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R&S e fiscalità: traiettorie internazionali di sostegno pubblico indiretto tra strategie di crescita e competitività

 

Il presente contributo analizza in modo approfondito le tendenze del sostegno pubblico alla Ricerca e Sviluppo (R&S), con particolare riferimento sia agli incentivi fiscali sia ai finanziamenti diretti alle imprese (Business Enterprise R&D – BERD), espressi in percentuale del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’indagine si basa su dati riferiti a un’ampia gamma di paesi nel periodo compreso tra il 2015 e il 2023, con l’obiettivo di individuare pattern evolutivi, disomogeneità territoriali e implicazioni di policy derivanti dalla diversa articolazione degli strumenti di incentivazione all’innovazione. Di seguito viene analizzato il contributo pubblico indiretto alla Ricerca e Sviluppo (R&S) da parte degli Stati, rappresentato dagli incentivi fiscali destinati alle imprese (indicati come GTARD/tax incentives). L’osservazione delle dinamiche temporali relative al periodo 2015–2023 evidenzia un progressivo incremento nel numero di paesi che ricorrono a tale strumento. In linea con quanto riportato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), la quota del Prodotto Interno Lordo (PIL) allocata agli incentivi fiscali per la R&S ha manifestato una tendenza crescente nel lungo periodo: a partire dai primi anni 2000 fino al 2021, si è registrato un passaggio da valori compresi tra lo 0,06 % e lo 0,08 % fino a livelli prossimi allo 0,11 %–0,13 %. Questo andamento riflette l’affermazione degli strumenti di natura fiscale come principale modalità di intervento pubblico a sostegno della R&S, i quali, a partire dal 2017, hanno superato in termini quantitativi i finanziamenti diretti alle imprese. Un’analisi dettagliata evidenzia che paesi come Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Corea mostrano un’impostazione strutturata di incentivi fiscali per la R&S. In Francia, ad esempio, il valore GTARD resta attorno allo 0,28 %–0,29 % del PIL, posizionando il paese tra i leader. Germania, pur a uno stadio iniziale, registra una crescita a partire dal 2020, arrivando a valori vicini allo 0,01 % (un livello basso in termini assoluti). Nel Regno Unito e negli Stati Uniti si osservano tassi elevati, con circa 0,32 % e 0,14 % del PIL rispettivamente nel 2021–2022, sempre in aumento.

I paesi nordici seguono un percorso simile, anche se con numeri più contenuti. La Danimarca sale da 0,02 % nel 2015 a circa 0,10 % nel 2021, mentre la Finlandia passa da valori negativi o nulli fino a un significativo 0,0125 % nel 2023. L’Islanda, invece, fa registrare il dato più marcato tra i paesi piccoli, con 0,36 % del PIL nel 2021 e persino 0,38 % nel 2023, chiarendo che anche economie contenute possono dotarsi di strumenti fiscali aggressivi a supporto della R&S.

Emergono tendenze significative in paesi dell’Europa centrale e orientale, come Polonia e Slovacchia, dove il sostegno fiscale si rafforza a partire dal 2018, raggiungendo livelli tra 0,04 % e 0,05 % del PIL nel 2023. Anche l’Ungheria, dopo un picco nel 2015 (0,14 %), registra un progressivo calo verso valori intorno allo 0,04 % nel 2023.

Passando alla seconda componente – il finanziamento diretto delle imprese (BERD) – i dati descrivono il sostegno pubblico che non transita attraverso la leva fiscale, ma arriva direttamente sotto forma di contributi, bandi o appalti di R&S. Qui troviamo livelli molto più elevati: paesi come Germania, Giappone, Corea, Danimarca, Finlandia e Stati Uniti investono tra lo 0,9 % e l’1,7 % del PIL. In particolare, la Corea raggiunge quota 1,29 %–1,30 % intorno al 2022–2023, confermandosi tra i più elevati grazie a una combinazione sinergica tra incentivi fiscali e supporto diretto al settore privato.

Nei paesi europei occidentali, la Germania supera l’1 % già nel 2019, mantenendolo attorno a 1,05 %–1,10 % nel triennio successivo; analogamente, Giappone e Stati Uniti oscillano tra 0,8 % e 1,7 %, con un picco giapponese al 1,70 % nel 2021 e valori statunitensi vicini a 0,82 % nel 2018, saliti fino a 0,92 %. Anche i paesi nordici e baltici, come Norvegia, Svezia e Lituania, presentano percentuali che oscillano tra 0,7 % e 0,9 %, a conferma dell’impegno europeo verso la R&S; la Svezia mostra valori robusti, attorno allo 0,78 %–0,79 %.

Negli anni recenti, si nota anche un parallelismo tra supporto fiscale e diretto nei paesi leader: Corea, Germania e Giappone combinano incentivi fiscali con un massiccio supporto diretto, generando un ecosistema favorevole all’innovazione. In Corea, ad esempio, GTARD è salito a 0,19–0,16 %, mentre BERD supera l’1,2 % del PIL. Questo modello bimodale – sinergia tra supporto indiretto e diretto – appare strategico: l’OCSE stesso ha evidenziato che gli incentivi fiscali spingono l’experimental development, mentre il finanziamento diretto favorisce la ricerca di base e applicata.

Negli anni 2000–2017, il rapporto tra supporto fiscale e diretto invertiva: gli incentivi fiscali hanno superato il supporto diretto, passando dal 30 % al 55 % circa del totale del sostegno all’R&S . Negli anni più recenti, questa proporzione è rimasta stabile: gli incentivi fiscali rappresentano oltre la metà del totale, specialmente nell’area OECD-EU.

Un altro aspetto da mettere in luce è la dimensione e l’efficacia degli incentivi fiscali, che secondo la documentazione microBeRD offrono un ritorno medio aggiuntivo superiore all’unità: tra 1,4 e 1,6 volte l’investimento fiscale genera nuova R&S, con effetto più intenso su PMI e progetti di sviluppo sperimentale; mentre il supporto diretto è più impattante sulla ricerca pura e applicata. Il rapporto tra risorse messe dagli incentivi fiscali e crescita della spesa è particolarmente forte nelle piccole imprese (effetto 1,6), e meno nelle grandi (0,4) .

In termini di policy, questo significa che la combinazione tra supporto fiscale e finanziamento diretto permette di coprire l’intero spettro dell’innovazione: dagli investimenti di sviluppo, più sensibili ai costi, alla ricerca sistemica e di frontiera, che necessita di bandi e incentivi mirati.

Tuttavia, la via fiscale presenta sfide: il rischio di abuso (come nel caso dei patent box), la complessità amministrativa e la necessità di monitoraggio per evitare effetti redistributivi ingiustificati . Gli studi suggeriscono che l’efficacia dipende molto dal design dell’incentivo: rimborso in perdita, benefici per PMI, limiti temporali e massimali sono elementi che aumentano la risposta delle imprese .

Un’ulteriore osservazione scaturisce dalla distinzione tra paesi ad alto reddito e emergenti. Mentre i membri OECD-EU mostrano valori di sostegno complessivamente elevati (fino a 2 % del PIL tra supporto fiscale e diretto), i paesi non-OECD, come Brasile, Bulgaria o Romania, restano su percentuali molto contenute, soprattutto in termini fiscali (< 0,01 %) . L’eccezione africana è la Russia con circa 0,41 % di BERD diretto nel 2020, ma anche in quel caso l’uso del supporto fiscale è anch’esso basso.

Constatazione strategica: il sostegno pubblico all’innovazione è multipolare, dipende dalla maturità del sistema di innovazione locale. Nei paesi più avanzati, si mette in campo un mix robusto tra incentivi diretti e indiretti. Nei paesi emergenti, si avverte spesso la necessità di potenziare soprattutto il finanziamento diretto, ma gli incentivi fiscali possono svolgere un ruolo integrativo nei momenti in cui la spesa pubblica è limitata.

In termini comparati, mentre la tradizione di supporto alla R&S si è mantenuta stabile in Europa e Nord America, paesi come Corea del Sud hanno adottato posizioni aggressive: da GTARD (0,19 %) a BERD over 1,2 %, si registra una strategia nazionale esplicita di investire nell’innovazione come leva di sviluppo.

Va inoltre considerato il ruolo degli strumenti normativi complementari: i patent box – regimi fiscali agevolati sui redditi da proprietà intellettuale – presenti in nazioni come Cipro, Paesi Bassi, Belgio o Regno Unito si collocano come forme avanzate di incentivo fiscale. Le prime, però, restano monitorate a livello internazionale per gli effetti potenzialmente distorsivi sul mercato globale .

Infine, dal punto di vista economico-strategico, questo mix di supporto pubblico ha generato evidenze positive sugli output innovativi: dalle analisi preliminari emergono incrementi significativi in forme quali output brevettuali, crescita produttività e spillover tra settori . In particolare, la ratio economico-beneficio dello strumento fiscale risulta favorevole, ma con differenze tra paesi e settore.

In conclusione, la fotografia dei 49 paesi tra il 2015 e il 2023 mostra un mondo in cui gli incentivi fiscali (GTARD) sono ormai centrali nella politica dell’innovazione, superando spesso i finanziamenti diretti come mezzo preferenziale, mentre l’allocazione combinata tra supporto fiscale e diretto genera sistemi innovativi robusti, soprattutto nei paesi ad alto reddito. Il quadro strategico disegna un’ecosistema in cui il design politico, la governance, la capacità amministrativa e il monitoraggio diventano fondamentali per garantire efficacia, trasparenza e impatto reale sull’innovazione.

 

 

Fonte: OCSE

LINK: https://data-explorer.oecd.org






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