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Efficienza e Dipendenza dal Trasporto Stradale: Un Confronto tra Paesi OCSE e non-OCSE

I dati presentati riguardano gli indicatori dell’attività di trasporto merci su strada in diversi Paesi, espressi sia in tonne-kilometres per 1.000 dollari USA a prezzi correnti sia in percentuale sul totale del trasporto merci. L'analisi riguarda il periodo che va dal 2019 al 2023 e fornisce una fotografia interessante dell’evoluzione della logistica su strada a livello globale, evidenziando l’impatto di vari fattori economici, politici e sociali.

Iniziamo osservando l'indicatore in tonne-kilometres per 1.000 dollari. Per molti Paesi OCSE, tra cui Australia, Austria, Belgio e Germania, si registra una tendenza alla diminuzione dell’efficienza in termini di trasporto rispetto al valore economico generato. In Australia, ad esempio, il valore è sceso da 162,6 nel 2019 a 145,0 nel 2022, con un dato mancante per il 2023, riflettendo probabilmente una combinazione tra l’incremento dei costi operativi, una maggiore congestione stradale e le conseguenze della pandemia di Covid-19 che hanno modificato le dinamiche della domanda e offerta di trasporto merci. Austria e Belgio seguono una traiettoria simile, con una progressiva riduzione delle performance di trasporto rapportate al valore economico.

Casi particolarmente interessanti sono rappresentati da Paesi come la Lituania e la Polonia, in cui i livelli sono rimasti elevati seppur in diminuzione rispetto ai picchi precedenti. La Lituania ha mantenuto valori molto alti, sopra i 750 tonne-kilometres per 1.000 dollari, pur passando da 969,1 nel 2019 a 810,7 nel 2023. La Polonia, pur riducendo il proprio indicatore da 770 nel 2020 a 493,8 nel 2023, si mantiene tra i principali attori nel trasporto merci stradale in Europa, sottolineando la sua posizione strategica come hub logistico continentale.

Tra i Paesi extra-OCSE, spiccano i dati della Moldova, della North Macedonia e della Kazakhstan. Moldova mantiene valori costantemente elevati, oltre i 400 tonne-kilometres per 1.000 dollari, mentre la North Macedonia mostra un'incredibile crescita nel 2022, arrivando a 1.066,8 prima di tornare a 813,5 nel 2023. Il Kazakhstan, pur non avendo dati completi per tutti gli anni, parte da un impressionante 1.005,7 nel 2019. Tali numeri indicano economie fortemente orientate alla movimentazione fisica di beni su strada in rapporto al valore economico prodotto, situazione comune in economie in via di sviluppo o di transizione.

Al contrario, economie avanzate come l'Irlanda e la Svizzera presentano valori molto bassi, indicativi di economie a più alta intensità di servizi o di utilizzo di modalità di trasporto alternative più efficienti come il ferroviario o il marittimo. In Irlanda, ad esempio, il valore scende costantemente da 31,1 nel 2019 a 23,1 nel 2023.

Passando all'analisi delle percentuali di trasporto su strada rispetto al totale del trasporto merci, emerge un quadro complementare. In diversi Paesi OCSE ad alta industrializzazione, come Francia, Spagna e Italia, il trasporto stradale rappresenta una quota molto elevata del trasporto merci, stabilmente oltre l’80%. In particolare, la Spagna mantiene una percentuale superiore al 96% lungo tutto il periodo considerato, sottolineando la fortissima dipendenza dal trasporto stradale, probabilmente legata sia alla geografia interna sia alla struttura economica.

Diversi Paesi scandinavi e dell’Europa centrale, come Svezia, Germania e Austria, mantengono percentuali relativamente più basse, a testimonianza di un utilizzo più bilanciato tra strada, ferrovia e navigazione interna. Ad esempio, la Germania si attesta intorno al 61-63% fino al 2022, dato che evidenzia una politica di trasporti più diversificata e sostenibile rispetto alla media OCSE.

L'Est Europa mostra situazioni molto differenziate: la Slovacchia e l’Ungheria presentano valori molto elevati di trasporto su strada, mentre la Lettonia e la Lituania mostrano una progressione marcata. Particolarmente degna di nota è la crescita della percentuale di trasporto su strada in Estonia, che passa dal 69% nel 2019 a oltre l’84% nel 2023, segnalando una possibile riduzione del ruolo del trasporto ferroviario o marittimo.

Nei Paesi non-OCSE, la situazione è molto variegata. In Nord Macedonia, il trasporto su strada rappresenta quasi la totalità del traffico merci, con valori vicini al 98% nel 2023. Al contrario, economie come la Russia e la Georgia mostrano percentuali molto più basse, rispettivamente al 9% e intorno al 16% nel 2023 per la Georgia. Questo evidenzia una forte dipendenza di questi paesi da modalità di trasporto alternative, come la ferrovia, storicamente molto sviluppata soprattutto in Russia.

Anche la Cina offre dati interessanti: nonostante la rapidissima crescita economica, la quota di trasporto merci su strada rimane tra il 42% e il 57% durante il quinquennio, dato che riflette l’enorme utilizzo della rete ferroviaria e marittima nazionale, strumenti fondamentali per un Paese di dimensioni continentali.

Un altro elemento chiave emerge dall’osservazione delle tendenze durante il periodo pandemico. Molti Paesi registrano una diminuzione dei tonne-kilometres per unità di valore economico nel 2020, coerentemente con la contrazione generale dell’attività economica mondiale. Tuttavia, alcuni Paesi, come la Repubblica Ceca, registrano addirittura un aumento, segno di resilienza o di spostamenti logistici interni determinati dalle nuove condizioni di domanda.

In generale, si osserva che i Paesi ad economia più avanzata tendono ad avere valori più bassi di tonne-kilometres per 1.000 dollari ma percentuali molto alte di dipendenza dal trasporto stradale, mentre i Paesi in via di sviluppo o con economie più orientate al settore manifatturiero pesante tendono ad avere valori molto elevati di trasporto per valore economico ma con situazioni più variabili sulla percentuale complessiva di trasporto su strada.

La presenza di numerosi valori mancanti, soprattutto per il 2023, suggerisce che per alcuni Paesi la raccolta dati è stata difficoltosa, probabilmente a causa di eventi geopolitici rilevanti come la guerra in Ucraina o di cambiamenti amministrativi nelle modalità di rilevazione statistica.

Guardando nel dettaglio il confronto tra i Paesi OCSE e i non-OCSE, emerge come i primi tendano a puntare su una maggiore efficienza e sostenibilità del trasporto, cercando di contenere il più possibile l’utilizzo della strada a vantaggio di ferrovie e navigazione interna. Nei Paesi non-OCSE invece il trasporto su strada è spesso l’unica o principale modalità disponibile, con infrastrutture ferroviarie o portuali meno sviluppate o obsolete.

Un altro elemento di riflessione riguarda l’impatto delle politiche ambientali. Paesi come la Svezia, i Paesi Bassi e la Svizzera, con bassi valori di tonne-kilometres e percentuali moderate di trasporto su strada, stanno investendo da anni in sistemi di trasporto più sostenibili, in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2.

Nel complesso, i dati evidenziano un settore del trasporto merci su strada in forte evoluzione, influenzato da dinamiche economiche globali, politiche nazionali e innovazioni tecnologiche. Si nota una generale tendenza alla riduzione dell'efficienza del trasporto in termini di tonne-kilometres per valore economico nei Paesi OCSE, mentre nei Paesi emergenti si mantiene un elevato livello di attività fisica rapportato al valore economico, anche se con segnali di convergenza verso modelli più efficienti. Inoltre, la crescente attenzione alla sostenibilità e all’ottimizzazione delle filiere logistiche sta lentamente ma progressivamente influenzando le scelte in materia di trasporto merci su strada, aprendo nuove sfide e opportunità per il futuro della logistica mondiale.

 

Fonte: OCSE

Link: https://data-explorer.oecd.org/




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