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Il respiro dell’inverno che cambia: analisi globale dei gradi giorno di riscaldamento

 

I dati relativi ai “Heating Degree Days” (HDD) per gli anni 2022 e 2023 rappresentano un’analisi dettagliata delle esigenze di riscaldamento su scala globale, considerando ben 886 punti dati distribuiti tra le regioni TL2 dei paesi OCSE e di alcuni paesi non OCSE. Questo indicatore misura la domanda di energia per riscaldare un edificio, calcolata come la somma delle differenze giornaliere tra la temperatura interna desiderata (solitamente 18 °C) e la temperatura media esterna, nei giorni in cui quest’ultima è inferiore a tale soglia. Un valore alto di HDD indica una stagione fredda più intensa o prolungata, e quindi una maggiore necessità di riscaldamento. Analizzando questi dati in modo comparativo tra i due anni e tra le diverse regioni, emergono importanti considerazioni sia sul cambiamento climatico che sulle possibili implicazioni energetiche, economiche e ambientali.

In primo luogo, uno dei pattern più rilevanti che si osserva è una tendenza generale alla diminuzione dei valori HDD nel 2023 rispetto al 2022 in numerose regioni del mondo. Questa riduzione può essere interpretata come un segnale di un inverno mediamente più mite, compatibile con i modelli di riscaldamento globale, che suggeriscono un aumento delle temperature medie in molte aree del globo. Tuttavia, questa tendenza non è uniforme: esistono diverse eccezioni che mostrano un incremento degli HDD, suggerendo che il cambiamento climatico non si manifesta ovunque allo stesso modo, ma con variazioni regionali significative. Ad esempio, in alcune regioni della Scandinavia, come l’Islanda e la Finlandia, il valore degli HDD è aumentato, indicando che, nonostante il trend globale, in certe latitudini si sono registrati inverni più rigidi nel 2023.

In Australia, i valori degli HDD risultano generalmente bassi, con valori particolarmente ridotti nel Queensland e nel Northern Territory, che riflettono il clima tropicale e subtropicale di queste regioni. Tasmania e il Territorio della Capitale, tuttavia, si distinguono per valori nettamente superiori, segnalando un fabbisogno energetico per il riscaldamento molto più elevato, in linea con il loro clima più temperato. In generale, tutte le regioni australiane mostrano un decremento nel 2023, confermando una lieve tendenza al riscaldamento.

In Europa, i paesi dell’area alpina e centro-settentrionale come Austria, Germania, Svizzera e Repubblica Ceca presentano valori molto elevati di HDD, coerenti con i loro rigidi inverni continentali. In particolare, il Tirolo e il Vorarlberg in Austria superano i 4.000 gradi giorno, così come le regioni settentrionali della Svizzera e l’Aosta Valley in Italia. Anche qui si osserva una leggera diminuzione dei valori nel 2023, suggerendo che le stagioni fredde si siano attenuate rispetto all’anno precedente. Francia e Regno Unito, con un clima generalmente più temperato, presentano valori intermedi, ma comunque elevati, con variazioni minime tra i due anni.

Il Nord America presenta alcune delle più ampie escursioni nei valori HDD, soprattutto in Canada e negli Stati Uniti. In Canada, regioni come Yukon, i Territori del Nord-Ovest e il Nunavut superano i 7.000 e perfino i 9.000 gradi giorno, indicativi di condizioni climatiche estreme, eppure anche qui si nota una riduzione tra il 2022 e il 2023, che potrebbe suggerire un lieve ammorbidimento degli inverni nelle latitudini artiche. Negli Stati Uniti, l’Alaska mantiene valori estremamente elevati, anche in crescita, mentre stati del sud come la Florida, il Texas e la Louisiana hanno valori HDD molto bassi e in forte calo, coerenti con una minore necessità di riscaldamento. Le regioni dei Grandi Laghi e del Midwest mostrano un calo più netto, ad esempio il Minnesota passa da oltre 4.200 HDD a poco più di 3.500.

In Sud America, l’analisi è focalizzata sul Cile e sulla Colombia. Il Cile mostra un forte gradiente latitudinale, con valori più bassi nelle regioni settentrionali e molto elevati nella Patagonia e nella regione antartica. Da notare l’aumento dei valori in queste ultime regioni nel 2023, che contrasta con la tendenza generale alla riduzione. La Colombia, al contrario, mostra valori molto bassi o nulli nella maggior parte delle sue regioni, coerenti con il clima equatoriale, salvo alcune eccezioni nei dipartimenti andini, dove si rileva una lieve diminuzione degli HDD, anch’essa compatibile con un riscaldamento globale.

In Asia orientale, il Giappone presenta una variazione rilevante tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, con l’Hokkaido che supera i 3.000 HDD mentre Okinawa si ferma sotto i 1.000. Anche in Corea si osserva un’evidente riduzione dei valori HDD, mentre in Cina e Mongolia (non inclusi in questi dati) si prevede un pattern simile, secondo altre fonti climatologiche. È interessante notare come, nel complesso, l’Asia orientale mantenga ancora valori piuttosto elevati in aree densamente popolate, con importanti implicazioni per la domanda energetica.

Nei paesi baltici e dell’Europa orientale, come la Lettonia, la Lituania, la Polonia e la Romania, si osservano valori molto elevati, tutti superiori ai 2.000 HDD, spesso intorno ai 2.500-3.000. Anche qui, il trend è lievemente decrescente nel 2023, ma il calo è meno marcato rispetto ad altre aree, suggerendo una maggiore stabilità climatica o una resilienza locale agli effetti globali. Questa zona potrebbe essere particolarmente importante nel contesto europeo, dove la dipendenza dal riscaldamento a combustibili fossili è elevata e dove un calo degli HDD potrebbe alleggerire la pressione sulle reti energetiche.

Le isole e i territori tropicali, come i Caraibi francesi, il Sudest asiatico e la maggior parte delle regioni africane escluse dal dataset, mostrano valori HDD trascurabili o nulli. Questo è coerente con il loro clima caldo perenne, dove non si verificano temperature inferiori alla soglia di 18 °C. Tuttavia, la rilevanza di questi dati non sta tanto nei valori assoluti quanto nel fatto che tali aree stanno vedendo aumentare la domanda energetica per il raffreddamento, che è l’indicatore complementare ai Cooling Degree Days, anch’esso misurato nei report OCSE, ma non incluso nel presente dataset.

Un elemento chiave che emerge da questa analisi è la relazione tra i cambiamenti nei valori HDD e le politiche energetiche. La diminuzione degli HDD può teoricamente portare a una riduzione dei consumi energetici per riscaldamento, con un conseguente calo delle emissioni di gas serra, soprattutto in paesi dove si fa largo uso di combustibili fossili. Tuttavia, questa riduzione può essere controbilanciata da un aumento della domanda di raffreddamento in estate, con un impatto diverso sulla rete elettrica e sulle emissioni, in funzione del mix energetico utilizzato.

Un altro aspetto importante riguarda l’adattamento climatico delle infrastrutture urbane e rurali. Regioni che tradizionalmente hanno fatto affidamento su un clima freddo stabile, e quindi su sistemi di riscaldamento consolidati, potrebbero trovarsi a dover ripensare le strategie di isolamento termico e le modalità di produzione del calore, mentre altre regioni stanno già riconvertendo le proprie abitazioni per affrontare un clima meno rigido ma più variabile. Le politiche di efficientamento energetico diventano dunque centrali, così come la pianificazione urbana sostenibile.

In sintesi, i dati sui gradi giorno di riscaldamento raccolti in questo dataset dell’OCSE evidenziano non solo le attuali esigenze energetiche delle varie regioni del mondo, ma anche i cambiamenti climatici in atto e le sfide che questi comportano. I valori HDD, confrontati tra il 2022 e il 2023, mostrano un calo in molte aree del mondo, soprattutto in Europa e Nord America, che potrebbe suggerire un riscaldamento globale progressivo. Tuttavia, non mancano le eccezioni, e il quadro complessivo è quello di una grande variabilità climatica, che richiede risposte localizzate ma coordinate a livello globale. Le implicazioni di questi dati spaziano dall’energia all’ambiente, dalla salute pubblica alla pianificazione delle infrastrutture, dimostrando ancora una volta come i cambiamenti climatici non siano un fenomeno astratto ma una realtà concreta e misurabile, che influisce sulla vita quotidiana di milioni di persone e richiede soluzioni immediate e durature.

 

Fonte: OCSE

Link: www.oecd.org





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