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La geografia del verde urbano tra crescita, divari e politiche territoriali

 

 

·       Dal 2011 al 2022 il verde urbano cresce quasi ovunque, con forti differenze regionali persistenti.

·       Sud recupera percentuali elevate, ma livelli assoluti restano bassi rispetto al Centro-Nord e isole principali.

·       Trentino-Alto Adige mostra lieve calo, Molise valori altissimi, indicando strutture urbane e densità molto diverse.

I dati sulla disponibilità di verde urbano tra il 2011 e il 2022 raccontano una storia complessa e per certi versi sorprendente, perché mostrano da un lato una tendenza generale alla crescita quasi ovunque e dall’altro mettono in luce differenze territoriali molto marcate che riflettono sia caratteristiche strutturali delle regioni sia scelte di pianificazione e gestione del territorio. Nel periodo considerato il quadro complessivo suggerisce che il tema del verde urbano sia entrato con maggiore forza nell’agenda pubblica, anche se con intensità e risultati differenti. Il Piemonte, ad esempio, passa da 27,4 a 29,7 con un incremento assoluto di 2,3 e una crescita percentuale superiore all’8 per cento, segnalando un percorso costante e graduale, senza scatti improvvisi, che indica probabilmente politiche di medio periodo orientate all’aumento e alla riqualificazione delle aree verdi. Un andamento simile, pur con livelli più bassi, si osserva in Liguria e Lombardia, dove la crescita è più contenuta in valore assoluto ma comunque significativa in termini percentuali, a dimostrazione di come anche in territori fortemente urbanizzati e densamente popolati si possa recuperare spazio per il verde, magari attraverso interventi di micro-riqualificazione, parchi urbani di quartiere e recupero di aree dismesse. La Valle d’Aosta presenta valori più bassi ma stabili, con un incremento modesto che riflette forse una struttura territoriale già fortemente caratterizzata dalla presenza di spazi naturali extraurbani e da un sistema urbano più limitato, dove il margine di crescita del verde urbano in senso stretto è per definizione più ristretto. Il caso del Trentino-Alto Adige è particolarmente interessante perché mostra una lieve diminuzione complessiva, passando da oltre 321 a circa 319, con una variazione negativa, segnale che può dipendere da diversi fattori, come una diversa classificazione delle aree, processi di densificazione urbana o semplicemente un assestamento statistico, ma che comunque rompe la tendenza generale e invita a riflettere su come anche territori percepiti come molto verdi possano incontrare difficoltà nel mantenere o aumentare gli standard in ambito urbano. Nel Nord-Est il Veneto evidenzia una crescita regolare e piuttosto sostenuta, con un aumento di 2,4 e una variazione percentuale superiore al 7 per cento, mentre Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna mostrano incrementi più contenuti ma costanti, a conferma di una traiettoria di miglioramento graduale. La Toscana segue un percorso simile, con un incremento di poco superiore a un punto, che però in termini percentuali risulta comunque significativo e segnala una progressiva attenzione al tema, anche se i valori restano inferiori a quelli di alcune regioni del Nord. L’Umbria e le Marche rappresentano due casi interessanti del Centro Italia, perché partono da livelli molto diversi ma mostrano entrambe una crescita apprezzabile, con l’Umbria che supera quota 100 nel 2022 e le Marche che arrivano a oltre 30, indicando che anche regioni con una forte componente di piccoli e medi centri urbani possono lavorare sull’aumento e sulla qualità del verde. Il Lazio invece appare più statico, con una crescita minima nel periodo e un incremento percentuale inferiore all’1 per cento, dato che suggerisce una certa difficoltà strutturale, probabilmente legata al peso di Roma e alla complessità di intervenire in un contesto metropolitano molto denso e stratificato, dove gli spazi disponibili sono pochi e i tempi di realizzazione degli interventi sono lunghi. Spostandosi verso il Sud, l’Abruzzo mostra un incremento discreto e costante, mentre il Molise si distingue per valori estremamente elevati e in forte crescita, passando da circa 305 a oltre 319, con un aumento assoluto molto rilevante, anche se in termini percentuali più contenuto, il che conferma che si tratta di una regione con una dotazione già molto alta di verde urbano pro capite o per unità di superficie urbana, probabilmente per la presenza di centri di piccole dimensioni e di un rapporto diverso tra costruito e spazi aperti. La Campania e la Puglia partono invece da valori molto bassi e mostrano incrementi percentuali tra i più alti dell’intero periodo, intorno o superiori al 9 per cento, il che è un segnale incoraggiante perché indica un recupero, anche se i livelli assoluti restano ancora distanti da quelli di molte regioni del Centro-Nord, a testimonianza di un ritardo strutturale che richiede politiche più incisive e continuative. La Basilicata e la Calabria seguono una traiettoria di crescita moderata ma costante, con incrementi che rafforzano l’idea di un miglioramento graduale, mentre la Sicilia, pur partendo da valori bassi, mostra un aumento significativo che la porta a superare quota 15 nel 2022, confermando una dinamica simile a quella di altre regioni meridionali dove il tema del verde urbano sembra aver acquisito maggiore centralità negli ultimi anni. La Sardegna, infine, presenta valori mediamente alti e una crescita regolare che suggerisce una buona capacità di integrare il verde nella pianificazione urbana, probabilmente anche grazie a una minore pressione demografica in alcune aree e a una maggiore disponibilità di spazi. Se si guarda l’insieme dei dati, emerge chiaramente come il periodo 2011-2022 sia stato caratterizzato da una progressiva, anche se non uniforme, espansione del verde urbano in quasi tutte le regioni italiane, con poche eccezioni e con ritmi diversi che riflettono condizioni di partenza, scelte politiche, disponibilità finanziarie e vincoli territoriali. Un altro aspetto interessante è la regolarità di molte serie temporali, che crescono in modo quasi lineare, segno che non si tratta di interventi episodici ma di politiche che, una volta avviate, hanno avuto una certa continuità. Allo stesso tempo si notano alcuni piccoli rallentamenti o stabilizzazioni in specifici anni, che potrebbero essere legati a cicli economici, a cambiamenti normativi o anche all’impatto di eventi straordinari come la crisi economica e, più avanti, la pandemia, che potrebbe aver rallentato alcuni progetti ma anche rafforzato la consapevolezza dell’importanza degli spazi verdi per la qualità della vita urbana. Le differenze territoriali restano comunque molto ampie, come dimostra il confronto tra regioni con valori superiori a 300 e regioni che faticano a superare quota 15, e questo pone una questione di equità territoriale e di diritto alla città che non può essere ignorata, perché il verde urbano non è solo un elemento estetico ma ha effetti diretti sulla salute, sul microclima, sulla socialità e sulla resilienza delle città ai cambiamenti climatici. In questo senso i dati suggeriscono che, sebbene la direzione complessiva sia positiva, esiste ancora un forte bisogno di politiche mirate, soprattutto nelle aree dove il deficit è più marcato, per colmare il divario e garantire standard minimi più omogenei. È anche interessante osservare come alcune regioni del Nord, pur partendo da livelli relativamente alti, continuino a crescere, segno che il tema non è solo recuperare ritardi ma anche migliorare la qualità complessiva degli spazi urbani, puntando su progetti di forestazione urbana, corridoi ecologici, parchi lineari e integrazione tra verde e mobilità sostenibile. Al contrario, dove i valori sono molto bassi, la crescita percentuale elevata indica spesso che si sta recuperando terreno, ma la distanza dai livelli medi resta ampia e richiede uno sforzo di lungo periodo. Nel complesso, quindi, il quadro che emerge è quello di un’Italia che sta lentamente aumentando la sua dotazione di verde urbano, con risultati incoraggianti ma ancora disomogenei, e che dovrà nei prossimi anni affrontare la sfida non solo di continuare a crescere in termini quantitativi ma anche di migliorare la qualità, l’accessibilità e la distribuzione degli spazi verdi, affinché i benefici siano realmente diffusi e non concentrati solo in alcune aree o in alcuni contesti privilegiati, trasformando il verde urbano da semplice indicatore statistico a vero e proprio pilastro della qualità della vita nelle città.

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it

 




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