La fiducia generalizzata cresce nel Mezzogiorno: segnali di convergenza con il Centro-Nord nel periodo 2010–2023
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La
fiducia cresce nel Mezzogiorno, trainata da Calabria, Basilicata e Campania,
riducendo il divario Nord-Sud.
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Il
Trentino-Alto Adige resta l'area più fiduciosa d'Italia, pur registrando un
calo recente nel periodo.
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Dal
2015 la fiducia sociale risale in molte regioni, suggerendo resilienza civica
dopo crisi economiche.
I
dati riportati nella tabella rappresentano l’andamento della fiducia
generalizzata in Italia nel periodo compreso tra il 2010 e il 2023, suddiviso
per regione. L’indicatore misura la percentuale di persone che ritengono di
potersi fidare degli altri, una variabile chiave nella letteratura sociologica
ed economica perché correlata al capitale sociale, alla coesione civile e alla
qualità istituzionale. L’analisi temporale e territoriale di questi valori
consente di cogliere tendenze strutturali e divergenze regionali, rivelando le
profonde differenze nel tessuto sociale italiano e l’evoluzione del capitale di
fiducia nel corso di oltre un decennio caratterizzato da crisi economiche,
mutamenti politici e sfide globali. Nel complesso, la fiducia generalizzata
mostra un quadro eterogeneo e frammentato, con alcune regioni del Nord e del
Centro che mantengono livelli medi o alti di fiducia, mentre gran parte del
Mezzogiorno continua a registrare valori bassi, sebbene in alcuni casi si
notino segnali di recupero negli ultimi anni. Le variazioni assolute e
percentuali tra il 2010 e il 2023 confermano un incremento moderato della
fiducia in molte aree, ma anche regressi significativi in altre, evidenziando
una geografia della fiducia ancora fortemente polarizzata. Nel Nord Italia, il
Trentino-Alto Adige rappresenta costantemente il caso più virtuoso, con valori
stabilmente superiori alla media nazionale e oscillanti tra il 30 e il 40 per
cento. Tuttavia, la regione mostra un lieve calo tra il 2010 e il 2023, con una
variazione assoluta negativa di -0,7 punti e una variazione percentuale di
-1,85 per cento. Questo andamento suggerisce che, pur mantenendo livelli di
fiducia molto elevati, il territorio ha probabilmente raggiunto una soglia di
saturazione, dove ulteriori incrementi sono difficili da ottenere. Al
contrario, regioni come il Veneto e l’Emilia-Romagna presentano miglioramenti
significativi: il Veneto cresce di circa 6 punti, pari a un aumento del 26,5
per cento, mentre l’Emilia-Romagna guadagna 4,3 punti (più del 19 per cento).
In entrambe le regioni, la fiducia mostra una ripresa soprattutto dopo il 2015,
periodo in cui la crisi economica post-2008 aveva contribuito a un
indebolimento del capitale sociale. Questi segnali positivi possono essere
interpretati come un effetto della stabilizzazione economica e della capacità
dei sistemi locali di governance di ricostruire reti di fiducia, in linea con
l’idea che il capitale sociale sia sensibile alla qualità delle istituzioni e
alla performance economica territoriale. Anche Lombardia e Toscana mostrano una
tendenza al rialzo, con aumenti rispettivamente di 2,4 punti (pari al 9,7 per
cento) e 2,9 punti (12,3 per cento). In entrambi i casi, l’andamento è
caratterizzato da oscillazioni nel periodo 2010-2016 e da una ripresa più
stabile negli anni successivi. La Lombardia, centro economico e finanziario del
Paese, riflette la resilienza di un tessuto produttivo e civico consolidato,
mentre la Toscana mostra una dinamica più graduale ma coerente con il
rafforzamento delle istituzioni locali e della partecipazione civica. Liguria e
Piemonte, pur registrando valori intermedi, evidenziano invece una certa
stagnazione: le variazioni positive sono modeste (intorno a un punto percentuale),
indicando che la fiducia non è cresciuta in modo significativo. Ciò potrebbe
essere associato a fattori strutturali, come l’invecchiamento demografico, il
calo di partecipazione civica e la persistenza di disuguaglianze territoriali. La
Valle d’Aosta costituisce un caso particolare, con un livello di fiducia molto
elevato e una crescita notevole, pari a +5,5 punti, che corrisponde a un
incremento del 21 per cento. La piccola dimensione territoriale e la forte
coesione comunitaria tipica delle regioni alpine possono aver favorito un clima
sociale più stabile e solidale, in linea con la letteratura sul capitale
sociale delle aree a elevata omogeneità culturale. Passando al Centro Italia,
l’Umbria e le Marche mostrano dinamiche divergenti. L’Umbria registra un
aumento contenuto (+1,8 punti, +8,2 per cento), con fluttuazioni che riflettono
probabilmente gli effetti delle crisi economiche e dei terremoti che hanno
colpito la regione. Le Marche, al contrario, presentano una crescita rilevante
di 7 punti (oltre il 31 per cento), con un picco nel 2023. Tale andamento può
essere interpretato come segnale di un rafforzamento del capitale sociale,
forse legato al ruolo delle reti associative e della solidarietà territoriale
dopo eventi critici. Il Lazio, che include la capitale, evidenzia un aumento di
2,5 punti (+10,6 per cento), suggerendo un miglioramento della fiducia nella
società civile, benché parta da un contesto complesso, caratterizzato da forti
disuguaglianze e da un rapporto storicamente difficile tra cittadini e
istituzioni. Nell’Italia meridionale e insulare, il quadro è più variegato ma
generalmente caratterizzato da livelli di fiducia inferiori alla media
nazionale. Tuttavia, alcune regioni mostrano progressi significativi,
segnalando una parziale inversione di tendenza. La Calabria è il caso più
emblematico: partendo da valori tra i più bassi del Paese nel 2010 (15,5 per
cento), raggiunge il 26,9 per cento nel 2023, con un incremento di 11,4 punti,
pari al 73,5 per cento. Tale crescita, la più alta a livello nazionale,
potrebbe riflettere una lenta ma costante ricostruzione delle reti sociali
locali e una maggiore fiducia nei processi collettivi, forse anche in risposta
a iniziative di cittadinanza attiva e antimafia civile che hanno contribuito a
rafforzare il senso di comunità. Risultati positivi emergono anche in
Basilicata (+6,9 punti, +43 per cento), Campania (+7,8 punti, +51 per cento) e
Sardegna (+7,2 punti, +35,6 per cento). In queste regioni, la fiducia aumenta
dopo un periodo di forte flessione, probabilmente a causa delle crisi
economiche e della sfiducia istituzionale degli anni 2010-2015. La ripresa
successiva potrebbe essere legata a miglioramenti percepiti nella qualità della
vita, nella stabilità politica locale e nella diffusione di iniziative sociali
e culturali che promuovono cooperazione e inclusione. Campania e Basilicata, in
particolare, mostrano una crescita rilevante nel triennio 2020-2023, periodo in
cui la pandemia da COVID-19 ha reso più visibili i valori di solidarietà e mutuo
aiuto, spingendo a una rivalutazione del capitale sociale come risorsa
collettiva. In contrasto con queste tendenze, Molise e Sicilia presentano
risultati negativi. Il Molise perde 1,3 punti (-6,5 per cento), segnalando un
deterioramento del clima di fiducia, forse legato alla fragilità economica e
alla marginalità territoriale. La Sicilia registra un calo ancora più marcato
di 3,7 punti (-23,4 per cento), confermando la difficoltà della regione nel
costruire relazioni sociali basate sulla fiducia reciproca. I livelli molto
bassi di fiducia rilevati nel 2023 (12,1 per cento) evidenziano la persistenza
di problemi strutturali, come la disoccupazione, la sfiducia nelle istituzioni
e la debolezza delle reti associative. Nel complesso, l’Italia settentrionale e
centrale continua a mostrare livelli di fiducia superiori rispetto al
Mezzogiorno, ma la distanza tra le due macro-aree sembra essersi leggermente
ridotta. Alcune regioni del Sud, come Calabria e Basilicata, hanno infatti
recuperato parte del divario, mentre nel Nord i margini di crescita appaiono
più contenuti, segno di una maturazione del capitale sociale piuttosto che di
un’espansione. Questa dinamica di convergenza, seppur parziale, suggerisce che
la fiducia generalizzata può essere influenzata non solo da fattori strutturali
di lungo periodo, come la ricchezza e la qualità istituzionale, ma anche da
eventi sociali e culturali specifici che mobilitano il senso di appartenenza
collettiva. Dal punto di vista temporale, il decennio mostra tre fasi principali.
La prima, tra il 2010 e il 2014, è caratterizzata da una generale instabilità,
con una tendenza al ribasso dovuta agli effetti della crisi economica globale e
delle politiche di austerità, che hanno indebolito la fiducia nelle istituzioni
e nei rapporti sociali. La seconda fase, tra il 2015 e il 2019, evidenzia una
ripresa graduale, probabilmente legata alla ripartenza economica e alla
maggiore stabilità politica in molte regioni. Infine, dal 2020 al 2023, si
osserva una fase di maggiore polarizzazione: alcune regioni consolidano la
fiducia, mentre altre registrano regressi, anche a causa delle diverse capacità
di risposta alla crisi pandemica. In sintesi, la fiducia generalizzata in
Italia nel periodo 2010-2023 mostra un mosaico complesso di traiettorie
regionali. Il Nord mantiene livelli più alti ma con incrementi contenuti; il
Centro mostra segnali di rafforzamento; il Sud, pur restando indietro,
evidenzia una crescita incoraggiante in alcune aree. L’andamento complessivo
suggerisce che la fiducia non è un elemento statico ma dinamico, influenzato
tanto dalle condizioni economiche e politiche quanto dalle esperienze
collettive di crisi e resilienza. Il miglioramento in alcune regioni
meridionali, insieme alla relativa stabilità del Nord, potrebbe indicare un
processo lento ma progressivo di riequilibrio territoriale del capitale
sociale, un fattore cruciale per la coesione e la sostenibilità del Paese nel
lungo periodo.
Fonte:
ISTAT
Link:
www.istat.it
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