Passa ai contenuti principali

Asia in forte crescita, Europa debole: il nuovo baricentro economico si sposta verso Est

 ·         L’Oriente cresce più velocemente dell’Occidente e sposta verso l’Asia il baricentro economico globale.

·         L’Italia cresce solo dello 0,69%, sotto area euro, Unione europea e media mondiale.

·         In Europa avanzano paesi periferici, mentre Germania e Italia confermano una debolezza strutturale.

 

 

I dati della Banca Mondiale relativi al 2024 riguardano il tasso di crescita del PIL e mostrano con chiarezza il progressivo superamento dell’Oriente rispetto all’Occidente sul piano della dinamica economica. Il dato non misura la ricchezza assoluta dei paesi, ma la velocità con cui le economie stanno crescendo. Proprio per questo è particolarmente significativo: mentre molte economie occidentali appaiono mature, lente e vicine alla stagnazione, numerosi paesi orientali, asiatici e di nuovo sviluppo registrano tassi di crescita molto più elevati.

Il confronto è netto. Gli Stati Uniti crescono del 2,79%, il Regno Unito dell’1,13%, l’Unione europea dell’1,06% e l’area euro appena dello 0,91%. La Germania è addirittura in contrazione, con -0,50%, mentre Francia e Italia restano su livelli molto contenuti: la Francia cresce dell’1,19% e l’Italia solo dello 0,69%. Questi valori descrivono un Occidente economicamente ancora ricco e avanzato, ma con una capacità di espansione sempre più limitata.

Dall’altra parte, l’Oriente e le economie emergenti mostrano un ritmo completamente diverso. L’India cresce del 6,49%, il Viet Nam del 7,09%, la Cambogia del 5,98%, l’Indonesia del 5,03%, la Malesia del 5,10% e la Cina del 4,98%. Anche l’Asia meridionale nel suo complesso registra un tasso del 6,23%, molto superiore alla media mondiale del 2,87%. Questi numeri indicano che il centro della crescita globale si sta spostando sempre più verso Est, dove demografia, industrializzazione, investimenti, infrastrutture e consumi interni alimentano un’espansione più rapida.

Il superamento dell’Oriente sull’Occidente non va inteso soltanto come sorpasso immediato in termini di ricchezza complessiva o reddito pro capite, ma come superiorità nella velocità di crescita. Le economie occidentali conservano ancora un vantaggio in capitale, tecnologia, istituzioni e reddito medio, ma crescono lentamente. Le economie orientali e di nuovo sviluppo, invece, partono spesso da livelli più bassi ma avanzano con maggiore intensità. È questa differenza di passo che, nel medio-lungo periodo, può modificare gli equilibri economici mondiali.

Il caso italiano è emblematico. Con un tasso di crescita del PIL dello 0,69%, l’Italia si colloca sotto la media mondiale, sotto gli Stati Uniti, sotto il Regno Unito, sotto la Francia, sotto l’Unione europea e sotto l’area euro. Il dato italiano segnala una crescita debole, quasi ferma, e conferma una difficoltà strutturale del sistema economico nazionale. Rispetto all’India, al Viet Nam, all’Indonesia o alla Cina, l’Italia procede a una velocità molto inferiore. Questo divario non dipende solo dalla congiuntura del 2024, ma riflette problemi più profondi: bassa produttività, invecchiamento della popolazione, debito pubblico elevato, limitata capacità di attrarre investimenti e ritardi nell’innovazione.

In questo scenario, l’Italia rischia di restare schiacciata tra due dinamiche: da un lato gli Stati Uniti, che pur essendo un’economia avanzata mantengono una crescita più robusta; dall’altro i paesi orientali ed emergenti, che avanzano molto più rapidamente. Il confronto con la Spagna, che cresce del 3,45%, mostra inoltre che anche dentro l’Europa esistono margini per performance migliori. L’Italia non è quindi penalizzata solo dal fatto di essere un’economia matura, ma anche da limiti specifici del proprio modello di sviluppo.

Nel complesso, i dati della Banca Mondiale sul tasso di crescita del PIL nel 2024 raccontano un passaggio storico: l’Occidente resta centrale per ricchezza accumulata, finanza e tecnologia, ma l’Oriente è sempre più centrale per crescita, dinamismo e prospettive future. La distanza tra lo 0,69% italiano, lo 0,91% dell’area euro e il 6-7% di molte economie asiatiche rappresenta più di una semplice differenza statistica: è il segnale di un cambiamento degli equilibri globali.

 

 

Di seguito rappresentiamo il confronto tra Oriente e Occidente in relazione al tasso di crescita del PIL nel 2024, utilizzando i dati dei World Development Indicators della Banca Mondiale. Il grafico evidenzia una netta differenza tra le due aree: i paesi orientali mostrano valori medi di crescita significativamente più elevati rispetto ai paesi occidentali. La distribuzione dell’Oriente si concentra infatti intorno a valori compresi tra il 5% e il 7%, con alcuni casi che superano addirittura il 9%, mentre l’Occidente presenta una crescita molto più contenuta, generalmente collocata tra lo 0% e il 3%. Il boxplot mette inoltre in evidenza una maggiore dispersione dei dati orientali, segnale di economie più dinamiche ma anche più eterogenee. Al contrario, l’Occidente appare più stabile ma caratterizzato da una crescita debole e in alcuni casi negativa, come mostrano alcuni paesi europei. Per costruire il confronto, nel gruppo “Oriente” sono stati inseriti India, Viet Nam, Cina, Indonesia, Malesia, Georgia e Giappone, selezionati come rappresentativi delle economie asiatiche e orientali. Nel gruppo “Occidente” sono invece stati inclusi Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Canada, considerati rappresentativi delle principali economie occidentali avanzate. I paesi sono stati classificati nei due gruppi “Oriente” e “Occidente”, e successivamente rappresentati tramite un boxplot con punti sovrapposti, così da mostrare contemporaneamente sia la distribuzione generale dei dati sia i singoli valori nazionali del tasso di crescita del PIL nel 2024.

 

Il caso Europeo. I dati World Development Indicators della Banca Mondiale sul tasso di crescita del PIL nel 2024 mostrano un’Unione Europea a velocità molto diverse. Il dato medio dell’UE è pari all’1,06%, mentre l’area euro si ferma allo 0,91%: valori che indicano una crescita complessivamente debole, ma non uniforme.

All’interno dell’UE emergono alcuni paesi con performance nettamente superiori alla media. Malta cresce del 6,80%, confermandosi il paese più dinamico tra quelli dell’Unione presenti nella tabella. Seguono Croazia con il 3,83%, Danimarca con il 3,48%, Spagna con il 3,46%, Bulgaria con il 3,39%, Polonia con il 3,03% e Lituania con il 2,77%. Questi dati mostrano che una parte dell’Europa, soprattutto alcune economie periferiche, baltiche, mediterranee o dell’Est, mantiene una capacità di crescita significativa.

La Spagna merita attenzione perché, tra le grandi economie dell’area euro, è quella con il risultato migliore. Con il 3,45%, cresce oltre tre volte la media dell’Unione Europea e quasi quattro volte la media dell’area euro. Il dato spagnolo segnala una fase espansiva sostenuta, probabilmente legata alla forza dei servizi, del turismo, degli investimenti e della domanda interna.

Al contrario, il nucleo industriale tradizionale dell’Europa appare molto più debole. La Francia cresce dell’1,19%, poco sopra la media UE. I Paesi Bassi registrano l’1,08%, il Belgio l’1,07%, valori praticamente allineati alla media europea. L’Italia, con lo 0,69%, resta invece sotto sia la media UE sia la media dell’area euro. Il dato italiano indica una crescita fragile, positiva ma molto contenuta, confermando una difficoltà strutturale nel trasformare la ripresa in espansione stabile.

Il caso più critico è la Germania, che registra -0,50%. La principale economia dell’Unione Europea si trova quindi in contrazione, e questo pesa sull’intero quadro continentale. La debolezza tedesca segnala problemi nel modello manifatturiero europeo: minore domanda industriale, difficoltà dell’export, costi energetici, transizione tecnologica e pressione competitiva internazionale.

Tra i paesi con crescita bassa compaiono anche Romania allo 0,92%, Svezia allo 0,82%, Ungheria allo 0,56%, Finlandia allo 0,42%, Lettonia a -0,05% ed Estonia a -0,09%. Le economie baltiche presentano quindi un andamento disomogeneo: la Lituania cresce bene, mentre Lettonia ed Estonia sono sostanzialmente ferme o in lieve contrazione. Anche l’Austria, con -0,66%, rientra tra i paesi in recessione.

Nel complesso, l’Unione Europea del 2024 non appare come un blocco omogeneo. Da un lato ci sono paesi dinamici come Malta, Croazia, Spagna, Bulgaria, Polonia e Lituania; dall’altro ci sono economie quasi stagnanti o negative come Germania, Austria, Estonia e Lettonia. L’Italia si colloca nella fascia bassa, non in recessione ma con un ritmo insufficiente rispetto ai partner più dinamici.

La lettura complessiva è che la crescita europea non è trainata dai suoi grandi motori storici, ma da economie più piccole, periferiche o in fase di convergenza. Questo è un elemento politico ed economico rilevante: l’Europa cresce poco non perché tutti i paesi siano fermi, ma perché alcune grandi economie, in particolare Germania e Italia, avanzano troppo lentamente o arretrano.



In conclusione, i dati della Banca Mondiale mostrano un cambiamento profondo negli equilibri della crescita mondiale. L’Occidente rimane un’area economicamente avanzata, ma appare sempre più caratterizzato da ritmi deboli, con Europa e Italia in particolare vicine alla stagnazione. L’Oriente e molte economie emergenti, invece, crescono a velocità nettamente superiori, indicando uno spostamento del dinamismo economico globale verso Asia e paesi di nuova industrializzazione. Il caso europeo conferma questa difficoltà: non sono più i grandi motori tradizionali, come Germania e Italia, a trainare la crescita, ma paesi più piccoli o periferici, come Malta, Croazia, Spagna, Bulgaria e Polonia. Per l’Italia il dato dello 0,69% rappresenta un segnale critico: senza un rafforzamento di produttività, innovazione, investimenti e competitività, il paese rischia di perdere ulteriore peso nello scenario internazionale. La sfida non è solo crescere, ma tornare a crescere più rapidamente.


Fonte. World Bank 

Link: https://databank.worldbank.org/ 



 


Commenti

Post popolari in questo blog

La Lombardia resta in testa: oltre il 30% di giudizi positivi per gran parte del decennio

  ·          La Sardegna mostra costante ottimismo, raggiungendo picchi elevati e superando spesso molte regioni italiane. ·          La Lombardia mantiene stabilmente livelli alti di fiducia, mostrando resilienza anche nelle fasi più critiche. ·          Nel 2021 quasi tutte le regioni registrano un forte rialzo, riflettendo speranze di ripresa post-pandemica.     L’andamento dei dati relativi al giudizio positivo sulle prospettive future, osservato nelle regioni italiane dal 2012 al 2023, permette di delineare un quadro articolato e ricco di sfumature, nel quale emergono differenze territoriali, cicli economici, dinamiche sociali e percezioni che variano sensibilmente nel tempo. Pur oscillando di anno in anno, questi valori rappresentano un indicatore significativo dello stato d’animo collettivo, della fiducia nel futuro e, in misura indirett...

Nord e Sud a confronto: differenze territoriali nei tassi di adeguata alimentazione

  ·          Le regioni del Nord mantengono livelli elevati, ma mostrano cali significativi negli ultimi anni. ·          Il Mezzogiorno registra valori più bassi, con Calabria e Abruzzo in miglioramento, Basilicata in forte calo. ·          Crisi economiche , pandemia e stili di vita hanno inciso profondamente sull’ adeguata alimentazione degli italiani.   L’analisi dei dati relativi all’adeguata alimentazione in Italia nel periodo compreso tra il 2005 e il 2023, misurata attraverso i tassi standardizzati per 100 persone, restituisce un quadro piuttosto articolato, con forti differenze territoriali, variazioni cicliche e trend di lungo periodo che denotano dinamiche sociali, economiche e culturali. Nel Nord e nel Centro i livelli sono generalmente più elevati rispetto al Mezzogiorno, ma anche qui emergono oscillazioni notevoli. In alcune regi...

Il Veneto guida la crescita: +426% di donne nella politica locale in dieci anni

  ·          Il Veneto registra la crescita più alta d’Italia, passando dal 6,7% al 35,3% nel 2023. ·          Il Lazio raggiunge il 41,2% di rappresentanza femminile, segnando un progresso strutturale e stabile. ·          Piemonte e Campania mostrano un calo marcato, evidenziando un arretramento nella parità politica locale. L’evoluzione della rappresentanza femminile a livello locale in Italia tra il 2012 e il 2023 mostra un quadro complesso e disomogeneo, segnato da progressi significativi in alcune regioni e da arretramenti in altre. Analizzando i dati disponibili, emergono tendenze che riflettono non solo la diversa sensibilità territoriale alle politiche di genere, ma anche l’effetto delle riforme normative e delle dinamiche politiche locali. Il tema della rappresentanza femminile si colloca infatti al crocevia tra cambiamento culturale, volontà ...