- Nel Quattrocento
Venezia era ricca ma non prima: Genova, Roma e Firenze la superavano
nettamente.
- Il picco
veneziano arriva nel 1700-24: PIL pro capite del 28% sopra la media
italiana.
- Il declino è
settecentesco: tra 1725 e 1799 il Veneto perde il 22% del reddito.
- Venezia supera
il Regno di Napoli in tutti i 22 periodi: vantaggio massimo del 38%.
- Dal 69% del
livello romano nel 1425-49, Venezia supera lo Stato Pontificio dopo il
1500.
Il
Veneto, cuore della Repubblica di Venezia, ha avuto un PIL pro capite superiore
alla media italiana in 20 periodi su 22 tra il 1325 e il 1861. Il saggio usa le
nuove stime regionali di Federico, Nuvolari, Ridolfi e Vasta, in dollari
internazionali 1990 e per quarti di secolo, e mette Venezia a confronto, uno a
uno, con gli altri Stati della penisola.
Tre
risultati emergono. Primo: nel Tre e Quattrocento Venezia era ricca ma non al
vertice, superata da Genova, dallo Stato Pontificio e da Firenze. Secondo: il
suo massimo relativo arriva nel Seicento e primo Settecento, quando raggiunge e
talvolta supera Genova; è il contrario del racconto classico di un declino
veneziano già nel Seicento. Terzo: la caduta più forte è nel secondo
Settecento, prima e dopo la fine della Repubblica (1797), seguita da un
recupero nel Lombardo-Veneto. Venezia ha sempre superato il Regno di Napoli, il
Piemonte e la Sardegna.

1. Introduzione
La
storia economica di Venezia è stata a lungo raccontata come una parabola:
ascesa commerciale nel Medioevo, apogeo nel Quattrocento, declino a partire dal
Cinquecento con lo spostamento dei traffici verso l'Atlantico. Questa lettura,
consolidata dalla storiografia del Novecento, è stata poi messa in discussione
da studi che hanno mostrato la riconversione dell'economia veneziana verso la
manifattura, l'agricoltura di Terraferma e i servizi.
Finora
mancava però una misura comparabile del reddito per abitante tra gli Stati
italiani su un arco di cinque secoli. Le nuove stime regionali di Federico,
Nuvolari, Ridolfi e Vasta colmano questo vuoto. Esse permettono di porre una
domanda semplice: dove si collocava Venezia rispetto a Genova, Milano, Firenze,
Roma, Napoli e agli altri Stati, e quando il suo vantaggio o svantaggio è
cambiato?
Il
saggio procede così. La sezione 2 descrive i dati e il modo in cui le regioni
moderne sono state lette come Stati preunitari. La sezione 3 traccia la
traiettoria del Veneto nel lungo periodo. Le sezioni 4–9 confrontano Venezia
con ciascuno Stato, uno a uno. La sezione 10 offre un quadro d'insieme, la
sezione 11 le conclusioni.
2. Fonti e metodo
La
fonte è il pacchetto di replica ICPSR 237682 (versione 1.1) che accompagna
l'articolo Italy's long-term economic
performance: GDP estimates from 1300 to 1861. Il foglio «GDPpc regional
series» riporta il PIL pro capite di 11 regioni in dollari internazionali
Geary-Khamis 1990, come media di 22 periodi di 25 anni, dal 1325-49 al 1850-61.
Gli
autori costruiscono le serie a partire da salari reali, prezzi, giornate
lavorative e struttura occupazionale. Le ancorano poi a un benchmark in parità
di potere d'acquisto (PPP) per il 1850-51. In quel benchmark il Veneto ha un
PIL pro capite di 13,6 sterline PPP, il 53% dell'Inghilterra, pari a circa
1.502 dollari 1990.
Le
regioni sono unità moderne, non Stati storici. La tabella mostra la
corrispondenza adottata.
|
Regione nei dati |
Stato preunitario |
Qualità dell'approssimazione |
|
Veneto |
Repubblica
di Venezia (dal 1815 Regno Lombardo-Veneto) |
Buona
per la Terraferma; mancano Friuli, Bergamo, Brescia, Crema e lo Stato da Mar |
|
Liguria |
Repubblica
di Genova |
Buona |
|
Lombardia |
Ducato
di Milano |
Discreta;
include Bergamo e Brescia, veneziane fino al 1797 |
|
Toscana |
Repubblica
di Firenze, poi Granducato |
Buona;
include Siena e Lucca |
|
Lazio |
Stato
Pontificio (nucleo romano) |
Parziale;
mancano Umbria, Marche e Legazioni |
|
Campania
+ Puglia |
Regno
di Napoli |
Parziale;
media ponderata con la popolazione del 1851 |
|
Piemonte |
Stati
sabaudi di Terraferma |
Buona |
|
Sicilia,
Sardegna |
Regni
di Sicilia e di Sardegna |
Buona |
|
Emilia |
Ducati
padani e Legazioni pontificie |
Mista;
usata solo nel quadro d'insieme |
Per
il Regno di Napoli Campania e Puglia sono state combinate con i pesi
demografici del 1851 (3,84 e 2,81 milioni di abitanti), l'unico dato regionale
di popolazione nel dataset. Tutti i confronti uno a uno usano il rapporto
Veneto/altro Stato × 100: un valore sopra 100 indica che Venezia era più ricca.
Due
cautele valgono per tutto il saggio. Le stime sono medie di 25 anni e
nascondono crisi brevi come le pesti del 1576 e del 1630. E il margine d'errore
di stime così antiche è ampio: differenze sotto il 5% vanno lette come parità.
3. Venezia nel lungo
periodo
Il
PIL pro capite del Veneto ha superato la media delle 11 regioni in 20 periodi
su 22. Ma il vantaggio non è stato costante: la sua forma racconta tre fasi
distinte.

Fonte:
ICPSR 237682, foglio «GDPpc regional series»; media semplice delle 11 regioni
Tre-Quattrocento: ricchezza senza primato.
Dopo la Peste Nera il Veneto sale da 1.380 a circa 1.580 dollari, come tutta la
penisola. In questa fase resta però vicino alla media, e nel 1425-49 scende
addirittura sotto (96%). È il paradosso di un'economia il cui centro, la città
di Venezia, era tra i più ricchi d'Europa, ma la cui Terraferma, conquistata
tra il 1404 e il 1428, era ancora prevalentemente agricola.
Seicento e primo Settecento: il massimo relativo.
Dal 1625-49 il Veneto si stacca dalla media e arriva a 1.775 dollari nel
1700-24, il 28% sopra le altre regioni. In classifica è primo in due periodi
(1625-49 e 1700-24) e mai sotto il terzo posto fino al 1750. La spiegazione più
plausibile è la riconversione della Terraferma verso seta, lanificio e
agricoltura commerciale, mentre le economie dello Stato Pontificio, di Napoli e
della Sicilia ristagnavano.
Secondo Settecento e Ottocento: caduta e recupero.
Tra il 1725-49 e il 1775-99 il Veneto perde il 22% del PIL pro capite, una
caduta più forte di quella media (−14%). Il crollo precede quindi la fine della
Repubblica nel 1797 e prosegue nel periodo napoleonico. Nel Lombardo-Veneto il
recupero è rapido: 1.507 dollari nel 1825-49, secondo solo alla Liguria.
4. Venezia e Genova
Genova
è l'unico Stato che abbia superato Venezia per quasi tutto il periodo: il
Veneto la batte solo nel 1625-49 e nel 1700-24, con una parità nel 1650-74.

Fonte:
ICPSR 237682; Liguria come approssimazione della Repubblica di Genova
Nel
Trecento il divario è ampio. Nel 1325-49 il Veneto ha l'80% del PIL pro capite
ligure, e Genova tocca il massimo di tutta la serie italiana (1.910 dollari nel
1375-99). È la fotografia di due economie diverse: Genova era una città-porto
con un entroterra minuscolo, Venezia uno Stato territoriale in espansione, con
una Terraferma agricola che abbassava la media.
Il
divario si chiude in modo graduale tra il 1450 e il 1550, quando il Veneto sale
al 90-95% del livello genovese. Nel Seicento si annulla: entrambe le economie
si attestano intorno a 1.700 dollari, e nel 1700-24 Venezia è avanti del 5%.
Nel «Secolo dei Genovesi» della finanza internazionale (circa 1557-1627) il
vantaggio ligure in reddito per abitante era ormai limitato al 5-13%.
Dopo
il 1750 le due traiettorie divergono di nuovo. Genova regge meglio la crisi di
fine Settecento e cresce più in fretta nell'Ottocento sabaudo: nel 1850-61 il
Veneto torna all'82% del livello ligure, la stessa distanza del Trecento.
5. Venezia e Milano
Il
confronto con Milano è il più equilibrato del saggio: il Veneto è avanti in 16
periodi su 22, ma il divario supera il 10% solo in tre periodi.

Fonte:
ICPSR 237682; Lombardia come approssimazione del Ducato di Milano
Fino
al 1550 il Veneto conserva un vantaggio stabile, tra il 4 e il 15%. È la fase
in cui la Repubblica si espande in Lombardia, fino all'Adda, e in cui il Ducato
attraversa le guerre d'Italia e il passaggio sotto la Spagna (1535). Il punto
di massima distanza è il 1525-49 (+15%), negli anni delle devastazioni militari
in Lombardia.
La
Lombardia spagnola recupera nella seconda metà del Cinquecento e supera il
Veneto nel 1575-99 (Venezia al 91%), quando la peste del 1575-77 colpisce
duramente Venezia. Nel Seicento le due economie salgono insieme, con il Veneto
avanti del 3-8%.
Dal
1725 al 1824 è Milano a stare davanti, di poco (2-3%). La Lombardia austriaca
delle riforme teresiane raggiunge il suo massimo (1.726 dollari nel 1725-49) e
resiste meglio alla crisi di fine secolo. Nel Lombardo-Veneto i due livelli
tornano quasi uguali. Va ricordato che i dati lombardi includono Bergamo e
Brescia, province veneziane fino al 1797: una parte del «vantaggio milanese» è
quindi, storicamente, veneziana.
6. Venezia e Firenze
Firenze
e Venezia si scambiano il primato a metà del periodo: la Toscana è quasi sempre
più ricca fino al 1625, il Veneto stabilmente dopo.

Fonte:
ICPSR 237682; Toscana come approssimazione della Repubblica di Firenze e poi
del Granducato
Nel
Trecento i due Stati sono quasi alla pari (rapporto tra 94 e 100). Nel
Quattrocento la Toscana dei Medici prende il largo: nel 1425-49 tocca 1.765
dollari e il Veneto scende all'83% del suo livello, il punto più basso del
confronto. Sono i decenni del lanificio e della banca fiorentina, ma anche
della costosa conquista veneziana della Terraferma e delle guerre con Milano.
Nel
Cinquecento la distanza si riduce, e nel 1550-74 i due livelli coincidono. Il
ribaltamento arriva nel 1625-49: il Veneto sale a 1.748 dollari mentre la
Toscana scende a 1.572, dopo la peste del 1630-31 e la crisi del lanificio
fiorentino.
Da
quel momento il Veneto non torna mai sotto la Toscana. Il vantaggio veneziano
oscilla tra l'1 e il 13% e resta intorno al 10% anche nell'Ottocento. È uno dei
risultati più netti del saggio: nel lungo Settecento la Terraferma veneta si
dimostra più dinamica del Granducato.
7. Venezia e lo Stato
Pontificio
Lo
Stato Pontificio è il confronto in cui Venezia parte più indietro e recupera di
più: dal 69% del livello romano nel 1425-49 al 110% nel 1850-61.

Fonte:
ICPSR 237682; Lazio come approssimazione del nucleo romano dello Stato
Pontificio
Nel
Tre e Quattrocento il Lazio è la regione più ricca d'Italia secondo queste
stime, con un massimo di 2.101 dollari nel 1425-49. Il dato riflette il peso di
Roma: una capitale che, dopo il ritorno dei papi da Avignone (1377) e la fine
dello Scisma (1417), concentrava rendite fiscali ed ecclesiastiche raccolte in
tutta l'Europa cattolica. Questo reddito era però in gran parte trasferito, non
prodotto localmente.
Il
vantaggio romano si erode nel Cinquecento: il sacco di Roma (1527) e la Riforma
protestante riducono i flussi verso la Curia. Già nel 1525-49 il Veneto è
avanti del 4%. Seguono un secolo di sostanziale parità e, dal 1700, un
vantaggio veneziano quasi costante, fino al 13% nel 1700-24.
L'unica
eccezione è il 1775-99, quando il crollo veneto di fine Settecento riporta per
un periodo lo Stato Pontificio avanti del 5%. Nell'Ottocento il Lazio
pontificio declina più in fretta del Veneto e chiude al 91% del livello veneto.
8. Venezia e il Regno di
Napoli
Venezia
è stata più ricca del Regno di Napoli in tutti i 22 periodi. Il vantaggio non è
mai sceso sotto il 4% e ha raggiunto il 38% nel 1700-24.

Fonte:
ICPSR 237682; Regno di Napoli = Campania e Puglia ponderate con la popolazione
del 1851
Il
confronto si divide in due fasi. Fino al 1450 il Mezzogiorno resta vicino: il
Regno aragonese tocca 1.460 dollari nel 1400-24 e il vantaggio veneto si riduce
al 4-5%. In questi decenni la Campania è tra le regioni più ricche d'Italia,
trainata da Napoli capitale e dalle esportazioni di grano, olio e seta.
Dopo
il 1450 il divario si allarga e non si richiude più. Nel Cinquecento spagnolo
il Regno ristagna intorno a 1.250-1.300 dollari, mentre il Veneto resta quasi
sempre sopra 1.450. Il divario esplode nel Seicento e primo Settecento, quando
Venezia cresce e Napoli resta ferma: nel 1700-24 il Veneto supera il Regno del
38%.
Nemmeno
la crisi veneta di fine Settecento chiude la forbice, perché il Mezzogiorno
declina in parallelo, fino a 1.047 dollari nel 1850-61. Alla vigilia dell'Unità
il Veneto è avanti del 33%. Le radici del divario Nord-Sud, almeno nel
confronto tra questi due Stati, risalgono quindi al Cinque-Seicento e non
all'Ottocento.
9. Venezia, il Piemonte
sabaudo, la Sicilia e la Sardegna
Nei
confronti con gli Stati periferici Venezia è quasi sempre avanti: lo è in tutti
i 22 periodi rispetto a Piemonte e Sardegna, e in 19 rispetto alla Sicilia.

Fonte:
ICPSR 237682; linea continua Piemonte, tratteggio lungo Sicilia, tratteggio
corto Sardegna
Piemonte. È il caso più
netto per gran parte del periodo e il più interessante alla fine. Tra il 1475 e
il 1725 il Piemonte è la regione più povera del Centro-Nord, con un Veneto
avanti del 33-66%. Nel Settecento e nell'Ottocento, invece, gli Stati sabaudi
crescono lentamente ma con continuità, mentre il Veneto crolla: il vantaggio
veneziano scende al 108% nel 1800-24. Lo Stato che guiderà l'Unità era dunque
in rimonta, non in testa.
Sicilia. È l'unico Stato
del Sud che abbia superato il Veneto, di poco, nel 1425-1499 (fino a 1.508
dollari nel 1450-74), grazie all'esportazione di grano e zucchero. Dal
Cinquecento la Sicilia declina senza interruzioni e nel 1700-24 il Veneto è
avanti del 64%.
Sardegna. Il Regno sardo,
prima aragonese e poi spagnolo e sabaudo dal 1720, segue una traiettoria di
lungo declino. Vicino al Veneto solo nel 1400-24 (102%), chiude il periodo come
la regione più povera d'Italia, con 861 dollari: il Veneto è avanti del 62%.
10. Quadro comparato
Messo
a confronto con nove Stati in 22 periodi, il Veneto risulta più ricco in tre
confronti su quattro. La sua posizione media in classifica tra le 11 regioni è
3,6.

Fonte:
ICPSR 237682; elaborazione su 9 Stati × 22 periodi
La
mappa si legge per colonne e per righe. Per colonne mostra le fasi: nel
Quattrocento le celle rosse si concentrano su Genova, Roma e Firenze; tra il
1625 e il 1749 quasi tutta la colonna è blu; nel 1775-1824 il rosso ricompare
su Genova e Milano, e per un periodo su Roma. Per righe divide gli Stati in tre
gruppi.
|
Stato |
Periodi con Venezia più ricca (su 22) |
Rapporto medio Veneto/Stato |
|
Genova |
2 |
91 |
|
Stato
Pontificio |
9 |
94 |
|
Firenze |
13 |
100 |
|
Milano |
16 |
104 |
|
Sicilia |
19 |
130 |
|
Emilia |
20 |
125 |
|
Regno
di Napoli |
22 |
122 |
|
Sardegna |
22 |
130 |
|
Piemonte |
22 |
139 |
•
Stati
più ricchi di Venezia: Genova e, fino al 1500,
lo Stato Pontificio. Sono economie di capitale o di porto, con un entroterra
piccolo o redditi trasferiti.
•
Stati
alla pari: Firenze e Milano, i veri concorrenti di
Venezia nel Centro-Nord. Il primato passa di mano più volte, entro margini del
10-15%.
•
Stati
più poveri: Napoli, Sicilia, Sardegna, Piemonte
ed Emilia. Qui il vantaggio veneziano è ampio e cresce nel tempo, con il
massimo nel 1700-24.
11. Conclusioni
Le
nuove stime regionali non confermano l'immagine di una Venezia in declino
precoce. Nel confronto con gli altri Stati italiani, il Veneto raggiunge la sua
posizione migliore nel Seicento e nel primo Settecento, non nel Quattrocento.
Quattro
conclusioni emergono dai confronti uno a uno:
1. Venezia non è mai stata
la più ricca nel Medioevo. Genova, lo Stato
Pontificio e Firenze avevano redditi per abitante più alti fino al 1500. Il
peso di una Terraferma agricola abbassava la media di uno Stato la cui capitale
era tra le città più ricche d'Europa.
2. Il Seicento è il secolo
veneziano. Tra il 1625 e il 1749 il Veneto è davanti
a quasi tutti gli Stati; solo Genova, Roma e Milano lo eguagliano in alcuni
periodi, entro il 2%. La riconversione verso manifattura e agricoltura di
Terraferma ha funzionato meglio delle strategie di Firenze, Roma e Napoli.
3. Il vero declino è
settecentesco. La caduta del 22% tra il 1725-49 e
il 1775-99 precede la fine della Repubblica: il 1797 chiude una crisi già in
corso, non la apre.
4. Il divario con il Sud è
antico. Venezia supera il Regno di Napoli in
tutti i periodi, e il divario si allarga nel Cinque-Seicento, ben prima
dell'Unità.
Restano
tre limiti. Le stime sono regionali e non distinguono la città di Venezia dalla
Terraferma. Il Friuli e le province lombarde della Repubblica sono esclusi dal
Veneto. E i margini d'errore di stime per il Trecento sono ampi. Uno sviluppo
naturale di questo lavoro sarebbe ricostruire un aggregato «Repubblica di
Venezia» con Veneto, Friuli e le province di Bergamo, Brescia e Crema.

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