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Nel 2024 il 29,8% dei giovani lucani possiede una
laurea o un titolo terziario certificato.
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La Basilicata è seconda nel Mezzogiorno, ma resta
1,8 punti sotto la media italiana complessiva.
- · Dal minimo del 2022, la quota è risalita di 4,1 punti in appena due anni.
Nel 2024 quasi tre giovani lucani
su dieci possiedono una laurea o un altro titolo di istruzione terziaria. La
quota dei 25-34enni con un titolo superiore raggiunge infatti il 29,8%, il
valore più alto registrato in Basilicata nella serie disponibile. È una
fotografia che racconta un progresso importante: nel 2018 la percentuale era
ferma al 26,2%. In sei anni l’aumento è stato quindi di 3,6 punti percentuali,
equivalente a una crescita relativa del 13,7%. Ma racconta anche una distanza
che non è stata ancora colmata. Nello stesso 2024 la media italiana è arrivata
al 31,6%, 1,8 punti sopra quella lucana.
I dati, provenienti dalla
Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, misurano la percentuale di
laureati e possessori di altri titoli terziari tra i 25 e i 34 anni,
considerando insieme uomini e donne. Anche se la tabella riporta le colonne dal
2004, i valori effettivamente disponibili per questo indicatore partono dal
2018. È dunque su sette anni, dal 2018 al 2024, che si può ricostruire
l’andamento. Un arco temporale breve, ma sufficiente per cogliere sia la
direzione di fondo sia le forti oscillazioni che caratterizzano una regione
demograficamente piccola.
La traiettoria lucana non è stata
lineare. Dal 26,2% del 2018 si sale al 28,1% nel 2019, con un balzo di 1,9
punti in un solo anno. Nel 2020 si torna al 27,2%, con una flessione di 0,9
punti, seguita da un lieve recupero al 27,4% nel 2021. Il passaggio più critico
arriva nel 2022, quando la quota scende al 25,7%, minimo della serie. Da quel
livello parte però una rimonta molto rapida: 27,8% nel 2023 e 29,8% nel 2024.
In appena due anni il guadagno è di 4,1 punti percentuali, pari a quasi il 16%
rispetto al valore del 2022.
L’alternanza invita alla cautela.
Le variazioni annuali vanno dal calo di 1,7 punti del 2022 all’aumento di 2,1
punti del 2023. In una regione demograficamente piccola può incidere anche la
natura campionaria della rilevazione. Più del singolo anno conta dunque la
tendenza complessiva, che rimane positiva.
Nel confronto nazionale la
Basilicata migliora, ma non recupera terreno sull’Italia. Nel 2018 la regione
era al 26,2%, contro il 27,9% nazionale: un ritardo di 1,7 punti. Nel 2024 il
confronto è tra 29,8% e 31,6%, con una distanza di 1,8 punti. Il divario è
dunque quasi immutato. Anche la variazione assoluta è simile: più 3,6 punti in
Basilicata e più 3,7 in Italia. In termini relativi, però, l’avanzamento lucano
è leggermente maggiore, il 13,7% contro il 13,3%, perché parte da una base più
bassa.
Nel 2019 la Basilicata, al 28,1%,
superava di 0,2 punti la media italiana. Nel 2022, invece, il ritardo era
salito a 3,5 punti: 25,7% contro 29,2%. La ripresa successiva ha riportato la
distanza a 1,8 punti: non ancora una convergenza strutturale, ma un recupero
evidente.
La posizione cambia nettamente
quando il confronto si sposta sulle macroaree. Nel 2024 il Nord presenta una
quota del 34,5% e il Centro del 35,1%. Rispetto alla Basilicata, i vantaggi
sono rispettivamente di 4,7 e 5,3 punti. Il Nord-est raggiunge addirittura il
35,7%, 5,9 punti più della regione lucana, mentre il Nord-ovest si ferma al
33,6%, mantenendo comunque un margine di 3,8 punti. La Basilicata resta quindi
distante dalle aree del Paese nelle quali la presenza di giovani con istruzione
terziaria è più elevata.
Non tutti questi divari, però, si
muovono nella stessa direzione. Tra il 2018 e il 2024 la distanza dal Nord si
riduce da 6,2 a 4,7 punti, perché la Basilicata cresce di 3,6 punti contro i
2,1 del Nord. Con il Centro accade il contrario: il ritardo lucano passa da 4,2
a 5,3 punti, dato che il Centro avanza di 4,7 punti e raggiunge il 35,1%. È il
segnale di una geografia dell’istruzione meno schematica della tradizionale
separazione Nord-Sud: il Centro è tra le aree più dinamiche, mentre alcune
regioni settentrionali mostrano andamenti più contenuti.
Rispetto al Mezzogiorno, invece, la
Basilicata conserva un vantaggio significativo. Nel 2024 la quota meridionale è
del 25,9%, cioè 3,9 punti meno del 29,8% lucano. Il Sud continentale arriva al
26,9%, restando 2,9 punti indietro, mentre nelle Isole la percentuale si ferma
al 23,7% e il distacco sale a 6,1 punti. La regione supera la media del
Mezzogiorno in tutti e sette gli anni osservati. Il suo vantaggio, tuttavia, si
restringe rispetto al 2018, quando era di 4,8 punti, perché il Mezzogiorno è
cresciuto più velocemente: 4,5 punti contro i 3,6 della Basilicata.
La graduatoria regionale del 2024
colloca la Basilicata al dodicesimo posto su venti, con un miglioramento
rispetto al quattordicesimo posto del 2018. La regione si posiziona appena
sotto la Valle d’Aosta, al 30,5%, e il Piemonte, al 31%, ma precede Liguria, al
29,5%, e Trentino-Alto Adige, al 29%. La media semplice delle venti regioni è
pari al 31%, circa 1,2 punti sopra il dato lucano. La Basilicata si trova
dunque nella fascia intermedia della classifica nazionale, non più confinata
nel gruppo di coda ma ancora sotto la mediana regionale, pari al 30,75%.
Ai vertici si collocano Lazio, con
il 37,1%, Emilia-Romagna, con il 36,9%, e Umbria, con il 36,6%. Il divario tra
Lazio e Basilicata è di 7,3 punti. In fondo alla graduatoria ci sono Sicilia,
al 23,2%, Puglia, al 24,4%, e Sardegna, al 25,6%. Rispetto alla Sicilia, la
Basilicata presenta un vantaggio di 6,6 punti. L’ampiezza di queste differenze
mostra quanto il luogo di residenza continui a essere associato a opportunità
formative e percorsi di istruzione molto diversi.
Nel solo Mezzogiorno la posizione
lucana è ancora più favorevole. La Basilicata è seconda tra le otto regioni
meridionali e insulari, superata soltanto dall’Abruzzo, che nel 2024 raggiunge
il 32,5%. Seguono Molise al 27,5%, Campania al 27,3%, Calabria al 26,5%,
Sardegna al 25,6%, Puglia al 24,4% e Sicilia al 23,2%. La Basilicata era
seconda anche nel 2018, ma allora il primato apparteneva al Molise. La regione
mantiene quindi una posizione di relativa forza nel contesto meridionale, pur
vedendo l’Abruzzo allungare sensibilmente.
L’incremento lucano di 3,6 punti
supera la crescita media semplice delle regioni, pari a circa 3,2 punti. È però
più contenuto di quelli di Abruzzo, 8,7 punti, Umbria, 8,2, Campania, 6, e
Lazio, 5,4. Il progresso è quindi solido, ma non sufficiente a modificare
radicalmente la gerarchia territoriale.
Dietro queste percentuali c’è una
questione decisiva per il futuro regionale. Una quota più alta di giovani
laureati significa maggiore disponibilità di competenze avanzate, ma il dato
non dice se quelle competenze trovino lavoro in Basilicata o siano costrette a
spostarsi altrove. La crescita dell’istruzione può diventare sviluppo solo
quando si accompagna a occupazione qualificata, innovazione e capacità di
trattenere i giovani. Senza queste condizioni, l’aumento dei titoli può
convivere con l’emigrazione del capitale umano.
Il 29,8% del 2024 è dunque una
buona notizia, ma non un punto di arrivo. La Basilicata ha recuperato il calo
del 2022, ha raggiunto il massimo della serie e si conferma una delle regioni
meridionali con la maggiore presenza di giovani laureati. Al tempo stesso resta
sotto la media italiana e distante soprattutto dal Centro e dal Nord-est. La
sfida dei prossimi anni sarà trasformare il rimbalzo recente in una crescita
stabile e, soprattutto, fare in modo che i quasi tre giovani laureati su dieci
possano investire le proprie competenze nel territorio lucano.
Fonte: ISTAT-Bes
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