• Il vantaggio americano nasce nell’Ottocento e raggiunge la massima evidenza economica nel secondo dopoguerra europeo.
• Dal 1950 l’Europa recupera rapidamente terreno, portandosi verso tre quarti del reddito delle economie anglosassoni.
• Nel XXI secolo la convergenza rallenta: produttività e crescita riaprono progressivamente il divario transatlantico.
Il divario economico tra Europa e Stati Uniti è spesso presentato come una caratteristica quasi strutturale dell'economia occidentale. Gli americani hanno redditi medi più elevati, un'economia più grande e una frontiera tecnologica che, soprattutto negli ultimi decenni, sembra essersi allontanata da quella europea. La prospettiva storica offerta dal Maddison Project Database 2023 mostra però una realtà più complessa: la distanza attuale non è sempre esistita, non si è formata in un unico momento e, soprattutto, nel corso del Novecento si è prima ampliata, poi fortemente ridotta e infine nuovamente allargata.
Per osservare questo processo nel lunghissimo periodo è utile partire dagli aggregati regionali costruiti dal database. Il Maddison Project riporta per il 1820 un PIL pro capite di circa 2.171 dollari internazionali del 2011 per l'Europa occidentale, contro 2.513 dollari per i cosiddetti Western Offshoots, l'aggregato formato dalle economie occidentali di insediamento europeo, nel quale gli Stati Uniti rappresentano progressivamente la componente dominante insieme a Canada, Australia e Nuova Zelanda.
La differenza iniziale è quindi relativamente contenuta: nel 1820 il reddito per abitante dell'Europa occidentale equivale a circa l'86 per cento di quello dei Western Offshoots. Non esistono ancora due mondi economici radicalmente separati. Entrambe le aree appartengono alla parte più prospera dell'economia mondiale e stanno entrando, con modalità e tempi differenti, nell'era della crescita economica moderna.
Già nei decenni successivi, tuttavia, le curve iniziano ad allontanarsi.
Nel 1850 il PIL pro capite dell'Europa occidentale raggiunge circa 2.670 dollari, mentre quello dei Western Offshoots arriva a 3.474. Nel 1870 i valori salgono rispettivamente a 3.288 e 4.647 dollari. A quel punto il reddito medio dell'Europa occidentale è circa il 71 per cento di quello dell'altro blocco.
È nell'Ottocento, dunque, che si formano le fondamenta del divario moderno.
Gli Stati Uniti, in particolare, dispongono di condizioni eccezionalmente favorevoli alla crescita: disponibilità di territorio e risorse naturali, immigrazione, formazione di un vasto mercato interno, investimenti infrastrutturali e una progressiva industrializzazione. L'Europa occidentale è a sua volta il centro originario della rivoluzione industriale, ma presenta economie più mature, strutture sociali consolidate e una frammentazione politica e territoriale molto maggiore.
All'inizio del Novecento la distanza è ormai evidente. Nel 1900 il PIL pro capite dell'Europa occidentale è pari a circa 4.724 dollari internazionali, contro 7.741 dollari dei Western Offshoots. L'Europa si trova quindi poco sopra il 60 per cento del livello dell'altro aggregato.
Il dato specificamente statunitense rafforza questa lettura. Nel 1900, secondo il database, il PIL pro capite degli Stati Uniti è di circa 8.038 dollari, quasi il doppio di quello italiano e nettamente superiore a quello medio dell'Europa occidentale.
La prima metà del Novecento accentua ulteriormente questa divergenza.
L'Europa diventa il teatro principale di due guerre mondiali, subisce distruzioni fisiche, perdita di capitale umano e produttivo, instabilità politica e profonde discontinuità commerciali. Gli Stati Uniti partecipano ai conflitti, ma il loro territorio e la loro capacità produttiva non subiscono devastazioni paragonabili a quelle europee.
Il risultato è chiaramente visibile nei numeri del 1950.
All'inizio del secondo dopoguerra il PIL pro capite dell'Europa occidentale è pari a circa 7.240 dollari, mentre quello dei Western Offshoots raggiunge 14.773 dollari. Il rapporto è sceso al 49 per cento: il reddito medio europeo è ormai meno della metà.
Per gli Stati Uniti il valore è ancora più elevato: circa 15.240 dollari pro capite.
Se si cercasse il momento in cui il divario transatlantico appare più drammatico, il secondo dopoguerra costituirebbe quindi uno dei candidati principali. Gli Stati Uniti emergono dalla guerra come potenza economica dominante, mentre gran parte dell'Europa deve ricostruire infrastrutture, industrie e capacità produttiva.
Ma proprio da questa situazione nasce uno dei fenomeni economici più importanti del XX secolo: la grande convergenza europea.
Tra il 1950 e il 1970 l'Europa occidentale cresce a una velocità eccezionale. Il suo PIL pro capite passa da 7.240 a 16.097 dollari, più che raddoppiando in appena vent'anni. Nello stesso periodo i Western Offshoots passano da 14.773 a 23.210 dollari.
Il divario non scompare, ma si restringe enormemente.
Nel 1950 il livello europeo rappresentava circa il 49 per cento di quello dei Western Offshoots; nel 1970 è salito a circa il 69 per cento. Nel 1980, con 20.870 dollari contro 28.787, arriva a circa il 72,5 per cento.
È la fase della ricostruzione, dell'industrializzazione accelerata e della convergenza tecnologica. Le economie europee possono importare e adattare tecnologie già sviluppate alla frontiera, aumentare rapidamente la produttività, spostare lavoratori dall'agricoltura all'industria e beneficiare della progressiva integrazione dei mercati continentali.
Paesi come Italia, Francia e Germania occidentale diventano protagonisti di una crescita che ridisegna gli equilibri del dopoguerra. L'Europa non supera gli Stati Uniti, ma recupera una parte enorme del terreno perduto.
La rincorsa continua anche negli anni successivi. Nel 1990 il PIL pro capite dell'Europa occidentale raggiunge 25.367 dollari, contro 35.619 dei Western Offshoots. Nel 2000 i valori sono rispettivamente 32.593 e 44.321 dollari.
Il rapporto europeo è quindi salito a quasi il 74 per cento.
Questo dato è importante perché mostra che la storia del divario non può essere descritta come un progressivo e ininterrotto declino europeo rispetto all'America. Per gran parte della seconda metà del Novecento avviene esattamente il contrario: l'Europa converge verso i livelli di reddito delle economie anglosassoni avanzate.
La traiettoria cambia nuovamente nel XXI secolo.
Nel 2010 il PIL pro capite dell'Europa occidentale è di circa 37.420 dollari, mentre quello dei Western Offshoots raggiunge 48.083 dollari. Il livello europeo corrisponde ancora a quasi il 78 per cento. Nel 2015, però, il rapporto scende: 38.740 contro 51.453 dollari.
Alla vigilia della pandemia, nel 2019, l'Europa occidentale raggiunge circa 41.091 dollari per abitante, mentre i Western Offshoots arrivano a 54.731 dollari.
Poi arriva il 2020. Il PIL pro capite europeo scende a circa 38.163 dollari, mentre l'altro aggregato cala a 52.618. La ripresa successiva riporta entrambe le aree su livelli superiori, ma non elimina la distanza. Nel 2022 l'Europa occidentale raggiunge circa 41.323 dollari internazionali per abitante, contro 56.568 dollari dei Western Offshoots.
L'Europa si colloca quindi attorno al 73 per cento del livello dell'altro blocco: una distanza maggiore rispetto al 2010.
Se restringiamo il confronto ai soli Stati Uniti, il divario appare ancora più evidente. Nel 2022 il PIL pro capite americano riportato dal Maddison Project è di circa 58.487 dollari, contro i 41.323 dell'Europa occidentale. Il livello europeo equivale quindi a poco più del 70 per cento di quello statunitense.
La storia di due secoli permette a questo punto di distinguere almeno tre fasi.
La prima va dall'Ottocento alla metà del Novecento ed è quella della divergenza. Il vantaggio delle economie di insediamento europeo, e in particolare degli Stati Uniti, aumenta progressivamente fino a diventare enorme dopo le due guerre mondiali.
La seconda fase è quella della convergenza, dal secondo dopoguerra alla fine del Novecento. L'Europa occidentale cresce più rapidamente, recupera produttività e riduce una parte consistente della distanza.
La terza fase, iniziata nel nuovo secolo, è caratterizzata dalla fine della convergenza e da una nuova apertura del divario.
È proprio quest'ultimo passaggio a rendere la storia particolarmente attuale. Il problema europeo contemporaneo non consiste nel fatto che gli Stati Uniti siano sempre stati più ricchi. Consiste nel fatto che, dopo decenni nei quali l'Europa era riuscita ad avvicinarsi alla frontiera americana, il processo di recupero sembra essersi arrestato.
Le cause precise non possono essere dedotte dalla sola serie del Maddison Project. I dati misurano il risultato, non identificano automaticamente i meccanismi causali. Tuttavia, la letteratura economica collega il nuovo divario a temi quali produttività, innovazione, investimenti tecnologici, dimensione delle imprese, disponibilità di capitale, demografia e capacità di trasformare la ricerca in grandi aziende ad alta crescita.
Il quadro storico impedisce comunque interpretazioni troppo semplicistiche. Nel 1820 Europa occidentale e Western Offshoots erano relativamente vicini. Nel 1950 l'Europa era precipitata a meno della metà del loro reddito pro capite. Nei cinquant'anni successivi recuperò gran parte del distacco. Oggi la distanza si sta nuovamente ampliando.
Il divario economico transatlantico non è quindi una costante geografica, ma il risultato di differenti velocità di crescita accumulate nel tempo.
La lezione più importante dei dati Maddison riguarda proprio questa natura dinamica della ricchezza. Gli Stati Uniti hanno costruito il proprio vantaggio soprattutto tra Ottocento e prima metà del Novecento; l'Europa ha dimostrato nel secondo dopoguerra che quel vantaggio poteva essere ridotto rapidamente. La frenata degli ultimi decenni indica però che la convergenza non è automatica né irreversibile.
Nel 1950 l'Europa occidentale produceva per abitante meno della metà delle economie occidentali di insediamento. Alla fine del Novecento era arrivata quasi ai tre quarti. Nel 2022 si trova ancora attorno a quella soglia, ma la traiettoria recente è tornata a divergere.
Il vero interrogativo economico del XXI secolo non riguarda quindi l'origine remota del vantaggio americano, ormai ben visibile già nell'Ottocento, quanto la capacità dell'Europa di riaprire una fase di convergenza simile a quella che trasformò radicalmente il continente nel secondo dopoguerra.
Fonte:
Maddison Historical Data
Link:
https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en
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