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Più dipendenti pubblici, ma a che prezzo? Un’analisi dell’efficacia delle politiche occupazionali

 

L'analisi dei dati relativi agli occupati nelle amministrazioni pubbliche in Italia tra il 2014 e il 2023 evidenzia un andamento non lineare, con periodi di crescita e di contrazione che riflettono dinamiche economiche, politiche e istituzionali complesse. L’aumento complessivo di 156,7 mila unità nel periodo considerato, pari a una crescita del 4,61%, suggerisce un'espansione della forza lavoro nel settore pubblico, ma l'andamento discontinuo della serie temporale solleva interrogativi sulla coerenza e sull'efficacia delle politiche occupazionali adottate nel corso del tempo.

Nel dettaglio, il biennio 2014-2015 segna una lieve contrazione, con una riduzione di 10,6 mila unità nel 2015 (-0,31%). Questo calo potrebbe essere legato a politiche di contenimento della spesa pubblica, tipiche dei periodi successivi alla crisi finanziaria globale e alle politiche di austerità imposte dai vincoli europei. Tuttavia, già nel 2016 si osserva un recupero di 15,6 mila unità (+0,46%), segno che la contrazione occupazionale non era strutturale ma probabilmente legata a processi di turnover o a misure temporanee di contenimento.

Il 2017 vede una nuova flessione, con una perdita di 28,6 mila unità (-0,84%), la più significativa dell’intero periodo considerato. Questo calo potrebbe essere riconducibile a riforme amministrative volte a ridurre il numero di dipendenti pubblici attraverso pensionamenti senza un immediato rimpiazzo, oppure a misure di efficientamento che hanno ridotto il fabbisogno di personale. Tuttavia, nel 2018 e nel 2019 la tendenza si inverte nuovamente, con incrementi rispettivamente di 14,8 mila (+0,44%) e 17,3 mila (+0,51%) unità. Questo andamento suggerisce che le amministrazioni abbiano adottato politiche di assunzione più flessibili per compensare le uscite precedenti.

L’anno 2020 segna un nuovo calo (-18,7 mila unità, -0,55%), che potrebbe essere attribuibile all’emergenza sanitaria legata alla pandemia di COVID-19. Sebbene il settore pubblico sia stato centrale nella gestione della crisi, è possibile che il blocco di molte attività amministrative abbia temporaneamente ridotto le nuove assunzioni, contribuendo al saldo negativo. Tuttavia, nel 2021 si registra un’impennata con un aumento di 73,6 mila unità (+2,17%), il più alto dell’intero periodo analizzato. Questo balzo è probabilmente il risultato di politiche pubbliche espansive post-pandemia, con un aumento della domanda di lavoratori nel settore sanitario, nell’istruzione e in altri ambiti cruciali per la ripresa economica.

Nel biennio successivo, 2022-2023, la crescita dell’occupazione pubblica prosegue, sebbene con ritmi più contenuti rispetto al 2021. L’incremento di 42,3 mila unità nel 2022 (+1,22%) e di 51 mila unità nel 2023 (+1,46%) indica che l’espansione della forza lavoro pubblica è diventata una tendenza consolidata, forse legata alla necessità di stabilizzare i contratti attivati in risposta alla crisi sanitaria. Questo andamento potrebbe riflettere anche un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche, con una maggiore enfasi sul rafforzamento dell’apparato statale per rispondere alle sfide della digitalizzazione, della transizione ecologica e dell’innovazione amministrativa.

Se analizziamo l’andamento complessivo, la crescita dell’occupazione pubblica di 156,7 mila unità in dieci anni non è particolarmente elevata in termini assoluti, ma la sua distribuzione temporale solleva questioni di efficienza e coerenza. Le fluttuazioni indicano che le politiche di assunzione non sono state lineari, il che potrebbe riflettere una mancanza di pianificazione strategica nel lungo periodo. Un andamento più stabile, con una crescita moderata ma costante, sarebbe stato preferibile per garantire la continuità dei servizi pubblici e una gestione più efficace delle risorse umane.

Dal punto di vista dell’efficienza delle politiche pubbliche, è importante valutare se l’aumento dell’occupazione nel settore pubblico abbia portato a un miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini. L’incremento del numero di dipendenti non è di per sé un indicatore di maggiore efficienza, poiché il valore aggiunto prodotto dipende anche da fattori come la formazione, l’organizzazione del lavoro e l’adozione di tecnologie innovative. Se l’aumento occupazionale è stato accompagnato da riforme volte a migliorare la produttività e la qualità del servizio, allora si può parlare di un investimento positivo. In caso contrario, si corre il rischio di un’espansione della spesa pubblica senza un corrispondente aumento dell’efficacia amministrativa.

Un altro elemento da considerare è la distribuzione settoriale di queste nuove assunzioni. Se l’incremento ha riguardato principalmente settori strategici come sanità, istruzione e ricerca, allora si può parlare di un rafforzamento mirato dell’apparato pubblico a supporto della crescita economica e sociale. Se invece la crescita è stata distribuita in modo indiscriminato tra vari comparti, senza una chiara logica di allocazione delle risorse, si potrebbe mettere in dubbio l’efficacia delle politiche adottate.

Infine, l’andamento dell’occupazione pubblica deve essere valutato in relazione al contesto economico generale. Durante il periodo analizzato, l’Italia ha attraversato fasi di crescita moderata, crisi economiche e una pandemia globale. L’aumento dell’occupazione pubblica può aver avuto un ruolo anticiclico, contribuendo a stabilizzare il mercato del lavoro in momenti di difficoltà. Tuttavia, per evitare squilibri di bilancio, è fondamentale che la crescita dell’occupazione pubblica sia sostenibile nel lungo periodo e supportata da una solida pianificazione finanziaria.

In conclusione, i dati evidenziano un’espansione dell’occupazione nelle amministrazioni pubbliche italiane, con una crescita complessiva del 4,61% tra il 2014 e il 2023. Tuttavia, le fluttuazioni osservate nel corso del tempo sollevano interrogativi sulla coerenza e l’efficienza delle politiche adottate. Un maggiore grado di programmazione e una valutazione continua dell’impatto delle assunzioni sulla qualità dei servizi pubblici sarebbero auspicabili per garantire che l’aumento dell’occupazione nel settore pubblico sia realmente funzionale alle esigenze del Paese.

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it



 

Anno 

Amministrazioni pubbliche 

Variazione Assoluta

Variazione Percentuale

2014

3.398,90

2015

3.388,30

-10,60

-0,31

2016

3.403,90

15,60

0,46

2017

3.375,30

-28,60

-0,84

2018

3.390,10

14,80

0,44

2019

3.407,40

17,30

0,51

2020

3.388,70

-18,70

-0,55

2021

3.462,30

73,60

2,17

2022

3.504,60

42,30

1,22

2023

3.555,60

51,00

1,46

2023-2014

156,70

4,61

 

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