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La soddisfazione per la vita in Italia cresce dopo la crisi e torna ai livelli pre-2010

 

 

·         La soddisfazione per la vita in Italia cresce nel 2023, segnando un recupero post-pandemia stabile.

·         Le regioni meridionali mostrano i progressi maggiori, riducendo il divario storico con il Nord.

·         Fiducia, relazioni sociali e qualità urbana emergono come fattori decisivi del benessere percepito nazionale.

 

 

L’analisi dei dati sulla soddisfazione per la propria vita nelle regioni italiane tra il 2010 e il 2023 offre uno spaccato interessante del benessere soggettivo nel Paese negli ultimi tredici anni, un periodo segnato da crisi economiche, mutamenti sociali e, più di recente, dalla pandemia. La soddisfazione per la vita non misura solo il reddito o le condizioni materiali, ma rappresenta un indicatore complesso del benessere percepito, che intreccia qualità delle relazioni, fiducia nel futuro, equilibrio tra vita privata e lavoro e senso di appartenenza al proprio territorio. In generale, i dati mostrano un’Italia che, pur attraversando momenti di forte difficoltà, ha progressivamente recuperato livelli più alti di soddisfazione, anche se con significative differenze territoriali tra Nord e Sud.

Nel Nord-Ovest si osserva un miglioramento graduale ma costante. In Piemonte la soddisfazione passa dal 45,7 per cento nel 2010 al 50,1 per cento nel 2023, con una variazione positiva del 9,6 per cento. Dopo un crollo nel periodo 2012-2014, coincidente con la crisi economica e la contrazione dei redditi, la regione mostra un recupero stabile, legato probabilmente alla ripresa economica e al rafforzamento del tessuto produttivo e dei servizi urbani. Anche la Valle d’Aosta conferma un quadro positivo: pur con oscillazioni, passa da 55,9 a 56,4 per cento, mantenendo i livelli più alti d’Italia. La regione presenta una qualità della vita tra le migliori del Paese, grazie a una buona gestione dei servizi, al contesto ambientale favorevole e a una comunità coesa, fattori che incidono fortemente sul benessere soggettivo. La Liguria mostra invece un andamento più irregolare, con una forte caduta nel 2012-2015 e un successivo recupero che la porta dal 46,3 al 50,5 per cento nel 2023. La crescita del 9 per cento può essere collegata alla valorizzazione delle aree costiere e a interventi di riqualificazione urbana che hanno migliorato la vivibilità dei centri principali. La Lombardia rimane sostanzialmente stabile: 49,1 nel 2010 e 48,8 nel 2023, con una variazione minima negativa. La stabilità riflette una regione dove il benessere è diffuso ma anche dove la competitività e il ritmo di vita elevato possono influire sulla percezione individuale della qualità della vita. Milano e l’area metropolitana mostrano contrasti tra opportunità economiche e stress sociale, che tendono a compensarsi sul piano della soddisfazione complessiva.

Il Nord-Est, tradizionalmente associato a livelli di benessere elevati, conferma anche qui una posizione di vantaggio ma con leggere flessioni. Il Trentino-Alto Adige resta la regione più soddisfatta d’Italia: dal 62,9 per cento del 2010 scende lievemente al 60,1 nel 2023, un calo del 4,4 per cento. La leggera diminuzione non intacca la sua leadership nazionale e riflette probabilmente aspettative più alte in una regione dove la qualità dei servizi e del lavoro è già molto elevata. Il Veneto, invece, mostra un incremento del 3,2 per cento, passando da 46,8 a 48,3 per cento. Dopo il calo del periodo 2012-2015, dovuto agli effetti della crisi industriale, la regione torna a crescere grazie alla solidità del settore manifatturiero e al turismo diffuso. Anche il Friuli-Venezia Giulia migliora leggermente, passando da 46,8 a 48,2 per cento, con un incremento del 3 per cento. Si tratta di una regione equilibrata, con buona qualità dei servizi e livelli di disoccupazione relativamente bassi, dove la soddisfazione tende a mantenersi costante nel tempo. L’Emilia-Romagna, pur registrando un lievissimo calo, resta sopra la media nazionale con il 46,5 per cento nel 2023. La regione mostra una resilienza notevole, anche grazie al suo modello economico diffuso e alla capacità di reagire alle crisi attraverso innovazione e cooperazione locale.

Nel Centro Italia i dati evidenziano un miglioramento generalizzato ma partendo da livelli più bassi rispetto al Nord. In Toscana la soddisfazione passa da 44,5 a 46,7 per cento, con una variazione positiva del 5 per cento. Dopo un periodo di crisi profonda nel 2012-2014, coincidente con la recessione, la regione beneficia del rilancio del turismo, delle politiche di sostenibilità e di una crescente attenzione al benessere ambientale. L’Umbria mostra un andamento analogo, con un aumento del 4,3 per cento e una crescita significativa negli ultimi anni. La ricostruzione post-sismica e gli interventi per rafforzare la coesione sociale sembrano avere inciso positivamente sulla percezione del benessere. Le Marche registrano una crescita dell’11,5 per cento, tra le più alte d’Italia, passando da 40,8 a 45,5 per cento. Ciò testimonia una regione che, nonostante le difficoltà economiche, ha saputo valorizzare il capitale umano e migliorare la qualità della vita nei centri minori. Il Lazio, invece, segna un recupero ancora più marcato: da 36,9 a 45,2 per cento, con un aumento del 22,5 per cento. Roma, pur tra criticità legate ai servizi pubblici e alla gestione urbana, mostra una popolazione che esprime maggiore fiducia e benessere, probabilmente grazie a un miglioramento percepito dell’ambiente urbano e alla ripresa dell’occupazione nel terziario.

Nel Mezzogiorno si osservano dinamiche di crescita ancora più evidenti, segno che le regioni del Sud partivano da livelli di soddisfazione molto bassi ma hanno sperimentato un recupero sensibile negli ultimi anni. In Abruzzo la soddisfazione cresce del 22,8 per cento, passando da 41,1 a 50,5 per cento, un valore tra i più alti registrati nel 2023. Questo miglioramento è legato probabilmente a una combinazione di fattori: una qualità della vita meno condizionata dal ritmo urbano, la stabilità territoriale e la valorizzazione delle aree interne. In Molise l’incremento è più modesto, pari al 3 per cento, ma si nota una stabilità crescente dopo i bassi livelli del 2015, quando la soddisfazione era scesa fino al 25,8 per cento, uno dei valori più bassi d’Italia. In Campania la crescita è più significativa: da 32,1 a 38,7 per cento, con un aumento del 20,5 per cento. Nonostante resti una delle regioni con i livelli più bassi di soddisfazione, il miglioramento è netto e riflette il cambiamento in atto nelle grandi aree urbane, in particolare Napoli, dove iniziative culturali, sociali e imprenditoriali stanno ridefinendo il senso di appartenenza e il benessere collettivo. La Puglia cresce dell’11,9 per cento, passando da 39,5 a 44,2 per cento, confermando la tendenza positiva di una regione che negli ultimi anni ha investito nel turismo sostenibile e nelle politiche sociali. In Basilicata la crescita è minima, ma la regione mantiene una buona stabilità, con un valore medio del 43,5 per cento nel 2023. La Calabria migliora del 9 per cento, con un incremento da 43,1 a 47 per cento, e la Sicilia registra un aumento del 7,7 per cento, arrivando al 44,5 per cento. In entrambe le regioni la ripresa della fiducia sociale e una maggiore attenzione alle politiche giovanili e ambientali contribuiscono alla risalita. La Sardegna, infine, mostra uno dei risultati migliori del Mezzogiorno: la soddisfazione cresce del 13,4 per cento, da 43,2 a 49 per cento, grazie al rafforzamento della qualità ambientale e alla valorizzazione del capitale naturale e culturale.

Nel complesso, il quadro nazionale suggerisce che la soddisfazione per la vita in Italia è migliorata nel periodo considerato, pur con differenze territoriali marcate. La crisi economica del 2012-2014 rappresenta un punto di svolta negativo, seguito però da una fase di recupero stabile che prosegue fino al 2023. Le regioni del Nord, già caratterizzate da livelli alti di soddisfazione, mostrano una sostanziale stabilità, mentre quelle del Centro e del Sud evidenziano i miglioramenti più consistenti, segno di un parziale riequilibrio territoriale del benessere soggettivo. Il dato nazionale può essere interpretato anche come il risultato di una maggiore resilienza collettiva, emersa soprattutto dopo la pandemia, periodo in cui gli italiani sembrano aver rivalutato le dimensioni immateriali del benessere, come le relazioni, la salute e la qualità del tempo libero.

Un aspetto importante che emerge dall’analisi è il ruolo della fiducia nelle istituzioni e delle politiche territoriali. Le regioni che hanno investito di più in coesione sociale, cultura e servizi locali tendono a mostrare livelli più elevati di soddisfazione. La crescita del benessere soggettivo, dunque, non è solo un effetto della ripresa economica, ma anche della capacità dei territori di offrire qualità della vita, spazi vivibili e un senso di appartenenza. In sintesi, l’Italia del 2023 appare più fiduciosa e più equilibrata, con un benessere distribuito in modo più omogeneo rispetto al passato, segno che la dimensione soggettiva della felicità è tornata a essere un indicatore cruciale dello sviluppo sociale.

 

 

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it








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