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Giappone: l’ascesa economica più spettacolare del Novecento e la successiva frenata

 

 

  • Nel 1950 il Giappone aveva 3.062 dollari pro capite; nel 1990 raggiunse quasi 30.000 dollari.
  • Tra 1950 e 1970 il PIL pro capite quintuplicò, alimentando lo straordinario miracolo economico giapponese.
  • Dopo il 1990 la crescita rallenta drasticamente: nel 2022 il PIL pro capite raggiunge 38.269 dollari.

 

La storia economica del Giappone rappresenta uno degli esempi più impressionanti di trasformazione strutturale dell’età contemporanea. Nel giro di poco più di un secolo il paese è passato da un’economia con livelli di reddito relativamente modesti a una delle maggiori potenze industriali del mondo. La parte più spettacolare della crescita si concentra però in un periodo ancora più breve: i decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. A questa accelerazione eccezionale segue, dagli anni Novanta, una fase completamente diversa, caratterizzata da un aumento molto più lento del reddito per abitante. I dati del Maddison Project Database 2023 permettono di osservare con particolare chiarezza questa cesura.

Nel 1870 il PIL reale pro capite giapponese è stimato in appena 1.580 dollari internazionali del 2011. Il Giappone si trova ancora all’inizio della grande trasformazione avviata nell’epoca Meiji. Nel 1900 il valore raggiunge 2.123 dollari e nel 1913 sale a 2.431. In 43 anni, dunque, il reddito reale per abitante aumenta di circa il 54 per cento.

È una crescita significativa, ma ancora lontanissima dalle velocità che caratterizzeranno il secondo dopoguerra. Il Giappone sta costruendo una moderna economia industriale, sviluppando infrastrutture, capacità manifatturiere, istruzione e istituzioni capaci di sostenere l’industrializzazione. Il dato economico mostra già un cambiamento strutturale: il paese non è più fermo sui livelli di un’economia preindustriale e comincia a seguire una traiettoria di crescita persistente.

Nel 1920 il PIL pro capite raggiunge 2.974 dollari. Nel 1930 sale a 3.334 e nel 1940 arriva a 4.882 dollari. Rispetto al 1870, il reddito per abitante è ormai più che triplicato. Ma la Seconda guerra mondiale interrompe brutalmente questo percorso.

Nel 1945 il PIL pro capite giapponese precipita a circa 3.678 dollari. La situazione peggiora ulteriormente negli anni immediatamente successivi e nel 1950 il valore riportato dal Maddison Project è di appena 3.062 dollari. Il Giappone si trova quindi, a metà del Novecento, con un reddito pro capite inferiore di circa il 37 per cento rispetto al livello del 1940.

È da questo punto particolarmente basso che prende avvio una delle accelerazioni economiche più straordinarie del XX secolo.

Nel 1960 il PIL pro capite è già salito a 6.354 dollari. In soli dieci anni è più che raddoppiato rispetto ai 3.062 dollari del 1950. Ma il decennio successivo è ancora più impressionante: nel 1970 il valore raggiunge 15.484 dollari.

In vent’anni il PIL reale pro capite giapponese passa quindi da 3.062 a 15.484 dollari. Significa che il reddito per abitante diventa oltre cinque volte quello del 1950. L’aumento complessivo è di circa il 406 per cento.

 

Pochissime cifre descrivono altrettanto efficacemente il cosiddetto miracolo economico giapponese.

La trasformazione riguarda l’intero sistema produttivo. Il Giappone sviluppa industrie capaci di competere sui mercati internazionali, investe in capitale fisico e umano, assimila tecnologie straniere e successivamente sviluppa capacità tecnologiche proprie. Automobili, elettronica, macchinari, siderurgia e costruzioni navali diventano alcuni dei simboli dell’espansione industriale giapponese.

Il dato pro capite mostra soprattutto la velocità con cui questa trasformazione si traduce in un aumento del reddito medio. Nel 1950 il paese disponeva di 3.062 dollari per abitante; appena trent’anni dopo, nel 1980, il valore raggiunge 21.404 dollari.

Il PIL pro capite è quindi diventato quasi sette volte superiore in una sola generazione.

La crescita continua durante gli anni Ottanta. Nel 1990 il Giappone raggiunge 29.949 dollari internazionali per abitante. Rispetto al 1980 l’incremento è di circa il 40 per cento, una velocità inferiore a quella del boom precedente ma comunque molto consistente per un’economia ormai avanzata.

Il confronto con il 1950 è ancora più impressionante: in quarant’anni il PIL pro capite passa da 3.062 a 29.949 dollari, aumentando di quasi dieci volte.

È qui che la storia giapponese raggiunge il proprio punto di svolta.

Negli anni Novanta la curva cambia improvvisamente inclinazione. Il Giappone continua a essere un paese molto ricco e altamente industrializzato, ma la velocità con cui aumenta il reddito per abitante si riduce drasticamente.

Nel 1995 il PIL pro capite è pari a circa 31.887 dollari. Rispetto ai 29.949 del 1990, l’incremento in cinque anni è appena del 6,5 per cento. Nel 2000 il valore raggiunge 33.211 dollari.

Il confronto tra i decenni rende evidente la discontinuità. Tra il 1960 e il 1970 il PIL pro capite era aumentato da 6.354 a 15.484 dollari, circa il 144 per cento. Tra il 1990 e il 2000 passa invece da 29.949 a 33.211 dollari, appena l’11 per cento.

Non siamo di fronte a un collasso. È una frenata.

Questa distinzione è essenziale per interpretare correttamente la storia economica giapponese. L’espressione “decenni perduti”, frequentemente utilizzata per descrivere il periodo successivo allo scoppio della bolla finanziaria e immobiliare, può suggerire l’immagine di un paese che si impoverisce continuamente. I dati del PIL pro capite raccontano qualcosa di diverso: il Giappone rimane estremamente prospero e il reddito reale per abitante continua nel lungo periodo ad aumentare, ma a una velocità enormemente inferiore rispetto alla fase precedente.

Nel 2010 il PIL pro capite raggiunge circa 35.011 dollari. In dieci anni l’incremento rispetto al 2000 è quindi di appena il 5,4 per cento.

Nel 2015 il valore sale a 37.053 dollari e nel 2019 raggiunge 38.333. Alla vigilia della pandemia il reddito per abitante è dunque circa il 28 per cento superiore rispetto al 1990.

Il confronto con i quarant’anni precedenti è impressionante. Tra il 1950 e il 1990 il PIL pro capite era aumentato di circa 878 per cento. Tra il 1990 e il 2019 aumenta soltanto di circa il 28 per cento.

È probabilmente questo il dato che sintetizza meglio le due epoche dell’economia giapponese.

La prima è quella della convergenza accelerata. Il Giappone parte da livelli relativamente bassi e incorpora rapidamente capitale, tecnologia e conoscenze, aumentando la produttività e avvicinandosi alla frontiera delle economie più avanzate.

La seconda è quella dell’economia matura. Una volta raggiunti livelli elevati di produttività e reddito, diventa molto più difficile mantenere i tassi di crescita del periodo precedente. A questo problema strutturale si aggiungono gli effetti della crisi finanziaria e immobiliare degli anni Novanta, la debolezza della domanda, lunghi periodi di bassa inflazione e soprattutto una dinamica demografica sempre meno favorevole.

Il dato del 2020 introduce una nuova discontinuità. Con la pandemia il PIL pro capite scende da 38.333 dollari del 2019 a circa 36.827. La contrazione è di quasi il 4 per cento.

Il recupero successivo riporta il valore a 37.678 dollari nel 2021 e a 38.269 nel 2022. Quest’ultimo livello è però ancora leggermente inferiore a quello del 2019.

La prospettiva di lunghissimo periodo consente di comprendere quanto sia eccezionale l’intera traiettoria. Nel 1870 il PIL pro capite giapponese era di 1.580 dollari. Nel 1900 era 2.123. Nel 1950, dopo la devastazione della guerra, era 3.062. Nel 1970 aveva raggiunto 15.484, nel 1990 29.949 e nel 2022 38.269 dollari.

Tra il 1870 e il 2022 il reddito reale per abitante è quindi diventato più di 24 volte superiore.

Ma la distribuzione temporale di questa crescita è tutt’altro che uniforme. La maggior parte della trasformazione avviene nel cuore del Novecento.

Tra il 1950 e il 1970 il Giappone aggiunge oltre 12.400 dollari di PIL pro capite. Tra il 1990 e il 2022, un periodo di 32 anni anziché venti, ne aggiunge circa 8.320. In termini percentuali la differenza è ancora più netta: oltre 400 per cento nel primo intervallo contro circa 28 per cento nel secondo.

Il “miracolo” e la “frenata” sono quindi chiaramente visibili nella stessa serie.

La storia giapponese offre anche una lezione più generale sulla crescita economica. Un paese che si trova molto lontano dalla frontiera tecnologica può, in determinate condizioni, crescere rapidamente attraverso investimenti, industrializzazione, trasferimento tecnologico e aumento della produttività. Questo processo di convergenza può produrre trasformazioni spettacolari.

Ma la convergenza non può continuare indefinitamente alla stessa velocità. Quando un’economia raggiunge livelli avanzati, la crescita dipende sempre più dalla capacità di innovare alla frontiera, dall’aumento della produttività nei servizi, dalla demografia e dall’efficienza con cui capitale e lavoro vengono utilizzati.

Il Giappone mostra entrambe le facce del processo.

È stato uno dei grandi vincitori economici del secondo dopoguerra. Partendo da 3.062 dollari pro capite nel 1950, ha superato 6.000 nel 1960, 15.000 nel 1970, 21.000 nel 1980 e sfiorato 30.000 nel 1990. Quattro decenni hanno trasformato un paese devastato dalla guerra in una delle economie più ricche del pianeta.

Ma proprio il successo della convergenza ha modificato la natura della sfida. Dagli anni Novanta in avanti non si trattava più di recuperare rapidamente tecnologie e produttività rispetto ai paesi leader, bensì di mantenere la crescita una volta raggiunta la frontiera.

Nel 2022 il PIL pro capite giapponese è di 38.269 dollari, soltanto circa 8.320 dollari superiore a quello del 1990. Il paese è molto più ricco rispetto all’inizio della propria modernizzazione, ma la pendenza della curva non assomiglia più a quella del miracolo economico.

La vicenda giapponese non è quindi soltanto la storia di un’ascesa seguita da una stagnazione. È la storia completa della convergenza economica moderna: partenza da livelli relativamente bassi, industrializzazione, accelerazione straordinaria, raggiungimento delle economie avanzate e infine passaggio a una fase nella quale ogni ulteriore incremento del reddito diventa più difficile.

I numeri rendono visibile questa trasformazione meglio di qualsiasi etichetta: 1.580 dollari nel 1870, 3.062 nel 1950, 15.484 nel 1970, 29.949 nel 1990 e 38.269 nel 2022. In poco più di un secolo e mezzo il Giappone ha compiuto una delle più grandi trasformazioni economiche della storia contemporanea. La vera cesura non è rappresentata dalla fine della crescita, ma dal passaggio dalla velocità eccezionale del miracolo economico alla lenta avanzata di una società ricca, matura e sempre più anziana.




Fonte: Maddison Historical Data

Link: https://www.rug.nl/ggdc/historicaldevelopment/maddison/?lang=en




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