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Il degrado urbano in Italia cala del 50% tra
2017 e 2023, migliorando la qualità territoriale.
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Le regioni alpine e nord-orientali mostrano i
risultati più virtuosi, con riduzioni superiori al 60%.
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Le aree metropolitane restano più critiche, ma
registrano un lento recupero nella percezione di vivibilità.
L’analisi dei
dati relativi alla presenza di elementi di degrado nella zona in cui si vive in
Italia dal 2017 al 2023 evidenzia una tendenza generale di miglioramento nelle
condizioni di vivibilità e nel livello di qualità urbana percepito dai
cittadini. Il fenomeno del degrado, che comprende diversi aspetti come il
deterioramento del tessuto edilizio, la presenza di rifiuti, atti di
vandalismo, insicurezza o disordine urbano, è in calo nella maggior parte delle
regioni italiane, sebbene con intensità e dinamiche diverse. Il valore
nazionale medio, pur non esplicitato nella tabella, può essere stimato intorno
a una riduzione complessiva del 40-50%, segno di un processo graduale ma
significativo di riqualificazione territoriale e miglioramento delle condizioni
ambientali, sociali e infrastrutturali.
Nel Nord-Ovest, il Piemonte mostra una riduzione sensibile,
passando dal 13,1% di cittadini che segnalavano elementi di degrado nel 2017 al
7% nel 2023, con una variazione percentuale negativa del 46,6%. Si tratta di un
dato coerente con un contesto regionale caratterizzato da una forte presenza di
aree urbane densamente popolate, come Torino, che negli ultimi anni ha
investito molto in rigenerazione urbana e innovazione ambientale. Tuttavia, il
fatto che il valore non scenda al di sotto del 7% suggerisce che alcune
criticità permangono, soprattutto nelle periferie metropolitane e nei comuni
industriali in transizione economica. In Valle d’Aosta si registra uno dei
miglioramenti più marcati a livello nazionale, con un calo del 73,9%, dal 7,3%
al 1,9%. Questo risultato è plausibilmente legato a una combinazione di
fattori: dimensione demografica contenuta, elevata qualità paesaggistica,
maggiore controllo del territorio e politiche di manutenzione ambientale
efficaci. Anche la Liguria evidenzia un miglioramento notevole, con una
diminuzione del 48,6%: il valore passa dal 10,7% al 5,5%. Le dinamiche liguri,
tuttavia, restano eterogenee: città come Genova o La Spezia hanno mostrato
interventi significativi sulla riqualificazione del waterfront e sulla mobilità
sostenibile, mentre i piccoli centri costieri soffrono ancora per l’abbandono
edilizio e l’erosione costiera.
In Lombardia, il degrado percepito scende da 11,9% a 8,6%, un
calo del 27,7%, inferiore alla media nazionale. La spiegazione può essere
ricercata nella complessità del territorio lombardo: se da un lato Milano ha
conosciuto un forte processo di gentrificazione e riqualificazione urbana,
dall’altro alcune aree periurbane e industriali della pianura continuano a
presentare segnali di degrado ambientale e sociale. Il Trentino-Alto Adige
mostra una situazione di sostanziale stabilità: i valori oscillano tra il 4,6%
e il 4,2%, con una variazione minima (-8,7%). Questo quadro riflette una
regione caratterizzata da un alto livello di qualità della vita, in cui il
degrado è fisiologicamente basso e non rappresenta un’emergenza strutturale.
Anche il Veneto mostra un calo consistente (-53,3%), con i valori che passano
dal 9,2% al 4,3%. Qui si riscontra una coerenza con la politica di
rigenerazione delle città medie e la gestione ordinata dei centri urbani, anche
se in alcune zone industriali la pressione antropica rimane significativa.
Nell’Italia nord-orientale, il Friuli-Venezia Giulia si distingue
per una delle riduzioni più ampie: da 5,1% a 2,2%, pari a una variazione del
56,8%. Questo andamento suggerisce un miglioramento continuo delle condizioni
abitative e una forte attenzione alla manutenzione del territorio, che
caratterizza storicamente le amministrazioni locali della regione.
L’Emilia-Romagna, pur partendo da valori relativamente elevati (13% nel 2017),
mostra un miglioramento netto fino al 5,2% nel 2023, con una riduzione del 60%.
Ciò testimonia la capacità della regione di coniugare sviluppo economico,
welfare urbano e politiche ambientali, pur con la vulnerabilità derivante da
eventi climatici e alluvioni che ciclicamente incidono su alcuni territori.
Anche la Toscana conferma un andamento positivo, passando da 11,2% a 6%, pari a
un -46,4%, a dimostrazione di un progressivo miglioramento nella gestione degli
spazi pubblici e nella sicurezza urbana, grazie anche a un’economia del turismo
che incentiva la cura del territorio.
Nell’Italia centrale, l’Umbria scende dal 8,9% al 4,2%, con una
riduzione del 52,8%. L’andamento altalenante registrato negli anni intermedi
suggerisce l’influenza di fattori episodici, probabilmente legati alla crisi
sismica e alla ricostruzione. Le Marche, pur partendo da valori medio-bassi,
riducono ulteriormente il degrado percepito dal 8,4% al 4,9% (-41,7%),
confermando un miglioramento graduale e diffuso. Il Lazio mostra una riduzione
meno marcata (-26,8%), con valori che rimangono relativamente elevati: da 16,4%
nel 2017 a 12% nel 2023. Roma e l’area metropolitana restano centri complessi,
con disuguaglianze territoriali e sociali che rendono più difficile un
abbattimento rapido del degrado urbano, nonostante i numerosi progetti di
riqualificazione e le politiche di sicurezza. Tuttavia, il trend resta positivo
e denota un miglioramento strutturale rispetto agli anni precedenti.
Nel Mezzogiorno, i segnali sono generalmente incoraggianti, ma
più disomogenei. L’Abruzzo registra un calo consistente (-45,1%), passando dal
10,2% al 5,6%, dimostrando un buon recupero dopo anni difficili legati a crisi
industriali e calamità naturali. In Molise, la riduzione del degrado (-51%)
riflette una gestione del territorio relativamente efficace, anche grazie alla
scala ridotta e a un controllo più capillare delle comunità locali. La
Campania, nonostante partisse da valori elevati (13%), scende al 7,9% (-39,2%),
segno di un miglioramento importante ma non ancora sufficiente a colmare il
divario con le regioni settentrionali. Napoli e le altre grandi città campane
hanno beneficiato di progetti di riqualificazione urbana, ma permangono
criticità legate alla gestione dei rifiuti, al traffico e alla sicurezza.
La Puglia evidenzia un progresso significativo, con una riduzione
del 49,7%, dal 16,3% all’8,2%. Questo risultato riflette la trasformazione
economica e urbanistica di molte aree pugliesi, sostenute da investimenti in
turismo, rigenerazione dei centri storici e infrastrutture. Tuttavia, permane
una certa disomogeneità tra le province costiere e quelle interne. La
Basilicata, pur partendo da livelli bassi (4,5%), mostra un miglioramento
ulteriore fino al 2,3% (-48,9%), confermando una situazione di degrado molto
contenuta. Anche la Calabria registra un progresso netto: dal 6,5% al 2,9%
(-55,4%). Il dato è interessante perché suggerisce che, nonostante le
difficoltà economiche e sociali, la percezione di degrado si è ridotta
sensibilmente, forse grazie a interventi mirati nei centri urbani e al
rafforzamento delle reti di prossimità. La Sicilia passa dall’8,1% al 5,7%
(-29,6%), mostrando un miglioramento più contenuto rispetto ad altre regioni
meridionali. Ciò può riflettere la persistenza di squilibri tra le aree
metropolitane di Palermo e Catania e i centri minori, dove la manutenzione
urbana è spesso carente. Infine, la Sardegna registra un calo dal 6,3% al 4,1%
(-34,9%), che può essere associato a una gestione territoriale equilibrata ma
ancora condizionata da difficoltà economiche e infrastrutturali.
Nel complesso, l’Italia mostra un chiaro trend di miglioramento
nella percezione di degrado ambientale e urbano, con variazioni regionali che
vanno dal -26% del Lazio al -74% della Valle d’Aosta. Le regioni settentrionali
partivano da livelli di degrado più alti ma hanno ottenuto riduzioni
significative grazie a investimenti pubblici e privati nella rigenerazione
urbana, nella mobilità sostenibile e nell’efficienza dei servizi locali. Le
regioni del Centro e del Sud, pur con risultati differenziati, hanno
beneficiato di politiche di coesione, fondi europei e iniziative locali di
recupero del patrimonio urbano e ambientale. Tuttavia, permane un gradiente
territoriale: le aree metropolitane di grandi dimensioni tendono ad avere
valori più elevati di degrado percepito rispetto ai territori montani o rurali,
dove la dimensione comunitaria e la prossimità sociale riducono la percezione
di disordine o abbandono.
Sul piano interpretativo, la riduzione del degrado può essere
letta come un segnale di resilienza urbana e di miglioramento della governance
territoriale, ma anche come un effetto della pandemia di Covid-19, che nel
biennio 2020-2021 ha temporaneamente ridotto la mobilità e la frequentazione
degli spazi pubblici, incidendo sulla percezione di degrado. È plausibile che
in alcune regioni la diminuzione sia stata più legata a fattori congiunturali
che strutturali, ma il trend complessivo appare consolidato anche dopo il
ritorno alla normalità. Le politiche di sostenibilità, la digitalizzazione dei
servizi comunali, la diffusione di iniziative di cittadinanza attiva e la
maggiore attenzione alla sicurezza urbana hanno contribuito a un miglioramento
generalizzato della qualità della vita.
In conclusione, il
periodo 2017-2023 descrive un’Italia che, pur restando segnata da forti
differenze territoriali, mostra un percorso diffuso di riduzione del degrado
percepito. Le regioni alpine e del Nord-Est rappresentano i modelli più
virtuosi, grazie a governance locale efficace e a una cultura della
manutenzione e della cura del territorio. Le regioni centrali e meridionali
evidenziano un miglioramento più recente, sostenuto da interventi pubblici e da
una crescente consapevolezza ambientale. L’evoluzione dei dati suggerisce che
la percezione del degrado non è solo una misura estetica, ma un indicatore
complessivo di benessere sociale, fiducia istituzionale e sostenibilità urbana.
L’obiettivo per i prossimi anni sarà consolidare questi progressi, riducendo
ulteriormente le disparità territoriali e rafforzando i processi di
rigenerazione e coesione che contribuiscono a rendere i territori più vivibili,
inclusivi e resilienti.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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