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Il valore aggiunto da attività estrattive, manifatturiere e di fornitura di energia elettrica nell’economia italiana

 

Nella contabilità nazionale, le attività estrattive, manifatturiere, la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, la fornitura di acqua, reti fognarie, trattamento dei rifiuti e risanamento, e le costruzioni rappresentano componenti essenziali del Prodotto Interno Lordo (PIL). Questi settori contribuiscono direttamente alla formazione del valore aggiunto, che è calcolato come la differenza tra il valore della produzione e il costo dei beni e servizi intermedi utilizzati. Le attività estrattive comprendono l’estrazione di risorse naturali come minerali, petrolio e gas, che sono fondamentali per molte altre industrie. Il loro contributo al PIL dipende dalla disponibilità di tali risorse e dalle fluttuazioni dei prezzi sui mercati globali. Le attività manifatturiere si concentrano sulla trasformazione di materie prime in prodotti finiti o semilavorati, apportando un significativo valore economico grazie all’innovazione tecnologica, all’occupazione generata e ai legami con il commercio internazionale. I settori della fornitura di energia e acqua, insieme al trattamento dei rifiuti, garantiscono servizi essenziali per il funzionamento dell’intera economia, contribuendo alla sostenibilità e all’efficienza. Infine, le costruzioni rappresentano un pilastro chiave, poiché influenzano direttamente gli investimenti infrastrutturali e lo sviluppo urbano, supportando la crescita economica complessiva. I dati dell’Istat fanno riferimento al periodo tra il 2014 ed il 2023.

L’analisi dei dati relativi alle attività estrattive, manifatturiere, alla fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, alla fornitura di acqua, reti fognarie, trattamento dei rifiuti e risanamento, e alle costruzioni tra il 2014 e il 2023 evidenzia un settore dinamico e soggetto a variazioni significative. L’intero periodo mostra una crescita complessiva di 157,9 miliardi di euro, corrispondente a un aumento percentuale del 47,82%, benché tale crescita non sia stata costante.

Nel 2014, il valore complessivo del settore si attestava a 330,2 miliardi di euro. Questo dato di partenza rappresenta il punto di riferimento per comprendere l’andamento degli anni successivi. Già nel 2015, il settore ha registrato una crescita di 7,2 miliardi di euro (+2,19%), segno di una moderata espansione economica. Tale crescita si è rafforzata nel 2016, quando l’aumento è stato più marcato, pari a 14,8 miliardi di euro (+4,38%). Questo miglioramento potrebbe riflettere una combinazione di fattori, tra cui investimenti infrastrutturali, una ripresa della domanda nei settori manifatturieri e una maggiore efficienza nella gestione delle risorse.

Il 2017 e il 2018 hanno consolidato ulteriormente questa crescita, con incrementi rispettivamente di 10,5 miliardi di euro (+2,97%) e 10,4 miliardi di euro (+2,86%). Questi anni sembrano caratterizzati da una stabilità economica generale, supportata da condizioni favorevoli sia a livello nazionale che internazionale. È plausibile che gli investimenti nel settore delle costruzioni e l’aumento della capacità produttiva abbiano avuto un ruolo determinante in questo periodo di espansione.

Nel 2019, la crescita è stata più contenuta, con un aumento di 6 miliardi di euro (+1,61%). Questo rallentamento potrebbe essere indicativo di un assestamento del settore, forse dovuto a incertezze economiche globali o a un esaurimento del ritmo degli investimenti registrati negli anni precedenti. Tuttavia, nonostante questa moderazione, il settore è rimasto in espansione, suggerendo una base solida e resiliente.

Il 2020 rappresenta un anno di svolta negativa, con una drastica contrazione di 29 miliardi di euro (-7,64%). Questo calo è strettamente legato all’impatto della pandemia di COVID-19, che ha interrotto le catene di approvvigionamento, rallentato la produzione industriale e limitato le attività economiche a livello globale. I settori delle costruzioni e della manifattura, in particolare, hanno sofferto la riduzione degli investimenti e delle attività, mentre la fornitura di energia e gas ha risentito di un calo significativo della domanda.

Il 2021 segna una ripresa straordinaria, con un incremento di 65,5 miliardi di euro (+18,71%). Questa rapida risalita può essere attribuita alla riapertura delle economie globali, al rimbalzo delle attività produttive e all’aumento della domanda di beni e servizi. Anche gli incentivi governativi e i piani di ripresa economica hanno probabilmente contribuito a questo risultato eccezionale. Si tratta di un esempio di resilienza del settore, capace di rispondere rapidamente alle sfide poste dalla crisi sanitaria.

Nel 2022, la crescita è proseguita, sebbene con un ritmo leggermente più moderato. L’incremento di 48,1 miliardi di euro (+11,58%) riflette un consolidamento della ripresa, accompagnato da un aumento degli investimenti e da una domanda sostenuta in diversi comparti. È possibile che i programmi di transizione energetica e le politiche orientate alla sostenibilità abbiano iniziato a mostrare i loro effetti positivi, stimolando ulteriori sviluppi nel settore.

Il 2023 ha visto un ulteriore aumento di 24,4 miliardi di euro (+5,26%), portando il valore complessivo a 488,1 miliardi di euro. Questo incremento, sebbene inferiore rispetto agli anni precedenti, testimonia una fase di stabilizzazione post-pandemia, in cui il settore continua a crescere a un ritmo sostenuto. Le attività estrattive e manifatturiere, insieme alla crescente importanza delle energie rinnovabili e delle infrastrutture sostenibili, potrebbero aver contribuito a questo risultato positivo.

L’intero periodo dal 2014 al 2023 evidenzia una traiettoria di crescita significativa, nonostante le interruzioni causate da eventi straordinari come la pandemia. L’espansione complessiva del 47,82% sottolinea il ruolo cruciale di questi settori nell’economia, sia in termini di produzione che di supporto alle infrastrutture essenziali. Tuttavia, l’andamento non lineare evidenzia anche la vulnerabilità del settore a fattori esterni e la necessità di politiche resilienti e adattive.

Le fluttuazioni osservate nei diversi anni riflettono l’influenza di una vasta gamma di variabili, tra cui le condizioni economiche globali, i cambiamenti nelle politiche energetiche e ambientali, le innovazioni tecnologiche e i fattori geopolitici. Inoltre, il passaggio verso un’economia più verde e sostenibile potrebbe aver influito sulla distribuzione degli investimenti e sull’evoluzione delle priorità nei settori produttivi.

Il settore manifatturiero, che rappresenta una componente chiave di questi dati, ha probabilmente beneficiato di una maggiore digitalizzazione e dell’adozione di tecnologie avanzate, migliorando l’efficienza e riducendo i costi. Allo stesso modo, la fornitura di energia elettrica, gas e vapore ha visto una trasformazione significativa, guidata dalla transizione verso le energie rinnovabili e da una maggiore consapevolezza ambientale. Le costruzioni, infine, hanno continuato a essere un motore di crescita, sostenuto da progetti infrastrutturali su larga scala e da un crescente interesse per l’edilizia sostenibile.

In conclusione, i dati dal 2014 al 2023 mostrano un settore in evoluzione, capace di adattarsi a cambiamenti strutturali e di superare sfide globali. Il periodo analizzato evidenzia la necessità di un approccio strategico per garantire una crescita sostenibile, valorizzando le opportunità offerte dall’innovazione e dalla transizione ecologica. Attraverso una gestione responsabile e lungimirante, questi settori possono continuare a essere pilastri fondamentali dell’economia moderna.



 

 

 



Fonte: ISTAT

www.istat.it

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