- Nel 1820 circa due terzi
dell’umanità vivevano già nelle grandi regioni dell’Asia orientale e
meridionale.
- L’Africa subsahariana passa da
circa 60 milioni nel 1820 a 1,175 miliardi nel 2022.
- L’Europa cresce in termini
assoluti, ma perde progressivamente peso nella distribuzione della
popolazione mondiale complessiva.
La storia
della popolazione mondiale non è soltanto la storia di quanti esseri umani
abbiano abitato il pianeta. È anche la storia di dove vivevano. Nel corso di
due millenni il baricentro demografico mondiale si è spostato, alcune regioni
hanno moltiplicato decine di volte i propri abitanti, altre hanno perso peso
relativo e l’umanità è passata da un mondo popolato da poche centinaia di
milioni di persone a uno con quasi otto miliardi di abitanti. I dati del
Maddison Project Database 2023 permettono di ricostruire una parte importante
di questo cambiamento e mostrano soprattutto una costante: l’Asia è stata per
gran parte della storia il principale centro demografico del pianeta. Ma
all’interno di questa continuità si sono prodotti cambiamenti enormi.
Le
ricostruzioni demografiche relative ai primi secoli devono naturalmente essere
interpretate con cautela. Non esistevano censimenti nazionali paragonabili a
quelli contemporanei e molti valori sono stime costruite dagli storici a
partire da fonti frammentarie. Il database Maddison riporta tuttavia
informazioni che permettono di comprendere gli ordini di grandezza. Nell’anno
1, per esempio, la popolazione attribuita alla Cina è di circa 59,6 milioni di
persone, mentre l’India raggiunge circa 75 milioni. Soltanto queste due grandi
aree asiatiche concentravano quindi oltre 130 milioni di abitanti in un mondo
che contava complessivamente soltanto poche centinaia di milioni di persone.
L’Europa
era molto più piccola demograficamente. Le popolazioni delle aree
corrispondenti agli attuali Stati europei si misuravano generalmente in pochi
milioni di abitanti. Il territorio dell’attuale Italia, secondo le
ricostruzioni contenute nel database, raggiunge circa 8 milioni di persone
nell’anno 1; la Francia circa 5 milioni, la Spagna circa 4,5 milioni e la
Germania circa 3 milioni. Sono numeri che mostrano quanto fosse diversa la
scala demografica dell’antichità.
Anche
mille anni dopo il quadro cambia relativamente poco. Nell’anno 1000 la Cina è
stimata intorno a 59 milioni di abitanti e l’India rimane nell’ordine dei 75
milioni. L’Europa ha attraversato la dissoluzione dell’Impero romano
d’Occidente, epidemie, guerre e profonde trasformazioni economiche. La crescita
demografica è lenta e frequentemente reversibile.
È questa
la caratteristica fondamentale della popolazione mondiale premoderna: per
secoli l’aumento degli abitanti è estremamente lento. Elevata mortalità
infantile, epidemie, carestie, guerre e produttività agricola limitata
impediscono alla popolazione di seguire una traiettoria paragonabile a quella
contemporanea. Una fase di crescita poteva essere cancellata rapidamente da un
raccolto insufficiente o da una grande epidemia.
Il salto
diventa più visibile entrando nell’età moderna e soprattutto nell’Ottocento. Il
Maddison Project Database permette di costruire un confronto regionale completo
a partire dal 1820. In quell’anno la popolazione mondiale ricostruita dal
database è pari a circa 1,042 miliardi di persone.
La
distribuzione geografica è impressionante. L’Asia orientale conta circa 428
milioni di abitanti, mentre l’Asia meridionale e sud-orientale ne concentra
circa 256 milioni. Complessivamente queste due macroregioni ospitano circa 683
milioni di persone, quasi due terzi dell’intera popolazione mondiale.
L’Europa
occidentale conta circa 139 milioni di abitanti e l’Europa orientale circa 91
milioni. Sommate, le due regioni europee raggiungono circa 231 milioni, poco
più del 22% della popolazione mondiale.
L’Africa
subsahariana ha invece circa 60 milioni di abitanti. L’America Latina appena 21
milioni. I cosiddetti Western Offshoots – principalmente Stati Uniti, Canada,
Australia e Nuova Zelanda – contano complessivamente soltanto circa 11 milioni
di persone.
La
geografia umana del 1820 è dunque radicalmente diversa da quella contemporanea.
L’America del Nord di origine europea è ancora demograficamente piccola,
l’America Latina è scarsamente popolata e l’Africa subsahariana rappresenta una
quota della popolazione mondiale molto inferiore a quella attuale. Il grande
gigante è già l’Asia.
Nel corso
dell’Ottocento la popolazione mondiale comincia ad accelerare. Nel 1850
raggiunge circa 1,189 miliardi di abitanti. Nel 1870 arriva a circa 1,271
miliardi e nel 1900 raggiunge 1,547 miliardi.
In
ottant’anni, tra 1820 e 1900, il pianeta aggiunge quindi circa mezzo miliardo
di persone. È un incremento enorme per gli standard della storia precedente, ma
ancora modesto rispetto a ciò che accadrà nel Novecento.
Anche la
distribuzione cambia. Nel 1900 l’Europa occidentale conta circa 237 milioni di
abitanti e quella orientale circa 195 milioni. Complessivamente le due regioni
raggiungono circa 432 milioni di persone, quasi il 28% della popolazione
mondiale. È probabilmente uno dei momenti di massimo peso demografico relativo
dell’Europa moderna.
L’Asia
rimane comunque dominante. L’Asia orientale conta circa 457 milioni di
abitanti, mentre Asia meridionale e sud-orientale raggiungono circa 366
milioni. Insieme superano 823 milioni, oltre la metà dell’intera popolazione
mondiale.
L’Africa
subsahariana, invece, conta ancora soltanto circa 86 milioni di persone. È un
dato particolarmente importante perché permette di comprendere quanto
radicalmente cambierà la geografia demografica nel secolo successivo.
Nel 1950
il mondo supera i 2,5 miliardi di abitanti. Secondo la serie regionale
Maddison, la popolazione mondiale è pari a circa 2,518 miliardi. L’Asia
orientale conta 670 milioni di persone e l’Asia meridionale e sud-orientale
circa 652 milioni. L’Asia nel suo complesso continua quindi a ospitare oltre
metà dell’umanità.
Ma proprio
dal 1950 comincia la fase più spettacolare dell’intera storia demografica.
In appena
cinquant’anni la popolazione mondiale passa da 2,518 miliardi a circa 6,048
miliardi nel 2000. Il pianeta aggiunge quindi più di 3,5 miliardi di abitanti
in mezzo secolo: oltre il doppio di tutti gli esseri umani che vivevano sulla
Terra nel 1900.
Il
fenomeno è legato alla cosiddetta transizione demografica. La mortalità
diminuisce grazie a miglioramenti nell’alimentazione, nell’igiene, nella
medicina e nella sanità pubblica, mentre in molti paesi la natalità rimane
elevata ancora per diversi decenni. Il risultato è un aumento rapidissimo della
popolazione.
Nel 2000
l’Asia meridionale e sud-orientale raggiunge circa 1,890 miliardi di abitanti.
L’Asia orientale arriva a 1,484 miliardi. Complessivamente le due grandi
regioni asiatiche superano 3,37 miliardi di persone.
Ma il
cambiamento forse più importante riguarda l’Africa subsahariana. Dai circa 86
milioni del 1900 passa a 179 milioni nel 1950 e a 652 milioni nel 2000. In un
secolo la popolazione della regione è quindi aumentata di oltre sette volte.
La
crescita continua nel XXI secolo. Nel 2022 la popolazione mondiale registrata
nel database raggiunge circa 7,802 miliardi di persone.
L’Asia
rimane il principale centro demografico. L’Asia meridionale e sud-orientale
conta circa 2,546 miliardi di abitanti e l’Asia orientale circa 1,635 miliardi.
Sommate, le due regioni raggiungono circa 4,18 miliardi di persone: oltre la
metà dell’intera popolazione mondiale.
Ma
all’interno dell’Asia si sta producendo un cambiamento importante. La crescita
dell’Asia orientale sta rallentando, mentre quella dell’Asia meridionale rimane
più sostenuta. La Cina, che per secoli è stata uno dei principali motori
demografici mondiali, è entrata in una fase caratterizzata da bassissima
natalità e invecchiamento. Al contrario, India e altre economie dell’Asia
meridionale hanno popolazioni mediamente più giovani.
L’Africa
subsahariana rappresenta però la trasformazione più spettacolare. Nel 2022
raggiunge circa 1,175 miliardi di abitanti. Rispetto ai 60 milioni del 1820
significa una popolazione quasi venti volte superiore. Rispetto agli 86 milioni
del 1900, l’aumento supera tredici volte.
La quota
africana della popolazione mondiale è quindi cresciuta enormemente e tutto
indica che il continente avrà un peso ancora maggiore nella geografia
demografica futura.
L’Europa
percorre invece la traiettoria opposta in termini relativi. L’Europa
occidentale passa dai 139 milioni del 1820 ai 237 milioni del 1900, 305 milioni
nel 1950 e circa 429 milioni nel 2022. La popolazione è quindi più che
triplicata rispetto al 1820.
Eppure il
suo peso mondiale diminuisce. Nel 1820 l’Europa occidentale rappresentava circa
il 13,4% dell’umanità; nel 2022 appena il 5,5%. Se aggiungiamo l’Europa
orientale, la perdita relativa rimane evidente: l’Europa è diventata più
popolosa in termini assoluti, ma il resto del mondo è cresciuto molto più
rapidamente.
Lo stesso
fenomeno permette di comprendere il cambiamento degli equilibri mondiali. Nel
1900 Europa occidentale e orientale contavano insieme circa 432 milioni di
abitanti, mentre l’Africa subsahariana ne aveva soltanto 86 milioni. Gli
europei erano circa cinque volte più numerosi degli abitanti dell’Africa
subsahariana. Nel 2022 la situazione è completamente rovesciata: le due Europe
sommano circa 836 milioni di abitanti, mentre l’Africa subsahariana raggiunge
circa 1,175 miliardi.
Anche
l’America Latina compie un salto gigantesco. Dai circa 21 milioni di abitanti
del 1820 passa a 63 milioni nel 1900, 164 milioni nel 1950 e circa 647 milioni
nel 2022. In due secoli la popolazione è aumentata di oltre trenta volte.
I Western
Offshoots mostrano una dinamica analoga, alimentata anche dalle grandi
migrazioni. Dai soli 11 milioni del 1820 arrivano a 86 milioni nel 1900, 176
milioni nel 1950 e circa 403 milioni nel 2022.
Il
confronto complessivo racconta quindi due rivoluzioni contemporaneamente. La
prima riguarda la scala: da circa un miliardo di persone nel 1820 a 7,8
miliardi nel 2022. La seconda riguarda la distribuzione: l’Europa perde peso
relativo, l’Africa ne guadagna enormemente, l’Asia rimane il grande centro
demografico mondiale ma con un progressivo spostamento dall’Est verso il Sud.
Ecco
perché chiedersi dove vivessero gli uomini è altrettanto importante che
chiedersi quanti fossero.
Nell’anno
1, Cina e India erano già due giganteschi poli demografici. Nel 1820 quasi due
esseri umani su tre vivevano nelle macroregioni asiatiche considerate dal
Maddison. Nel 1900 l’Europa raggiungeva uno dei massimi della propria
importanza demografica relativa. Nel secondo Novecento esplode la popolazione
di Asia meridionale, America Latina e soprattutto Africa. Nel 2022 più di
quattro miliardi di persone vivono ancora nell’Asia orientale, meridionale e
sud-orientale, mentre l’Africa subsahariana ha ormai superato 1,17 miliardi.
La storia
dei duemila anni non è quindi quella di un semplice aumento uniforme. È una
redistribuzione continua del peso demografico mondiale. Le popolazioni crescono
a velocità differenti, attraversano in momenti diversi la transizione
demografica e modificano di conseguenza la geografia dell’umanità.
Il mondo
del 2022, con 7,8 miliardi di persone, non è soltanto enormemente più popoloso
di quello dei nostri antenati. È anche distribuito diversamente. E se il
passato offre un’indicazione sul futuro, la prossima grande trasformazione
della geografia umana avrà probabilmente un protagonista già chiaramente
visibile nei dati: l’Africa.
Dove
viveva l’umanità e dove vive oggi
Per il
grafico utilizzo le macroregioni del foglio “Regional data” del Maddison
Project Database 2023. I valori sono popolazioni in migliaia di abitanti; nel
grafico sono convertiti in milioni. Il confronto 1820-2022 è particolarmente
robusto perché il database fornisce per entrambi gli anni un quadro regionale
completo.
Il grafico
rende evidente il cambiamento più importante. Nel 1820 l’Africa subsahariana
aveva circa 60 milioni di abitanti contro 231 milioni delle due macroregioni
europee; nel 2022 raggiunge 1,175 miliardi contro circa 836 milioni dell’Europa
occidentale e orientale insieme. L’Asia, invece, mantiene il primato: le sue
due grandi macroregioni passano da circa 683 milioni nel 1820 a oltre 4,18
miliardi nel 2022.
La
geografia della popolazione mondiale: 1820 vs 2022
Popolazione
per macroregione in milioni di abitanti. In due secoli il baricentro
demografico resta asiatico, mentre cresce enormemente il peso dell'Africa
subsahariana.
Fonte:
Maddison Historical Data
Link:
https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en
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