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Nel
1950 il PIL pro capite italiano era oltre cinque volte quello della Corea del
Sud.
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Nel
2013 la Corea del Sud supera l’Italia per la prima volta nella serie storica
Maddison.
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Nel
2022 il vantaggio coreano supera 5.000 dollari pro capite, consolidando uno
storico ribaltamento economico.
Nel 1950 il confronto tra Italia e
Corea del Sud avrebbe avuto un esito apparentemente scontato. Il PIL reale pro
capite italiano era pari a 5.582 dollari internazionali del 2011, mentre quello
sudcoreano non raggiungeva neppure i 1.000 dollari, fermandosi a 998. Il
reddito per abitante dell’Italia era quindi circa 5,6 volte quello della Corea
del Sud. Settantadue anni dopo la situazione è completamente rovesciata: nel
2022 l’Italia registra 36.224 dollari pro capite, mentre la Corea del Sud
raggiunge 41.321 dollari. Il paese che all’inizio del secondo dopoguerra
disponeva di meno di un quinto del reddito italiano ha prima recuperato
l’intera distanza e poi costruito un vantaggio superiore a 5.000 dollari per
abitante.
La traiettoria ricostruita dal
Maddison Project Database 2023 rappresenta uno degli esempi più impressionanti
di convergenza economica contemporanea. Non si tratta semplicemente della
crescita di un paese inizialmente povero. Il dato interessante è la velocità
con cui la Corea del Sud ha ridotto il divario rispetto a un’economia europea
che, nel frattempo, non era affatto immobile. Anche l’Italia del secondo
dopoguerra cresceva rapidamente e stava vivendo la propria trasformazione
industriale. Per raggiungerla, dunque, la Corea doveva correre ancora più
velocemente.
Il punto di partenza rende la
dimensione dell’impresa particolarmente evidente. Nel 1913 il PIL pro capite
italiano era pari a 4.057 dollari, mentre quello coreano si fermava a circa
1.171. Nel 1950 la distanza era ulteriormente aumentata: 5.582 dollari in
Italia contro 998 in Corea del Sud. Quest’ultimo dato riflette una fase storica
drammatica per la penisola coreana, uscita dal dominio coloniale giapponese e
prossima alla guerra del 1950-1953.
Ancora nel 1960 il divario sembra
difficilmente colmabile. Il PIL pro capite italiano è salito a 9.430 dollari,
mentre quello sudcoreano è appena 1.548. L’Italia dispone quindi di un reddito
medio superiore di oltre sei volte. È anche il momento in cui l’economia
italiana sta entrando nel pieno del miracolo economico, con
industrializzazione, urbanizzazione, crescita della produttività e consumi di
massa.
Ma proprio negli anni Sessanta
prende forma anche la trasformazione sudcoreana. Nel 1970 il PIL pro capite
della Corea del Sud raggiunge 2.975 dollari. L’Italia è ormai a 15.492 dollari.
La distanza assoluta è enorme: oltre 12.500 dollari per abitante. Il reddito
coreano equivale ancora soltanto al 19 per cento circa di quello italiano.
Da quel momento, tuttavia, le due
curve iniziano progressivamente ad avvicinarsi.
Nel 1980 l’Italia raggiunge 20.959
dollari pro capite. La Corea del Sud è a 6.064. In dieci anni il reddito
coreano è quindi più che raddoppiato, mentre quello italiano è aumentato di
circa il 35 per cento. La distanza rimane molto ampia, quasi 14.900 dollari, ma
la velocità relativa delle due economie è ormai profondamente diversa.
La crescita coreana si fonda su una
trasformazione strutturale che porta il paese verso la produzione industriale e
successivamente verso settori a crescente intensità tecnologica. Esportazioni,
investimenti, accumulazione di capitale, istruzione e sviluppo di grandi gruppi
industriali diventano componenti essenziali di un modello capace di inserire
rapidamente la Corea del Sud nelle catene produttive internazionali.
Nel 1990 il PIL pro capite coreano
arriva a 13.874 dollari. Quello italiano è pari a 26.003. In appena dieci anni
la Corea ha più che raddoppiato nuovamente il proprio reddito per abitante. Il
rapporto con l’Italia è cambiato in maniera sostanziale: il livello coreano è
ormai superiore al 53 per cento di quello italiano.
Il confronto tra 1960 e 1990 mostra
l’eccezionalità del processo. In trent’anni la Corea del Sud passa da 1.548 a
13.874 dollari pro capite, quasi nove volte tanto. Nello stesso periodo
l’Italia passa da 9.430 a 26.003 dollari, circa 2,8 volte il livello iniziale.
L’Italia cresce molto; la Corea cresce a una velocità ancora maggiore.
Nel 2000 il processo di convergenza
è ormai chiaramente visibile. Il PIL pro capite italiano raggiunge 32.717
dollari, quello sudcoreano 23.108. Il divario è ancora di circa 9.609 dollari,
ma la Corea ha raggiunto oltre il 70 per cento del livello italiano.
Dieci anni dopo la distanza è quasi
scomparsa.
Nel 2010 il PIL pro capite
dell’Italia è pari a 34.766 dollari. La Corea del Sud raggiunge 31.538.
Rimangono appena 3.228 dollari di differenza. Il reddito coreano è ormai
superiore al 90 per cento di quello italiano.
A questo punto il sorpasso non è
più un’ipotesi remota. Diventa una questione di tempo.
Secondo la serie del Maddison
Project, il passaggio decisivo avviene nel 2013. In quell’anno il PIL pro
capite italiano scende a 33.317 dollari, mentre quello sudcoreano sale a
33.712. Per la prima volta nella serie annuale confrontabile la Corea del Sud
supera l’Italia, con un vantaggio di circa 394 dollari per abitante.
Il significato storico del dato è
notevole. Nel 1960 l’Italia aveva un reddito pro capite superiore di circa
7.882 dollari e valeva più di sei Coree del Sud in termini pro capite. Nel
2013, poco più di mezzo secolo dopo, il rapporto si è invertito.
Il sorpasso, inoltre, non si rivela
temporaneo.
Nel 2014 l’Italia registra 33.311
dollari contro 34.573 della Corea. Nel 2015 i valori sono rispettivamente
33.621 e 35.358. Nel 2016 la Corea sale a 36.255 dollari, mentre l’Italia
raggiunge 34.120. Il vantaggio coreano supera così i 2.100 dollari per abitante.
Nel 2019, immediatamente prima
della pandemia, la distanza è diventata ancora maggiore: l’Italia registra
35.407 dollari pro capite e la Corea del Sud 38.936. Il vantaggio coreano è
quindi di circa 3.529 dollari.
Il 2020 amplifica temporaneamente
il divario. Il PIL pro capite italiano scende a 32.385 dollari, mentre quello
sudcoreano rimane a 38.607. La distanza supera così 6.200 dollari. La diversa
intensità della contrazione pandemica rende però questo confronto particolare e
non può essere utilizzato da solo per descrivere la tendenza strutturale.
Nel 2021 l’Italia recupera a 34.827
dollari e la Corea raggiunge 40.278. Nel 2022, ultimo anno disponibile nel
database utilizzato, l’Italia sale a 36.224 dollari e la Corea del Sud a
41.321.
Il vantaggio coreano rimane quindi
pari a circa 5.097 dollari per abitante, equivalente a poco più del 14 per
cento del livello italiano.
Il confronto di lungo periodo è
ancora più impressionante se si misura la crescita cumulata. Tra il 1950 e il
2022 il PIL pro capite italiano passa da 5.582 a 36.224 dollari: diventa circa
6,5 volte quello iniziale. È una trasformazione enorme e testimonia il successo
dello sviluppo italiano nel secondo dopoguerra.
Nello stesso periodo, però, la
Corea del Sud passa da 998 a 41.321 dollari. Il suo PIL reale pro capite
diventa oltre 41 volte quello del 1950.
È questa differenza nella crescita
cumulata a spiegare il sorpasso.
La storia non può quindi essere
interpretata semplicemente come un declino italiano. Se l’Italia fosse rimasta
ferma ai livelli del 1950, il confronto sarebbe poco interessante. Invece
l’economia italiana aumenta enormemente il proprio reddito nel corso del
periodo. Il problema è che, soprattutto dopo la fine del Novecento, la velocità
della crescita diminuisce fino quasi a fermarsi, mentre la Corea continua ad
avanzare.
Il 2000 rappresenta uno spartiacque
particolarmente utile. In quell’anno l’Italia dispone di 32.717 dollari pro
capite contro 23.108 della Corea: quasi 9.600 dollari di vantaggio. Nel 2022
l’Italia arriva a 36.224, aggiungendo circa 3.507 dollari rispetto al 2000. La
Corea raggiunge invece 41.321, con un incremento superiore a 18.200 dollari.
In ventidue anni la Corea del Sud
aggiunge quindi al proprio PIL pro capite più di cinque volte l’incremento
registrato dall’Italia.
È questa divergenza recente, più
ancora della crescita coreana del dopoguerra, a spiegare perché il sorpasso sia
diventato possibile.
Il caso della Corea del Sud mostra
inoltre quanto le gerarchie internazionali del reddito siano meno permanenti di
quanto possano apparire. Nel 1950 sarebbe stato difficile immaginare che un
paese con meno di 1.000 dollari di PIL pro capite avrebbe superato, nel giro di
poche generazioni, una delle principali economie industriali europee.
Nel 1970 il divario sembrava ancora
enorme: 15.492 dollari contro 2.975. Nel 1990 era sceso a 26.003 contro 13.874.
Nel 2000 a 32.717 contro 23.108. Nel 2010 a 34.766 contro 31.538. Nel 2013
arriva il sorpasso: 33.712 contro 33.317. Nel 2022 la Corea consolida il
vantaggio: 41.321 contro 36.224.
Questi numeri raccontano
contemporaneamente due storie.
La prima è il successo della Corea
del Sud, capace di trasformarsi da economia a basso reddito in paese
industrializzato ad alta produttività nell’arco di pochi decenni. La seconda è
la progressiva perdita di dinamismo dell’Italia dopo la grande convergenza del
secondo dopoguerra.
Il confronto è particolarmente
significativo perché entrambi i paesi hanno conosciuto un miracolo economico.
L’Italia lo sperimenta soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta; la Corea
avvia successivamente una crescita ancora più prolungata. La differenza emerge
quando la spinta italiana rallenta mentre quella coreana continua.
Il sorpasso del 2013 non è quindi
un episodio isolato, ma il punto di intersezione di due traiettorie
sviluppatesi per oltre mezzo secolo. Una parte da molto più in alto e cresce
rapidamente prima di rallentare; l’altra parte da livelli estremamente bassi,
accelera e continua a convergere fino a superarla.
Nel 1950 un italiano disponeva
mediamente di un PIL pro capite 5,6 volte quello di un sudcoreano. Nel 2022 è
il sudcoreano ad avere un livello superiore di circa il 14 per cento. In
settantadue anni la distanza non è stata semplicemente cancellata: ha cambiato
segno.
È questo rovesciamento a rendere il
confronto tra Italia e Corea del Sud uno degli esempi più potenti della natura
dinamica dello sviluppo economico. Nessun vantaggio è necessariamente
permanente e nessuna distanza è necessariamente irrecuperabile. Il sorpasso che
nel secondo dopoguerra sarebbe sembrato quasi impossibile è diventato, nel XXI
secolo, un dato misurabile.
Fonte:
Maddison Historical Data
Link:
https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en
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