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Chi sarà ricco domani? Cosa ci insegnano 200 anni di sorpassi economici

 

  • Nel 1950 l’Italia era oltre cinque volte più ricca della Corea; nel 2013 arrivò il sorpasso.
  • Italia e Germania erano quasi alla pari nel 2000; ventidue anni dopo divario oltre 10.000 dollari.
  • Duecento anni insegnano che la ricchezza futura dipende soprattutto dalla crescita mantenuta per generazioni intere.

 

Prevedere quali saranno i paesi più ricchi tra cinquant’anni è un esercizio inevitabilmente incerto. Ma osservare gli ultimi due secoli permette almeno di eliminare una convinzione: le gerarchie economiche non sono permanenti. Paesi che sembravano destinati a dominare indefinitamente sono stati raggiunti; economie periferiche sono diventate potenze industriali; nazioni che partivano da livelli di reddito bassissimi hanno superato paesi molto più ricchi. La storia del PIL pro capite è, in buona misura, una storia di sorpassi.

All’inizio dell’Ottocento il centro economico mondiale era già in movimento. La rivoluzione industriale aveva dato al Regno Unito un vantaggio crescente. Secondo le ricostruzioni del Maddison Project Database, nel 1820 il PIL reale pro capite britannico era nell’ordine di 3.600 dollari internazionali del 2011. La Cina era sotto i 900. Una distanza significativa, ma ancora lontanissima da quella che sarebbe emersa successivamente. Il punto fondamentale era che le due economie avevano imboccato traiettorie differenti: la Gran Bretagna aveva iniziato a produrre aumenti persistenti della produttività, mentre il reddito medio cinese sarebbe rimasto quasi stagnante ancora per molto tempo.

È la prima grande lezione dei due secoli trascorsi. La posizione iniziale conta, ma conta ancora di più la velocità mantenuta nel tempo.

All’inizio del Novecento il Regno Unito rimaneva una delle economie più ricche del mondo. Intorno al 1900 il suo PIL pro capite era circa 8.000 dollari, contro circa 5.700 della Francia e poco più di 5.000 della Germania. Londra poteva apparire irraggiungibile. Eppure nel 2022 la Germania raggiunge circa 46.648 dollari pro capite contro 44.352 del Regno Unito. In poco più di un secolo l’inseguitore ha superato il leader.

Non è necessario che il paese più ricco si impoverisca perché avvenga un sorpasso. Il Regno Unito è diventato enormemente più ricco rispetto al 1900. Semplicemente, la Germania ha accumulato una crescita maggiore. È questo il meccanismo fondamentale delle inversioni economiche: spesso chi perde una posizione non diventa più povero in termini assoluti; cresce meno rapidamente di chi lo insegue.

L’Italia offre un esempio ancora più sorprendente. Nel 1950 il PIL pro capite italiano era 5.582 dollari. La Francia raggiungeva 8.266. L’Italia disponeva quindi di appena il 68% circa del livello francese. Nel 2000, appena cinquant’anni dopo, il divario era praticamente scomparso: 32.717 dollari per l’Italia e 33.410 per la Francia.

Mezzo secolo era bastato per trasformare una distanza enorme in quasi parità.

Ma la storia italiana contiene anche la lezione opposta. Nel 2000 Germania e Italia erano separate da appena 650 dollari pro capite: 33.367 contro 32.717. Nel 2022 la Germania raggiunge 46.648 dollari e l’Italia 36.224. La distanza supera 10.400 dollari.

In ventidue anni una quasi parità si è trasformata nuovamente in un divario consistente.

Ancora più spettacolare è la Corea del Sud. Nel 1950 il suo PIL reale pro capite era appena 998 dollari. L’Italia raggiungeva 5.582: circa 5,6 volte tanto. Nel 1960 la distanza sembrava persino più impressionante, con 9.430 dollari italiani contro 1.548 sudcoreani.

Poi comincia una delle più grandi rincorse economiche della storia contemporanea. La Corea raggiunge 2.975 dollari nel 1970, 6.064 nel 1980, 13.874 nel 1990, 23.108 nel 2000 e 31.538 nel 2010. Nel 2013 arriva il sorpasso: 33.712 dollari contro 33.317 dell’Italia. Nel 2022 la Corea del Sud raggiunge 41.321 dollari, mentre l’Italia si ferma a 36.224.

In settantadue anni il paese che partiva a meno di un quinto del livello italiano è arrivato sopra.

Taiwan racconta qualcosa di simile su un orizzonte secolare. Nel 1922 disponeva di circa 1.728 dollari pro capite. Nel 2022 raggiunge 53.143. Il reddito reale per abitante è diventato circa 30,8 volte quello iniziale. Singapore passa nello stesso periodo da circa 2.884 a 80.320 dollari, quasi 28 volte.

Questi dati mostrano quanto possa essere potente la convergenza quando viene mantenuta per generazioni. Un paese relativamente povero può adottare tecnologie già sviluppate altrove, accumulare capitale, migliorare l’istruzione, trasferire lavoratori da attività a bassa produttività verso industria e servizi avanzati e integrarsi nei mercati internazionali. Se riesce a mantenere questo processo abbastanza a lungo, il divario può scomparire.

Ma partire poveri non garantisce affatto il successo.

L’Argentina rappresenta uno degli esempi più importanti. Nel 1913 aveva un PIL pro capite di circa 6.052 dollari, contro 4.057 dell’Italia e appena 2.431 del Giappone. Un secolo dopo le posizioni sono completamente cambiate. Nel 2022 l’Argentina raggiunge circa 18.292 dollari, mentre l’Italia arriva a 36.224 e il Giappone a 38.269.

L’Argentina non è diventata più povera rispetto al 1913. Il suo PIL pro capite è aumentato. Ma Italia e Giappone sono cresciuti molto di più. Il declino argentino è quindi soprattutto relativo: un paese che partiva davanti è stato superato da economie capaci di accumulare crescita con maggiore continuità.

È questa la seconda grande lezione per immaginare chi sarà ricco domani: non basta osservare chi cresce velocemente oggi. Bisogna chiedersi chi sarà capace di continuare a farlo per venti, trenta o cinquant’anni.

La Cina rende il problema ancora più interessante. Nel 1950 il suo PIL pro capite era appena 799 dollari. Nel 1980 raggiungeva ancora soltanto 1.930. Nel 2000 era a 4.730, nel 2010 a 9.658 e nel 2022 a 19.238.

Tra 1950 e 2022 il PIL reale pro capite cinese è quindi diventato circa 24 volte quello iniziale. Ma la Cina rimane ancora molto distante dai livelli pro capite degli Stati Uniti, che nel 2022 raggiungono circa 58.487 dollari.

Qui emerge una distinzione decisiva per qualsiasi previsione sul futuro: essere la maggiore economia del mondo e avere i cittadini più ricchi sono due cose completamente diverse. Un paese con una popolazione enorme può raggiungere un PIL complessivo gigantesco pur mantenendo un reddito per abitante molto inferiore a quello delle economie avanzate.

Gli Stati Uniti rappresentano infatti un altro modello di successo. Nel 1950 avevano già un PIL pro capite di circa 15.240 dollari, contro 5.582 dell’Italia, 3.062 del Giappone, 998 della Corea del Sud e 799 della Cina. Nel 2022 arrivano a 58.487.

Il moltiplicatore americano è molto inferiore a quello coreano o cinese. Ma ciò dipende in parte dalla base iniziale: gli Stati Uniti erano già ricchissimi. La loro grande performance storica consiste nell’essere riusciti a continuare a spostare in avanti la frontiera partendo da livelli molto elevati.

Per capire chi sarà ricco domani bisogna quindi distinguere due gare. La prima è quella della convergenza: economie relativamente povere che cercano di raggiungere quelle avanzate. La seconda è quella della frontiera: paesi già ricchi che devono continuare a innovare per evitare di essere raggiunti.

La matematica della crescita mostra perché entrambe siano così importanti. Immaginiamo due paesi con lo stesso PIL pro capite iniziale di 30.000 dollari. Se il primo cresce dell’1% annuo per cinquant’anni, arriva a circa 49.300 dollari. Se il secondo cresce del 2%, raggiunge circa 80.800. Un solo punto percentuale di differenza annuale, accumulato per mezzo secolo, produce oltre 30.000 dollari di distanza.

È esattamente ciò che la storia mostra continuamente. Le gerarchie raramente vengono rovesciate da un singolo anno eccezionale. Sono decenni di piccole differenze a produrre i grandi sorpassi.

Questo rende molto difficile costruire una classifica dei paesi ricchi del 2070 o del 2100. Una previsione basata semplicemente sui tassi di crescita attuali rischia di essere fuorviante. Le economie rallentano quando diventano più ricche; le popolazioni invecchiano; le tecnologie cambiano; arrivano crisi, guerre e trasformazioni istituzionali. Nessun tasso di crescita rimane costante per sempre.

La storia consente però di individuare alcune caratteristiche. Le economie che riescono ad aumentare stabilmente la produttività, investire in capitale umano e fisico, adottare o produrre nuove tecnologie e mantenere istituzioni capaci di sostenere investimenti di lungo periodo hanno maggiori possibilità di avanzare. Anche la capacità di assorbire gli shock conta enormemente. Una crisi di pochi anni può essere recuperata; crisi ripetute possono trasformare un paese relativamente ricco in un grande perdente della classifica internazionale.

Il futuro potrebbe quindi produrre sorpassi oggi difficili da immaginare, proprio come quello della Corea sull’Italia sarebbe apparso quasi assurdo nel 1950. Allo stesso modo, nel 1900 pochi avrebbero probabilmente previsto con precisione la futura ascesa dell’Asia orientale o la perdita di posizione relativa dell’Argentina.

La domanda “chi sarà ricco domani?” non ha dunque una risposta sotto forma di una singola classifica. La lezione più importante dei dati storici è precisamente l’opposto: diffidare delle classifiche considerate permanenti.

Nel 1900 il Regno Unito era davanti alla Germania. Nel 2022 è la Germania ad avere un PIL pro capite superiore. Nel 1950 l’Italia era oltre cinque volte più ricca della Corea del Sud; oggi è dietro. Nel 1913 l’Argentina era più ricca dell’Italia e quasi due volte e mezzo il Giappone; oggi entrambi la superano nettamente. Nel 2000 Italia e Germania erano quasi alla pari; appena ventidue anni dopo sono separate da oltre 10.000 dollari per abitante.

Duecento anni di storia economica raccontano quindi una regola semplice: il vero vantaggio non consiste soltanto nell’essere ricchi oggi, ma nel riuscire a continuare a crescere domani.

Le economie che domineranno la seconda metà del XXI secolo potrebbero essere già tra quelle più ricche, oppure trovarsi oggi molto più indietro. La Corea del Sud insegna che un divario apparentemente enorme può essere cancellato. L’Argentina dimostra che un vantaggio iniziale può essere dissipato. Gli Stati Uniti mostrano che partire dalla frontiera non impedisce di continuare ad avanzare.

Il futuro della ricchezza mondiale dipenderà quindi meno dalla fotografia attuale che dalla velocità con cui ogni paese riuscirà a muoversi nei prossimi decenni. Perché se duecento anni di sorpassi economici insegnano qualcosa, è che la classifica di oggi non è mai la classifica definitiva.



Fonte: Maddison Project Database

Link: https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en

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