probabilmente anche a seguito
dell’emergenza pandemica, periodo in cui la coesione istituzionale e la
visibilità del Parlamento sono aumentate sensibilmente.
Analizzando il dettaglio regionale, si osserva che quasi tutte le
regioni presentano variazioni assolute comprese tra 1 e 1,5 punti, con
incrementi percentuali che oscillano tra il 27 e il 48%. Il dato più
significativo è quello della Sardegna, che segna un aumento di 1,5 punti,
corrispondente a un incremento percentuale del 48,38%, il più alto d’Italia. La
regione sarda parte da un livello di fiducia molto basso nel 2011 (3,1), ma nel
2023 raggiunge un valore di 4,6, collocandosi nella parte alta della classifica
nazionale. Un andamento analogo si registra in Piemonte e Abruzzo, entrambe con
una variazione assoluta di 1,5 punti e un incremento percentuale del 46,875%,
segno di una crescita marcata della fiducia in regioni che tradizionalmente
mostrano un elettorato frammentato e spesso critico nei confronti delle
istituzioni centrali.
Nelle regioni del Nord la tendenza è generalmente positiva. Il
Piemonte, come già accennato, mostra un recupero evidente, passando da 3,2 nel
2011 a 4,7 nel 2023. Anche la Lombardia, la regione più popolosa del Paese,
vede un incremento rilevante: da 3,5 a 4,8, pari a un aumento del 37,14%. Il
Trentino-Alto Adige e le sue due province autonome presentano un andamento
interessante. Pur partendo da livelli di fiducia più bassi della media nazionale
nei primi anni del decennio, entrambe crescono in modo costante, fino a
raggiungere valori attorno al 4,6 nel 2023. Questo potrebbe riflettere la
particolare organizzazione istituzionale dell’area, caratterizzata da un forte
decentramento e da una percezione più diretta dell’efficacia delle istituzioni.
Il Veneto segue una traiettoria analoga, con un incremento di 1,4 punti, pari
al 43,75%, segno che anche nelle regioni storicamente più critiche nei
confronti della politica romana si registra una lenta ma evidente ricostruzione
della fiducia.
Il Centro Italia mostra risultati tra i più coerenti e positivi
dell’intero Paese. Toscana, Marche e Lazio condividono un percorso quasi
parallelo, con valori iniziali attorno al 3,4-3,5 e un livello finale di 4,9-5,
che rappresenta la soglia più alta della serie storica. La variazione
percentuale, attorno al 43%, suggerisce una ripresa solida e stabile della
fiducia, probabilmente sostenuta da un contesto economico e amministrativo meno
instabile rispetto ad altre aree. Anche l’Umbria e l’Emilia-Romagna seguono
questa tendenza, con incrementi rispettivamente del 40% e del 41,17%. Queste
regioni, spesso caratterizzate da una forte tradizione civica e da una
percezione di efficienza istituzionale, sembrano reagire meglio alle crisi
politiche e sociali, mostrando una fiducia più resiliente nel tempo.
Nell’Italia meridionale il quadro è più eterogeneo ma
tendenzialmente positivo. La Campania registra una crescita di 1,5 punti,
passando da 3,5 a 5, per un aumento percentuale del 42,85%. Un andamento simile
si osserva in Puglia, che raggiunge addirittura il valore più alto del Paese
nel 2023, pari a 5,1, partendo da 3,6 nel 2011. Questa crescita del 41,66%
potrebbe essere collegata a una percezione di maggiore rappresentanza politica
e di coinvolgimento delle regioni meridionali nel dibattito parlamentare,
specialmente negli ultimi anni. Anche Molise e Calabria mostrano progressi
significativi, pur partendo da basi leggermente superiori rispetto al resto del
Mezzogiorno. Basilicata e Sicilia crescono più moderatamente, con incrementi
rispettivi del 27% e del 35%, ma mantengono livelli finali comunque solidi,
intorno a 4,6-4,7.
Il dato complessivo più interessante è la quasi totale assenza di
regioni con variazioni negative o stagnanti. Tutte mostrano una crescita della
fiducia, anche se con intensità differenti. La Valle d’Aosta, pur registrando
un incremento percentuale più contenuto (28,57%), conferma comunque un
miglioramento strutturale, da 3,5 a 4,5. Questo suggerisce che, nonostante le
differenze territoriali e culturali, si è verificato un trend di fiducia
generalizzato verso le istituzioni parlamentari italiane. Tale fenomeno può
essere interpretato in parte come un effetto della maggiore stabilità politica
sperimentata nel periodo 2018-2023 rispetto agli anni precedenti, ma anche come
risultato dell’impatto di eventi eccezionali, quali la pandemia da Covid-19 e
la conseguente centralità del Parlamento e del Governo nel gestire le misure di
emergenza e i fondi del PNRR.
Un’altra chiave interpretativa riguarda l’evoluzione della
comunicazione politica e istituzionale. Nel decennio in esame, la crescente
digitalizzazione del dibattito pubblico, unita a una più diretta esposizione
dei rappresentanti politici attraverso i social media, ha reso il Parlamento un
attore più visibile, seppur non sempre più credibile. Tuttavia, questa maggiore
esposizione sembra aver contribuito a un recupero parziale di fiducia, specie
nelle aree dove la partecipazione politica è tradizionalmente più bassa.
Inoltre, la progressiva frammentazione del sistema politico italiano e la
nascita di nuovi movimenti, dal 2013 in poi, hanno stimolato un rinnovamento
percepito delle classi dirigenti, favorendo una parziale riappropriazione del
senso di rappresentanza democratica.
Il confronto tra Nord e Sud rivela che, contrariamente a quanto
ci si potrebbe attendere, le differenze regionali non sono più così marcate
come in passato. Nel 2011 il divario tra le regioni settentrionali e quelle
meridionali era più evidente, ma nel 2023 le medie si avvicinano: quasi ovunque
si registrano valori tra 4,6 e 5. Questo livellamento verso l’alto può essere
interpretato come segnale di una crescente omogeneità nella percezione
dell’efficacia istituzionale, anche se non necessariamente corrisponde a un
miglioramento reale delle performance parlamentari.
In conclusione, i dati
mostrano che tra il 2011 e il 2023 la fiducia nel Parlamento italiano è
aumentata in tutte le regioni, con una media di crescita percentuale superiore
al 40%. Tale evoluzione non rappresenta solo un miglioramento momentaneo, ma
sembra indicare un cambio di atteggiamento più profondo, forse collegato alla
necessità, emersa negli anni recenti, di riconoscere nelle istituzioni
rappresentative un punto di riferimento stabile in un contesto di incertezza
globale. Tuttavia, i valori assoluti, pur migliorati, restano relativamente
modesti, attestandosi intorno a 4,5-5 su una scala presumibilmente di dieci.
Questo significa che la fiducia nel Parlamento rimane fragile, facilmente
influenzabile dalle crisi politiche e dall’andamento economico. L’Italia, pur
avendo compiuto un passo avanti nella percezione di credibilità delle proprie
istituzioni democratiche, deve ancora consolidare questo progresso attraverso politiche
di trasparenza, partecipazione e responsabilità che rafforzino il legame tra
cittadini e Parlamento, garantendo che la fiducia recuperata non sia effimera
ma duratura.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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