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Il postmoderno come morte del soggetto

Relativamente ai cambiamenti nel governo dell’esistente, Lyotard descrive il passaggio dallo Stato come ente che contiene la società allo Stato come ente che fa parte della società, non più posto in una condizione di superiorità, ma di orizzontalità rispetto agli altri enti. Ecco che quindi si giunge ad un cambiamento della sfera della politica (1), come luogo della collettività, la politica non è più soltanto quella che si svolge negli enti pubblici ma è qualcosa di più grande da racchiudere anche lo stato-nazione moderno. L’ordinamento globale che così nasce è un superamento della dicotomia stato-privato, global player-stato-nazione, è superiore a queste entità, ma capace di rispettarne l’esistenza in una condizione di riconoscimento funzionale. Nello stesso tempo questa entità non ha più la caratteristica dell’essere moderno, chiuso , delimitato. Ma è aperto, una sorta di democrazia degli enti, ciascuno valutato secondo la sua funzionalità economica, la sua efficienza, in base all’efficienza, nel governo tecno-strutturale del totalitarismo metodologico.
Il totalitarismo metodologico raggiungerebbe così la sua piena autonomia essendo adiaforizzato.
Gli enti cioè sono tutti validi , purchè siano funzionali ed efficienti, a prescindere dalla propria natura. Troviamo orizzontalmente disposti, le multinazionali, gli stati-nazione, le istituzioni religiose, i movimenti e partiti politici, il terzo settore, il movimento a difesa del lavoro, dei cittadini e del risparmio. Tutti sullo stesso piano. Il postmoderno è morte del soggetto. Il soggetto non ha più importanza qualitativa, ma solo funzionale, ha cioè importanza come oggetto. E in base a questo decide l’andamento dell’ordinamento della globalizzazione sulla base di quella che è la funzionalità del metodo unico, del totalitarismo metodologico, egemonia della scienza economica.

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