- Nel 2000 Italia, Francia e
Germania avevano livelli di PIL pro capite sorprendentemente vicini tra
loro.
- Dal 2000 la Germania accelera,
mentre l’Italia perde terreno e amplia sensibilmente il divario economico
europeo.
- La Spagna recupera
progressivamente sull’Italia, riducendo drasticamente una distanza che nel
dopoguerra appariva ancora enorme.
Centocinquant'anni possono
trasformare radicalmente la posizione economica di un paese. Nel 1870 Italia,
Francia, Germania e Spagna erano quattro economie europee ancora profondamente
diverse da quelle contemporanee: l'industrializzazione procedeva a velocità
differenti, l'agricoltura occupava una quota molto più rilevante della
popolazione e i livelli di reddito erano lontanissimi da quelli attuali. Il Maddison
Project Database 2023 permette di osservare questa trasformazione
attraverso una misura comune: il PIL reale pro capite espresso in dollari
internazionali del 2011.
Il confronto rivela una storia che
non procede affatto in linea retta. Le distanze tra i quattro paesi cambiano,
si restringono e tornano ad ampliarsi. Guerre e crisi producono brusche
interruzioni, mentre il secondo dopoguerra segna una straordinaria fase di
convergenza. Il dato forse più interessante riguarda l'Italia: protagonista di
uno dei recuperi più spettacolari del Novecento, nel XXI secolo perde
progressivamente terreno soprattutto nei confronti della Germania.
Quattro paesi ancora relativamente
vicini. Nel 1870
il PIL pro capite italiano è pari a circa 2.826 dollari internazionali. La
Francia si colloca a 2.990 dollari e la Germania a 2.931. La Spagna è
decisamente più indietro, con 1.806 dollari. La fotografia iniziale è
significativa. Italia, Francia e Germania sono ancora relativamente vicine: il
vantaggio francese sull'Italia è inferiore al 6 per cento. La distanza della
Spagna, invece, è già consistente. Nei trent'anni successivi le traiettorie
cominciano a separarsi. Nel 1900 il PIL pro capite italiano raggiunge 3.264
dollari, mentre Francia e Germania arrivano rispettivamente a 4.584 e 4.758
dollari. La Spagna è a 2.672 dollari. In trent'anni l'Italia è quindi
cresciuta, ma non abbastanza rapidamente da mantenere il passo delle due
maggiori economie continentali. Se nel 1870 il suo reddito pro capite era pari
a circa il 95 per cento di quello francese, nel 1900 è sceso a poco più del 71
per cento. Alla vigilia della Prima guerra mondiale la distanza è ancora
maggiore. Nel 1913 l'Italia raggiunge 4.057 dollari, la Francia 5.555 e la
Germania 5.815. La Spagna si ferma a 3.063 dollari. La Germania è ormai
chiaramente in testa tra i quattro paesi.
Guerre e crisi interrompono la
crescita. La prima
metà del Novecento mostra quanto la crescita economica possa essere fragile. Le
due guerre mondiali e la Grande Depressione producono forti oscillazioni nelle
serie nazionali e colpiscono i quattro paesi in tempi e modi differenti. Nel
1920, dopo la Prima guerra mondiale, il PIL pro capite italiano è sceso a circa
3.789 dollari. La Francia è a 5.144, la Germania a 4.457 e la Spagna a 3.239.
Dieci anni dopo, nel 1930, la situazione appare diversa: l'Italia raggiunge
4.631 dollari, la Germania 6.333, mentre la Francia sale a 7.224 dollari,
assumendo temporaneamente la leadership del gruppo. La Spagna rimane più
indietro con 3.918 dollari. Le vicende belliche rendono particolarmente
complesso il confronto intorno agli anni Quaranta. Nel 1950, punto di partenza
della ricostruzione europea, le differenze sono molto marcate: la Francia
registra 8.266 dollari pro capite, la Germania 6.186, l'Italia 5.582 e la
Spagna appena 3.459.
È da questa situazione che prende
avvio la fase più importante dell'intera storia economica rappresentata dai
dati: la grande accelerazione del secondo dopoguerra.
Il miracolo italiano e la grande
convergenza. Tra
il 1950 e il 1970 tutti e quattro i paesi crescono rapidamente, ma Italia e
Germania realizzano trasformazioni particolarmente intense. Il PIL pro
capite italiano passa da 5.582 dollari nel 1950 a 9.430 nel 1960, per
raggiungere 15.492 dollari nel 1970. In vent'anni aumenta quindi di circa 2,8
volte. La Germania passa da 6.186 a 12.282 dollari nel 1960 e quindi a
17.277 nel 1970. La Francia sale da 8.266 a 11.792 e poi a 18.187 dollari. Anche
la Spagna, partita da una posizione molto più arretrata, entra in una fase di
forte crescita: dai 3.459 dollari del 1950 passa a 5.032 nel 1960 e a 9.503 nel
1970. È il periodo in cui le quattro economie cambiano struttura.
Industrializzazione, aumento della produttività, urbanizzazione, diffusione dei
consumi di massa e modernizzazione del sistema produttivo determinano
incrementi del reddito che non hanno precedenti nelle serie storiche. Per
l'Italia la trasformazione è particolarmente evidente. Nel 1950 il reddito per
abitante era pari a circa due terzi di quello francese; nel 1970 supera l'85
per cento. La distanza dalla Germania si riduce anch'essa drasticamente. Il
cosiddetto miracolo economico italiano non rappresenta quindi soltanto una
crescita in termini assoluti. È un vero processo di convergenza verso le
economie europee più ricche.
Gli anni Ottanta e Novanta:
l'Italia si avvicina ai leader. Nel
1980 il PIL pro capite italiano raggiunge 20.959 dollari, contro 23.537 della
Francia e 22.497 della Germania. La Spagna è a 14.006 dollari.
Il dato è notevole: l'Italia è
ormai vicinissima alla Germania e ha ridotto fortemente la distanza dalla
Francia. Nel 1990 il PIL pro capite italiano sale a 26.003 dollari. La Francia
è a 28.129, mentre la Germania registra 25.391 dollari. In quell'anno, nella
serie Maddison, il dato italiano risulta quindi leggermente superiore a quello
tedesco. La Spagna, pur avendo recuperato molto terreno, rimane più indietro a
19.215 dollari. È uno dei punti più interessanti dell'intera comparazione.
Guardando soltanto alla situazione contemporanea, potrebbe sembrare naturale
considerare la Germania strutturalmente molto più ricca dell'Italia. I dati
storici mostrano invece che alla fine del Novecento la distanza era
estremamente ridotta e, in alcuni anni, il valore italiano poteva persino
risultare superiore.
Il 2000: il momento della massima
convergenza. Nel
2000 le tre principali economie continentali considerate nel confronto sono
straordinariamente vicine. La Francia registra un PIL pro capite di 33.410
dollari, la Germania 33.367 e l'Italia 32.717. Tra Italia e Germania la
differenza è di appena 650 dollari, circa il 2 per cento. La Spagna, con 26.995
dollari, rimane più distante ma ha compiuto a sua volta un recupero enorme
rispetto al dopoguerra. Questa fotografia è essenziale per comprendere ciò che
accade successivamente. Il divario contemporaneo tra Italia e Germania non è
infatti l'eredità immutabile di una distanza secolare. Al contrario, appena un
quarto di secolo fa le due economie presentavano livelli di PIL pro capite
molto simili. Da questo punto in avanti le curve prendono direzioni differenti.
Il nuovo secolo e la divergenza. Nel 2010 il PIL pro capite tedesco
raggiunge 41.110 dollari. La Francia si trova a 36.087, l'Italia a 34.766 e la
Spagna a 31.786. La Germania ha dunque aperto un vantaggio significativo
in appena dieci anni. Il fenomeno diventa ancora più evidente nel 2015:
Germania 44.405 dollari, Francia 37.078, Italia 33.621, Spagna 32.057. L'Italia
non soltanto perde terreno rispetto alla Germania, ma vede ridursi fortemente
anche il proprio vantaggio sulla Spagna.
Nel 2019, ultimo anno prima della
pandemia, la Germania raggiunge 46.762 dollari pro capite. La Francia è a
39.085, l'Italia a 35.407 e la Spagna a 34.957. Tra Italia e Spagna rimangono
quindi appena 450 dollari, mentre tra Italia e Germania il divario supera gli
11.300 dollari per abitante. È un cambiamento enorme rispetto al 2000.
La pandemia e il 2022. Il 2020 produce una brusca caduta
in tutte e quattro le economie. Il PIL pro capite italiano scende a 32.385
dollari, quello francese a 35.914, quello tedesco a 44.996 e quello spagnolo a
30.835. La contrazione è particolarmente visibile in Italia e Spagna, ma il
recupero dei due anni successivi è rapido. Nel 2022, ultimo anno disponibile
nella serie utilizzata, la Germania registra un PIL pro capite di circa 46.648
dollari internazionali. La Francia raggiunge 39.066, l'Italia 36.224 e la
Spagna 34.123. La classifica è quindi molto chiara: Germania prima, Francia
seconda, Italia terza e Spagna quarta. Ma la classifica finale racconta
soltanto una parte della storia. Nel 1870 Italia, Francia e Germania erano
separate da poche centinaia di dollari. Nei decenni successivi Francia e
soprattutto Germania avanzarono più rapidamente. Dopo la Seconda guerra
mondiale, però, l'Italia mise in atto una rincorsa eccezionale e alla fine del
Novecento arrivò quasi ad annullare il divario. Nel 2000 Italia e Germania
erano separate da appena 650 dollari pro capite. Nel 2022 la distanza è salita
a oltre 10.400 dollari. Allo stesso tempo, la Spagna ha seguito il percorso
opposto nei confronti dell'Italia. Nel 1950 il PIL pro capite italiano era
superiore di oltre il 60 per cento a quello spagnolo; nel 2022 la distanza si è
ridotta a poco più di 2.100 dollari, circa il 6 per cento. La Francia presenta
invece una traiettoria più stabile. Rimane per gran parte del periodo sopra
l'Italia, ma con distanze che cambiano considerevolmente: molto ampie nella
prima metà del Novecento, molto ridotte intorno al 2000 e nuovamente crescenti
negli ultimi anni.
I 150 anni osservati dal Maddison
Project mostrano quindi che le gerarchie economiche europee non sono immobili.
La storia può essere divisa in tre grandi fasi: una divergenza iniziale tra
fine Ottocento e prima metà del Novecento; una straordinaria convergenza nel
secondo dopoguerra; e una nuova divergenza nel XXI secolo. Per l'Italia il dato
decisivo è proprio quest'ultimo. Il paese ha dimostrato nel Novecento di poter
recuperare enormi distanze in pochi decenni. Il problema contemporaneo non è
quindi l'assenza storica di crescita, ma l'interruzione di quella capacità di
convergere che aveva portato il reddito italiano quasi allo stesso livello di
Francia e Germania. Il confronto con la Spagna rende la questione ancora più
evidente: mentre l'Italia ha smesso di avvicinarsi alla frontiera tedesca, la
Spagna ha continuato nel lungo periodo a ridurre parte della propria distanza
dall'Italia. La fotografia del 2022 — 46.648 dollari in Germania, 39.066 in
Francia, 36.224 in Italia e 34.123 in Spagna — è dunque il punto di arrivo
provvisorio di un secolo e mezzo di sorpassi, convergenze e nuove divergenze.
Più che una classifica immutabile, i dati raccontano quattro differenti
velocità di crescita e ricordano che, nel lungo periodo, anche distanze
apparentemente strutturali possono restringersi, scomparire o riaprirsi.
Fonte:
Maddison Historical Data
Link:
https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en
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