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Trasporto stradale e sviluppo economico: un confronto globale

 

I dati relativi ai Transport Performance Indicators tra il 2019 e il 2023 raccontano l’evoluzione e le dinamiche del trasporto merci su strada, espressa in tonnellate-km per 1.000 dollari di PIL e percentuale del trasporto merci su strada per ciascun paese. L'analisi di questi indicatori mostra profonde differenze tra economie sviluppate e non, ma anche variazioni interne agli stessi gruppi di paesi.

In primo luogo, osservando il dato dei tonnellate-chilometro per 1.000 dollari di PIL, emerge che paesi come Lituania, Polonia, Lettonia e Nord Macedonia registrano valori altissimi, con la Lituania addirittura sopra 900 nel 2019 e ancora sopra 800 nel 2023. Questa intensità è tipica delle economie fortemente legate alla logistica su gomma e a una struttura economica basata sul trasporto internazionale via terra. In questi paesi, il trasporto stradale è non solo domestico ma anche transfrontaliero, alimentato da una posizione geografica strategica e da costi relativamente bassi della forza lavoro. Tuttavia, si nota una flessione progressiva dei valori, ad esempio in Lituania e Lettonia, a indicare che pur mantenendo livelli molto alti, vi è stata una certa contrazione, probabilmente legata sia alla crisi pandemica sia alle ripercussioni geopolitiche, come la guerra in Ucraina.

Al contrario, nei grandi paesi industrializzati come Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, i valori sono molto più bassi e tendono alla diminuzione lungo il quinquennio. In Francia si passa da 61,5 a 54,2, in Germania da 80,2 a 64,3. Questo indica una maggiore efficienza logistica oppure un minor peso del trasporto merci su strada sul totale dell’economia, probabilmente sostituito da modalità alternative come il trasporto ferroviario o marittimo, o una maggiore digitalizzazione dell’economia (meno bisogno di movimentare fisicamente merci).

Un caso interessante è quello di paesi come Cechia e Ungheria: entrambi registrano valori elevatissimi, superiori a 200, e in crescita durante il 2020 e il 2021, ma poi mostrano una lieve discesa. Per esempio la Cechia passa da 154,7 nel 2019 a 228,0 nel 2020, rimanendo sopra 226 nel 2021, ma scendendo a 195,9 nel 2023. Questi dati riflettono l’importanza del trasporto merci su strada nel sostegno all’economia export-oriented di questi paesi, specialmente nel settore automotive e industriale. Tuttavia, la successiva discesa può suggerire una normalizzazione post-pandemia o un rallentamento del commercio globale.

Guardando ai paesi extra-OCSE, notiamo che Kazakhstan e Moldova avevano valori estremamente elevati. Il Kazakhstan supera addirittura i 1.000 tonne-km per 1.000 dollari nel 2019, sottolineando il peso enorme che la logistica terrestre ha per questa economia. Tuttavia, mancano dati recenti per questi paesi. Moldova mantiene valori alti ma anch’essa mostra un lento declino, passando da 474,3 a 417,8. Anche per paesi in crescita come Bulgaria e Azerbaijan si osserva una forte volatilità, tipica di economie ancora in fase di stabilizzazione.

In termini di percentuale del trasporto merci su strada rispetto al totale, si registrano valori molto elevati in economie come Spagna, Türkiye, Giappone, Irlanda, tutte sopra il 90% o vicinissime, evidenziando una chiara predominanza della modalità stradale. Questo dominio si mantiene abbastanza stabile nel tempo, con poche oscillazioni. In paesi come Francia e Italia, la percentuale è alta (oltre l'80%), ma subisce leggere flessioni o stabilizzazioni. Questo indica come, nonostante gli sforzi di diversificazione, il trasporto su gomma rimanga strutturalmente fondamentale.

È interessante notare come alcuni paesi, ad esempio Czechia ed Estonia, abbiano incrementato la percentuale di merci trasportate su strada nel tempo. La Cechia cresce dal 70,7% all’81,1% tra il 2019 e il 2023, mentre l’Estonia passa dal 69,0% all'84,5%. Questo suggerisce investimenti nella capacità logistica stradale o un calo parallelo di altre modalità di trasporto, come quello ferroviario.

Diversa è la situazione per economie con caratteristiche geografiche particolari, come Norvegia e Svezia, che si attestano su valori mediamente più bassi (circa 65-85%), a causa della presenza di valide alternative ferroviarie e marittime e di una particolare attenzione alle politiche di sostenibilità.

Al di fuori dell’OCSE, l’analisi mostra un quadro molto eterogeneo. Alcuni paesi come Armenia e Georgia presentano valori inferiori e instabili, segno di mercati del trasporto meno maturi o influenzati da instabilità politiche ed economiche. La Cina mostra percentuali che oscillano tra il 42% e il 56%, indicando un mix complesso di trasporti su strada e su ferrovia, in linea con gli sforzi del governo cinese di diversificare e ottimizzare le rotte logistiche interne ed esterne (iniziative come la Belt and Road Initiative).

Il caso di Russia è peculiare: la percentuale è molto bassa (9% nel 2019 e 2020), a dimostrazione della forte presenza del trasporto ferroviario nel paese, coerente con le vaste distanze geografiche da coprire. Anche se non disponiamo di dati recenti, si può presumere una continuità di questa tendenza, accentuata dalle recenti restrizioni commerciali.

Infine, osservando complessivamente i dati dal 2019 al 2023, si nota una generale tendenza alla riduzione dei tonnellate-kilometro rapportati al PIL. Questo riflette sia una maggiore efficienza dei sistemi logistici, sia una riduzione del volume di trasporto fisico dovuta a cambiamenti strutturali nell'economia (digitalizzazione, produzione just-in-time, supply chain regionalizzate). L’impatto della pandemia è evidente in diversi dati: il 2020 e il 2021 segnano forti oscillazioni nei volumi di trasporto, con successivi tentativi di recupero nel 2022 e 2023, anche se non sempre pienamente riusciti.

In sintesi, i dati mostrano una duplice traiettoria: da un lato, la persistente centralità del trasporto su strada in molte economie, dall’altro, segnali di trasformazione profonda del sistema logistico globale, con maggiore efficienza e una spinta verso la diversificazione modale. Le sfide ambientali e geopolitiche, unite all’innovazione tecnologica, determineranno la direzione futura di questi trend nei prossimi anni.

 

Fonte: OCSE

Link: https://data-explorer.oecd.org/

 


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