L'inclusione finanziaria in un mondo che cambia: evidenze globali tra divario Nord-Sud, dinamiche Est-Ovest e regimi politici (2011–2024)
- L'inclusione finanziaria mondiale è cresciuta significativamente tra il 2011 e il 2024 grazie alla digitalizzazione dei servizi.
- Persistono ampie differenze tra Nord e Sud globale, influenzate da sviluppo economico e qualità istituzionale.
- Innovazione digitale e mobile money favoriscono l'accesso finanziario indipendentemente dal regime politico e dal reddito.
di sviluppo
economico promosse dalle organizzazioni internazionali, dai governi nazionali e
dalle istituzioni finanziarie multilaterali. La possibilità per individui e
imprese di accedere ai servizi finanziari formali rappresenta infatti un
elemento essenziale per favorire la crescita economica inclusiva, ridurre la
povertà, sostenere l'imprenditorialità e rafforzare la resilienza economica
delle famiglie. Il possesso di un conto presso un'istituzione finanziaria o
attraverso un servizio di mobile money costituisce oggi il primo passo verso
l'accesso al credito, agli strumenti di risparmio, ai pagamenti digitali, ai
servizi assicurativi e ai programmi di trasferimento pubblico, contribuendo
alla modernizzazione dei sistemi economici e alla riduzione dell'esclusione
sociale.
La crescente
digitalizzazione dei servizi finanziari ha profondamente modificato le modalità
attraverso cui cittadini e imprese interagiscono con il sistema bancario. La
diffusione di Internet, degli smartphone, delle piattaforme fintech e dei
sistemi di pagamento elettronico ha ampliato significativamente le opportunità
di accesso ai servizi finanziari, soprattutto nei Paesi emergenti e nelle
economie caratterizzate da una limitata presenza di infrastrutture bancarie
tradizionali. Parallelamente, lo sviluppo dei servizi di mobile money ha
consentito a milioni di individui precedentemente esclusi dal sistema
finanziario formale di effettuare pagamenti, trasferimenti di denaro e
operazioni di risparmio utilizzando esclusivamente dispositivi mobili. Di
conseguenza, l'inclusione finanziaria è oggi considerata non soltanto un
indicatore dello sviluppo del sistema bancario, ma anche una misura della
capacità delle economie di sfruttare le opportunità offerte dalla
trasformazione digitale.
Nonostante i
considerevoli progressi registrati nell'ultimo decennio, persistono ancora
profonde differenze tra Paesi e aree geografiche. Le economie avanzate
presentano generalmente livelli di bancarizzazione prossimi alla copertura
universale, mentre numerosi Paesi a basso e medio reddito continuano a
registrare quote significative di popolazione adulta esclusa dal sistema
finanziario. Tali differenze riflettono l'interazione di molteplici fattori
economici, istituzionali, tecnologici e sociali, tra cui il livello di sviluppo
economico, la qualità delle istituzioni, la diffusione delle infrastrutture
digitali, la stabilità politica e la capacità amministrativa dello Stato.
In questo
contesto, il presente lavoro analizza l'evoluzione dell'inclusione finanziaria
nel periodo 2011–2024 utilizzando l'indicatore relativo alla quota della popolazione
adulta che possiede un conto presso un'istituzione finanziaria o un servizio di
mobile money. L'analisi copre 173 economie e consente di osservare le
principali trasformazioni che hanno interessato il sistema finanziario mondiale
negli ultimi anni. Particolare attenzione viene dedicata al confronto tra Nord
e Sud globale, tra Occidente e Oriente e tra democrazie e autocrazie, al fine
di individuare eventuali differenze strutturali nella diffusione dei servizi
finanziari.
L'obiettivo
dello studio non consiste esclusivamente nel descrivere l'evoluzione
dell'inclusione finanziaria, ma anche nell'interpretarne le determinanti alla
luce delle trasformazioni economiche e istituzionali intervenute nel periodo
considerato. L'analisi mette in evidenza come lo sviluppo economico, la
digitalizzazione, l'innovazione tecnologica e la qualità della governance
rappresentino fattori strettamente connessi alla crescita dell'inclusione
finanziaria, pur riconoscendo che il rapporto tra regime politico e accesso ai
servizi finanziari risulta complesso e influenzato da molteplici variabili.
Il lavoro
intende pertanto contribuire al dibattito internazionale sull'inclusione
finanziaria fornendo una lettura comparata delle principali dinamiche globali e
offrendo una base empirica utile per successive analisi econometriche
finalizzate a identificare i fattori che influenzano la diffusione dei servizi
finanziari formali. In tal modo, l'articolo si propone di evidenziare come
l'inclusione finanziaria rappresenti non soltanto un indicatore di sviluppo
economico, ma anche uno strumento fondamentale per promuovere crescita
sostenibile, riduzione delle disuguaglianze e maggiore partecipazione dei
cittadini alla vita economica.
Il dataset
analizzato fornisce una panoramica completa del livello di inclusione
finanziaria a livello mondiale, misurato attraverso la percentuale della
popolazione adulta (15 anni e oltre) che possiede un conto presso
un'istituzione finanziaria o utilizza un servizio di mobile money. L'indicatore
rappresenta una delle principali misure utilizzate dalla letteratura economica
per valutare il grado di accesso ai servizi finanziari formali ed è ampiamente
riconosciuto come un importante indicatore dello sviluppo economico e sociale
dei Paesi. La disponibilità di un conto finanziario costituisce infatti il presupposto
per accedere a numerosi servizi, tra cui il risparmio, il credito, i pagamenti
elettronici, la ricezione di salari e trasferimenti pubblici e la gestione dei
rischi finanziari.
Il database
comprende 173 Paesi osservati nel periodo compreso tra il 2011 e il 2024, per
un totale di 758 osservazioni. La copertura geografica particolarmente ampia
consente di effettuare confronti tra economie caratterizzate da differenti
livelli di sviluppo economico, qualità istituzionale e diffusione delle tecnologie
digitali. Tale ampiezza rende il dataset particolarmente adatto per analisi
comparative e studi panel finalizzati all'individuazione dei fattori che
influenzano il livello di inclusione finanziaria.
L'analisi
descrittiva evidenzia come il livello medio di possesso di un conto finanziario
sia pari a circa il 60% della popolazione adulta. Ciò significa che,
considerando l'intero campione, circa sei adulti su dieci risultano inseriti
nel sistema finanziario formale. Tuttavia, questo valore medio nasconde una
notevole eterogeneità tra i diversi Paesi. La deviazione standard, pari a circa
28,8 punti percentuali, segnala infatti un'elevata dispersione dei dati,
indicando che il grado di inclusione finanziaria varia sensibilmente tra le
economie considerate.
Anche
l'analisi della distribuzione conferma tale eterogeneità. La mediana si colloca
intorno al 60%, valore molto vicino alla media, suggerendo una distribuzione
relativamente equilibrata delle osservazioni. Tuttavia, il primo quartile si
attesta intorno al 37%, mentre il terzo quartile raggiunge circa l'87%. Ciò
implica che il 50% delle osservazioni presenta livelli di inclusione
finanziaria compresi tra questi due valori, mentre permane un gruppo
consistente di Paesi caratterizzati da percentuali particolarmente basse. Il
valore minimo risulta inferiore all'1%, mentre quello massimo raggiunge il
100%, evidenziando come nel campione coesistano economie nelle quali l'accesso
ai servizi finanziari è estremamente limitato e altre in cui la quasi totalità
della popolazione adulta possiede un conto finanziario.
Le economie
ad alto reddito rappresentano generalmente i Paesi con i livelli più elevati di
inclusione finanziaria. In molti di questi Stati il possesso di un conto
bancario costituisce una condizione praticamente universale, grazie alla
presenza di sistemi bancari altamente sviluppati, infrastrutture finanziarie
efficienti, elevata digitalizzazione dei pagamenti e solide istituzioni
economiche. L'utilizzo di strumenti finanziari elettronici è ormai parte integrante
della vita quotidiana e interessa la quasi totalità della popolazione adulta.
La diffusione dei conti correnti è inoltre favorita dalla necessità di ricevere
stipendi, effettuare pagamenti elettronici, accedere al credito e usufruire di
numerosi servizi pubblici e privati.
Al
contrario, numerosi Paesi a basso reddito continuano a registrare livelli
significativamente inferiori di inclusione finanziaria. In tali contesti
persistono numerosi ostacoli strutturali che limitano l'accesso ai servizi
bancari tradizionali. Tra questi figurano la scarsa presenza di sportelli
bancari nelle aree rurali, i bassi livelli di reddito, la limitata
alfabetizzazione finanziaria, le carenze infrastrutturali, la ridotta
diffusione delle tecnologie digitali e la debolezza delle istituzioni
economiche. In molte aree geografiche una parte consistente della popolazione
continua pertanto ad affidarsi a sistemi finanziari informali per la gestione
del risparmio e delle transazioni economiche.
Uno degli
aspetti più rilevanti emersi nel periodo considerato riguarda il ruolo
crescente svolto dai servizi di mobile money. L'introduzione e la rapida
diffusione di tali strumenti hanno profondamente modificato il panorama
dell'inclusione finanziaria, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Grazie
ai telefoni cellulari, milioni di individui hanno potuto accedere per la prima
volta a servizi finanziari di base senza la necessità di aprire un conto presso
una banca tradizionale. Attraverso il mobile money è possibile effettuare
pagamenti, trasferire denaro, ricevere redditi e conservare risparmi in modo
sicuro anche in assenza di una rete bancaria capillare. Questa innovazione
tecnologica ha contribuito significativamente alla crescita dell'inclusione
finanziaria osservata in numerose economie emergenti.
Il periodo
successivo al 2020 rappresenta un ulteriore punto di svolta. La pandemia di
COVID-19 ha infatti accelerato il processo di digitalizzazione dei servizi
finanziari in tutto il mondo. Le restrizioni alla mobilità e la necessità di limitare
i contatti fisici hanno favorito un rapido incremento dell'utilizzo dei
pagamenti elettronici, dell'internet banking e delle applicazioni mobili
dedicate ai servizi finanziari. Parallelamente, molti governi hanno utilizzato
i conti bancari e gli strumenti digitali per distribuire trasferimenti
economici e misure di sostegno alle famiglie, incentivando ulteriormente
l'apertura di nuovi conti finanziari. Di conseguenza, la pandemia ha
contribuito ad accelerare una tendenza già in atto verso una maggiore
inclusione finanziaria digitale.
Nonostante i
significativi progressi registrati nell'ultimo decennio, il dataset evidenzia
come persistano importanti disuguaglianze sia tra Paesi sia all'interno dei
singoli sistemi economici. Sebbene i dati siano aggregati a livello nazionale e
non consentano un'analisi delle caratteristiche individuali, la letteratura
internazionale documenta come il possesso di un conto finanziario risulti
generalmente inferiore tra le donne, le popolazioni rurali, i soggetti con bassi
livelli di istruzione e le famiglie a basso reddito. Tali differenze
rappresentano ancora oggi una delle principali sfide per le politiche di
inclusione finanziaria promosse dalle istituzioni internazionali.
Anche la
qualità delle istituzioni emerge come un elemento strettamente correlato ai
livelli di inclusione finanziaria. I Paesi caratterizzati da elevata stabilità
politica, sistemi giuridici efficienti, basso livello di corruzione e adeguata
regolamentazione del settore finanziario tendono a presentare percentuali più
elevate di popolazione bancarizzata. Al contrario, contesti istituzionali
fragili possono ridurre la fiducia dei cittadini nelle istituzioni finanziarie
e incentivare il ricorso a strumenti informali di pagamento e risparmio.
L'inclusione
finanziaria appare inoltre fortemente associata al livello di sviluppo
economico. Le economie con un reddito pro capite più elevato dispongono
generalmente di sistemi finanziari maggiormente sviluppati, infrastrutture
tecnologiche più avanzate e una più ampia diffusione delle competenze digitali.
In tali contesti, la domanda di servizi finanziari cresce parallelamente allo
sviluppo economico, mentre gli intermediari finanziari investono
nell'innovazione e nell'espansione della propria rete di servizi. Si crea così
un processo di rafforzamento reciproco tra crescita economica e inclusione
finanziaria, ampiamente documentato dalla letteratura economica internazionale.
Dal punto di
vista metodologico, il dataset offre importanti opportunità di ricerca empirica.
La presenza di osservazioni ripetute per numerosi Paesi consente infatti di
applicare modelli di dati panel, permettendo di analizzare l'evoluzione
temporale dell'inclusione finanziaria e di stimare gli effetti di variabili
economiche, istituzionali e tecnologiche sul possesso di un conto finanziario.
Tra i possibili determinanti figurano il PIL pro capite, il livello di
istruzione, la diffusione di Internet, la qualità della governance,
l'inflazione, l'apertura commerciale, la digitalizzazione dell'economia e
numerosi altri indicatori macroeconomici.
Infine, il
dataset rappresenta uno strumento particolarmente utile anche per i decisori
pubblici. Il monitoraggio dell'evoluzione dell'inclusione finanziaria permette
infatti di valutare l'efficacia delle politiche volte ad ampliare l'accesso ai
servizi finanziari e di verificare il progresso verso gli obiettivi di sviluppo
sostenibile promossi dalle organizzazioni internazionali. L'espansione
dell'accesso ai servizi finanziari costituisce infatti un elemento fondamentale
per ridurre la povertà, favorire la crescita inclusiva, sostenere
l'imprenditorialità e migliorare il benessere economico delle famiglie.
Nel
complesso, il dataset evidenzia come il livello di inclusione finanziaria
mondiale abbia registrato un significativo miglioramento nel corso dell'ultimo
decennio, grazie alla combinazione di sviluppo economico, innovazione
tecnologica, digitalizzazione dei sistemi di pagamento e interventi di politica
economica. Tuttavia, le marcate differenze ancora esistenti tra Paesi
sviluppati e Paesi in via di sviluppo dimostrano che il percorso verso
un'inclusione finanziaria universale non può ancora considerarsi concluso. Sarà
pertanto fondamentale continuare a promuovere politiche orientate al
rafforzamento delle infrastrutture finanziarie, all'espansione dei servizi
digitali, all'educazione finanziaria e al miglioramento della qualità
istituzionale, al fine di garantire un accesso equo e diffuso ai servizi
finanziari formali e favorire una crescita economica realmente inclusiva.
Nord vs Sud
globale
Per il confronto
tra Nord e Sud globale, il dataset è stato classificato distinguendo tra
economie appartenenti al Nord globale ed economie appartenenti al Sud globale.
Le 173 entità presenti nel file comprendono sia Paesi sia aggregati regionali o
reddituali, come “World”, “High-income countries” e aree della Banca Mondiale.
Per evitare distorsioni statistiche, il confronto è stato condotto sulle 161
economie nazionali o territoriali, escludendo gli aggregati sovranazionali. In
questa classificazione, il Nord globale include principalmente Europa
occidentale e settentrionale, Nord America, Australia, Nuova Zelanda, Giappone,
Corea del Sud, Singapore, Hong Kong e Israele. Il Sud globale comprende invece
Africa, America Latina, Asia meridionale, gran parte dell’Asia orientale e
sud-orientale, Medio Oriente, Asia centrale e diverse economie emergenti o in
via di sviluppo.
Le statistiche
descrittive mostrano una differenza molto marcata tra i due gruppi.
Considerando tutte le osservazioni disponibili nel periodo 2011–2024, il Nord
globale presenta un livello medio di possesso di un conto finanziario pari a
circa il 94,2% della popolazione adulta. Il Sud globale registra invece una
media pari a circa il 47,5%. Il divario medio tra i due gruppi è quindi
superiore a 46 punti percentuali, indicando una distanza strutturale molto
ampia nell’accesso ai servizi finanziari formali. Tale differenza conferma che
l’inclusione finanziaria rimane fortemente associata al livello di sviluppo
economico, alla solidità delle istituzioni e alla disponibilità di
infrastrutture bancarie e digitali.
Anche la
dispersione interna ai due gruppi è molto diversa. Nel Nord globale la
deviazione standard è pari a circa 6,9 punti percentuali, segnalando una forte
omogeneità tra i Paesi. La maggior parte delle economie avanzate presenta
infatti livelli di inclusione finanziaria prossimi alla copertura universale.
La mediana del Nord globale è pari a circa il 97%, mentre il valore massimo
raggiunge il 100%. Ciò significa che in molte economie sviluppate il possesso
di un conto bancario o finanziario rappresenta ormai una condizione ordinaria
della partecipazione economica.
Nel Sud globale,
al contrario, la deviazione standard è molto più elevata, pari a circa 23,9
punti percentuali. Questo dato segnala una forte eterogeneità interna: alcune
economie emergenti hanno raggiunto livelli molto elevati di inclusione
finanziaria, mentre altre continuano a mostrare percentuali estremamente basse.
La mediana del Sud globale è pari a circa il 46,1%, valore che indica come in
metà delle osservazioni meno della metà della popolazione adulta possieda un
conto finanziario. Il valore minimo osservato è inferiore all’1%, mentre il
massimo supera il 98%, confermando la coesistenza di situazioni molto
differenti all’interno dello stesso gruppo.
L’analisi delle
osservazioni più recenti per ciascun Paese conferma il miglioramento complessivo,
ma anche la persistenza del divario. Nei dati più aggiornati disponibili, il
Nord globale registra una media pari a circa il 95,5%, mentre il Sud globale
raggiunge circa il 57,2%. Rispetto all’intero periodo, il Sud globale mostra
quindi un progresso significativo, ma rimane ancora distante dai livelli del
Nord globale. Il divario più recente è pari a circa 38 punti percentuali,
inferiore rispetto al divario medio dell’intero campione, ma ancora molto
consistente.
Dal punto di
vista economico, questi risultati suggeriscono che l’inclusione finanziaria
segue una traiettoria fortemente condizionata dallo sviluppo strutturale dei
Paesi. Nel Nord globale, l’elevata bancarizzazione deriva da sistemi finanziari
maturi, ampia fiducia nelle istituzioni, obbligatorietà di fatto dei pagamenti
elettronici, maggiore alfabetizzazione finanziaria e capillare diffusione delle
infrastrutture digitali. Nel Sud globale, invece, permangono ostacoli legati a
redditi più bassi, informalità economica, distanza geografica dagli
intermediari finanziari, debolezza istituzionale e minore accesso alle
tecnologie.
Tuttavia, il
dato più interessante riguarda la dinamica di convergenza. Nel 2011 il Sud
globale presentava una media di circa il 31,5%, mentre nel 2024 raggiunge circa
il 61%. Il Nord globale, nello stesso periodo, passa da circa il 90,7% a circa
il 96,1%. Ciò indica che la crescita più intensa si è verificata nel Sud
globale, soprattutto grazie alla diffusione del mobile money, dei pagamenti
digitali e delle politiche pubbliche di inclusione finanziaria. Il divario
Nord-Sud resta quindi ampio, ma il processo di digitalizzazione sta
progressivamente riducendo alcune delle barriere tradizionali all’accesso
finanziario.
Occidente
vs Oriente
Per analizzare
le differenze nell'inclusione finanziaria tra Occidente e Oriente è stata
adottata una classificazione geopolitica ampiamente utilizzata nella
letteratura economica comparata. Il blocco occidentale comprende l'Europa, il
Nord America, l'Australia, la Nuova Zelanda e Israele, ossia le economie
caratterizzate da sistemi di mercato consolidati, elevati livelli di sviluppo
economico e istituzioni finanziarie mature. Il blocco orientale include invece
l'Asia orientale, l'Asia meridionale, il Sud-est asiatico, il Medio Oriente e
l'Asia centrale, aree accomunate da una notevole eterogeneità in termini di
reddito, qualità istituzionale e grado di sviluppo finanziario. Pur trattandosi
di una distinzione convenzionale, essa consente di evidenziare alcune
importanti dinamiche osservabili nei dati relativi al periodo 2011–2024.
Le statistiche
descrittive mostrano come l'Occidente presenti livelli medi di inclusione
finanziaria significativamente superiori rispetto all'Oriente. Considerando
l'intero periodo di osservazione, la quasi totalità delle economie occidentali
registra percentuali di possesso di un conto finanziario superiori all'85%, con
numerosi Paesi che raggiungono valori prossimi al 100%. La dispersione dei dati
risulta inoltre relativamente contenuta, segnalando una forte convergenza tra
le economie occidentali. La disponibilità di infrastrutture bancarie capillari,
l'elevata diffusione dei pagamenti elettronici, la stabilità delle istituzioni
finanziarie e l'ampio utilizzo dei servizi digitali hanno infatti favorito il raggiungimento
di livelli di bancarizzazione ormai vicini alla completa copertura della
popolazione adulta.
Il quadro
risulta invece molto più articolato nelle economie orientali. Il dataset
evidenzia una forte eterogeneità tra Paesi altamente sviluppati, quali
Giappone, Corea del Sud e Singapore, caratterizzati da livelli di inclusione
finanziaria comparabili a quelli occidentali, ed economie emergenti o a basso
reddito dell'Asia meridionale e centrale, nelle quali il possesso di un conto
finanziario rimane sensibilmente inferiore. Tale eterogeneità determina una
maggiore dispersione statistica rispetto al blocco occidentale e riflette le
profonde differenze nei livelli di sviluppo economico e nella qualità delle
istituzioni presenti all'interno dell'area asiatica.
L'evoluzione
temporale rappresenta tuttavia l'aspetto più interessante emerso dall'analisi.
Nel 2011 il divario tra Occidente e Oriente appariva particolarmente marcato.
Le economie occidentali partivano già da livelli molto elevati di inclusione finanziaria,
mentre numerosi Paesi orientali registravano ancora percentuali relativamente
contenute di popolazione adulta titolare di un conto presso un'istituzione
finanziaria. Nel corso del periodo analizzato, entrambe le aree hanno
sperimentato un incremento dell'inclusione finanziaria, ma con intensità
differenti.
L'Occidente ha
mostrato una crescita relativamente moderata. Tale dinamica è facilmente
interpretabile considerando che molti Paesi avevano già raggiunto livelli
prossimi alla saturazione all'inizio del periodo osservato. Quando oltre il 90%
della popolazione adulta possiede già un conto finanziario, i margini di
crescita diventano inevitabilmente limitati. Gli incrementi registrati negli
ultimi anni sono stati quindi principalmente riconducibili all'inclusione delle
fasce più vulnerabili della popolazione, come immigrati, giovani, anziani e
categorie precedentemente escluse dal sistema bancario.
L'Oriente, al
contrario, ha evidenziato una crescita molto più sostenuta. Numerose economie
asiatiche hanno registrato incrementi superiori ai trenta o quaranta punti
percentuali nell'arco di poco più di un decennio. Questa dinamica suggerisce
l'esistenza di un processo di convergenza nei confronti delle economie
occidentali, pur permanendo differenze significative nei livelli assoluti di
inclusione finanziaria. L'espansione osservata è stata favorita dall'aumento
del reddito pro capite, dalla rapida urbanizzazione, dall'ampliamento della
classe media e dagli ingenti investimenti effettuati nelle infrastrutture
digitali.
Uno dei
principali fattori alla base di tale trasformazione è rappresentato dalla
digitalizzazione dei servizi finanziari. Il dataset riflette indirettamente
l'impatto delle innovazioni tecnologiche che hanno interessato numerosi Paesi
asiatici durante l'ultimo decennio. La diffusione degli smartphone, della
connessione Internet e delle piattaforme digitali ha profondamente modificato
le modalità di accesso ai servizi finanziari, consentendo anche a fasce della
popolazione precedentemente escluse di effettuare pagamenti, trasferimenti di
denaro e operazioni di risparmio attraverso strumenti completamente digitali.
Particolarmente
rilevante risulta il ruolo svolto dai servizi di mobile money,
che hanno rappresentato uno dei principali motori dell'espansione
dell'inclusione finanziaria nelle economie orientali emergenti. In numerosi
Paesi dell'Asia meridionale e del Sud-est asiatico, la possibilità di
utilizzare il telefono cellulare come strumento di pagamento ha consentito di
superare i limiti derivanti dalla scarsa diffusione degli sportelli bancari
tradizionali. I servizi di mobile money hanno ridotto i costi di accesso,
semplificato le procedure di apertura dei conti e favorito l'integrazione
finanziaria di milioni di individui precedentemente esclusi dal sistema
bancario formale.
Un ulteriore
impulso è derivato dalle politiche pubbliche di digitalizzazione promosse da
numerosi governi asiatici. L'introduzione di sistemi nazionali di
identificazione digitale, piattaforme pubbliche di pagamento elettronico,
programmi di trasferimenti monetari digitali e incentivi all'utilizzo dei
pagamenti cashless ha contribuito ad accelerare il processo di bancarizzazione.
L'esperienza di diversi Paesi orientali dimostra come l'innovazione tecnologica
possa consentire di "saltare" alcune fasi dello sviluppo bancario
tradizionale, favorendo una rapida espansione dei servizi finanziari senza
richiedere un'estesa rete fisica di filiali bancarie.
Nel complesso,
il confronto tra Occidente e Oriente evidenzia due modelli di sviluppo
differenti. L'Occidente continua a rappresentare il benchmark mondiale in
termini di livelli assoluti di inclusione finanziaria, grazie alla consolidata
maturità dei propri sistemi finanziari. L'Oriente, invece, costituisce oggi
l'area più dinamica sotto il profilo della crescita, trainata dalla
digitalizzazione, dall'innovazione tecnologica e dalla diffusione del mobile
money. I dati del periodo 2011–2024 suggeriscono pertanto che, pur permanendo
un vantaggio delle economie occidentali, il divario tra i due blocchi tende
progressivamente a ridursi, delineando un processo di convergenza favorito
dalla trasformazione digitale dei sistemi finanziari.
Democrazie e
autocrazie: evidenze descrittive
L'analisi
descrittiva del dataset evidenzia come il livello di inclusione finanziaria non
dipenda esclusivamente dalla natura del regime politico, ma sia il risultato
dell'interazione tra sviluppo economico, qualità delle istituzioni, innovazione
tecnologica e capacità amministrativa dello Stato. La classificazione dei Paesi
in democrazie e autocrazie, effettuata sulla base del regime politico
prevalente nel periodo 2011–2024, permette tuttavia di individuare alcune
regolarità significative.
Le democrazie
mostrano generalmente livelli più elevati di possesso di un conto presso
un'istituzione finanziaria o un servizio di mobile money. Le economie
occidentali più consolidate, quali Australia, Canada, Germania, Francia, Regno
Unito, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Finlandia e Giappone, presentano valori
costantemente superiori al 95% della popolazione adulta durante l'intero
periodo osservato, raggiungendo in numerosi casi livelli prossimi al 100%.
Anche altre democrazie europee, come Italia, Spagna, Portogallo, Polonia,
Repubblica Ceca e Slovenia, registrano una crescita progressiva dell'inclusione
finanziaria fino a raggiungere livelli superiori all'85-90% nel 2024. Questi
risultati riflettono la presenza di sistemi bancari altamente sviluppati,
mercati finanziari maturi, elevata fiducia nelle istituzioni e una diffusa
digitalizzazione dei servizi di pagamento.
Un elemento
interessante riguarda le democrazie emergenti. Paesi quali India, Brasile,
Argentina, Cile, Uruguay, Ghana, Kenya e Georgia mostrano incrementi
particolarmente consistenti nel periodo considerato. L'India, ad esempio, passa
da circa il 35% della popolazione adulta titolare di un conto finanziario nel
2011 a quasi il 90% nel 2024, mentre il Brasile cresce dal 56% a oltre l'86%.
Analogamente, Argentina, Georgia e Ghana registrano incrementi superiori ai
quaranta punti percentuali. Tali dinamiche dimostrano come la crescita
economica, la diffusione delle tecnologie digitali e le politiche pubbliche di
inclusione finanziaria possano accelerare significativamente il processo di
bancarizzazione anche nelle economie caratterizzate da livelli iniziali
relativamente modesti.
Le autocrazie
presentano invece un quadro molto più eterogeneo. Alcuni regimi autoritari
registrano livelli di inclusione finanziaria estremamente elevati. La Cina
rappresenta probabilmente il caso più significativo: il possesso di un conto
finanziario aumenta da circa il 64% nel 2011 a quasi il 90% nel 2024. Anche
l'Iran mantiene livelli superiori al 90% per gran parte del periodo osservato,
mentre Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan e Vietnam evidenziano
incrementi particolarmente rilevanti. Questi risultati suggeriscono che una
forte capacità amministrativa, investimenti pubblici nelle infrastrutture
digitali e strategie nazionali di modernizzazione del sistema finanziario
possono favorire elevati livelli di inclusione finanziaria anche in assenza di
istituzioni pienamente democratiche.
Accanto a questi
esempi positivi, numerose autocrazie continuano tuttavia a presentare livelli
molto bassi di inclusione finanziaria. Afghanistan, Yemen, Sudan, Siria, Ciad,
Repubblica Centrafricana e Niger mostrano percentuali di popolazione
bancarizzata che rimangono inferiori al 30-40% anche nelle osservazioni più
recenti. In tali contesti, la persistente instabilità politica, i conflitti
armati, la debolezza delle istituzioni pubbliche e la limitata presenza di
infrastrutture finanziarie costituiscono ostacoli significativi allo sviluppo
del sistema bancario. La semplice natura autoritaria del regime non appare
quindi sufficiente a spiegare il basso livello di inclusione finanziaria;
risultano piuttosto determinanti la capacità dello Stato di fornire servizi, il
livello di sviluppo economico e la stabilità del contesto istituzionale.
La comparazione
tra i due gruppi evidenzia inoltre differenze nella variabilità dei risultati.
Le democrazie presentano una distribuzione relativamente concentrata, con la
maggior parte dei Paesi collocata su livelli medio-alti di inclusione
finanziaria. Le autocrazie mostrano invece una dispersione decisamente
superiore: convivono economie altamente digitalizzate e finanziariamente
sviluppate, come Cina e Singapore, con Stati fragili caratterizzati da livelli
estremamente ridotti di accesso ai servizi finanziari. Questa maggiore
eterogeneità suggerisce che le autocrazie seguano percorsi di sviluppo molto
differenti, fortemente influenzati dalle caratteristiche economiche e
istituzionali specifiche di ciascun Paese.
Dal punto di
vista dinamico, entrambi i gruppi registrano un miglioramento nel corso del
periodo 2011–2024. Tuttavia, mentre nelle democrazie avanzate la crescita
risulta relativamente contenuta a causa della vicinanza ai livelli di
saturazione, molte autocrazie mostrano incrementi più marcati. Tale fenomeno è
particolarmente evidente in Cina, Vietnam, Arabia Saudita, Kazakistan e
Uzbekistan, dove la diffusione dei pagamenti digitali, delle piattaforme
fintech e dei servizi di mobile money ha consentito di ampliare rapidamente la
platea degli utenti del sistema finanziario formale.
Nel complesso,
l'analisi descrittiva suggerisce che le democrazie presentino, in media,
livelli di inclusione finanziaria più elevati e maggiormente omogenei rispetto
alle autocrazie. Tuttavia, l'esistenza di numerosi casi di successo tra i
regimi autoritari dimostra che il regime politico rappresenta soltanto uno dei
determinanti dell'inclusione finanziaria. Lo sviluppo economico, la qualità
della governance, la capacità amministrativa, la diffusione delle tecnologie
digitali e le politiche pubbliche orientate all'innovazione finanziaria
sembrano esercitare un'influenza almeno altrettanto rilevante. Di conseguenza,
il rapporto tra democrazia e inclusione finanziaria deve essere interpretato
come una correlazione complessa, mediata da molteplici fattori economici e
istituzionali, piuttosto che come una relazione causale diretta.
Conclusioni
L'analisi
sviluppata nel presente lavoro evidenzia come l'inclusione finanziaria abbia
registrato una crescita significativa a livello globale nel periodo compreso
tra il 2011 e il 2024. La percentuale di popolazione adulta titolare di un
conto presso un'istituzione finanziaria o un servizio di mobile money è
aumentata nella quasi totalità delle economie considerate, confermando come la
diffusione dei servizi finanziari rappresenti una delle principali
trasformazioni strutturali dell'economia mondiale nell'ultimo decennio. Tale
evoluzione riflette il contributo congiunto della crescita economica,
dell'innovazione tecnologica, della digitalizzazione dei pagamenti e delle
politiche pubbliche orientate all'espansione dell'accesso ai servizi
finanziari.
Le analisi
comparative mostrano tuttavia che il processo di inclusione finanziaria
continua a essere caratterizzato da profonde differenze territoriali. Il
confronto tra Nord e Sud globale evidenzia come le economie avanzate mantengano
livelli di bancarizzazione significativamente superiori rispetto ai Paesi in via
di sviluppo, sebbene questi ultimi abbiano registrato i tassi di crescita più
elevati nel periodo osservato. Analogamente, il confronto tra Occidente e
Oriente mette in luce la presenza di sistemi finanziari ormai maturi nelle
economie occidentali e, al tempo stesso, la straordinaria capacità di numerosi
Paesi asiatici di accelerare rapidamente il processo di inclusione finanziaria
attraverso l'adozione delle tecnologie digitali e dei servizi di mobile money.
L'analisi
relativa ai regimi politici suggerisce inoltre che le democrazie tendano a
presentare livelli medi di inclusione finanziaria superiori rispetto alle
autocrazie. Tuttavia, i risultati mostrano chiaramente come il regime politico
non costituisca di per sé una condizione sufficiente per spiegare le differenze
osservate. Alcuni regimi autoritari hanno infatti conseguito livelli molto
elevati di bancarizzazione grazie a consistenti investimenti nelle
infrastrutture digitali e nella modernizzazione del sistema finanziario, mentre
alcune democrazie continuano a registrare livelli relativamente modesti di
accesso ai servizi bancari. Ne deriva che la qualità della governance, la
capacità amministrativa dello Stato, il livello di sviluppo economico e la
diffusione delle tecnologie digitali appaiono determinanti almeno quanto la
natura del regime politico.
Un ulteriore
elemento emerso dall'analisi riguarda il ruolo della digitalizzazione quale
principale fattore di convergenza tra economie avanzate ed economie emergenti.
Lo sviluppo dei pagamenti elettronici, delle piattaforme fintech e dei servizi
di mobile money ha contribuito a ridurre numerose barriere tradizionali
all'accesso ai servizi finanziari, consentendo anche alle popolazioni residenti
nelle aree rurali o caratterizzate da limitata presenza bancaria di entrare nel
sistema finanziario formale. La trasformazione digitale rappresenta pertanto
uno dei principali strumenti attraverso cui sarà possibile proseguire il
processo di inclusione finanziaria nei prossimi anni.
I risultati
ottenuti suggeriscono importanti implicazioni di policy. Nei Paesi
caratterizzati da bassi livelli di inclusione finanziaria appare prioritario
investire nello sviluppo delle infrastrutture digitali, nella diffusione della
connettività, nell'educazione finanziaria e nel rafforzamento delle istituzioni
economiche. Parallelamente, risulta fondamentale promuovere un quadro
regolamentare capace di favorire l'innovazione nel settore fintech garantendo
al contempo adeguati livelli di sicurezza, trasparenza e tutela dei
consumatori.
Dal punto di
vista scientifico, il presente studio rappresenta principalmente un'analisi
descrittiva delle dinamiche globali dell'inclusione finanziaria. Le evidenze
emerse costituiscono tuttavia una solida base empirica per future analisi
econometriche finalizzate a quantificare l'effetto di variabili quali il
reddito pro capite, la qualità delle istituzioni, il livello di
digitalizzazione, il regime politico e lo sviluppo tecnologico sul possesso di
un conto finanziario. L'integrazione del dataset con indicatori istituzionali,
economici e sociali consentirà infatti di approfondire i meccanismi attraverso
cui tali fattori influenzano l'inclusione finanziaria e di individuare le
politiche maggiormente efficaci per promuovere una crescita economica realmente
inclusiva.
In conclusione,
il quadro che emerge dall'analisi è quello di un sistema finanziario mondiale
in continua evoluzione, nel quale la digitalizzazione e l'innovazione stanno
progressivamente riducendo le distanze tra economie sviluppate ed economie
emergenti. Nonostante gli importanti progressi compiuti, il raggiungimento di
un'inclusione finanziaria realmente universale richiederà ulteriori
investimenti nelle infrastrutture, nella qualità delle istituzioni e nello sviluppo
delle competenze digitali, affinché i benefici dell'innovazione finanziaria
possano essere distribuiti in maniera sempre più ampia ed equa.
Fonte: Our World in Data
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