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La fiducia nel futuro cresce in quasi tutte le
regioni italiane tra il 2012 e il 2023.
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Campania e Liguria mostrano i maggiori
incrementi di ottimismo, superando il 50% di crescita complessiva.
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L’Umbria unica regione in calo: l’indice di
fiducia diminuisce leggermente rispetto al 2012.
L’analisi dei
dati relativi al giudizio positivo sulle prospettive future tra il 2012 e il
2023 nelle regioni italiane offre un quadro articolato delle percezioni di
fiducia e ottimismo della popolazione nel corso di un periodo complesso,
segnato da crisi economiche, riprese parziali, eventi politici e la pandemia di
Covid-19. Nel complesso, il dato nazionale suggerisce un miglioramento moderato
ma diffuso della fiducia, con differenze significative tra le aree geografiche
e variazioni annuali che riflettono l’influenza di fattori economici e sociali.
Le variazioni assolute e percentuali indicano che, sebbene in molte regioni il
livello di ottimismo sia cresciuto, non tutte hanno mostrato la stessa capacità
di consolidare tale miglioramento nel lungo periodo.
Nel Nord Italia,
il Piemonte mostra una crescita di 6,5 punti, pari a quasi il 30% rispetto al
2012. Si tratta di un’evoluzione moderatamente positiva, che riflette la
resilienza del tessuto industriale regionale e la capacità di adattamento ai
mutamenti economici. Tuttavia, la fluttuazione dei valori nel periodo, con
momenti di crescita e successivi cali, suggerisce che la fiducia dei piemontesi
è stata influenzata da fasi di incertezza economica, probabilmente legate alle
crisi manifatturiere e alle difficoltà di riconversione industriale. La Valle
d’Aosta, pur essendo una regione di piccole dimensioni, mostra una variazione
più contenuta, con un incremento di 4,8 punti e una crescita percentuale del
20%. Qui la fiducia rimane alta in tutto il periodo, a conferma di un contesto
socioeconomico più stabile e di una qualità della vita percepita generalmente
buona, ma la tendenza non è lineare, con oscillazioni che potrebbero essere
legate alla dipendenza da settori come il turismo, fortemente influenzato da
fattori esterni.
La Liguria
presenta invece una crescita molto più marcata, con un aumento di 9,9 punti e
un incremento percentuale superiore al 50%. Ciò indica un’evoluzione
significativa dell’ottimismo, probabilmente legata a un miglioramento delle
condizioni occupazionali e a un progressivo rinnovamento del settore terziario
e dei servizi, nonostante le difficoltà strutturali del territorio e la
popolazione mediamente più anziana. La Lombardia, cuore economico del Paese,
mostra invece un incremento molto più contenuto: 1,8 punti, pari a circa il
5,6%. Questa stabilità apparente riflette una fiducia mediamente elevata già
all’inizio del periodo e una sostanziale costanza delle aspettative, tipica di
un contesto regionale caratterizzato da un’economia solida e da una percezione
di continuità, pur in presenza di crisi cicliche.
Il Trentino-Alto
Adige evidenzia un miglioramento di 7 punti, pari a oltre il 30%, confermando
il ruolo di questa regione come una delle più fiduciose del Paese. L’andamento
positivo può essere ricondotto a fattori strutturali, come un’economia
diversificata, una buona governance locale e politiche sociali efficaci. Il
Veneto, con una crescita più moderata di 3 punti (10,3%), mostra una fiducia
oscillante, influenzata probabilmente dalle difficoltà delle piccole e medie
imprese dopo la crisi del 2008 e dalle incertezze del mercato export, ma anche
da una successiva ripresa sostenuta dalla manifattura e dal turismo. Il
Friuli-Venezia Giulia, con un aumento di 3,4 punti e una crescita del 12,5%,
mostra un percorso simile: la fiducia cresce, ma in modo discontinuo, a
testimonianza di un equilibrio fragile tra benessere sociale e preoccupazioni
per il futuro economico.
L’Emilia-Romagna
si distingue per un incremento notevole di 7,4 punti, pari a oltre il 30%. La
regione mostra una traiettoria positiva, sostenuta dalla forza del suo tessuto
produttivo, dall’alto livello di coesione sociale e dall’efficienza
amministrativa. Le variazioni annuali suggeriscono una fiducia crescente dopo
la crisi, consolidatasi negli anni post-pandemia, quando l’economia regionale
ha mostrato una forte capacità di ripresa. La Toscana, con un incremento di 4,6
punti (20,2%), mostra un andamento più irregolare, con momenti di crescita
alternati a cali. Ciò può essere legato alla contrazione di alcuni settori
tradizionali, ma anche a una diffusa consapevolezza dei limiti strutturali
dell’economia regionale, nonostante la presenza di poli innovativi.
L’Umbria
rappresenta un caso peculiare: è una delle poche regioni con un saldo negativo,
-0,9 punti, pari a una diminuzione del 3,2%. Questo dato suggerisce un
progressivo calo dell’ottimismo, probabilmente influenzato da una stagnazione
economica e da un indebolimento del tessuto industriale e dei servizi. Le
difficoltà nel rilancio dell’occupazione e la percezione di isolamento rispetto
alle aree più dinamiche del Centro-Nord potrebbero aver inciso profondamente
sulla fiducia dei cittadini. Le Marche, invece, mostrano un incremento di 2,7
punti (11,2%), con un andamento altalenante ma in leggera crescita nel lungo
periodo, segno di una lenta ripresa di fiducia nonostante le difficoltà
industriali e la crisi sismica del 2016 che ha colpito duramente la regione.
Il Lazio si
distingue per una crescita significativa di 7,9 punti, pari a oltre il 32%,
confermandosi tra le regioni in cui la fiducia è migliorata in modo più netto.
Il dato riflette probabilmente l’espansione del settore dei servizi e della
pubblica amministrazione, oltre a una crescente percezione di opportunità
economiche e culturali, specialmente nell’area metropolitana di Roma. L’Abruzzo
segue una tendenza simile, con un incremento di 6,7 punti e una crescita del
29%. La fiducia mostra una certa volatilità ma tende a rafforzarsi nel tempo,
nonostante le difficoltà legate ai terremoti e alla crisi del settore
industriale.
Il Molise registra
una crescita più contenuta, 3,8 punti pari al 15,2%, che tuttavia assume
rilievo in una regione di piccole dimensioni e con un’economia fragile. La
variazione suggerisce un lento ma progressivo miglioramento della percezione
del futuro, forse legato a una ritrovata stabilità sociale. La Campania,
invece, mostra uno dei dati più sorprendenti: un aumento di 10,8 punti e una
crescita percentuale di oltre il 51%, segnalando un netto miglioramento
dell’ottimismo. Questo risultato può essere letto come un segnale di
cambiamento nella percezione collettiva, forse favorito da un rafforzamento
delle iniziative giovanili, dal dinamismo imprenditoriale e da una progressiva
riduzione del pessimismo tradizionalmente diffuso.
La Puglia cresce
di 5,4 punti, pari al 27%, con un andamento che riflette un lento ma costante
aumento della fiducia. Le politiche regionali di sviluppo, l’espansione del
turismo e l’attenzione crescente all’innovazione hanno probabilmente
contribuito a rafforzare la percezione di prospettive migliori. La Basilicata,
con un incremento di 6,9 punti (28%), mostra anch’essa un’evoluzione positiva,
coerente con il progressivo consolidamento di alcuni settori produttivi e il
miglioramento delle infrastrutture. La Calabria cresce di 5,4 punti, pari a circa
il 21%, confermando una fiducia moderata ma in ripresa, segnale di un
miglioramento della percezione di stabilità nonostante le persistenti
difficoltà economiche e sociali.
La Sicilia
registra un incremento di 5,7 punti (28,9%), con una tendenza positiva ma non
lineare. L’ottimismo cresce soprattutto dopo il 2018, in concomitanza con un
rilancio del turismo e con un miglioramento parziale del mercato del lavoro.
Tuttavia, le oscillazioni dei valori testimoniano una fiducia ancora fragile,
facilmente influenzata dalle dinamiche politiche e dalla precarietà
strutturale. La Sardegna mostra infine un aumento consistente di 8,4 punti,
pari a oltre il 31%, posizionandosi tra le regioni con la maggiore crescita di
fiducia. La costanza dei valori elevati nel periodo recente riflette un
miglioramento diffuso nella percezione della qualità della vita, sostenuto da
una buona performance del turismo e da una crescente consapevolezza ambientale
e sociale.
Nel complesso, i
dati evidenziano un’Italia che, tra il 2012 e il 2023, ha recuperato fiducia,
pur in modo disomogeneo. Le regioni settentrionali tendono a mostrare livelli
di fiducia più alti e stabili, con incrementi moderati ma costanti, mentre il
Centro e il Sud, pur partendo da valori più bassi, registrano aumenti
percentuali spesso più rilevanti, segno di un miglioramento della percezione
del futuro da parte di popolazioni storicamente più pessimiste. Le variazioni
percentuali più alte si osservano in regioni come Campania e Liguria, a
testimonianza di un dinamismo sociale che si afferma anche in contesti
complessi.
Le regioni con
andamento più stabile, come Lombardia e Veneto, confermano un equilibrio tra
aspettative e realtà economica, mentre i casi di calo, come l’Umbria, segnalano
criticità legate a un mancato rinnovamento produttivo. Il periodo 2020-2021,
segnato dalla pandemia, mostra un temporaneo calo della fiducia, seguito però
da una ripresa in quasi tutte le regioni, a indicare una reazione positiva e
una resilienza diffusa. In sintesi, i dati delineano un Paese che, pur
attraversato da difficoltà strutturali, sembra aver ritrovato un certo
ottimismo, sostenuto da dinamiche di adattamento locale, politiche di coesione
e nuove opportunità di sviluppo, anche se le differenze territoriali rimangono
un elemento centrale nella comprensione delle prospettive future dell’Italia.
Fonte: ISTAT
Link: www.istat.it
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