Investimenti territoriali e fiducia nelle istituzioni migliorano il senso di sicurezza dal Nord al Sud d’Italia
· La
percezione del rischio di criminalità in Italia cala grazie a rigenerazione
urbana e coesione sociale.
· Le regioni
del Nord mostrano i maggiori progressi, trainate da fiducia istituzionale e
qualità territoriale.
· Nel Sud,
inclusione sociale e governance locale emergono come chiavi per ridurre
l’insicurezza percepita.
L’analisi dei
dati relativi alla percezione del rischio di criminalità nelle regioni italiane
tra il 2005 e il 2023 offre un quadro complesso ma indicativo dei mutamenti
sociali e territoriali del Paese negli ultimi due decenni. I dati non misurano
la criminalità reale, ma il sentimento di sicurezza o insicurezza che i
cittadini avvertono nei propri contesti di vita. Questo aspetto è influenzato
da vari fattori: i livelli effettivi di delittuosità, il degrado urbano,
l’informazione mediatica, la fiducia nelle istituzioni, le condizioni
economiche e la coesione sociale. Nel complesso, l’Italia mostra una tendenza
alla riduzione della percezione del rischio, ma con forti disuguaglianze
regionali e andamenti ciclici che riflettono eventi specifici, come la crisi
economica del 2008 o la pandemia di Covid-19, che hanno influenzato la vita
sociale e la percezione collettiva dello spazio urbano.
Nel Nord-Ovest
si osservano alcune delle dinamiche più interessanti. In Piemonte la percezione
del rischio criminalità diminuisce di oltre undici punti percentuali, passando
dal 30,9 per cento nel 2005 al 19,7 nel 2023, con una riduzione del 36 per
cento. Tuttavia, il percorso non è lineare: negli anni tra il 2010 e il 2015 si
registra un picco, con un massimo del 44,1 per cento, che probabilmente
riflette un periodo di incertezza sociale e crisi economica. Dopo il 2016 la
discesa è costante, e i valori più recenti suggeriscono un miglioramento nella
percezione di sicurezza, probabilmente connesso agli interventi di rigenerazione
urbana, alla maggiore presenza delle forze dell’ordine e alla riqualificazione
delle periferie di Torino e di altri centri urbani. In Valle d’Aosta la
situazione è ancora più positiva: dal 12,7 per cento si scende al 4,5 nel 2023,
con una variazione del 65 per cento. Si tratta di una delle regioni più sicure
e con il minor tasso di criminalità reale in Italia, caratterizzata da piccoli
centri, forte coesione sociale e buona qualità dei servizi locali. Qui la
riduzione della percezione del rischio si collega anche a una minore
esposizione a problemi tipici delle grandi aree urbane. In Liguria si osserva
una discesa più graduale, dal 25 al 17,8 per cento, con un calo del 28 per
cento. L’andamento rispecchia la realtà di una regione densamente urbanizzata, con
aree costiere caratterizzate da afflusso turistico e da fenomeni di
microcriminalità concentrati nei grandi centri come Genova, ma anche da
interventi efficaci di sicurezza urbana che hanno contribuito a un progressivo
miglioramento del sentimento collettivo. La Lombardia, invece, mostra un calo
più contenuto, dal 31,3 per cento al 25,8, pari a una riduzione del 17 per
cento. È interessante notare che Milano e l’area metropolitana, pur essendo
state interessate da una trasformazione profonda e da un netto miglioramento
della qualità urbana, mantengono livelli di percezione del rischio più elevati
della media nazionale. Ciò suggerisce che l’ambiente metropolitano, per sua
natura complesso, resta più vulnerabile alla percezione di insicurezza, anche
in presenza di miglioramenti oggettivi.
Nel Nord-Est i
valori medi sono generalmente inferiori e più stabili. In Trentino-Alto Adige
la percezione del rischio rimane bassa lungo tutto il periodo, passando da 11,6
per cento a 12, con una variazione minima del 3 per cento. Questo andamento
riflette l’alto livello di benessere, l’ordine sociale e la qualità dei servizi
pubblici della regione, dove il senso di sicurezza è parte integrante del
contesto culturale e istituzionale. Il Veneto, invece, registra una delle riduzioni
più importanti: dal 37,8 per cento nel 2005 al 19,6 nel 2023, con un calo del
48 per cento. Si tratta di un risultato che segnala una trasformazione
strutturale, probabilmente legata al miglioramento delle condizioni economiche
e infrastrutturali delle città medie come Verona, Padova e Treviso, dove la
qualità urbana e la sicurezza percepita sono aumentate sensibilmente. Anche il
Friuli-Venezia Giulia conferma una riduzione del rischio percepito, dal 19,3
per cento al 13,3, pari al 31 per cento in meno. È una regione che combina un
basso tasso di criminalità reale con una popolazione più anziana e stabile,
dove la fiducia nelle istituzioni locali resta alta. L’Emilia-Romagna mostra un
andamento altalenante ma sostanzialmente positivo: dal 24,3 al 21,4 per cento,
con una riduzione dell’11,9 per cento. Si osservano picchi nel periodo
2014-2016, in coincidenza con un aumento della microcriminalità urbana e delle
tensioni sociali legate alla crisi, seguiti da un miglioramento legato alle
politiche di inclusione e sicurezza urbana introdotte nelle città principali.
In Toscana la
percezione di insicurezza cala da 25,6 a 20,5 per cento, con una riduzione del
20 per cento. L’andamento mostra un picco nel 2015, analogo a quello osservato
in altre regioni, seguito da una riduzione costante. L’attenzione alla qualità
dello spazio pubblico e al decoro urbano nelle città d’arte, come Firenze e
Pisa, ha probabilmente contribuito a migliorare la percezione di sicurezza.
L’Umbria evidenzia una riduzione rilevante, dal 35,2 al 23,1 per cento, pari al
34 per cento in meno. Qui il sentimento di sicurezza sembra essere legato anche
alla gestione della ricostruzione post-sismica e al recupero della fiducia
sociale nelle istituzioni locali. Le Marche, invece, rappresentano un caso
isolato, con un lieve aumento della percezione del rischio, da 13,9 a 14,5 per
cento. Tuttavia, la variazione è minima e la regione rimane tra le più sicure
d’Italia secondo la percezione dei cittadini. Nel Lazio, i dati mostrano un
andamento quasi costante: dal 31,8 per cento nel 2005 al 32,8 nel 2023, con una
leggera crescita. Roma, con la sua complessità urbana, le disuguaglianze
sociali e il peso mediatico di fenomeni di criminalità diffusa, continua a
mantenere un livello di percezione del rischio elevato, anche in presenza di un
generale calo dei reati registrati.
Nel Mezzogiorno,
la situazione è più disomogenea. L’Abruzzo registra un aumento del 40 per
cento, passando dal 13,1 al 18,4 per cento. Questo incremento riflette
probabilmente un insieme di fattori: la vulnerabilità economica,
l’invecchiamento della popolazione e l’impatto di episodi di cronaca che
possono influenzare il sentimento collettivo anche in contesti con criminalità
reale contenuta. Il Molise rimane pressoché stabile, con valori oscillanti e un
leggero calo del 2,5 per cento, mentre la Basilicata mostra un aumento dell’1,4
per cento, ma partendo da livelli molto bassi. La Calabria evidenzia invece un
miglioramento significativo, con una riduzione del 31 per cento, dal 15,6 al 10,7
per cento. Ciò suggerisce un rafforzamento della fiducia nel territorio e nelle
istituzioni, nonostante la persistenza di fenomeni di criminalità organizzata.
La Sicilia, dal 23 al 22,4 per cento, mostra una sostanziale stabilità, con
oscillazioni legate ai contesti metropolitani di Palermo e Catania. La
Sardegna, invece, registra un miglioramento netto, con una riduzione del 40 per
cento, dal 17,2 al 10,3 per cento, riflettendo la coesione territoriale e la
ridotta incidenza della criminalità comune.
La Campania
merita una trattazione a parte perché resta la regione con la percezione di
insicurezza più alta d’Italia, pur mostrando un miglioramento significativo.
Dal 52,6 per cento del 2005 si scende al 39 nel 2023, con una riduzione del 25
per cento. Napoli e le altre grandi aree urbane campane sono realtà complesse
dove la criminalità organizzata, il degrado urbano e la pressione sociale
convivono con esperienze di rigenerazione, partecipazione civica e innovazione
culturale. La percezione del rischio resta alta, ma la diminuzione indica una
crescente fiducia nella possibilità di cambiamento.
Nel complesso,
la lettura dei dati suggerisce che in Italia la percezione della criminalità ha
subito un’evoluzione coerente con i processi di modernizzazione urbana e con il
miglioramento della qualità della vita nelle aree centrali e settentrionali.
Tuttavia, le differenze territoriali restano ampie. Le regioni settentrionali
partono da valori più elevati ma mostrano miglioramenti consistenti, mentre nel
Sud la riduzione è più recente e meno omogenea. Le regioni con le città
metropolitane più grandi – come Lombardia, Lazio e Campania – mantengono
livelli più alti di percezione del rischio, il che conferma che la dimensione
urbana e la densità abitativa influenzano fortemente il senso di sicurezza.
Infine, è
interessante notare che il calo generalizzato negli anni più recenti, in
particolare nel biennio 2020-2021, coincide con la pandemia e le restrizioni
alla mobilità. Il confinamento domestico e la riduzione delle interazioni
sociali hanno probabilmente ridotto l’esposizione diretta a situazioni
percepite come rischiose, generando un temporaneo aumento della percezione di
sicurezza. Tuttavia, dopo il 2021, la tendenza si stabilizza, indicando che il
miglioramento della percezione non è stato solo episodico ma in parte
strutturale.
La percezione
del rischio di criminalità si configura così come un indicatore sociale di
fiducia e benessere. L’Italia appare oggi più sicura nella coscienza collettiva
di quanto non fosse vent’anni fa. Le differenze regionali restano un elemento
centrale da considerare, ma il trend complessivo mostra una progressiva
riduzione dell’insicurezza percepita, frutto di un lento ma costante
rafforzamento della coesione sociale e del miglioramento della qualità urbana.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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