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Il Nord perde terreno nelle relazioni familiari: Lombardia ed Emilia-Romagna in flessione, Friuli in forte calo

 

·         Trentino-Alto Adige mantiene il primato, ma cala del 14%, segno di mutamenti sociali profondi.

·         Nel Sud cresce la soddisfazione familiare: Campania e Puglia mostrano un inatteso recupero di fiducia.

·         Lombardia ed Emilia-Romagna registrano flessioni significative, riflettendo l’impatto dello stress urbano e lavorativo.


 

L’analisi dei dati sulla soddisfazione per le relazioni familiari in Italia, osservata dal 2005 al 2023 e suddivisa per regione, rivela un quadro estremamente variegato, in cui si intrecciano elementi culturali, economici e sociali che riflettono le profonde differenze territoriali del Paese. In generale, si nota una certa volatilità nei livelli di soddisfazione lungo l’arco temporale considerato, con periodi di crescita seguiti da fasi di declino, spesso in corrispondenza di eventi di portata nazionale o globale — come la crisi economica del 2008 o la pandemia del 2020 — che hanno inevitabilmente inciso sulle dinamiche familiari e sulla percezione della qualità delle relazioni.

Nel Nord Italia, i livelli di soddisfazione risultano mediamente più elevati rispetto al Centro e al Mezzogiorno, ma anche qui emergono differenze significative. Il Trentino-Alto Adige, per esempio, si conferma la regione con i valori più alti per quasi tutto il periodo: dal 47,7 nel 2005 al 41 nel 2023, pur registrando una variazione negativa di 6,7 punti, pari a una riduzione percentuale di oltre il 14%. Questo calo, tuttavia, non intacca il primato della regione, che rimane un modello di benessere relazionale, probabilmente sostenuto da un tessuto sociale coeso, una maggiore qualità della vita e un welfare locale più sviluppato. Anche il Friuli-Venezia Giulia mostra una tendenza simile: pur partendo da un dato alto nel 2005 (44,2) e mantenendo valori sopra la media per buona parte del periodo, termina il 2023 con un livello di 34,7, con una perdita di ben 9,5 punti. Questo declino, il più marcato tra le regioni settentrionali, suggerisce che anche in contesti tradizionalmente stabili le relazioni familiari abbiano risentito di cambiamenti sociali e demografici, come l’invecchiamento della popolazione e la crescente individualizzazione.

In Piemonte e Liguria, i dati mostrano un andamento più irregolare ma meno drammatico. Il Piemonte oscilla tra un minimo di 33 nel 2021 e un massimo di 44,8 nel 2012, chiudendo il periodo con un lieve incremento complessivo di 0,4 punti, pari a un modesto +1,1%. Questo suggerisce una sostanziale stabilità, pur all’interno di fluttuazioni periodiche. La Liguria, invece, presenta un miglioramento più evidente, passando da 35,1 nel 2005 a 38,9 nel 2023, con un incremento del 10,8%. In questa regione, caratterizzata da un forte invecchiamento demografico e da un tessuto sociale spesso frammentato, tale crescita può essere interpretata come un rafforzamento dei legami intergenerazionali, forse anche dovuto a una maggiore consapevolezza del valore delle relazioni familiari come supporto reciproco.

La Lombardia, regione economicamente trainante, mostra invece un calo piuttosto netto: da 41,2 nel 2005 a 36,9 nel 2023, con una riduzione di 4,3 punti, pari a oltre il 10%. È plausibile che le pressioni legate ai ritmi lavorativi, alla mobilità e alla complessità urbana abbiano influito negativamente sulla percezione di benessere familiare. Le regioni del Nord-Est, come il Veneto e l’Emilia-Romagna, si collocano in una posizione intermedia: il Veneto passa da 35,9 a 35,5, con una sostanziale stabilità, mentre l’Emilia-Romagna registra un calo più consistente, da 43,4 a 37,3, perdendo 6,1 punti. Queste dinamiche mostrano come, anche in aree economicamente solide, la soddisfazione relazionale non sia immune ai cambiamenti culturali e strutturali che attraversano la società.

Spostandosi verso il Centro Italia, la Toscana evidenzia un quadro complesso ma sostanzialmente equilibrato. Dopo picchi positivi nel 2010 (45,4), si osserva una progressiva riduzione fino al 2021, seguita da un leggero recupero nel 2023 (39,1), con una variazione positiva complessiva del 2,9%. L’Umbria, invece, pur mostrando oscillazioni più accentuate, chiude con un incremento di 2 punti rispetto al 2005, segno di una certa resilienza delle reti familiari. Al contrario, le Marche mostrano un peggioramento, passando da 32,8 a 29,4, con una perdita del 10,3%. La riduzione della soddisfazione nelle Marche potrebbe essere legata alle difficoltà economiche e alla riduzione dei servizi territoriali, che hanno reso più difficile mantenere un equilibrio familiare stabile. Nel Lazio, la situazione appare particolarmente altalenante ma con un esito leggermente positivo: da 29,2 a 30,4, con un aumento del 4,1%. Qui il contesto metropolitano romano potrebbe spiegare la variabilità dei dati, con una società più frammentata e relazioni familiari spesso influenzate da condizioni abitative e lavorative precarie.

Nel Mezzogiorno, i valori medi sono più bassi, ma in alcune regioni si osservano miglioramenti interessanti. La Campania, ad esempio, parte da un livello di 24 nel 2005 e chiude con 26,8 nel 2023, con una crescita dell’11,6%. Sebbene il dato assoluto resti tra i più bassi in Italia, la tendenza positiva suggerisce una progressiva valorizzazione dei rapporti familiari, forse anche come risposta alle difficoltà economiche e sociali che spingono le persone a fare affidamento sulla famiglia come principale rete di supporto. Anche la Puglia mostra un incremento, da 23,4 a 25,7 (+9,8%), confermando una dinamica simile. In Basilicata, i valori rimangono pressoché stabili (da 25,9 a 26,4), mentre in Calabria si registra una leggera flessione (-0,2 punti), e in Sicilia una diminuzione più marcata (-2,2 punti), che riporta i livelli di soddisfazione ai valori di vent’anni fa. Questi dati indicano che nel Sud, nonostante la centralità culturale della famiglia, la percezione di benessere relazionale è stata influenzata da fattori come l’emigrazione giovanile, la disoccupazione e la precarietà.

Il caso del Molise è emblematico di una difficoltà persistente nel mantenere relazioni familiari soddisfacenti: la regione passa da 30,1 nel 2005 a 26,5 nel 2023, perdendo quasi 12 punti percentuali. Questo calo può essere attribuito anche al progressivo spopolamento e all’isolamento sociale delle comunità più piccole. L’Abruzzo segue un andamento simile, con un calo di 5 punti e una variazione percentuale negativa del 13,8%. In entrambi i casi, la perdita di popolazione giovanile e la frammentazione dei nuclei familiari possono aver compromesso la percezione di coesione.

Infine, la Sardegna rappresenta un caso di apparente immobilità. Il valore del 2023 (32,9) è identico a quello del 2005, dopo quasi due decenni di oscillazioni. Questo dato suggerisce una certa stabilità del modello relazionale isolano, in cui la famiglia rimane un punto di riferimento importante ma non immune a tensioni interne e mutamenti culturali.

Nel complesso, i dati mostrano che la soddisfazione per le relazioni familiari in Italia non segue una linea univoca, ma è soggetta a cicli e a differenze regionali profonde. Il Nord mantiene generalmente livelli più alti, ma in declino negli ultimi anni, forse per l’aumento dell’individualismo e del carico lavorativo. Il Centro presenta una variabilità maggiore, riflesso di una struttura sociale eterogenea, mentre il Sud, pur partendo da valori più bassi, mostra in alcuni casi segnali di miglioramento, dovuti probabilmente al rafforzamento del ruolo della famiglia come ammortizzatore sociale.

Un aspetto interessante è la mancanza di una correlazione diretta e costante tra benessere economico e soddisfazione familiare. Regioni economicamente forti, come la Lombardia o l’Emilia-Romagna, mostrano cali significativi, mentre regioni più deboli, come la Campania o la Puglia, registrano miglioramenti. Ciò potrebbe indicare che la qualità delle relazioni familiari non dipende soltanto dal reddito o dalle condizioni materiali, ma anche da fattori culturali, dalla coesione comunitaria e dalla capacità di mantenere legami affettivi solidi in un contesto sociale in rapido cambiamento.

Dal punto di vista temporale, l’anno 2012 rappresenta una sorta di spartiacque: molte regioni registrano valori elevati in quell’anno, seguiti poi da un calo progressivo, accentuato tra il 2015 e il 2021. La pandemia di Covid-19, esplosa nel 2020, ha probabilmente avuto un duplice effetto: da un lato ha rafforzato alcuni legami familiari, spingendo le persone a ritrovare un senso di unità; dall’altro ha generato tensioni e stress, soprattutto nei contesti urbani o in famiglie economicamente fragili. I dati del 2023 mostrano in diversi casi un leggero recupero rispetto agli anni immediatamente precedenti, suggerendo un tentativo di ricostruzione e adattamento dopo la crisi sanitaria.

In sintesi, il quadro che emerge è quello di un’Italia relazionale in trasformazione, dove la famiglia continua a rappresentare un pilastro fondamentale, ma la sua percezione di soddisfazione è fortemente influenzata da mutamenti economici, sociali e culturali. Le differenze territoriali rimangono marcate, ma il trend complessivo suggerisce una crescente consapevolezza della necessità di equilibrio tra vita privata e pubblica, e di nuove forme di solidarietà familiare in risposta alle sfide contemporanee.

 

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it










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