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Il Nord non è più un’isola civica: crollano Piemonte, Liguria e Veneto, giù di oltre 8 punti percentuali

 

 

·         La partecipazione civica e politica in Italia cala ovunque: -10% medio tra 2011 e 2023.

·         Nord ancora più disimpegnato: Veneto, Friuli e Liguria perdono oltre 8 punti percentuali.

·         Sud e Isole restano indietro: Sardegna e Basilicata registrano i cali più drammatici d’Italia.

 

 

L’indicatore della partecipazione civica e politica rappresenta uno dei parametri fondamentali per comprendere il livello di coinvolgimento dei cittadini nella vita collettiva e nelle dinamiche democratiche di un Paese. Esso non riguarda soltanto l’adesione formale ai partiti o la partecipazione elettorale, ma include un insieme più ampio di comportamenti sociali, come la partecipazione ad associazioni, movimenti, organizzazioni di volontariato e iniziative pubbliche. Analizzando i dati relativi al periodo 2011-2023, emerge un quadro complesso, caratterizzato da una generale diminuzione della partecipazione in quasi tutte le regioni italiane, seppure con intensità differenti tra Nord, Centro e Sud. Tra il 2011 e il 2013 la partecipazione civica e politica si manteneva su livelli relativamente alti in gran parte del territorio nazionale, con punte superiori al 70 per cento in regioni come Liguria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Il periodo immediatamente successivo, in particolare tra il 2014 e il 2017, segna però l’inizio di una contrazione diffusa, che si accentua ulteriormente negli anni successivi e diventa evidente dopo il 2018. A questa tendenza contribuiscono diversi fattori. Da un lato, il progressivo distacco dei cittadini dalle istituzioni tradizionali e la crescente sfiducia nei confronti della politica organizzata; dall’altro, la trasformazione delle modalità di partecipazione, che si sposta sempre più su piattaforme digitali e informali, non sempre rilevate dalle indagini statistiche. A livello complessivo, si osserva come il Nord Italia mantenga mediamente valori più elevati rispetto al Mezzogiorno, ma la perdita di partecipazione coinvolge in modo trasversale tutte le aree. Le regioni settentrionali, tradizionalmente più attive sul piano associativo e politico, subiscono cali significativi, mentre nel Sud e nelle Isole i livelli di partenza erano già più bassi, e dunque le variazioni percentuali risultano spesso più contenute, ma comunque indicative di un fenomeno di progressivo disimpegno civico. Il Piemonte, che nel 2013 registrava un livello di partecipazione pari al 75,5 per cento, scende al 64,2 nel 2023, con una diminuzione assoluta di 7,3 punti e una variazione percentuale negativa del 10,21 per cento. È un andamento simile a quello di molte altre regioni del Nord-Ovest. In Liguria, per esempio, si passa da valori iniziali intorno al 75,5 per cento nel 2011 a poco più del 65 nel 2023, con un calo del 13,38 per cento. Anche la Lombardia mostra un percorso discendente, pur mantenendo valori mediamente più stabili: da 73,1 per cento nel 2011 a 67,1 nel 2023. La tendenza generale suggerisce che, nonostante la resilienza delle regioni economicamente più forti, il fenomeno della riduzione dell’impegno civico non risparmia nemmeno i contesti più sviluppati. Nel Nord-Est, la situazione presenta caratteristiche analoghe. Il Veneto, che nel 2013 raggiungeva il massimo storico del 79,9 per cento, scende a 66,2 nel 2023, con una perdita di 13,7 punti assoluti rispetto al picco e di 8,5 rispetto al 2011. Il Friuli-Venezia Giulia mostra una contrazione ancora più marcata: da 75,8 nel 2011 a 63,0 nel 2023, con un calo percentuale del 16,89 per cento, tra i più alti dell’intera serie. Il Trentino-Alto Adige, notoriamente caratterizzato da una forte tradizione di partecipazione comunitaria e politica, passa dal 72,3 per cento del 2011 al 65,6 nel 2023, registrando un calo del 9,27 per cento. Anche l’Emilia-Romagna, da sempre considerata una regione con un elevato capitale sociale, scende da 74,5 a 68,4, confermando un progressivo indebolimento della coesione civica. Nel Centro Italia si osserva una dinamica simile, con un andamento altalenante che però converge verso una riduzione complessiva della partecipazione. La Toscana, che nel 2013 toccava il 74,3 per cento, scende al 63,3 nel 2023, perdendo oltre 9 punti assoluti. In Umbria, la flessione è ancora più evidente: da 71,9 nel 2011 a 62,2 nel 2023, pari a un calo del 13,49 per cento. Anche il Lazio segue la stessa tendenza, passando da 69,0 a 63,3. Le Marche registrano una contrazione più contenuta, da 67,9 a 62,5, ma comunque significativa se si considera che il picco del 2013 (74,9 per cento) è stato tra i più alti della serie. Nel Mezzogiorno, le percentuali di partecipazione sono complessivamente più basse lungo tutto l’arco temporale considerato. L’Abruzzo, pur mantenendo valori relativamente migliori rispetto ad altre regioni meridionali, passa da 63,8 a 61,6, con una perdita limitata ma costante. Il Molise scende da 61,0 a 55,6, mentre la Campania, che nel 2011 registrava il 57,1 per cento, arriva a 49,2 nel 2023, con una riduzione del 13,84 per cento, tra le più marcate dell’intero Paese. La Puglia, da 56,5 a 51,6, mostra un calo dell’8,67 per cento, mentre la Basilicata presenta un andamento irregolare ma nel complesso negativo, passando da 56,7 a 48,6, con una perdita del 14,29 per cento. In Calabria, i valori oscillano attorno al 50 per cento, ma la discesa complessiva è di oltre 10 punti percentuali, e in Sicilia la partecipazione scende da 53,7 a 49,7, confermando la persistente fragilità della cultura civica nell’area insulare. La Sardegna, infine, registra una contrazione molto marcata: da 71,6 nel 2011 a 59,9 nel 2023, con una perdita del 16,34 per cento, una delle più alte in Italia. Analizzando l’andamento temporale, si può individuare un punto di svolta tra il 2014 e il 2016, periodo in cui quasi tutte le regioni registrano un calo consistente. È un triennio in cui la crisi economica e la disoccupazione incidono profondamente sul tessuto sociale, determinando una riduzione della fiducia nelle istituzioni e della propensione all’impegno collettivo. Il 2017 e il 2018 rappresentano anni di ulteriore discesa, con livelli di partecipazione ai minimi in molte aree. Solo nel 2020, in concomitanza con la pandemia, si osserva un temporaneo recupero in alcune regioni, probabilmente legato alla nascita di nuove forme di solidarietà e impegno civico informale durante l’emergenza sanitaria. Tuttavia, tale ripresa non si consolida, e dal 2021 al 2023 i valori tornano a calare o a stabilizzarsi su livelli inferiori rispetto al decennio precedente. Nel 2023, nessuna regione italiana supera la soglia del 70 per cento di partecipazione, segno di una tendenza strutturale al ribasso. Le regioni che mantengono i valori più elevati sono il Trentino-Alto Adige, con il 65,6 per cento, e l’Emilia-Romagna con il 68,4, seguite da Lombardia, Veneto e Piemonte, tutte tra il 64 e il 67 per cento. Al contrario, la maggior parte delle regioni meridionali si colloca sotto il 55 per cento, con punte minime in Basilicata e Calabria. Le differenze territoriali, pur rimanendo marcate, tendono a ridursi non per una convergenza verso l’alto, ma per un generale abbassamento dei livelli di partecipazione. Le variazioni assolute e percentuali confermano questo quadro. In media, il calo nazionale è compreso tra i 7 e i 9 punti percentuali, ma in alcune regioni, come Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Basilicata, supera il 14 per cento. Questi dati evidenziano un indebolimento del capitale sociale, ossia di quella rete di relazioni e fiducia reciproca che costituisce la base della partecipazione collettiva. La riduzione della partecipazione civica e politica, inoltre, non è soltanto un problema di democrazia formale: essa si riflette sulla capacità delle comunità locali di cooperare, di sviluppare progetti condivisi e di affrontare le trasformazioni economiche e sociali. Le cause di questo fenomeno sono molteplici. La disaffezione verso la politica tradizionale è certamente una delle principali, ma non l’unica. La frammentazione sociale, l’individualismo crescente e la precarietà lavorativa riducono il tempo e la motivazione per dedicarsi a iniziative collettive. Inoltre, la partecipazione si sta progressivamente spostando verso forme meno strutturate, come i movimenti spontanei o le campagne online, che non sempre vengono registrate nelle statistiche ufficiali. In questo senso, il calo dei dati tradizionali non implica necessariamente un totale disinteresse civico, ma piuttosto una trasformazione delle modalità di partecipazione, più fluide e meno istituzionalizzate. In conclusione, il periodo 2011-2023 mostra un progressivo e diffuso indebolimento della partecipazione civica e politica in Italia, con differenze regionali che riflettono storici squilibri territoriali ma anche tendenze comuni di disimpegno. Le regioni del Nord, pur partendo da livelli più alti, non sono immuni da questa dinamica; quelle del Sud e delle Isole continuano a registrare i valori più bassi, con un divario che resta strutturale. Le cause vanno ricercate in fattori economici, culturali e generazionali, ma anche nell’evoluzione delle forme di cittadinanza attiva nell’era digitale. La sfida per i prossimi anni sarà quella di valorizzare le nuove forme di partecipazione, ricostruendo un senso di comunità e di fiducia collettiva capace di alimentare la democrazia e la coesione sociale.

 

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it






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