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L’Italia fuori dalla mappa dei brevetti dell’intelligenza artificiale

  •  Tra il 2016 e il 2019 i brevetti legati all’intelligenza artificiale sono cresciuti rapidamente in tutti i settori industriali, confermando il ruolo dell’IA come tecnologia trasversale e motore dell’innovazione globale.
  • I comparti dei dispositivi personali e dell’informatica, delle telecomunicazioni e delle scienze della vita concentrano il maggior numero di brevetti, evidenziando una forte intensificazione degli investimenti in ricerca e sviluppo.
  • La diffusione dei brevetti nei settori della manifattura, dei trasporti, dell’energia e della finanza dimostra come l’intelligenza artificiale stia trasformando modelli produttivi, processi decisionali e servizi in tutta l’economia mondiale.

 

I dati relativi ai brevetti concessi nel campo dell’intelligenza artificiale per settore industriale tra il 2016 e il 2019 evidenziano una fase di espansione estremamente rapida dell’innovazione tecnologica a livello mondiale. L’analisi mostra come l’intelligenza artificiale sia passata da tecnologia emergente a tecnologia abilitante trasversale, capace di influenzare praticamente ogni ambito produttivo e di servizi. In tutti i comparti considerati si osserva una crescita significativa del numero di brevetti concessi, segnale di un aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo e della crescente competizione tra imprese, università e centri di ricerca per acquisire vantaggi competitivi attraverso l’innovazione.

A livello globale, il settore che registra il maggior numero di brevetti è quello dei dispositivi personali e dell’informatica. Nel 2016 si contavano 6.217 brevetti concessi, mentre nel 2019 il valore raggiunge 24.373 brevetti. Ciò significa che in appena quattro anni il numero di innovazioni brevettate è quasi quadruplicato. Questo risultato non sorprende, considerando che smartphone, computer, assistenti virtuali, sistemi di riconoscimento vocale e piattaforme digitali rappresentano gli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale trova applicazioni immediate e commercialmente molto redditizie. La forte crescita indica come le imprese tecnologiche abbiano investito massicciamente nello sviluppo di algoritmi, interfacce intelligenti e sistemi di personalizzazione dei servizi digitali.

Il secondo settore per numerosità di brevetti è quello delle telecomunicazioni. I dati mostrano un incremento da 2.323 brevetti nel 2016 a 7.900 nel 2019. Anche in questo caso si tratta di una crescita straordinaria, superiore al 240%. Le telecomunicazioni rappresentano infatti una delle infrastrutture fondamentali dell’economia digitale. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale consente di migliorare la gestione delle reti, ottimizzare il traffico dati, aumentare la sicurezza delle comunicazioni e sviluppare servizi avanzati per utenti e imprese. L’evoluzione verso reti sempre più complesse, come quelle associate alla diffusione del 5G, ha probabilmente contribuito ad accelerare la produzione di innovazioni brevettabili.

Un ruolo particolarmente rilevante emerge anche nel settore delle scienze della vita. I brevetti passano da 1.791 nel 2016 a 5.573 nel 2019. Questo dato conferma l’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nelle attività mediche, farmaceutiche e biotecnologiche. Gli algoritmi vengono utilizzati per supportare la diagnosi delle malattie, identificare nuovi farmaci, analizzare grandi quantità di dati clinici e migliorare l’efficienza dei processi sanitari. La crescita osservata evidenzia come il settore sanitario abbia riconosciuto il potenziale trasformativo dell’intelligenza artificiale e abbia incrementato notevolmente gli investimenti in ricerca.

Anche il comparto business mostra una dinamica particolarmente vivace. Il numero di brevetti aumenta da 1.630 a 5.511 unità nel periodo considerato. Questa categoria comprende probabilmente applicazioni legate all’automazione dei processi aziendali, all’analisi predittiva, ai sistemi di supporto alle decisioni e alla gestione intelligente delle informazioni. Il forte incremento dimostra come le organizzazioni abbiano progressivamente integrato l’intelligenza artificiale nelle attività operative e strategiche, riconoscendone il valore nella riduzione dei costi e nell’aumento della produttività.

Il settore dei trasporti registra anch’esso una crescita consistente, passando da 1.620 brevetti nel 2016 a 4.282 nel 2019. Questo andamento riflette l’interesse crescente verso i veicoli autonomi, i sistemi intelligenti di gestione del traffico, la logistica automatizzata e le applicazioni avanzate per la mobilità urbana. L’intelligenza artificiale rappresenta infatti uno dei principali motori dell’innovazione nel settore dei trasporti, contribuendo a migliorare sicurezza, efficienza energetica e sostenibilità.

Un incremento significativo si osserva inoltre nel comparto della sicurezza, dove i brevetti passano da 739 a 2.284 unità. La crescente digitalizzazione delle attività economiche e sociali ha determinato un aumento delle esigenze di protezione dei dati, delle infrastrutture critiche e delle reti informatiche. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per rilevare minacce informatiche, identificare comportamenti anomali e sviluppare sistemi di sorveglianza sempre più sofisticati. La rapida crescita dei brevetti in questo settore testimonia la centralità della cybersecurity nell’economia contemporanea.

Particolarmente interessante è anche il settore dell’industria e della manifattura. I brevetti aumentano da 598 nel 2016 a 2.761 nel 2019. Sebbene i valori assoluti siano inferiori rispetto ad altri comparti, il tasso di crescita è estremamente elevato. Questo fenomeno può essere interpretato come una conseguenza della diffusione dei paradigmi dell’Industria 4.0, che prevedono l’integrazione di tecnologie digitali avanzate nei processi produttivi. Attraverso l’intelligenza artificiale è possibile migliorare il controllo qualità, ottimizzare la manutenzione degli impianti e aumentare la flessibilità della produzione.

Le applicazioni nell’ambito della gestione energetica mostrano un’evoluzione altrettanto significativa. I brevetti passano da 499 nel 2016 a 1.822 nel 2019. In questo settore l’intelligenza artificiale viene utilizzata per ottimizzare il consumo energetico, migliorare l’efficienza delle reti elettriche e favorire l’integrazione delle fonti rinnovabili. La crescita evidenzia come le sfide legate alla sostenibilità ambientale e alla transizione energetica abbiano stimolato la ricerca di soluzioni innovative basate sull’elaborazione intelligente dei dati.

Un altro ambito in forte espansione è quello delle scienze fisiche e dell’ingegneria, che registra un aumento da 421 a 1.594 brevetti. Sebbene rappresenti uno dei comparti meno numerosi in termini assoluti, il ritmo di crescita conferma il ruolo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo di nuovi materiali, nella simulazione di processi complessi e nell’ottimizzazione delle attività di progettazione e ricerca scientifica.

Infine, il settore bancario e finanziario evidenzia una crescita particolarmente marcata. I brevetti concessi aumentano da 415 nel 2016 a 1.529 nel 2019. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività finanziarie comprende applicazioni quali il rilevamento delle frodi, la valutazione del rischio creditizio, il trading algoritmico e la consulenza automatizzata agli investitori. L’espansione dei brevetti testimonia come il settore finanziario abbia progressivamente adottato tecnologie avanzate per migliorare l’efficienza operativa e la qualità dei servizi offerti ai clienti.

Osservando l’insieme dei dati emerge chiaramente che nessun settore rimane escluso dalla trasformazione guidata dall’intelligenza artificiale. Tutte le categorie registrano incrementi sostanziali e, in molti casi, i valori del 2019 risultano più che triplicati rispetto a quelli del 2016. Questo andamento suggerisce che l’intelligenza artificiale non rappresenta una tecnologia limitata a specifici comparti, ma una piattaforma innovativa capace di generare opportunità in contesti molto differenti.

Dal punto di vista economico, la crescita dei brevetti costituisce un indicatore importante della capacità innovativa globale. L’aumento delle registrazioni segnala non soltanto una maggiore attività di ricerca, ma anche la volontà degli attori economici di proteggere la proprietà intellettuale associata alle nuove soluzioni tecnologiche. In un contesto caratterizzato da una concorrenza internazionale sempre più intensa, il possesso di brevetti rappresenta infatti uno strumento strategico per consolidare posizioni di mercato e attrarre investimenti.

In conclusione, i dati mostrano che tra il 2016 e il 2019 l’intelligenza artificiale ha conosciuto una fase di sviluppo straordinariamente rapida, con una crescita diffusa in tutti i settori industriali analizzati. I comparti dei dispositivi personali e dell’informatica, delle telecomunicazioni e delle scienze della vita emergono come i principali protagonisti di questa trasformazione, ma anche gli altri ambiti evidenziano progressi rilevanti. L’analisi conferma quindi che l’intelligenza artificiale è diventata uno dei principali motori dell’innovazione contemporanea, influenzando profondamente i modelli produttivi, organizzativi e tecnologici dell’economia mondiale.

 

Un elemento particolarmente significativo che emerge dall’analisi dei brevetti concessi nel settore dell’intelligenza artificiale è l’assenza dell’Italia tra i principali Paesi innovatori a livello mondiale. Mentre economie come Cina, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone registrano migliaia di brevetti e tassi di crescita estremamente elevati, l’Italia non compare nelle prime posizioni della graduatoria internazionale, evidenziando un ritardo nella capacità di trasformare la ricerca scientifica e tecnologica in proprietà intellettuale tutelata. Tale situazione appare ancor più rilevante se si considera il peso economico del Paese e la presenza di un sistema manifatturiero tra i più importanti d’Europa. Le ragioni di questa debolezza sono molteplici e comprendono una minore intensità degli investimenti in ricerca e sviluppo rispetto ai principali concorrenti internazionali, una limitata disponibilità di capitale di rischio per le imprese innovative e una struttura produttiva caratterizzata dalla prevalenza di piccole e medie imprese, spesso meno propense a sostenere i costi associati ai processi di brevettazione. A ciò si aggiunge una storica difficoltà nel trasferimento tecnologico tra università, centri di ricerca e sistema imprenditoriale, che riduce la capacità di valorizzare economicamente le innovazioni generate nel mondo accademico. L’assenza dell’Italia non implica necessariamente una mancanza di competenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale, ma evidenzia piuttosto una limitata capacità di trasformare tali competenze in innovazioni protette e commercializzabili. In un contesto globale sempre più orientato alla competizione tecnologica, il rafforzamento delle politiche di sostegno alla ricerca, all’innovazione e alla brevettazione rappresenta una condizione essenziale per evitare un progressivo ampliamento del divario rispetto ai principali leader internazionali.



Fonte: Our World in Data

Link: https://ourworldindata.org/grapher/artificial-intelligence-granted-patents-by-industry?overlay=download-data

















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