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Boom edilizio post-pandemia: il ruolo degli incentivi e degli investimenti pubblici nel rilancio delle costruzioni

 

resilienza e trasformazione di un settore cruciale per l’economia nazionale, caratterizzato da fasi di contrazione, ripresa moderata e, successivamente, un'espansione senza precedenti. L’andamento riflette le dinamiche del contesto macroeconomico e delle politiche economiche adottate, tra cui misure straordinarie come i superbonus e gli incentivi pubblici, che hanno inciso profondamente sull’intero comparto.

Nel 2014, il valore aggiunto delle costruzioni in Italia era di 67.921,6 milioni di euro, ma negli anni immediatamente successivi il settore ha subito una flessione. Tra il 2014 e il 2015, il valore aggiunto si è ridotto di 1.417,1 milioni di euro (-2,09%), riflettendo una fase di debolezza economica generale e una domanda stagnante nel mercato immobiliare, che rappresenta una componente essenziale per il comparto delle costruzioni. La crisi finanziaria globale del 2008 aveva avuto effetti prolungati sul settore, determinando una lenta ripresa negli anni successivi, con molte imprese ancora colpite dalla riduzione degli investimenti e dalla difficoltà di accesso al credito.

Nel 2016 e 2017, si osserva un lieve recupero, con aumenti rispettivamente di 345,1 milioni di euro (+0,52%) e 608,7 milioni di euro (+0,91%), che indicano un miglioramento graduale ma insufficiente a riportare il settore ai livelli pre-crisi. Questo modesto progresso è attribuibile principalmente alla ripresa degli investimenti privati e a un leggero miglioramento delle condizioni economiche generali, che hanno stimolato alcune attività di ristrutturazione e manutenzione.

La crescita prosegue nel 2018 (+1,11%) e accelera ulteriormente nel 2019, con un incremento di 2.032 milioni di euro (+2,98%), portando il valore aggiunto a 70.241,4 milioni di euro. Questo aumento è probabilmente legato a politiche pubbliche che hanno iniziato a sostenere il settore, come l’introduzione di incentivi per la riqualificazione energetica e il consolidamento antisismico, nonché all’attenuazione delle incertezze economiche che avevano limitato gli investimenti negli anni precedenti.

Il 2020 rappresenta un anno di forte contrazione, con una perdita di 4.278,5 milioni di euro (-6,09%) a causa dell’impatto della pandemia di COVID-19. Le restrizioni imposte durante i lockdown hanno interrotto i cantieri e rallentato l’attività edilizia, mentre l’incertezza economica ha ridotto ulteriormente la domanda di nuove costruzioni. Tuttavia, il settore si è dimostrato resiliente, beneficiando già sul finire del 2020 di una serie di misure economiche straordinarie, come il Superbonus 110%, introdotto per incentivare la riqualificazione energetica e sismica degli edifici.

A partire dal 2021, il settore registra una crescita esplosiva, con un aumento del valore aggiunto di 14.416,7 milioni di euro (+21,86%), portando il totale a 80.379,6 milioni di euro. Questo risultato straordinario è direttamente attribuibile agli incentivi fiscali, come il Superbonus, e alla ripresa post-pandemica, che ha innescato un boom di attività edilizie legate alla ristrutturazione degli edifici esistenti. Il 2022 consolida questo trend, con un ulteriore incremento di 13.205,1 milioni di euro (+16,43%), e nel 2023 si registra ancora una crescita significativa di 6.237,4 milioni di euro (+6,66%), portando il valore aggiunto complessivo a 99.822,1 milioni di euro.

Nel complesso, tra il 2014 e il 2023 il valore aggiunto delle costruzioni è aumentato di 31.900,5 milioni di euro (+46,97%), un risultato che testimonia la ripresa e il ruolo chiave del settore nella trasformazione economica del Paese.

L’andamento del settore delle costruzioni evidenzia il ruolo cruciale delle politiche economiche e fiscali nel determinare le sue dinamiche. Le seguenti riflessioni si concentrano sulle principali implicazioni di politica economica emerse dall’analisi dei dati.

La crescita spettacolare registrata tra il 2021 e il 2023 è direttamente collegata all’introduzione di misure come il Superbonus 110%, che ha stimolato enormemente la domanda di interventi edilizi, soprattutto nel campo della riqualificazione energetica e della messa in sicurezza sismica. Questi incentivi hanno avuto un duplice effetto positivo: da un lato, hanno rilanciato un settore in difficoltà, generando un aumento dell’occupazione e della produzione; dall’altro, hanno contribuito al miglioramento del patrimonio edilizio nazionale, con benefici di lungo periodo in termini di sostenibilità ambientale e risparmio energetico.

Tuttavia, il successo di queste misure ha anche evidenziato alcune criticità. L’implementazione del Superbonus ha comportato costi significativi per le finanze pubbliche e ha sollevato problemi legati a frodi e inefficienze amministrative. Pertanto, una delle priorità di politica economica per il futuro dovrebbe essere quella di migliorare la progettazione e l’implementazione degli incentivi, garantendo un controllo più rigoroso sull’uso delle risorse e focalizzandosi sugli interventi con il massimo impatto in termini economici, sociali e ambientali.

Il boom del settore delle costruzioni è stato trainato non solo dagli incentivi fiscali, ma anche dall’aumento degli investimenti pubblici, in parte finanziati dai fondi europei del Next Generation EU. Gli investimenti infrastrutturali, come la costruzione e la manutenzione di strade, ponti, scuole e ospedali, rappresentano un motore fondamentale per la crescita economica. Tuttavia, affinché questo slancio sia sostenibile nel lungo periodo, è necessario evitare una dipendenza eccessiva da misure straordinarie e garantire una programmazione a lungo termine che supporti lo sviluppo del settore anche in assenza di incentivi temporanei.

Il settore delle costruzioni è uno dei principali datori di lavoro in Italia e ha beneficiato di una significativa crescita dell’occupazione negli ultimi anni. Tuttavia, la forte domanda di manodopera ha messo in luce anche la carenza di personale qualificato. La politica economica dovrebbe quindi incentivare la formazione professionale e la riqualificazione della forza lavoro, con un focus particolare sulle competenze legate alla sostenibilità, come l’uso di materiali innovativi, le tecniche di costruzione green e l’efficienza energetica.

La decarbonizzazione del settore edilizio è una delle priorità dell’agenda politica europea e nazionale. Gli edifici rappresentano una delle principali fonti di emissioni di gas serra, ed è quindi essenziale proseguire con politiche che incentivino la riqualificazione energetica, la costruzione di edifici a zero emissioni e l’utilizzo di materiali sostenibili. La politica economica dovrebbe promuovere ulteriormente l’adozione di tecnologie innovative, come i pannelli solari, i sistemi di isolamento avanzati e le pompe di calore, per garantire che il settore contribuisca attivamente al raggiungimento degli obiettivi climatici.

Un altro aspetto cruciale emerso negli ultimi anni è la necessità di semplificare le procedure amministrative legate alle costruzioni. La complessità burocratica e i ritardi nell’approvazione dei progetti rappresentano un freno per il settore e riducono l’efficacia degli interventi di politica economica. Una riforma della burocrazia, accompagnata da una digitalizzazione dei processi, potrebbe ridurre i costi e i tempi di realizzazione dei progetti, aumentando la competitività del settore.

L’andamento del valore aggiunto delle costruzioni in Italia dal 2014 al 2023 evidenzia il potenziale di un settore che, grazie a politiche mirate e investimenti pubblici, ha saputo superare le difficoltà del passato e diventare un motore della ripresa economica. Tuttavia, il futuro del comparto dipenderà dalla capacità di affrontare sfide strutturali, come la transizione ecologica, la sostenibilità finanziaria degli incentivi e la qualificazione della forza lavoro.

Le politiche economiche dovranno quindi combinare incentivi efficaci, investimenti infrastrutturali e riforme strutturali per garantire che il settore delle costruzioni continui a crescere, contribuendo non solo alla ripresa economica, ma anche alla modernizzazione del Paese e alla lotta ai cambiamenti climatici.

Fonte: ISTAT

Link: www.istat.it

Metodo: Prezzi concatenati 2020





Valore Aggiunto Costruzioni

Milioni di euro

Variazione Assoluta

Variazione Percentuale

2014

67.921,60

2015

66.504,50

-1.417,10

-2,09

2016

66.849,60

345,1

0,52

2017

67.458,30

608,7

0,91

2018

68.209,40

751,1

1,11

2019

70.241,40

2.032,00

2,98

2020

65.962,90

-4.278,50

-6,09

2021

80.379,60

14.416,70

21,86

2022

93.584,70

13.205,10

16,43

2023

99.822,10

6.237,40

6,66

2014-2023

31.900,50

46,97

 


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